Sulla Costituzione cubana

Un reale e ammirevole esercizio di reale democrazia partecipativa in un paese da decenni costretto a vivere in uno stato d’assedio impostogli dalla maggiore potenza internazionale


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Ha dello straordinario e un valore davvero essenziale per tenere in vita l’indispensabile ottimismo della volontà, in tempi tanto oscuri, sapere dalla nuova costituzione che il popolo cubano non solo non intende abbandonare la lotta antimperialista e a favore dell’autodeterminazione dei popoli, ma è risoluto a proseguire sulla strada sempre più complessa della transizione al socialismo, mantenendo come obiettivo finale una società comunista. Tanto più che si tratta di un paese del terzo mondo, che ancora paga secoli di dominazione del colonialismo europeo e del neocolonialismo dell’imperialismo statunitense, dove di necessità è estremamente complesso e arduo poter realizzare il processo di transizione a una società socialista. Anche perché la situazione internazionale, dai tempi della prima esperienza storica, la Comune di Parigi, non è stata mai così sfavorevole a livello internazionale. Cuba, un’isola relativamente piccola, si trova a poche miglia dalla più grande e aggressiva potenza che la storia abbia conosciuto e che non ha mai nascosto, in modo particolare attualmente, la propria volontà di utilizzare qualsiasi mezzo necessario a imporre la controrivoluzione in questo paese.

Del resto non era mai successo negli anni precedenti che gli Stati uniti siano stati governati da un esponente della destra radicale, che l’Italia, il paese occidentale che aveva avuto il più forte partito comunista, sia anch’essa governata dalla destra radicale – divenuta nelle recenti elezioni europee nettamente il primo partito del paese – mentre la sinistra ancora una volta non riesce a eleggere nemmeno un parlamentare, nonostante la linea apertamente riformista e revisionista in essa egemone. Tanto più che anche in Francia, il secondo paese occidentale in cui il Partito comunista è stato più influente, ha oggi come primo partito la destra radicale, erede del collaborazionismo con l’occupazione nazista, mentre la sinistra subisce anche lì un vero e proprio tracollo.

La situazione non è certo migliore a livello internazionale a partire dall’America Latina – l’unico continente fino a pochi anni fa in controtendenza a livello internazionale dopo il tracollo del blocco sovietico – dove le forze di sinistra vivono quasi ovunque una profondissima crisi, che ha consentito nella maggior parte di tali paesi alla destra filoimperialista e, di conseguenza, anti cubana, di riprendere il controllo della situazione. Persino il paese latino americano più avanzato, il più fedele e indispensabile alleato di Cuba, il Venezuela sta vivendo una crisi spaventosa, al punto che l’imperialismo statunitense sostiene che il suo governo non è stato rovesciato solo per il decisivo supporto avuto da Cuba, messa sullo stesso piano della Russia quale maggiore impedimento alle mire imperialiste di rifare dell’America Latina il cortile di casa degli Usa.

Infine, persino l’unico grande paese governato da un partito comunista, in cui le forze della controrivoluzione non hanno avuto la meglio, vive ormai da anni una fase di profonda trasformazione in cui la transizione al socialismo pare rinviata sine die, sostituita dal difficile e in sé contraddittorio processo di realizzazione di una forma di capitalismo di Stato.

In tale situazione, in cui persino le più potenti banche europee, italiane e tedesche, vengono pesantemente multate dagli Stati uniti per non aver rotto ogni forma di collaborazione con l’isola cubana, il governo, il partito comunista e il popolo cubano hanno avuto la forza, il coraggio e l’energia necessaria a portare a compimento, nel migliore dei modi possibili, in questa epoca così oscurantista, un’eccezionale processo di effettiva democrazia, ovvero di esercizio diretto del potere da parte delle masse popolari che ha portato alla realizzazione di una avanzatissima Costituzione, probabilmente la più radicale o, comunque, certamente fra le tre più progressiste a livello internazionale.

