Raffaello 1520-1483

Una magnifica mostra del più grande fra i pittori, in parte deturpata dalle modalità di fruizione imposte dalla pandemia.


Raffaello 1520-1483 Credits: https://www.ilsole24ore.com/art/raffaello-dipinto-poeti-ADIsjoF

Raffaello 1520-1483 alle Scuderie del Quirinale di Roma, voto: 8,5; la mostra decisamente di grande rilievo, essendo quasi esclusivamente incentrata sul più grande pittore, con diverse opere provenienti da tutto il mondo, è stata in parte deturpata dalla pandemia. Esplosa pochi giorni dopo la sua inaugurazione, la mostra è tornata visitabile solo dal 2 giugno [1], ma con entrate contingentate e ritmi assurdi.

Si hanno a disposizione solo cinque minuti per ogni stanza e così la visita della mostra, ha una effettiva durata di poco più di un’ora. Mentre una fruizione estetica adeguata avrebbe richiesto fra il doppio e il triplo del tempo a disposizione. Inoltre la disposizione delle opere non era naturalmente stata pensata per questo tipo di fruizione, per cui vi erano sale ricche di diversi capolavori, che avrebbero avuto bisogno di un tempo ben superiore ai miseri cinque minuti, e sale di secondaria importanza dal punto di vista del godimento estetico, in cui con tempi complessivi così contingentati non può che apparire uno spreco rimanere bloccati per cinque minuti. Inoltre, la discutibile disposizione delle opere in senso opposto allo sviluppo storico dell’opera di Raffaello, avrebbero dovuto consentire una volta terminato il percorso al ritroso, un secondo giro in ordine inverso, seguendo così l’evoluzione artistica di questo vero e proprio genio. Infine l’idea di proporre esclusivamente un raffronto, per quanto estremamente significativo, delle opere di Raffaello con le opere romane classiche a cui si ispirato, fondando il classicismo pittorico, senza un raffronto con i grandissimi artisti con cui l’artista si è confrontato nella sua breve esistenza appare alquanto unilaterale.

Come colpisce negativamente la sostanziale assenza di opere della scuola di Raffaello (una delle più ricche e importanti, visto che l’enorme mole di committenze aveva costretto il maestro a circondarsi di un significativo numero di artisti di rilievo) e degli innumerevoli artisti manieristi, nel senso etimologico del termine, ovvero che hanno dipinto alla maniera di Raffaello. L’unico vantaggio della modalità di fruizione di emergenza è che la visita di ogni sala avviene con gruppi ristretti, prima di sei, poi di otto persone, senza tour organizzati, il che consente di godersi, nonostante i tempi contingentati, i capolavori esposti. Perciò sono molto utili l’App e/o i video della mostra da vedere rigorosamente prima, per arrivare preparati e sapere spendere nel modo più proficuo, nei cinque minuti a disposizione, il proprio tempo in ogni sala e per sapere in anticipo quale sala abbandonare immediatamente al suono della fatidica campanella e quale, al contrario, abbandonare il più lentamente possibile. Dando, così, il giusto tempo ai capolavori esposti del più grande pittore, dell’architetto della fabbrica di S. Pietro e il grande studioso dell’antichità da cui ci si attendeva la “miracolosa” ricostruzione della Roma dei Cesari.

Anche da questo punto di vista Raffaello è stato un genio assoluto, svolgendo un essenziale ruolo pionieristico anche dal punto di vista, così decisivo nel nostro paese, e sino ad allora sostanzialmente trascurato, della cura, della salvaguardia e del restauro del patrimonio artistico antico. Non a caso Raffaello, morto a soli 37 anni (appena compiuti) all’apice della sua fama, sarà seppellito per sua volontà nel Pantheon, l’architettura da lui più ammirata e che offrirà il modello privilegiato per le sue creazioni architettoniche, purtroppo rimaste nella maggioranza dei casi a livello di maestosi progetti che l’improvvisa morte e le sempre più pressanti committenze gli impedirono di portare a termine.

