Dove il capitale comanda non c’è posto per i poveri

Una piccola città di provincia sulle prime pagine per una ordinanza del sindaco asservito a commercianti e borghesi.


Dove il capitale comanda non c’è posto per i poveri

COMO. Sulle prime pagine delle cronache nazionali, prima per l’intromissione di una banda di nazi-skinhead a una riunione di volontari di una associazione che sostiene i migranti per i bisogni di prima necessità, poi per la corale risposta contro la presenza e le provocazioni fasciste con una pacifica manifestazione nazionale al monumento dedicato alla resistenza europea, pochi giorni fa per una ordinanza becera del sindaco di destra che vieta l’accattonaggio e il sostegno ai questuanti che danno fastidio al decoro del centro cittadino, poi per la ferma risposta democratica alla prepotenza del capitale dei bottegai e dei borghesi di questa piccola città di provincia confinante con la Svizzera. Il sindaco di Como, Mario Landriscina, ha detto un po’ piccato che “non ci sto a passare per il sindaco cattivo d’Italia! Il sindaco cerca pazientemente, tutti i giorni, con fatica e in questo caso con dolore, di mettere insieme le istanze di tutti, non di una parte di tutti”.

Una legittima difesa che, però, conferma l’imposizione della destra all’entrata in vigore dell’ordinanza che per il periodo delle festività natalizie inibisce il bivacco e l’accattonaggio in alcune aree del centro cittadino. Il sindaco ha così concretamente ascoltato la protesta di alcuni commercianti che si lamentano della presenza di persone che chiedono un aiuto con il berretto in mano o le braccia stese. Ha accolto anche le lamentele dei suoi elettori leghisti e forzisti (di Forza Italia, il suo partito, e di Forza nuova che dietro la sigla “Como ai comaschi” organizza raduni là dove è più consistente la presenza di migranti) che non vogliono passeggiare, mentre fanno shopping, incrociando persone sedute agli angoli delle strade decorate con le luci natalizie.

L’ultimo caso è successo qualche giorno fa, quando una pattuglia della Polizia locale ha intercettato un gruppo di volontari che stavano consegnando pasti caldi ad alcuni senzatetto fermi sotto i portici di una ex chiesa che ogni tanto ospita mostre. A detta di alcuni dei volontari, gli agenti avrebbero impedito loro di effettuare questa attività, che è svolta da alcuni anni, a causa dell’ordinanza emanata dal sindaco. Il comandante della polizia locale ha difeso l’operato dei suoi agenti dicendo che la pattuglia era intenta a svolgere un controllo di routine senza che venissero chieste le generalità ai presenti, né venissero elevati verbali e applicate sanzioni.

Versioni discordanti, ma è certo è che il provvedimento firmato dal sindaco per la “tutela della vivibilità urbana e del decoro del centro urbano” non è piaciuta. Così per due mattine, una alla vigilia di Natale, si sono tenute due manifestazioni a cui hanno partecipato centinaia di persone in arrivo da tutta la Lombardia. La prima mattina un presidio, proprio ai portici dell’ex chiesa, portando cibo e bevande ai molti senzatetto che lì trascorrono la notte sotto cartoni e coperte di fortuna. La seconda in piazza Duomo, dove sotto i portici del Broletto dormono altri senzatetto, alcuni vivono in strada da parecchi anni e si sentono abbandonati dalle istituzioni. Un flash mob cantando “El purtava i scarp del tennis” di Enzo Jannacci e posizionando cappelli e berretti sul selciato della strada.

Il sindaco non ha ascoltato l’invito ad andarsene, mentre da più parti ha ricevuto critiche. Anche la Chiesa comense non è stata tenera con il sindaco Landriscina. Il vescovo Oscar Cantoni ha scritto che i verbi da ricordare e praticare sono “ accogliere, condividere e donare” e il direttore della Caritas Roberto Bernasconi ha sottolineato che “questo provvedimento è il frutto di una promessa elettorale ma all’atto pratico produce ben poco. L’ottusità della giunta comasca è fonte di plauso da parte di assessori regionali leghisti che auspicano l’applicazione dell’ordinanza anche in altri comuni della Lombardia.

30/12/2017 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.

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L'Autore

Guido Capizzi

La città futura

“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

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