Attentati di Bruxelles: no, signor primo ministro!

Gli attentati non sono una fatalità, ma il risultato di una politica.


Attentati di Bruxelles: no, signor primo ministro!

Bruxelles ha vissuto per un giorno la tragica realtà che da anni vivono gli iracheni, i libici, i siriani… Una realtà orrenda, a cui non ci si può rassegnare. Ma per impedire davvero che capiti ancora occorre capirne in profondità le cause. Gli attentati non sono una fatalità, ma il risultato di una politica. Condotta da Washington e poi da Londra, Parigi, dall’Europa…

di Michel Collon

Ieri, come tanti abitanti di Bruxelles, ho passato delle ore a verificare dove si trovavano i miei cari. Chi per disgrazia poteva trovarsi in quel maledetto metrò che pure io prendo ogni volta che vado alla sede di Investig’Action? Chi per sventura poteva trovarsi allo Starbucks dell’aereoporto, dove anch’io ho l’abitudine di prendere un thè in attesa del volo? Ricerche tanto più angoscianti, in quanto la rete era evidentemente intasata.
Insomma, come tanti abitanti di Bruxelles, ho vissuto per un giorno ciò che vivono da anni gli iracheni, i libici, i siriani e, prima di loro, gli algerini. Essendo stato varie volte in siti bombardati dagli occidentali, so a cosa somigliano quelle parti di corpi sparsi che mai più nessuno potrà abbracciare. Io ho visto laggiù il dolore di coloro che sono privati per sempre del loro marito, della loro moglie, del loro figlio.

Come tanti di Bruxelles, ho pianto e ho avuto voglia di colpire i criminali che se la sono presa con tanti innocenti. Ma non si nasce criminali, lo si diventa. E la questione più importante è: come sono arrivati a questo? Negare fino a questo punto il valore della vita di tanti innocenti! Farli soffrire e terrorizzarli anziché battersi - insieme a questi innocenti - contro l’ingiustizia che ci colpisce tutti? Chi ha intossicato questi giovani, chi ha mostrato loro l’esempio della violenza, chi li ha sprofondati nella disperazione e soprattutto chi li ha armati? Criminali, sì, ma non sono loro anche vittime in qualche modo, anche se questa parola può scioccare?

Allora, quando ho sentito il nostro primo ministro Charles Michel dichiarare in conferenza stampa che i i belgi hanno bisogno di unirsi e ho visto che egli evitava accuratamente la questione centrale “Come si è arrivati fin qua? Chi sono i responsabili?”, allora mi sono sentito in collera contro quest’uomo ipocrita che ci propone semplicemente di continuare come prima. Mentre la domanda della gente è giustamente: “Come evitare che ciò ricominci presto? Quale politica adottare per mettere fine a questo meccanismo infernale?”

Credete veramente che la sorveglianza e la repressione impediranno nuovi attentati? Alcuni sì, ma non tutti, è impossibile. Per questo bisogna cambiare politica. La vostra politica. Einstein diceva: “Non si risolve un problema con il modo di pensare che l’ha generato”. In effetti, non si fermerà il terrorismo, finché non si sarà discusso sulle sue cause profonde. Per poter mettere in campo una vera prevenzione.

Signor primo ministro Charles Michel, io non la ringrazio. Perché lei ha omesso di porre le domande importanti: I Sauditi e il Qatar hanno finanziato i terroristi? Sì, i rapporti dei servizi segreti USA lo dicono. Gli Stati Uniti hanno creato Al-Qaida? Sì, Hillary Clinton l’ha riconosciuto. La CIA ha organizzato un campo di addestramento in Giordania? Sì, il famoso giornalista statunitense Hersh l’ha dimostrato. Fabius ha incoraggiato il terrorismo dichiarando: “Al-Qaida fa un buon lavoro”? Sì, guardate il suo video da Marrakech, dicembre 2012.

E sul piano generale, gli Stati Uniti hanno utilizzato il terrorismo così detto islamista da Bin Laden in Afganistan nel 1979 fino alla Siria di oggi, passando per la Bosnia, il Kosovo, il Caucaso, l’Algeria, la Libia e altri paesi ancora? Non bisogna creare d’urgenza una commissione d’inchiesta sui legami USA - terrorismo e sui retroscena strategici di tutti questi drammi? Lei e l’Europa, continuerete a seguire Washington come un cagnolino? Lei si rallegra come un ragazzino quando Obama le telefona. Ma perché lei non denuncia la sua ipocrisia dietro queste guerre? Signor Michel, quando penso a tutte le sofferenze che avrebbero potuto essere evitate, io non la ringrazio.
È vero che lei non è il solo a fare discorsi nebulosi.

Signor ministro degli esteri Didier Reynders, non ringrazio nemmeno lei. Lei ha dichiarato ieri che i terroristi attaccano il nostro modo di vivere. Esattamente le parole di George W. Bush l’11 settembre prima di attaccare l’Irak e l’Afganistan con dei falsi pretesti. Signor Reynders, perché non ha ricordato la sua dichiarazione di aprile 2013 che elogiava “quei giovani a cui forse costruiremo un monumento come eroi d’una rivoluzione?”

