Alvaro Cunhal, un esempio per oggi e una guida per domani

La vita, il pensiero e lotta del grande dirigente comunista portoghese.


Alvaro Cunhal, un esempio per oggi e una guida per domani

La vita, il pensiero e lotta del grande dirigente comunista portoghese. Una personalità poliedrica e forte, una biografia emozionante, una vita dedicata all’ideale comunista. Pubblichiamo la biografia di Alvaro Cunhal e, in due puntate a partire dal prossimo numero, la traduzione inedita in italiano a cura dell’autrice di questo articolo, della prefazione di Cunhal alla VI edizione del libro "Il partito dalle pareti di vetro".

di Annita Benassi

Alvaro Cunhal è stato militante e dirigente comunista, segretario generale del Partito Comunista Portoghese, con una vita interamente dedicata alla lotta per la libertà, per la democrazia e per il socialismo.  Fece presto una scelta di classe per i diritti dei lavoratori e la loro emancipazione, dimostrando una tenacità, abnegazione e coraggio molto rari. Rifiutò vantaggi e privilegi personali e scelse di dedicare la sua vita agli interessi degli sfruttati e oppressi. Resistette a prove terribili, alla clandestinità, a lunghi anni di prigione, a torture brutali, all'isolamento.

La sua azione fu senza dubbio determinante per la costruzione e il consolidamento del Partito Comunista Portoghese come partito rivoluzionario, marxista-leninista, in un processo in cui si inseriscono contributi di elevato valore come la concezione del grande collettivo di partito e la definizione e sistematizzazione dei tratti essenziali della identità di un partito comunista.

Notevole e largamente riconosciuto è il suo ruolo nella elaborazione della strategia e della tattica del partito. Ne è esempio la definizione del programma per la “rivoluzione democratica e nazionale”, programma che ha trovato nella rivoluzione di Aprile e nelle sue profonde trasformazioni rivoluzionarie piena conferma.

Pure ugualmente evidente è il suo contributo di analisi, definizione di orientamento e di intervento nel corso di tutto il processo rivoluzionario e nella difesa delle conquiste di Aprile.

Molto grande fu il suo contributo per il rafforzamento del movimento comunista internazionale, la lotta contro l'imperialismo, l'appoggio ai movimenti di liberazione nazionale, specificatamente nelle ex colonie portoghesi, come pure per l'evoluzione della lotta per la pace.

Indissociabile dal suo diretto intervento nella direzione, organizzazione e attività del PCP è il pregevole contributo che ha dato sul piano teorico espresso in migliaia di interventi politici, discorsi e opere di grande portata e significato, di forte impatto politico e ideologico, la cui conoscenza continua a rivelarsi di grande attualità.

Alvaro Cunhal inoltre legò il suo intervento rivoluzionario sul piano politico con un appassionato interesse per tutti gli aspetti della vita, nello specifico per la creazione artistica che si espresse nelle sue opere letterarie con il romanzo e il racconto, nelle arti plastiche con il disegno e la pittura, o, ancora con la riflessione teorica sull'estetica e la creazione culturale, riguardante l'arte, l'artista e la società.

Nasce in Coimbra il 10 novembre del 1913 e inizia la sua attività rivoluzionaria nel 1934, quando, studente nella facoltà di diritto di Lisbona, viene eletto rappresentante del movimento studentesco nel senato universitario.

Nel 1935 viene eletto segretario generale della Federazione della Gioventù Comunista Portoghese e in questa qualità partecipa al VI congresso internazionale della Gioventù Comunista a Mosca. 

Dopo il 1935 la sua azione politica si svolgerà in clandestinità e viene arrestato due volte, nel 1937 e 1940 - dopo il golpe militare fascista del 28 maggio del 1926  si era instaurata in Portogallo una dittatura fascista che aveva soppresso libertà e diritti democratici fondamentali, dissolto il parlamento, imposto la censura alla stampa, messo fuorilegge il PCP.

