Al mercato della politica

Il vuoto dagli infiniti echi e l’impossibile nostalgia di stare sul territorio per coinvolgere gli elettori


Al mercato della politica

MILANO. Il gorgheggio simile a un sentiero tortuoso sull’abisso rappresentato dalla politica fatta dai social, piazze che sono piattaforme virtuali e newsletter e messaggi twitter, ha ustionato il fare politica, con il risultato di una sempre più vasta platea di astenuti, di non-elettori stanchi.

I partiti colgono nel buio in cui si sono cacciati il ventaglio di opportunità, fuochi d’artificio con cui vorrebbero sorprendere. A sinistra extra-Parlamento, quel qualcosa di infinitamente delicato e doloroso, una assenza, la si vorrebbe chiudere tornando nelle piazze a fare propaganda, mentre in realtà si serrano sedi, si unificano circoli e gli accessori essenziali, mentre stand in piazze e aree strategiche come i mercati, dove incontrare le classi popolari, restano ancora chiusi in magazzino.

Intanto avanza l’autunno e la via sembra comportarsi come sempre, le presenze sul territorio sono fragili foglie agitate da un vento ancora caldo, senti dire “fuori stagione”. Che il discutere di problemi del popolo sia come un saldo di “fine stagione”? Perché nella città dove risiedo non vedo più in piazza il partito della Rifondazione Comunista, uno tra i tanti che dalla sinistra di classe dovrebbe riempire gli spazi? La Lega con i suoi spiritelli maligni è tutti i fine settimana tra le pieghe della città e chi si sente nulla, avvolto nell’assordante silenzio di chi ha nulla da dire, proprio bene non sta. Il PD fa tesseramento con poca gagliarda intrusione nello svelare misteri che, forse, nemmeno conosce chi è lì sotto il telone con le tessere da compilare. Prima di offuscarsi nei meandri della piattaforma Rousseau, prima che la polvere gli corra incontro, il Movimento 5 Stelle passa ad aprire sedi locali. Tante le ha aperte al Sud, bacino di voti, qualcuna la apre anche nel profondo Nord. Uno “Spazio 5 Stelle”, nelle intenzioni luogo non convenzionale di aggregazione per lavorare, fare cultura e formazione, è stato inaugurato dal deputato Giovanni Currò, il portavoce del Movimento che votò la fiducia al Governo con il PD, convinto soprattutto della necessità di detassare la green economy. Lui è del 1986, fa di mestiere il commercialista ed è stato eletto nella circoscrizione Lombardia 2. Alla Camera è componente della Commissione Finanze e Vigilanza sull’anagrafe tributaria. Vorrebbe l’istituzione della Commissione sulle mafie anche straniere e di quella d’inchiesta sul sistema bancario e finanziario. Vorrebbe anche venisse istituito un regime fiscale incentivante i lavoratori residenti in aree di confine. Nella sua città, Como, il tema è scottante, tanti sono i frontalieri con quel Paese extra-comunitario che è la Svizzera, sede di tutto il capitalismo nelle sue varie forme (denaro, finanza, monete virtuali) comprese le case da gioco, una delle quali nell’enclave italiana di Campione, dove la porta è spalancata sul buio di un fallimento-non fallimento adesso nelle mani della Cassazione, con un commissario governativo che ha elaborato un piano industriale per la riapertura, in un comune che da decenni è vissuto mantenuto dal Casinò ed è andato in default, commissariato e con centinaia di dipendenti da lasciare a casa.

Mentre tutti i partiti e movimenti attendono il taglio dei parlamentari, la riforma elettorale e il sistema da usare per eleggere deputati e senatori, la crisi del lavoro, l’aumento di povertà e invadenza del capitale più iniquo sono boe galleggianti in acque di tempesta. E il Movimento, il muoversi stesso, dove pensa di andare abbracciato al PD? Si leggono i sondaggi, c’è chi teme tracolli, c’è chi pensa a successi occupando spazi vuoti con desideri e ricordi, come il senatore Renzi e i suo “giglio magico” che riempirà l’ex-stazione Leopolda tra pochi giorni a Firenze con il riflesso dei simulacri del suo passato, del suo presente e del suo futuro di Italia Viva, mentre la sua fatina di fuoco, l’onorevole Maria Elena Boschi, fuori tempo massimo galleggia candida su acqua di pure fonti e non sa di essere stata bandita da tempo. Si tramanda un racconto antico che narra di una Legge che parla di quattro figli: uno saggio, uno malvagio, uno semplice e uno che non sa domandare, ma nulla è mai stato detto di un quinto figlio, buono e amoroso. Confidiamo, mentre ancora ragioniamo e speriamo nella lotta politica per il comunismo, di non incrostarci di ruggine.

13/10/2019 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.

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L'Autore

Guido Capizzi

La città futura

“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

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