Sin dal suo preambolo la Costituzione esplicita che l’origine del potere costituente è nel grandioso processo rivoluzionario che ha liberato il paese da ogni modo di produzione basato sullo sfruttamento e da ogni forma di neocolonialismo. Nella Costituzione è sancita la totale parità di diritti e opportunità fra uomini e donne, a partire dalla eguale retribuzione, e sono riconosciuti non solo i diritti dei cittadini, ma anche quelli dei non cittadini. Tanto più che la Costituzione ribadisce, di contro a ogni Costituzione borghese che legittima lo sfruttamento della forza lavoro da parte del capitale, il divieto di ogni forma di sfruttamento dell’uomo sull’uomo. La nuova Costituzione cubana, inoltre, per rendere effettiva e non meramente enunciata la sovranità popolare affianca alle diverse forme in cui si esprime spontaneamente il potere popolare la direzione consapevole della sua avanguardia organizzata nel Partito comunista. La costituzione mantiene come suo tratto caratteristico la posizione antimperialista, in un momento in cui l’imperialismo appare assolutamente dominante a livello internazionale, prendendo nettamente posizione contro ogni forma di interventismo nella vita politica degli altri popoli e contro ogni specie di rapporti internazionali non fondati sulla eguaglianza tra i popoli. Prende decisamente posizione contro ogni guerra imperialista, mentre rivendica la necessità delle guerre di liberazione nazionale contro ogni forma di colonialismo e occupazione. In ciò la Cuba socialista tiene fede alla propria vocazione internazionalista e antimperialista, che ne ha fatto il principale centro propulsore, fin dal secolo passato, della lotta al colonialismo, neocolonialismo, imperialismo e apartheid. In piena continuità con l’epica lotta dei volontari cubani del secolo scorso – che hanno portato alla sconfitta del regime di apartheid in Africa – nonostante lo stato d’assedio imposto all’isola dalla rivoluzione del 1959 da parte della più grande potenza internazionale, Cuba continua a fornire a tutti i principali paesi vittime ancora oggi di imperialismo e neocolonialismo il massimo supporto da parte di volontari altamente specializzati, in primo luogo nel campo medico e dell’istruzione.

Inoltre la Costituzione cubana dà pieno riconoscimento non solo al diritto di resistenza all’oppressione, ma al diritto all’insurrezione e alla lotta armata clandestina da parte del popolo cubano dinanzi a ogni tentativo della controrivoluzione di rovesciare la determinazione a proseguire, nella misura del possibile, sulla strada della transizione al socialismo. Tanto più che con un referendum la grande maggioranza del popolo cubano si è dichiarato nel 2002 per il carattere irreversibile del socialismo cubano. Tale determinazione è ulteriormente ribadita dalla costituzione che si richiama esplicitamente. oltre al grande esponente della lotta al colonialismo e all’imperialismo José Martí e al principale dirigente della rivoluzione Fidel Castro, al marxismo e al leninismo.

Sotto tutti questi punti di vista la Costituzione cubana è decisamente più avanzata rispetto alla stessa Costituzione italiana, che diversi esponenti dell’(a)sinistra si ostinano a definire la più bella del mondo – nonostante ora preveda persino il pareggio di bilancio –, sebbene nel nostro paese vi sarebbero condizioni oggettivamente più favorevoli per la realizzazione di una società realmente socialista. Senza contare che la nostra Costituzione è rimasta in quasi tutti i suoi aspetti più avanzati non applicata o applicata solo parzialmente nei momenti più alti della lotta di classe dal basso fra gli anni sessanta e settanta. Mentre oggi è sempre più aggirata o sovradeterminata dai trattari dell’Unione europea, che non solo non richiedono un referendum per essere approvati, ma non possono nemmeno essere messi in discussione per via referendaria, nonostante neghino apertamente lo spirito e la lettera della nostra Costituzione nei suoi aspetti più avanzati e significativi.