Nel corso del primo arresto del 1937 fu sottoposto a torture di ogni genere e condannato a 3 mesi di prigione. Arrestato di nuovo nel 1940, sostenne in prigione la sua tesi di laurea dal titolo “aborto - cause e soluzioni”. In essa individuò nella miseria, nella disoccupazione, nell'assenza di condizioni favorevoli alla vita della madre e alla creazione di una nuova cultura della maternità che riconoscesse il diritto delle donne ad una maternità felice, le cause che rendevano l'aborto una necessità. Una nuova morale sessuale diretta ad approfondire la conoscenza di pratiche anticoncezionali e, in mancanza di questa, la legalizzazione dell'aborto, erano le soluzioni: il suo pensiero rivoluzionario a tutto tondo,e una conoscenza profonda dei principi del materialismo storico, testimoniano già a quei tempi del grande coraggio di trattare un argomento come l'aborto in un'epoca di grande oscurantismo quale fu quella fascista nel Portogallo del 1940, senza temere le probabili ritorsioni, data la sua condizione di prigioniero politico.

Già fortemente radicata in lui era  la coscienza che l'uguaglianza dei diritti fra uomini e donne era di primaria importanza per la trasformazione del mondo. Le figure femminili dei suoi romanzi ce ne danno conferma. Fu indubbiamente un vero intellettuale organico alla maniera gramsciana.

Liberato il 16 novembre del 1940 partecipò al processo di riorganizzazione del PCP fino a tutto il 1941. Nel 1942 rientrato in clandestinità diventa membro della segreteria del partito e negli anni successivi dà un contributo decisivo al radicamento del partito tra la classe operaia, con una forte influenza sugli intellettuali e la gioventù e la costituzione del movimento di unità nazionale antifascista (MUNAF); contributo non solo pratico ma anche teorico, con saggi e suoi interventi al III e IV congresso del PCP. 

Nel corso del IV congresso del luglio 1946, esercita un'azione determinante per il superamento definitivo delle tendenze opportunistiche e di destra ancora presenti nel partito. Queste sostenevano che la sconfitta del regime salazarista poteva avvenire per via pacifica. Al contrario, la scelta del congresso fu quella di rafforzare la concezione marxista-leninista del partito ponendosi come obiettivo prioritario la rivoluzione nazionale con l'inevitabile uso della forza.

Altro obiettivo del congresso fu quello di iniziare una battaglia ideologica per dimostrare che la propaganda salazarista, che individuava nella povertà delle risorse naturali le cause dei ritardi del Paese, era assolutamente lontana dalla realtà dei fatti. Ancora oggi il PCP lavora a questa battaglia ideologica con lo slogan “Portugal a produzir”, il Portogallo che produce.

Sempre nello stesso periodo fa frequenti viaggi all'estero (URSS, Jugoslavia, Cecoslovacchia, Francia e Spagna) al fine di rafforzare le relazioni di solidarietà con il movimento comunista internazionale e uscire dall'isolamento in cui il PCP si trovava negli anni delle dittature fasciste in Europa.

Il 25 marzo del 1949 viene arrestato in una casa clandestina e tenuto prigioniero prima a Lisbona e poi, dal 1956, nel carcere del forte di Penniche. Undici anni di carcere, di cui otto in completo isolamento, durante i quali mantenne un'intensa attività intellettuale con romanzi, saggi, articoli e traduzioni. Notevole fu anche la produzione relativa alle arti plastiche con disegni e quadri ispirati a scene di vita e di lavoro di lavoratori rurali.

In questo periodo un'intensa campagna di solidarietà internazionale per la sua liberazione vide come protagonisti intellettuali di grande fama come Pablo Neruda e Jorge Amado.

Degno di nota è il testo della sua autodifesa-accusa durante il processo che si svolse dal 2 al 9 maggio del 1950 a Lisbona, un testo che dimostra il suo grande spessore politico, umano e culturale: “...Il nostro popolo pensa che se qualcuno deve essere giudicato per tali crimini, allora che si siedano i fascisti nel banco degli imputati...gli attuali governanti della nazione e il loro capo Salazar “.

