Il Venezuela fra fiction e realtà (prima parte)

Le radici dello scontro, non solo elettorale, fra il governo bolivariano di Maduro e le oligarchie locali sostenute dall’imperialismo americano.


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La rivoluzione non è un pranzo di gala,
non è un'opera letteraria,
non è un disegno o un ricamo;
non si può fare con tanta eleganza,
con tanta serenità e delicatezza,
con tanta grazia e cortesia.
Mao Zedong

Il quadro Latinoamericano

Fin dalla scoperta del Nuovo Continente, l'America Latina è stata oggetto di predazione da parte delle maggiori potenze economiche. I nativi, in gran parte annientati, si videro prelevare decine di milioni di chilogrammi d'argento e centinaia di migliaia di chilogrammi d'oro nel secolo successivo alla scoperta. Ne seguì la colonizzazione da parte delle popolazioni europee, Spagna e Portogallo in particolare, con la collaborazione della Chiesa cattolica, intenzionata ad evangelizzare i popoli nativi. Le terre, che spesso erano in regime di proprietà comune, vennero recintate. Furono deportati schiavi dall’Africa.

Verso la fine del '700, grazie anche alla diffusione dell'illuminismo, iniziarono a formarsi movimenti antischiavistici e per l'indipendenza di tutta l'America del Sud. Agli inizi del secolo successivo, Simon Bolivar si pose l'obiettivo di riunificare e liberare tutta l'America Latina. La Grande Colombia, da lui fondata e successivamente disgregata, comprendeva anche l’attuale Venezuela. Successivamente alcune nazioni, a partire dal Brasile, ottennero l'indipendenza, senza però modificare il modello economico dei colonizzatori.

Intanto gli Stati Uniti cominciarono a proporsi di estendere la loro egemonia al Subcontinente e nel 1823 introdussero la “dottrina Monroe” - “l'America agli americani” - per sostituirsi alle potenze europee. ll caso più emblematico della trasformazione dell'America meridionale nel “cortile di casa” degli Usa fu, verso la fine dell’‘800, la loro ingerenza nella guerra di indipendenza di Cuba contro la Spagna che permise agli Stati Uniti di estendere il loro dominio economico, militare e politico.

A cominciare da Haiti (1791), per finire col Brasile (1888) fu formalmente abolita la schiavitù sul continente sudamericano. Però le oligarchie dei bianchi e i regimi razzisti continuarono a dominare. In Venezuela, prima dell'avvento di Chavez, la maggior parte della popolazione povera, di colore o indigena non era neppure censita a fini elettorali. Gli unici Presidenti degli stati sudamericani non bianchi sono stati Ugo Chavez ed Evo Morasles in Venezuela.

Tre secoli di saccheggi coloniali, interrotti solo dalla rivoluzione cubana, hanno impedito uno sviluppo economico e sociale e favorito le più feroci dittature.

Sotto la presidenza di Nixon fu varata l'Operazione Condor, per tutelare l'establishment del Sudamerica, impedire l'influenza comunista e reprimere le varie opposizioni ai governi amici, con il ricorso sistematico alla tortura e all'omicidio. Ecco un elenco incompleto degli interventi precedenti e successivi a questo piano: 1954 in Guatemala; 1959 ad Haiti; 1961, fallito sbarco della Baia dei porci e boicottaggio tuttora in atto a Cuba; 1964 in Brasile; 1965, intervento dei Marines a Santo Domingo; 1967, organizzazione della cattura e dell'uccisione di Che Guevara in Bolivia; 1971, cospirazione in Bolivia; 1969, si addestrano in Uruguay militari e polizia per estorcere confessioni ai Tupamaros; 1970, il presidente americano Nixon ordina alla CIA di impedire con ogni mezzo l’insediamento del presidente Cileno Allende, appena eletto, o di rovesciarlo, cosa che avverrà poco dopo con il golpe di Pinochet; 1976, collaborazione con la dittatura sanguinaria del generale Videla in Argentina; 1980, contenimento dell'avanzata del Fronte Farabundo Martì nel Salvador; 1983, invasione di Grenada governata dal marxista di Maurice Bishop; 1989, invasione per rovesciare Manuel Noriega a Panama; a partire dal 1990, organizzazione di forze paramilitari per combattere Sendero Luminoso.

Da parte sua, il Fondo Monetario Internazionale ha condizionato i propri prestiti all'adozione di politiche neoliberiste e gli stati si son trovati privati delle aziende nei settori strategicamente più rilevanti.

Nel nuovo millennio si è tuttavia aperta una nuova stagione di lotte e azioni politiche, iniziate con l'affermazione di Chavez alle elezioni presidenziali venezuelane del 1998, a cui si sono via via affiancati altri governi che, pur con diverse sfumature e fra alterne vicende, hanno rappresentato un'alternativa al dominio statunitense (Argentina, Cile, Bolivia, Uruguay, Ecuador, Paraguay, Nicaragua, Panama, Guatemala, Honduras, Salvador).

Recentemente però questo fronte si è incrinato a seguito dell'avvento della destra in Argentina, dell'estromissione del colpo di mano giudiziario in Brasile, della vittoria di Cartes in Paraguay del 2013. Gli effetti maggiori li ha subiti il Mercosur, al cui interno il blocco dei paesi di destra è maggioritario e ha chiesto l'espulsione, ottenendo solo la sospensione, del Venezuela da quel consesso. Il prestigioso esponente della teologia della liberazione, Frei Betto, ha commentato la situazione latinoamericana con le seguenti parole: «Prima hanno deposto Zelaya in Honduras, poi Lugo in Paraguay. E adesso Dilma in Brasile, dopo aver fatto eleggere Macrì in Argentina e fatta pressione contro Maduro in Venezuela. Il processo golpista mira a disarticolare il Mercosur, l'Alleanza bolivariana, la Celac e l'Unasur».

