I premi Oscar 2019

Luci e (prevalenti) ombre nell’attribuzione dei più ambiti premi cinematografici.


I premi Oscar 2019 Credits: https://www.youtube.com/watch?v=GmqdPdCC5CQ

Partiamo dal presupposto che alla base dell’assegnazione degli Oscar c’è una netta preminenza di elettori statunitensi e che, come in tutte le elezioni in questo paese, c’è una fortissima influenza delle lobby private, in questo caso principalmente legate all’industria culturale. Si pensi solo che Netflix per conquistare voti per il suo prodotto miglior classificato, Roma, ha speso più del doppio di quanto investito per la produzione del film. Il che, detto fra parentesi, ci ricorda la crescente irrazionalità di un modo di produzione che spreca un numero crescente di risorse in attività assolutamente improduttive e socialmente del tutto inutili, quando non controproducenti, come la pubblicità. Inoltre, è evidente che a indirizzare la scelta degli elettori influisce l’ideologia dominante che è sempre quella della classe dominante. Infine, occorre ricordare l’influenza decisiva che ha sul modo di pensare la lotta di classe internazionale a livello delle sovrastrutture, ovvero la battaglia delle idee nella guerra di posizione per l’egemonia sulla società civile. Ora, è evidente che nella fase attuale i rapporti di forza sono sfavorevoli alle forze progressiste, mentre tendono a prevalere le forze conservatrici e, anche se in misura minore, reazionarie.

La prima cosa che colpisce della notte degli oscar è l’andamento dell’assegnazione dei premi in buona parte discordante rispetto al numero di candidature. Così nessuno dei quattro film dati, da questo punto di vista, per favoriti: Roma e La Favorita – che avevano totalizzato ben dieci candidature – e Vice - L'uomo nell'ombra e A Star Is Born, che ne avevano avute otto, sono riusciti a conseguire il maggior numero di premi, andati a Bohemian Rhapsody con quattro statuette, né il più ambito premio di miglior film, vinto da Green Book. Tale esito è certamente dovuto, in primo luogo, allo sciovinismo degli elettori statunitensi che hanno per l’ennesima volta impedito che il premio di miglior film andasse a un regista non statunitense. Inoltre hanno certamente influito gli incassi e la vendibilità di film più facilmente smerciabili di una pellicola come Roma girata alla maniera dei grandi film d’autore europei e parlata principalmente in spagnolo e mixteco, una delle lingue degli indigeni messicani. Tanto più che il film ha come protagonista una povera e disgraziata domestica nativa.

Detto questo, per quanto riguarda la scelta del miglior film il successo di Green Book non ci scontenta del tutto, dal momento che ci sembra tutto sommato migliore tanto di Roma, quanto de La Favorita, in primo luogo per una forma decisamente più realista e meno influenzata dalla intollerabile ideologia postmoderna dominante, almeno in Europa, che invece appesantisce e rende decisamente meno godibili i due film che avevano ricevuto maggiori candidature. Anche dal punto di vista del contenuto, Green Book è decisamente migliore tanto di Roma quanto de La favorita, in quanto mentre il primo ha un contenuto progressista, il secondo è certamente più conservatore, mentre il terzo è tendenzialmente reazionario. Fra i candidati a miglior film decisamente migliore di Green Book è certamente ViceL’uomo nell’ombra, la sola pellicola rivoluzionaria rispetto all’ideologia dominante per il suo contenuto schiettamente antimperialista. Per il resto solo BlacKkKlansman di Spike Lee è migliore di Green Book, principalmente perché riesce a rendere più attuale la necessità della lotta contro le discriminazioni razziali, che sono al centro di entrambi i film. Anche se nel film di Spike Lee si pone, in modo decisamente fuorviante, come principale antagonista a esse un membro, per quanto afroamericano e influenzato dai movimenti sociali, della polizia statunitense.

