Biden prende di mira la Cina facendo di Taiwan un avamposto militare

Dal 1972 gli Usa riconoscono la Repubblica Popolare Cinese come unico governo legittimo dell’intera Cina, inclusa Taiwan. Ma i fatti recenti contraddicono tale impegno: Biden e Blinken intendono rafforzare militarmente Taiwan e richiederne il riconoscimento dell’Onu. Si è creata tanta confusione sulla questione e molti considerano Taiwan una nazione indipendente.


Biden prende di mira la Cina facendo di Taiwan un avamposto militare

Un articolo di Gary Wilson, pubblicato originariamente da “Struggle for Socialism”, poi da “Friends of Socialist China”, offre un’interessante panoramica della storia del sostegno Usa al separatismo taiwanese, fornendo così il contesto necessario a comprendere meglio questa questione, contesto che di solito i nostri media non ci danno.

Il “Guardian” riferisce che Blinken, in una “riunione a latere” al G20 di Roma del 31 ottobre scorso, ha minacciato di aumentare la presenza militare Usa a Taiwan

Il “Guardian” ha aggiunto che la minaccia di Blinken “arrivava una settimana dopo la dichiarazione di Biden che gli Usa potrebbero sostenere l’indipendenza di Taiwan manu militari e dopo l’appello di Blinken a riconoscere Taiwan all’interno delle istituzioni dell’Onu”.

Lo scorso 7 ottobre il “Wall Street Journal” riferiva che circa due dozzine di soldati delle forze speciali e di supporto statunitensi “stavano operando in segreto a Taiwan per addestrare le sue forze militari da almeno un anno”.

Il governo Usa riconosce ufficialmente che Taiwan è una provincia della Cina, non una nazione indipendente. In un accordo del 1979 gli Usa avevano promesso di rimuovere tutto il personale militare da Taiwan.

Pertanto ciò che sta facendo ora l’amministrazione Biden – inviare in segreto forze militari nella provincia cinese – viola sia la legge statunitense sia quella internazionale.

La provincia cinese di Taiwan, un tempo colonia del Giappone, ora si autodefinisce “Repubblica di Cina”. Il governo Usa decise di designare Taiwan quale governo dell’intera Cina dopo la proclamazione da parte di Mao Zedong della Repubblica Popolare Cinese il primo ottobre 1949. Taiwan, che non è mai stata la capitale della Cina, da millenni fa parte della Cina. 

Probabilmente al popolo cinese Blinken riporta alla memoria i colonialisti europei e giapponesi del diciannovesimo secolo che, dopo essersi impadroniti di Taiwan e di altre parti della Cina, utilizzavano la forza militare per “proteggere” i propri possedimenti.

Il secolo del colonialismo

In Cina è noto come il “secolo dell'umiliazione”: 1839-1949, gli anni dello smembramento e dell'asservimento della Cina da parte degli imperialisti europei e giapponesi. 

La prima guerra dell’oppio iniziò nel 1839. La Gran Bretagna coltivava oppio in India e lo vendeva in Cina, usando i profitti per acquistare merci cinesi, come porcellane, seta e tè. Quando il governo cinese della dinastia Qing tentò di bloccare l’importazione di oppio, la Gran Bretagna sferrò la “guerra dell'oppio” per mantenere il flusso della droga verso la Cina.

Nel secolo del colonialismo la Cina venne frammentata: la Russia zarista si impadronì della Manciuria esterna, di parti della Cina nordoccidentale e di Sakhalin; la Germania della Baia di Jiaozhou; la Gran Bretagna di Hong Kong e del Tibet; il Portogallo di Macao; la Francia di Zhanjiang; il Giappone di Taiwan.

Il Giappone era per così dire un nuovo arrivato nel circolo degli imperialisti. Taiwan fu la sua prima colonia. Il dominio giapponese di Taiwan durò dal 1895 fino alla fine della seconda guerra mondiale nel 1945.