Altro aspetto determinante è la modalità genuinamente democratica con cui è stata realizzata la Costituzione, che credo non abbia eguali a livello mondiale. Il processo di elaborazione è durato ben cinque anni, in una situazione in cui generalmente è sospesa ogni forma di democrazia, essendo il paese posto sotto assedio dalla principale potenza imperialista mondiale. Il processo è iniziato con l’elezione da parte dell’Assemblea generale del potere popolare – i cui membri sono scelti direttamente dalle assemblee popolari di base, dal momento che lo stesso Partito comunista non presenta mai propri candidati – di una commissione di esperti qualificati a stendere una bozza da sottoporre a tutte le varie articolazioni del potere popolare, a partire dalle assemblee di base cui ha diritto di partecipare con eguale diritto di parola ogni cittadino.

La consultazione popolare per valutare, modificare ed emendare la bozza di Costituzione è durata più di tre mesi, prima che l’Assemblea del potere popolare ha integrato e modificato sulle basi delle assemblee di base la proposta iniziale (sono stati modificati ben 760 passaggi del testo originario), definendo una seconda proposta che è stata sottoposta per la definitiva approvazione al voto di tutti i cittadini. Hanno partecipato al voto più di 8 milioni di cubani, ossia oltre il 90% degli aventi diritto, nonostante le ingentissime spese sostenute dall’imperialismo statunitense per ridurre al minimo il numero dei votanti. Questi ultimi si sono dichiarati per oltre l’86% favorevoli alla nuova proposta di Costituzione. Particolarmente significative sono le modifiche proposte proprio dalle assemblee di base che hanno introdotto alcuni degli elementi più avanzati della Costituzione, dallo scopo finale della realizzazione di una società comunista, alla ribadita centralità dell’internazionalismo proletario.

Di tutto ciò non si è fatto praticamente parola nei grandi mezzi di comunicazioni internazionali, che hanno invece dato uno spropositato risalto alle recenti elezioni in India, in Indonesia e per il parlamento europeo, sostenendo tutti – compreso l’unico quotidiano che si definisce comunista – che si trattava delle tre più grandi democrazie del mondo e addirittura, nel caso indiano, del più grande momento di partecipazione democratica della storia. Tutto ciò nonostante che lo stesso padre della democrazia moderna, J. J. Rousseau, abbia costantemente denunciato il carattere antidemocratico del sistema elettorale liberale fondato sul principio di delega della presunta sovranità popolare a una casta di professionisti della politica. In tal caso, scrive Rousseau ne Il contratto sociale,un popolo “pensa di essere libero, ma si inganna gravemente; non lo è che durante le elezioni dei membri del parlamento: appena questi sono eletti, esso è schiavo, è un niente. L’uso che esso fa della libertà, nei brevi momenti che ne gode, è tale che merita bene di perderla”. Tale ragionamento calza a pennello per quello che sarebbe stato, secondo i mezzi di comunicazione, il più grande esercizio di democrazia nella storia. In effetti gli elettori indiani hanno potuto esercitare la loro sovranità solo il tempo necessario per mettere una croce in una scheda elettorale, per altro confermando al governo un partito suprematista induista che mira a opprimere sempre di più la principale minoranza costituita dai musulmani, su un modello che sempre più sembra avvicinarsi all’apartheid. Del resto anche in Indonesia, dopo aver messo la propria crocetta il popolo ha dovuto assistere a scene di guerra civile che hanno provocato diversi morti e feriti, messe in atto da quelle forze golpiste militari e fondamentaliste islamiche che protestavano per essere arrivate soltanto seconde, dopo aver dominato sino a qualche anno fa la vita del paese attraverso un colpo di Stato che è costato la vita a circa un milione di indonesiani accusati di essere membri o simpatizzanti del Partito comunista. Infine, nelle elezioni del parlamento europeo si è assistito a un esercizio della sovranità popolare ancora più limitata, visto che gli stessi delegati eletti al parlamento hanno scarsissimo potere decisionale, in primo luogo in materia di politica economica, nonostante le istituzioni non elette dell’Unione europea abbiano sempre più sottratto tale decisiva materia ai parlamenti, espressione della sovranità popolare, dei paesi che ne sono membri.

15/06/2019 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.
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L'Autore

Renato Caputo

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“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

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