Nella prima sala troviamo una riproduzione in scala che ricostruisce la tomba di Raffaello così come l’artista la aveva progettata. Qui troviamo l’ultimo autoritratto conservato al museo del Louvre, insieme a dei disegni con studi preparatori di raffinatissima fattura, a testimonianza dell’insuperata perizia di Raffaello anche in questo campo.

Nella seconda sala sono presenti due eccezionali capolavori della piena maturità di Raffaello; il primo – appena restaurato – ritrae l’ultimo grande committente, Leone X dei Medici, uomo a tutti gli effetti dell’Umanesimo e del Rinascimento, rappresentato come decisamente più interessato alla fruizione estetica delle opere d’arte, piuttosto che ai suoi doveri pastorali. Non a caso, sarà proprio dallo scandalo dinanzi all’esibiti disinteresse del figlio di Lorenzo de Medici per il sacro, a dare il primo impulso alla decisiva Riforma protestante. Infine, vi è il meraviglioso ritratto di un grande intellettuale, con cui Raffaello aveva stretto un intenso sodalizio culturale: Baldassarre Castiglione. A testimonianza di ciò nella sala è esposta la decisiva lettera scritta da Raffaello e Castiglione a Leone de’ Medici contenente il progetto di ricostruzione grafica dei principali monumenti dell’antica Roma. La lettera è essenziale in quanto costituisce una delle rarissime testimonianze dirette della concezione dell’arte di Raffaello. Tanto più che costituisce il documento che dà l’avvio alla storia della moderna concezione di tutela e conservazione dei monumenti. Nella più ambiziosa impresa antiquaria mai tentata sino ad allora, Raffaello mirava a una ricostruzione scientifica della pianta della antica Roma, realizzata a partire dal rilievo delle rovine ancora visibili e dallo studio dei trattati antichi. Questa grandiosa opera sarà bruscamente interrotta dalla prematura morte di Raffaello.

La sala 3 è dedicata al decisivo confronto di Raffaello con l’arte classica. Sala indubbiamente interessante, ma decisamente minore dal punto di vista del godimento estetico, anche se comunque, i disegni di Raffaello ispirati all’antichità classico sono meravigliosi, visto che anche da questo punto di vista non ha avuto praticamente rivali.

La sala 4 è dedicata alle grandi committenze sotto Leone X che, insieme al suo predecessore Giulio II affidarono a Raffaello i compiti artistici più importanti. Questa è presumibilmente la sala più ricca di capolavori, per la quale i cinque minuti a disposizione sono del tutto insufficienti. Abbiamo innanzitutto due madonne con bambino a raffronto, da quella del Divino amore a La madonna della Rosa. Nella stessa sala abbiamo anche il notevole San Giovannino degli Uffizi, in cui si nota, un volta di più, la creativa appropriazione dei modelli classici e la ripresa di temi leonardeschi da parte di Raffaello. Si passa così, a un altrettanto splendido rappresentante La visitazione, anche qui vi è evidente ripresa di un tema classico. In conclusione è possibile ammirare anche L’estasi di Santa Cecilia, capolavoro della maturità di Raffaello.

Al contrario, per quanto interessante, la quinta sala dedicata agli arazzi vaticani, commissionati a Raffaello da Leone de Medici per la cappella Sistina, è decisamente di minore interesse e meno significativa, anche perché essendo a Roma vi è la possibilità di visitare i ben più forniti e significativi, da questo punto di vista, Musei vaticani. Anche perché Raffaello concepisce e dipinge i grandi cartoni preparatori proprio in relazione con le altre grandi opere, a partire da quelle di Michelangelo, che già ornavano questa meravigliosa cappella.