Il Venezuela

Il Venezuela possiede la più grande riserva petrolifera del mondo. Oltre il 95% delle sue esportazioni consistono nel greggio e servono a finanziare le importazioni di manufatti, alimentari, tecnologie ecc. Gli Stati Uniti sono fra i principali consumatori di derivati del petrolio, che devono importare per il 60 per cento. Una buona parte proviene dagli alleati dell'Arabia Saudita, Qatar ed Emirati Arabi Uniti, con i quali mirano ad egemonizzare il mercato. Questi interessi – insieme alla strategia volta all'isolamento degli antagonisti Russia, Cina e loro alleati – sono la base materiale di molti dei conflitti in Medio Oriente. Ma questa politica tende anche all'isolamento dei paesi antagonisti produttori di petrolio in America Latina, come il Brasile e, soprattutto, il Venezuela.

La storia Venezuelana è fortemente influenzata da questo interesse. Nel 1958 il “Pacto de Punto Fijo” fra i due maggiori partiti politici dell'epoca, se prevedeva la possibilità della loro alternanza al potere, tendeva a stabilizzare gli interessi dell'oligarchia, l’esclusione delle classi sfruttate e l’offerta di petrolio a basso costo agli Stati Uniti.

Nel 1989 il governo, nel tentativo di reprimere le crescenti proteste, ordinò di sparare contro i dimostranti, uccidendone alcune migliaia. Fra i militari che si rifiutarono di eseguire l'ordine vi fu Chavez, il quale cercò, senza riuscirci, di rovesciare il governo attraverso una ribellione militare. Chavez tuttavia si candidò e vinse le elezioni del '98 divenendo Presidente della Repubblica.

Di origini umili e di ascendenza india, dette rappresentanza agli “invisibili” e li condusse a partecipare da protagonisti alla vita pubblica attraverso organi di autogoverno politico e produttivo come le comunas, le cooperative e i consigli di fabbrica.

Nei 15 anni di rivoluzione bolivariana il popolo ha votato ben 21 volte e 19 volte ha visto Chavez o il suo successore prevalere. La democrazia rappresentativa è stata integrata da quella partecipativa.

Sul piano sociale vi sono stati importanti progressi. La povertà è più che dimezzata (dal 54 per cento del '95 al 24 del 2012), così pure la mortalità infantile. Più di un quinto del bilancio dello stato è devoluto al sistema sanitario pubblico che dispone di professionalità e tecnologie avanzate grazie ai fecondi rapporti con Cuba. L'accesso all'istruzione universitaria è più che triplicato e l'analfabetismo è stato sradicato. Sono state distribuite ai contadini le terre incolte o mal coltivate che già stavano occupando, sono state costruite 700 mila case popolari e più che quadruplicato il numero dei pensionati.

Certamente non siamo a Cuba: non si tratta ancora di socialismo. Tuttavia si aboliscono le politiche liberiste, si nazionalizzano le industrie strategiche, si rifiutano i condizionamenti politici da parte dei creditori. Le popolazioni andine e i lavoratori, in Venezuela, contano politicamente e pretendono determinate garanzie perfino nelle “zone economiche speciali”, istituite sul modello cinese, per attrarre gli investimenti esteri.

Anche la difesa dell'ambiente, nel quadro dell'impegno per superare le contraddizioni del capitalismo, fa parte del “programma strategico” del governo bolivariano e le proposte in merito dei popoli indigeni vengono portate ai vertici mondiali.

Chavez non solo rappresentava un punto di riferimento e una speranza per tutti i popoli sfruttati dell'America Latina, ma attivamente si adoperò, con successo, per costruire alleanze sul piano economico e politico con le altre nazioni protagoniste dei successivi cambiamenti. Nascono in quegli anni l'Alba, l'Unasur, Petrocaribe. Quest’ultimo organismo economico ha consentito di fornire ai paesi aderenti il petrolio venezuelano a prezzi agevolati e di farli uscire dalla crisi del 2008. Tutto ciò mentre l’accordo di libero scambio fra le Americhe (Alca), che avrebbe favorito nettamente gli Usa per il suo carattere asimmetrico), è fallito costringendo Bush junior e Obama a intessere rapporti bilaterali con i singoli paesi, nel tentativo di dividere il fronte indipendentista.

Gli Stati Uniti non potevano accettare la minaccia alla loro egemonia costituita dal progetto di Chavez di liberare l'America Latina dal giogo imperialista. Né il tentativo di soppiantare il dollaro nella vendita del petrolio venezuelano. Nel 2002 sostennero palesemente un colpo di stato militare, che per due giorni issò al potere l’affarista Pedro Carmona, prima che venisse sventato grazie alla mobilitazione popolare e alla presa che il Chavez aveva sull'esercito, profondamente trasformato. Gli Usa furono allora costretti a cambiare tattica, ma non strategia e iniziarono la guerra economica contro il Venezuela. Promossero uno sciopero del settore petrolifero con il sostegno dell'oligarchia, dotata dei principali mezzi di comunicazione di massa. Anche questo tentativo di destabilizzazione fallì.

[L’articolo prosegue sul prossimo numero…]


NOTE:

Diverse notizie riportate sono tratte da Andrea Vento, Il continente americano. L’America Latina, Giga Autoproduzioni, 2017.

12/05/2018 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.
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“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

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