Perché quando l’ho invitata, a giugno 2013, a partecipare a un dibattito “Giovani in Siria, come impedir loro di partire?” lei ha rifiutato? La questione non la preoccupava? Lei pensa che per “cambiare il regime”, come lei dice, tutti i mezzi siano buoni, perfino il terrorismo? Lei non ha pensato che, una volta incoraggiati a commettere tali atti laggiù, alcuni sarebbero tornati a fare lo stesso qui? Signor Reynders, non la ringrazio.

Signora Milquet, non ringrazio neanche lei. Lei è ministro dell’interno in questo momento. Anche lei ha rifiutato di partecipare a quel dibattito, malgrado la nostra insistenza e cambiando pretesti in continuazione! Dopo, lei ha taciuto. Imbarazzata per essere rimasta sorda ai gridi di sconforto delle madri angosciate nel vedere i loro marmocchi - veramente marmocchi di 16, 17, 18 anni - andarsene laggiù verso l’inferno senza che il Belgio facesse niente per trattenerli? Non ha rimorsi vedendo il seguito? Signora Milquet, non la ringrazio.

Non è il momento di aprire un grande dibattito sulle conseguenze della politica internazionale condotta dal Belgio da anni?

  1. L’Europa deve continuare a seguire gli Stati Uniti e la loro politica che mette a fuoco e sangue il Medio Oriente?
  2. Il Belgio deve continuare a sostenere la violenza d’Israele, rifiutando di far rispettare il diritto internazionale e trattando come “antisemiti” i giovani che vogliono sostenere i diritti dei Palestinesi?
  3. Il Belgio deve continuare a prosternarsi davanti ai petro-dollari dei Sauditi (rubati ai popoli arabi invece di utilizzare il denaro del petrolio e del gas per combattere la povertà come in America latina) quando tutto il mondo sa che questi stessi Sauditi finanziano l’intossicazione dei giovani spiriti con una versione avvelenata e falsificata dell’islam?
  4. Come giustificare il rifiuto del diritto d’asilo alle vittime delle “nostre” guerre in Irak, Siria, Afganistan?
  5. Quando si aprirà finalmente il dossier dell’intervento “umanitario” in Libia, dove la Nato s’è alleata ad Al-Qaida per rovesciare Gheddafi, violando la carta dell’ONU che vieta questo genere di pratiche? Con la conseguenza che si vede oggi: la Libia trasformata in focolaio del terrorismo internazionale.

E non è il momento di aprire allo stesso tempo un grande dibattito sulle conseguenze della politica sociale, o piuttosto antisociale, portata avanti da anni dai governi belgi?

  1. Potete tagliare incessantemente i fondi per la scuola? Costruendo scuole-parcheggio dove gli insegnanti mancano di formazione adeguata e dei mezzi per far fronte alle tante questioni complesse sul mondo di oggi?
  2. Potete tagliare incessantemente i fondi per le prigioni e per il reinserimento? Con la conseguenza che i piccoli delinquenti diventano dei grandi delinquenti irrecuperabili?
  3. Potete tagliare incessantemente i fondi per i media audiovisivi di servizio pubblico? Con la conseguenza che i giornalisti non hanno più il tempo di approfondire gli argomenti (confidenze ricevute dall’interno della RTBF) e sono condannati al regno del copia e incolla e della fast-info? Spingendo così i giovani resi diffidenti verso le teorie del complotto, o peggio ancora verso i predicatori fanatici e i reclutatori senza scrupoli?
  4. Potete continuare a fare regali alle banche e alle multinazionali che non pagano quasi più le imposte e trasferire il vostro deficit verso i comuni, i cui amministratori sono privati dei mezzi necessari per aiutare i giovani? Non è così che producete i comuni della disperazione come Molenbeek? (Ma non soltanto, ci sono anche Vilvorde, Verviers, Anvers e non dimentichiamoci che gli “eurojihadisti” provengono da numerosi paesi europei)
  5. Bisogna allora essere sorpresi che tanti giovani siano caduti nelle grinfie dei reclutatori professionali? Tanto più che quando li si segnala alla polizia, non sempre, ma spesso, parenti ed educatori si sentono rispondere: “Ma che se ne vadano solamente in Siria, quello che non vogliamo è che tornino qui!”
  6. Avete veramente il diritto di dirvi sorpresi dagli attentati di Parigi e di Bruxelles quando la sirena sta suonando da anni e voi tutti non avete voluto ascoltare chi ha dato l’allarme?

Ieri, ogni genitore ha tremato per i suoi figli. Oggi ciascuno s’interroga sull’educazione che bisogna dare loro di fronte a questo mondo sempre più violento. Possiamo offrir loro una vera educazione e un avvenire? Domani quale città sarà colpita? L’aumento dell’odio e della paura verso i musulmani fa il gioco dell’estrema destra. È questo che volete?

Concludiamo, gli attentati non sono una fatalità, sono il risultato di una politica. Condotta a Washington. Poi a Londra e Parigi. Bruxelles segue servilmente. Signori dirigenti, voi siete dunque corresponsabili. Abbiamo ancora il diritto di discuterne - in “democrazia” - o farete pressione perché i media tacciano?

Investig'Action

26/03/2016 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.

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L'Autore

Michel Collon

La città futura

“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

Antonio Gramsci

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