Alla fine della guerra nel 1945 le forze militari statunitensi, sotto la guida del generale Douglas MacArthur, occuparono il Giappone e assunsero il comando delle colonie giapponesi, nello specifico di Corea e Taiwan. Le forze militari Usa posero Taiwan sotto il controllo amministrativo della Repubblica della Cina a guida Kuomintang, con a capo Chiang Kai-Shek. Questa era la conferma che Taiwan era parte della Cina

Giornata della Restituzione è il nome attribuito all’ex festività nazionale di Taiwan per commemorare la fine della dominazione giapponese di Taiwan, e la restituzione (ritorno) di Taiwan alla Repubblica di Cina il 25 ottobre 1945.

Tra la fine della seconda guerra mondiale nel 1945 e il 1949 venne combattuta una guerra di liberazione dall’Esercito di Liberazione del Popolo e dal Partito Comunista della Cina, che portò alla fondazione della Repubblica Popolare Cinese. Nel 1949 Chiang Kai-Shek e il Kuomintang scapparono a Taiwan sotto la protezione militare statunitense.

Gli Usa diedero un massiccio sostegno alle forze del Kuomintang contro la rivoluzione cinese. Il Kuomintang ricevette 4,43 miliardi di dollari dagli Usa, in gran parte in aiuti militari, come scrive William Blum nel libro “Killing Hope” [Uccidere la Speranza].

Nel giugno 1950, quando gli Usa sferrarono la guerra contro la Corea, il governo statunitense inviò anche la Settima Flotta nello Stretto di Taiwan per prendere di mira la Cina continentale. All’epoca MacArthur voleva usare armi nucleari contro la Cina – in un’intervista disse che avrebbe sganciato “più o meno 30 bombe atomiche”. MacArthur voleva anche impiegare le forze di Chiang Kai-Shek in Taiwan per invadere la terraferma.

Nel 1949 Chiang Kai-Shek e il Kuomintang imposero un brutale regime militare e dichiararono la legge marziale a Taiwan, che venne revocata solo nel 1987. Durante questi decenni di legge marziale vennero arrestati, torturati e imprigionati circa 140.000 taiwanesi, secondo un rapporto del 2008 dello Yuan esecutivo (il ramo esecutivo del governo) di Taiwan. Circa 4.000 persone vennero giustiziate. 

Operazioni militari statunitensi segrete

All’inizio degli anni Cinquanta un gruppo segreto di “consiglieri” militari statunitensi sotto il comando dell’ex ammiraglio Charles M. Cooke, già comandante della Settima Flotta, lanciò operazioni militari segrete in Taiwan per puntellare l’impopolare e debole regime del Kuomintang.

La lotta per Taiwan è proseguita fino ai giorni nostri.

Dopo la vittoria della rivoluzione cinese e la formazione della Repubblica Popolare Cinese, Washington dichiarò che la dittatura militare a Taiwan era la “Repubblica di Cina” e il governo di tutta la Cina. Al regime militare di Taiwan fu persino attribuito il seggio della Cina nelle Nazioni Unite sotto il dominio imperialista.

Gli Usa non modificarono questa politica fino al 1972, quando stavano perdendo la guerra del Vietnam.

Con il Comunicato di Shanghai del 1972 gli Usa riconoscevano che “tutti i cinesi delle due sponde dello stretto di Taiwan considerano la Cina sola e unica, e che Taiwan appartiene alla Cina. Su questa posizione il governo americano non ha opinioni contrarie. Esso ribadisce di essere interessato ad una pacifica soluzione della questione di Taiwan da parte dei cinesi stessi”.

A ciò fece seguito il Comunicato di Normalizzazione del 1979, con il quale gli Usa annullarono formalmente il riconoscimento della “Repubblica di Cina” e concordarono di ritirare tutto il personale militare statunitense da Taiwan.

Ciononostante, gli Usa non cessarono mai di vendere armi a Taiwan. In teoria queste vendite di armi dovrebbero essere pubbliche ed esclusivamente di “natura difensiva”. L'elenco delle vendite di armi statunitensi è disponibile al pubblico sul registro federale. Vendite di armi o operazioni segrete sono proibite, quindi il dispiegamento segreto di istruttori speciali militari da parte dell'amministrazione Biden costituisce un evidente inasprimento di ostilità. 

