Il ritorno della Gang

Con Calibro 77, la Gang recupera i propri ricordi colorandoli di nuovi suoni e nuovi colori, ma senza nostalgia ed anzi per andare avanti, perché “La lotta continua”.


Il ritorno della Gang Credits: http://www.the-gang.it

Nella copertina del nuovo disco i Gang sembrano due banditi scappati da un film di Sam Pekinpah, Marino sguardo duro e Sandro sguardo cupo, abbigliamento Down South Jukin’, stivali, chitarre e polvere da sparo in un fermo immagine polveroso dove, armati solo di una Calibro 77, i fratelli Severini tornano a percorrere le strade familiari del combat folk made in Italy, sapientemente passato attraverso la centrifuga di un rock in odore di Messico e di frontiera dal maestro di cerimonie Jono Manson from Santa Fe’, voce intrisa di soul, blues, r&b e r&r, figlia legittima di Van Morrison e John Hiatt, simpatia straripante e innate capacità di produttore, sempre più affinate negli anni.

La band di Filottrano ha trent’anni di storia dietro le spalle, gli inizi, segnati da furore, rabbia punk, ingenuità, sogni e Joe Strummer Lo Strimpellatore a indicare la rotta per Tribe’s Union, Barricada Rumble Beat e Reds, tre album essenziali e seminali in vista di quello che verrà, poi gli anni ’90 e la svolta con “Le Radici e le Ali” primo album in italiano per un’urgenza espressiva che cerca e trova un linguaggio diretto e accessibile a tutti, carico di immagini che appartengono alla storia nostra e alla storia del nostro paese, alle Storie d’Italia. Marino e Sandro in trent’anni non hanno mai abbassato la guardia, pronti a risvegliare coscienze spente e impigrite, sulle barricate sempre contro egoismo, intolleranza, politiche corrotte e ogni forma di prevaricazione, Resistenza, Memoria e Antifascismo costantemente ricordati e presenti per accompagnare e guidare il loro cammino .

Il nuovo progetto dal titolo “Calibro 77” vuole recuperare i loro ricordi di ragazzi colorando di nuovi suoni e nuovi colori le canzoni che i Severini giovani suonavano sul muretto con gli amici, o alle prime manifestazioni politiche, quegli inni generazionali, parole, note e immagini che hanno segnato la grande stagione del cantautorato italiano degli anni ’70, stagione di idee, lotte e speranze che restano uniche e indelebili in chi ha avuto il privilegio di viverle. Fondamentale è raccontare come niente di Calibro 77 si sarebbe potuto realizzare senza il preziosissimo apporto e supporto dei tifosi dei Gang, che con un crowdfunding tra i più generosi mai registrati hanno reso possibile la lavorazione e la registrazione del disco proprio come era stato pensato, con la produzione di Jono Manson e la partecipazione di una validissima armata di musicisti d’oltre Oceano, tra cui il maestoso John Popper dei Blues Traveler.

Dentro “Calibro77” si vola all’indietro guardando in avanti, torna a correre Sulla Strada il signor padrone di Eugenio Finardi, un refrain assassino alla Bo Diddley a condurre le danze, meravigliosamente struggente e malinconico il Claudio Lolli di Io ti racconto “lo sai che siamo tutti morti e non ce ne siamo neanche accorti e continuiamo a dire così sia”, si riveste di fiati e spara un ritmo swingante Cercando un altro Egitto del Principe dei cantautori mentre girano a ritmo di boogie Ricky Gianco e Questa casa non la mollerò, maestoso incede De Andrè con la Canzone del Maggio, ironico e sarcastico Ivan Della Mea e il suo operaio terrone da catena Sebastiano con l’armonica di John Popper a impreziosire il quadro, Paolo Pietrangeli non fa sconti con la sua Uguaglianza, preghiera laica di denuncia e ribellione, la penna di Edoardo Bennato da sempre pungente e irriverente risplende con Venderò dei colori di un tramonto texano fuoriuscito dalla Torre di Babele, Il Sommo Vate Guccini può essere avvicinato solo con profondo rispetto e considerazione e Un altro giorno è andato diventa quasi una ballata springsteeniana nella sua drammatica epicità, un incedere silenzioso e dolente che si apre nel finale elettrico e vibrante, di nuovo lo swing a colorare la frizzante Ma non è una malattia di Ricky Gianco, poi, chiusura, un altro immenso, ecco Gaber e i suoi Reduci “e tutto che sembrava pronto per fare la rivoluzione”.

E rivoluzione è, dagli album impolverati, ricordi sgualciti, batticuore e speranze si svegliano, risvegliano e sorridono, ci sorridono, di nuovo giovani, colorati e impazienti, di nuovo irriverenti senza nostalgia, attuali ancora e sempre più, per aiutarci a sopportare il presente e volere un futuro, per andare comunque avanti, perché “La lotta continua”, sempre.

11/03/2017 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.
Credits: http://www.the-gang.it

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La città futura

“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

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