Gli altri film, a partire dal più premiato Bohemian Rhapsody, passando per il secondo maggiorente premiato – ex equo con RomaBlack Panther, per arrivare a A star is born, sono decisamente peggiori, in quanto meri prodotti culinari dell’industria culturale, di mediocre qualità, con l’aggravante di avere, in particolare il film sui Queen, un contenuto reazionario.

Discorso analogo vale per il premio alla migliore regia andato al messicano Alfonso Cuarón per il film Roma. Si tratta, infatti, di un’opera tardomanierista, girata appunto nello stile del cinema europeo d’autore degli anni sessanta e settanta. Da questo punto di vista, al di là delle indubbie qualità tecniche di Cuarón, il premio sarebbe dovuto andare in primo luogo ad Adam McKay e in secondo luogo a Spike Lee decisamente meno conservatori e opportunisti come registi. Detto questo la scelta di Cuarón è tuttavia più accettabile rispetto agli altri due registi candidati, ovvero i reazionari Pawel Pawlikowski autore dell’intollerabile Cold War e Yorgos Lanthimos per La favorita, entrambi spudoratamente intenti ad ammirarsi la lingua e impregnati di secentismo programmatico.

Anche per il premio alla sceneggiatura originale avremo decisamente preferito l’opera più coraggiosa e anticonformista di Adam McKay per ViceL’uomo nell’ombra, del resto l’unico film veramente da non perdere insieme al giapponese Un affare di famiglia, candidato a miglior film straniero, e meritatamente vincitore al festival di Cannes. Anche in questo caso, però, i premiati Nick Vallelonga, Brian Currie e Peter Farrelly per Green Book hanno realizzato una sceneggiatura decisamente più originale e coraggiosa rispetto a Paul Schrader, per il discutibile e pericolosamente ambiguo First Reformed La creazione a rischio, per non parlare della sceneggiatura di Roma, che ci presenta una visione della storia dal peggiore punto di vista, quello del cameriere, e dell’ancora peggiore sceneggiatura de La favorita, tutta volta a naturalizzare lo spietato cinismo dominante nella società capitalista.

Per la sceneggiatura non originale, per quanto buona sia stata la scelta di premiare Spike Lee, riteniamo comunque migliore – non fosse altro che per la fonte scelta (il grande scrittore rivoluzionario James Baldwin di contro alle memorie del poliziotto, discutibile protagonista di BlacKkKlansman) – Se la strada potesse parlare di Barry Jenkins. In questo caso, per quanto meno significativa delle due precedentemente citate, indubbiamente valida è la sceneggiatura di Copia originale, coraggiosa denuncia della terribile condizione di assoluta precarietà che sono costretti a vivere gli intellettuali non organici alla classe dominante o non disponibili a porsi al servizio dell’ideologia dominante e/o dell’industria culturale. Decisamente deludente è stata, invece la sceneggiatura, dei pur grandi sceneggiatori Joel ed Ethan Coen, per il loro decisamente mediocre e fastidiosamente post-moderno La ballata di Buster Scruggs. Per non parlare dell’ennesima variazione, per altro al quanto mediocre, sul tema non particolarmente significativo e sin troppo abusato di A star is born.

Per quanto riguarda il premio al miglior film straniero avrebbe sicuramente meritato di più, sia dal punto di vista della forma realista, che del contenuto progressista, Un affare di famiglia di Hirokazu Kore'eda, rispetto al vincitore Roma, più conservatore, da entrambi i punti di vista. D’altra parte Roma è decisamente superiore, sia dal punto di vista della forma che del contenuto, rispetto ai due indecenti e reazionari film europei, assurdamente candidati come miglior film straniero, ovvero Cold war e Opera senza autore. Mentre purtroppo non ci è stato possibile vedere Cafarnao della libanese di Nadine Labaki che, per quanto prometta bene per le critiche e i premi ricevuti, sarà distribuito in Italia soltanto dal 18 aprile.