Dopo il Comunicato del 1979 le vendite di armi degli Usa a Taiwan sono aumentate ogni anno. Nel 2020 il Pentagono ha rivelato la vendita di armi a Taiwan per oltre 1,8 miliardi di dollari, compresi 135 missili da crociera guidati di precisione e lanciarazzi.

Separatisti contro autoctoni

Dopo la fine della legge marziale nel 1987, a Taiwan nacque un nuovo partito politico che si confrontò con il Kuomintang. Il Partito Progressista Democratico (Dpp) è il partito nazionalista taiwanese che attualmente controlla la presidenza e il ramo legislativo del governo. Il Kuomintang rimane il secondo partito a Taiwan. 

Mentre il Kuomintang riconosce che c’è una sola Cina e si oppone alla “indipendenza” di Taiwan, il Dpp sostiene che Taiwan è una nazione a parte. La base del Kuomintang è costituita dalla popolazione della Cina continentale arrivata con la forza di occupazione militare di Chiang Kai-Shek; il Dpp è guidato dai cinesi arrivati in precedenza. 

Oltre il 95% della popolazione di Taiwan, che ammonta a 23,4 milioni, è costituita da cinesi Han la cui patria ancestrale si trova nel sud del Fujian, Cina. 

Gli abitanti autoctoni di Taiwan sono i taiwanesi austronesiani (gli austronesiani sono un gruppo di popolazioni presenti in Oceania e in Asia sudorientale imparentate fra loro, ndtr), che costituiscono il 2,3% dell’intera popolazione. Il Dpp non rappresenta la popolazione autoctona, anzi è considerato ostile nei confronti dei taiwanesi autoctoni.

Nel 2016, durante la riunione di un comitato legislativo, un parlamentare del Dpp utilizzò un insulto razzista antiautoctono rispondendo a un’interrogazione da parte di legislatori locali contrari alla proposta di abolire il divieto sulle importazioni di prodotti alimentari provenienti dalle prefetture adiacenti alla centrale nucleare di Fukushima.

Le rivendicazioni secessioniste del Dpp stanno guadagnando seguito negli Usa e Washington sta rafforzando il sostegno militare e diplomatico all’amministrazione dell’isola. Questo fa parte della nuova guerra fredda lanciata dagli Usa contro la Cina. 

Gli Usa hanno ampliato le proprie operazioni navali nel Mar Cinese Meridionale e nello Stretto di Taiwan. La frequenza crescente delle esercitazioni da parte dei gruppi d’assalto delle portaerei è estremamente provocatoria. 

La recente vendita di sottomarini nucleari all’Australia come parte della formazione del blocco Aukus rappresenta un’uteriore mossa aggressiva. L’Aukus è un’alleanza fra Australia, Gran Bretagna e Usa che ha una chiara funzione anticinese.

La riunificazione della Cina dopo il “secolo dell'umiliazione” è sempre stata reputata parte essenziale nell’edificazione della Cina socialista. La Costituzione cinese dichiara: “Taiwan è parte dell’inviolabile territorio della Repubblica Popolare Cinese. Costituisce sacro dovere dell’intero popolo cinese, compresi i nostri compatrioti a Taiwan, adempiere alla grande missione di riunificare la madrepatria”.

Senza ricorrere alle armi né ad alcuna incursione militare, la Cina ha compiuto la riunificazione di Hong Kong e Macao usando un approccio definito “un Paese, due sistemi.” Ci si aspettava che con Taiwan avvenisse qualcosa di simile, che la portasse a una graduale reintegrazione. Il Partito Comunista della Cina ha sempre sottolineato il proprio desiderio di conseguire una riunificazione pacifica con Taiwan. 

Traduzione di Stefania Fusero

19/11/2021 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.

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L'Autore

Gary Wilson

La città futura

“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

Antonio Gramsci

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