Anche sul Medio Oriente, il governo francese traballa

Mentre cresce la mobilitazione contro il jobs act, si profila un insuccesso della politica governativa anche sul versante internazionale.


Anche sul Medio Oriente, il governo francese traballa

Mentre in Francia cresce la mobilitazione contro la nuova legislazione sul lavoro, si profila un clamoroso insuccesso della politica governativa anche sul versante internazionale. Sta infatti per fallire la conferenza sul Medio Oriente su cui l’esecutivo francese aveva fortemente puntato, a causa della netta opposizione di Israele rispetto a qualsiasi riconoscimento dello stato palestinese.

di Guido Capizzi

PARIGI. Si contesta e non ci si arrende, c’è stato il debutto e la lotta continua. Il nostro settimanale sta seguendo attentamente la vicenda legata alla riforma del lavoro voluta dal governo Valls e dal presidente Hollande. Qui tentiamo di affrontare un altro tema che vede coinvolto in modo pesante il governo francese in un fallimento diplomatico. Si tratta della conferenza internazionale sul Medio Oriente che avrebbe dovuto avere, secondo gli organizzatori, un’influenza sulla politica in un’area conflittuale.

Molti osservatori si domandano come interpretare il rinvio all’estate della conferenza internazionale sul Medio Oriente programmata per il 31 maggio. L’idea della conferenza venne, prima di lasciare il Quai d'Orsay, all’allora ministro degli esteri Laurent Fabius, ripresa poi dall’attuale capo di una storica diplomazia, quella di Francia; Jean-Marc Ayrault. L’attuale ministro è arrivato all’annuncio che "la Francia potrebbe rinunciare al riconoscimento dello Stato palestinese".

Questo, forse, perché l’avversione alla ipotizzata conferenza nasce dall’opposizione del leader israeliano Netanyahu, trasmessa in Francia da più accaniti sostenitori della politica israeliana con la loro critica virulenta al voto favorevole della Francia alla risoluzione UNESCO che stigmatizzava il comportamento di Israele, potenza occupante, le sue molteplici violazioni dei diritti internazionali e dei diritti umani all'interno della città vecchia di Gerusalemme, i fondamentalisti religiosi.

In sostanza, il primo ministro Manuel Valls ha sconfessato l'ambasciatore di Francia presso l'UNESCO e l'Eliseo ha deciso di rinviare la conferenza: François Hollande e il suo primo ministro Valls hanno rispettato tutti i requisiti di un governo di destra, quello di Netanyahu. “La strada verso la pace e la giustizia non può essere pavimentata con sacrifici o bugie” sottolinea il Partito Comunista Francese che chiede al Governo e al Capo dello Stato di condurre una politica in Medio Oriente basata sul diritto internazionale e il rispetto delle risoluzioni delle Nazioni Unite per i palestinesi con, finalmente, il loro Stato riconosciuto all'interno dei suoi confini del 1967 e con Gerusalemme Est come capitale.

“Questo è l'unico vero modo per garantire il rispetto dei diritti fondamentali del popolo palestinese e la sicurezza di Israele” viene ancora sottolineato dal PCF. La votazione dall'Assemblea Generale ONU per l'ammissione della Palestina come stato osservatore è stata di grande importanza storica. Ed è alla Storia che ci rivolgiamo per non essere di “memoria corta”. Ci ricordiamo che la Gran Bretagna, mentre occupava il potere di quella regione medio-orientale, trattava i sostenitori dello Stato ebraico da terroristi? Le “inversioni” nella storia sono a volte crudeli: adesso è lo Stato di Israele che considera terroristi i palestinesi. La decisione presa dalle Nazioni Unite è di notevole importanza politica ed è considerato positivo che la Francia abbia fornito il supporto per questo atto di giustizia e di pace. Deplorevole, invece, che l'Europa non abbia percorso questa direzione con una sola voce. In più il Presidente degli Stati Uniti Obama ha ritenuto necessario, ancora una volta, il sostegno a un governo israeliano di destra con agganci al fondamentalismo religioso e con comportamento cinico e criminale, come a Gaza.

Ci domandiamo se si possono intravedere margini di positivi risultati da una Conferenza nata malamente e gestita ancora peggio: la continuazione degli insediamenti nei territori occupati, in particolare il progetto di costruzione del muro separatorio con la Cisgiordania divisa in due, il vietare l'accesso palestinese a Gerusalemme Est, esempi della volontà della leadership israeliana per bloccare qualsiasi prospettiva di pace, possono essere accantonati in poche ore di dibattito con assente ingiustificato proprio Israele?

La permanente umiliazione dei palestinesi nella loro vita quotidiana e nella loro dignità, la politica dell’attuale governo israeliano mantengono e approfondiscono l'odio tra i due popoli e promuovono le organizzazioni fondamentaliste e l'estrema destra. Il pericolo è grande ed è grave, sia per il Medio Oriente sia per i Paesi che si affacciano sul Mediterraneo, una parte di mondo che subisce il proseguimento di una guerra ingiusta e assurda. Quando si vedranno fatti concreti per consentire la coesistenza pacifica dei due Stati in questo territorio, unica soluzione sostenibile quella di popoli pacifici e legittimi?

03/06/2016 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.

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L'Autore

Guido Capizzi

La città futura

“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

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