Il 3 gennaio 1960 fugge dal carcere di massima sicurezza del forte di Penniche insieme ad altri 9 compagni di prigionia, dando un duro colpo al regime fascista e recuperando alla causa comunista dirigenti che continueranno in clandestinità l'azione di costruzione di un grande partito di massa e di un fronte antifascista a fianco dei movimenti indipendentisti che già lottavano nelle colonie portoghesi. 

Il 3 febbraio iniziò la lotta armata di liberazione dei popoli di Angola. Una guerra coloniale che durò 13 anni. Nello stesso anno, a marzo, viene eletto Segretario Generale del PCP, incarico che ricoprirà durante tutto il periodo di clandestinità all'estero e anche dopo la rivoluzione di aprile del 1974, fino al 1992.

Negli anni a seguire svolse un'attività molto intensa per eliminare dal programma del partito ogni traccia di settarismo e tendenze di radicalismo piccolo-borghese che usava chiamare esquerdismo. Cercò inoltre con tutte le sue forze di guadagnare alla causa antifascista vasti settori dell'esercito. Fedele alleato fu il generale Vasco Goncalves (morirono nello stesso anno).

Nel settembre del 1965 nel corso del VI Congresso del PCP diede un contributo fondamentale per la definizione dei futuri compiti del partito nella direzione dell'azione politica. Nel suo rapporto al congresso fissò gli obiettivi essenziali del programma del PCP: sconfiggere la dittatura fascista, eliminare il potere dei monopoli e latifondo, liberare il Paese dalla dominazione imperialista, distruggere l'impero coloniale, trasformare profondamente la società portoghese al servizio del popolo e dell'indipendenza nazionale.

Dopo la sconfitta della dittatura fascista nel 25 aprile del 1974, dovuta, esperienza unica in Europa, all'azione congiunta del movimento delle forze armate (MFA) e da quella parte di popolo guidata da forze politiche progressiste, Alvaro Cunhal ebbe un ruolo di primissimo piano nella difesa delle conquiste della rivoluzione colpite dal processo controrivoluzionario. Compito prioritario fu il rafforzamento del partito e il suo adeguamento alla nuova realtà in cui il PCP si trovava ad operare. Da porre in rilievo che il PCP, durante i 48 anni della dittatura fascista, lavorò in clandestinità e mai fu sciolto.

Il grande dirigente comunista comprese perfettamente che nella nuova realtà di legalità l'azione di direzione del partito doveva riconvertirsi e che nuovi compiti l'attendevano. A questo proposito, nel 1985, scrisse “ Il partito dalle pareti di vetro“ di cui ho già scritto la recensione su questo giornale. 

Nel saggio riafferma e descrive la natura marxista-leninista del partito, di esso saranno pubblicati ampi stralci nei numeri futuri, a cominciare dalla prefazione, scritta in aggiunta al libro nella VI edizione del 2002. Su di essa noi comunisti del XXI secolo dovremmo molto riflettere, al fine di individuare le molte cause che hanno reso fragili i nostri partiti di riferimento fino a metterne a rischio, oggi, la loro stessa esistenza.

Dobbiamo tutti riflettere soprattutto sul fatto che negli anni precedenti al tempo in cui la prefazione fu scritta, Cunhal aveva già espresso in maniera esplicita e senza ambiguità la critica del PCP alla deriva a cui erano arrivati i Paesi del socialismo reale nel 1989. Nel corso del discorso inaugurale della festa di Avante nel 1990 disse che “non solo a errori umani era imputabile la caduta dei regimi comunisti ma anche al fatto che questi si erano allontanati dagli ideali comunisti “.

Nella prefazione a questa VI edizione del 2002 aggiunge una personale autocritica e il riconoscimento che l'epoca della costruzione dei Paesi socialisti fu un'epoca gloriosa della storia dell'umanità.

Muore a 92 anni il 13 giugno del 2005.

15/01/2016 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.

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L'Autore

Annita Benassi

La città futura

“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

Antonio Gramsci

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