Fra i film di animazione il premiato Spider-Man - Un nuovo universo ci appare, presumibilmente il meno peggio, per quanto sia un prodotto intelligente e ottimamente confezionato dell’industria culturale. Presumibilmente migliore del certamente più ambizioso, ma decisamente più pesantemente post-moderno, L'isola dei cani di Wes Anderson, forse migliore dal punto di vista formale, ma ancora peggiore dal punto del contenuto. Anche Gli incredibili 2 è un ottimo prodotto dell’industria culturale, ma decisamente più culinario e reazionario di Spider-Man - Un nuovo universo. Peggiore è certamente il reazionario prodotto culinario dell’industria culturale Ralph Spacca Internet, intollerabile per un adulto e pericoloso per un bambino non adeguatamente portato a riflettere sull’insidiosissimo messaggio targato Disney. Purtroppo, non c’è stato possibile vedere il giapponese Mirai, che ha avuto una distribuzione davvero non all’altezza nel nostro paese.

Per quanto riguarda la fotografia meritato è il premio ad Alfonso Cuarón per Roma, in particolare se si considerano gli altri film candidati, tanto i leziosi e intollerabilmente autocompiaciuti Cold War, La favorita e Opera senza autore (presumibilmente il peggiore fra i film candidati), quanto il piuttosto convenzionale A star is born.

Molto discutibile il premio di miglior attore a Rami Malek per Bohemian Rhapsody, troppo caricato e privo del benché minimo effetto di straniamento, volto a problematizzare il discutibilissimo personaggio da lui acriticamente interpretato. Decisamente più meritevoli sarebbero stati, in primo luogo, Christian Bale, ottimo interprete di Dick Cheney, in quanto riesce proprio grazie all’effetto di straniamento a non far mai impersonare lo spettatore nel terribile protagonista del film e, in secondo luogo, Viggo Mortensen, capace di far emergere sia gli aspetti negativi, che quelli positivi del suo sfaccettato personaggio. Persino Bradley Cooper, protagonista del mediocre A star is born, ci è sembrato decisamente più meritevole del premiato Malek.

Egualmente immeritato è il premio di migliore attrice a Olivia Colman, non fosse altro che per il personaggio del tutto macchiettistico che interpreta ne La favorita. Certo, l’attrice riesce a mostrare tutti gli aspetti pesantemente negativi del proprio personaggio, il quale è però troppo schematicamente negativo da apparire poco realistico. A questo punto avrebbero meritato di più Melissa McCarthy per l’interpretazione decisamente più complessa e sfaccettata del contraddittorio e, proprio perciò, realistico protagonista di Copia originale. Anche Yalitza Aparicio, quale attrice non professionista protagonista di Roma, avrebbe meritato più della Colman, in quanto il personaggio che interpreta appare decisamente più realistico e complesso. Olivia Colman appare, però, comunque più meritevole sia di Lady Gaga, non particolarmente brillante nel ruolo di attrice, sia di Glenn Close, che interpreta nel modo più acritico il pessimo personaggio che impersona nell’ultra-patriarcale e vergognosamente maschilista The Wife - Vivere nell'ombra.

Altrettanto discutibile il premio a Bao, quale miglior cortometraggio di animazione, valido dal punto di vista formale, ma troppo povero e unilaterale dal punto di vista del contenuto. Discorso analogo vale per il premio di miglior documentario vinto da Free solo che, per quanto suggestivo possa apparire dal punto di vista formale, è quanto mai discutibile, se non pericoloso dal punto di vista del contenuto.

Infine, occorre sottolineare che, per quanto nel modo più ingiusto e classista penalizzato, per il coraggioso e decisamente controcorrente film antimperialista Vice - L'uomo nell'ombra l’aver totalizzato otto candidature e aver vinto il premio, per quanto minore, di miglior trucco, resta un risultato eccezionale. A ulteriore dimostrazione che, anche in un’epoca così oscura, è possibile realizzare film decisamente antagonista all’ideologia dominante riuscendo a raggiungere il grande pubblico.

02/03/2019 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.
Credits: https://www.youtube.com/watch?v=GmqdPdCC5CQ

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L'Autore

Renato Caputo

La città futura

“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

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