La sesta sala è dedicata a poesia e pittura: l’ideale femminile ispirato al neoplatonismo rinascimentale e alla grande lirica di Francesco Petrarca di cui Raffaello era un grande ammiratore. Qui abbiamo a confronto due eccezionali modelli artistici di raffigurazione femminile con La velata e La fornarina, autentici capolavori a confronto. La sala sette, anch’essa tutto sommato minore dal punto di vista del godimento estetico, essendo dedicata a Raffaello architetto. Troviamo diversi disegni fra i quali spicca quello della Cappella Chigi a Santa Maria del Popolo ideata sul modello del Pantheon. Altrettanto importanti i progetti per la Villa Madama sulle pendici di Monte Mario, anch’essa ispirata ai modelli classici e il modello di Palazzo Branconio all’Aquila, purtroppo distrutto, che diverrà un vero e proprio modello per l’architettura delle residenze private.

La sala 8 a, decisamente minore, è dedicata alle committenze Chigi, fra le più importanti la decorazione della villa sul Tevere del banchiere, la cosiddetta Farnesina, che Raffaello portò a compimento con il supporto della sua scuola. Si possono, in particolare, ammirare i disegni preparatori per le logge di Psiche, con le figure mitologiche ispirate alla scultura classica che influenzeranno profondamente la pittura sino al diciottesimo secolo. Le sale 8 b e c sono dedicate alle grandi committenze sotto Giulio Secondo, il più grande e ambizioso mecenate della modernità che, con le sue idee artistiche controcorrente, avvierà quella rivoluzione stilistica che Vasari definirà moderna. Raffaello, che sarà tra i grandi protagonisti di questa rivoluzione stilistica insieme a Michelangelo, giunge a Roma nel 1508. Queste sale sono forse la più ricche di capolavori artistici della pittura di Raffaello. Nella prima troviamo due delle più celebri madonne di Raffaello – in cui giunge a una perfetta fusione della lezione di Leonardo e quella di Michelangelo – La madonna dell’Impannata e Madonna con il Bambino e san Giovannino (Madonna d’Alba, 1511) dalla National Gallery of Art di Washington, cui si aggiunge un magnifico Ritratto di Tommaso Inghirami detto Fedra, bibliotecario e poeta del papa. Nella successiva vi è lo splendido Ritratto di Giulio II. Vi si trovano anche importanti disegni preparatori per le eccezionali stanze vaticane di Giulio II nel Vaticano.

La nona sala è dedicata ai quattro anni trascorsi da Raffaello a Firenze, per portare a termine la sua formazione pittorica. Vi giunge nel 1504 in un momento di grande fibrillazione politica ed artistica della città, in cui era stata da poco riconquistata la Repubblica. In questo decisivo sviluppo artistico del Rinascimento, spiccavano fra i moltissimi pittori presenti a Firenze: Leonardo e Michelangelo oltre a Fra Bartolomeo e Filippino Lippi. Inoltre Raffaello apprende dai grandi maestri del secolo precedente, come Masaccio e Donatello. In tal modo Raffaello si emancipa dal suo maestro Perugino e realizza diversi capolavori, che rendono questa sala particolarmente godibile dal punto di vista estetico. Fra di esse spicca indubbiamente la celebre Madonna con il Bambino (Madonna del Granduca), oltre alla Madonna Tempi e a un Cristo benedicente. Nella sala si trovano gli importanti disegni preparatori di un altro grande capolavoro di Raffaello la Deposizione, conservato alla Galleria borghese. La sala dieci è dedicata a Raffaello giovanissimo. Qui troviamo due importanti opere che segnano il passaggio a Firenze, La dama con il liocorno, dipinta subito dopo aver potuto vedere la Gioconda che Leonardo stava ultimando e Il sogno del cavaliere, ultima opera dipinta prima della partenza per Firenze. Vi è inoltre da segnalare il Ritratto di giovane con pomo (Francesco Maria della Rovere?). Abbiamo infine, a degna conclusione della mostra, L’autoritratto della Galleria degli Uffizi, a ulteriore dimostrazione della genialità di questo eccezionale pittore sin da giovanissimo rendendo, così, anche questa ultima sala pienamente godibile dal punto di vista estetico.

Note:

[1] La mostra è stata prorogata fino al 30 agosto, ma occorre necessariamente prenotare con largo anticipo per trovare posto, a prezzi, con i diritti di prevendita, davvero eccessivi.

25/07/2020 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.
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L'Autore

Renato Caputo

La città futura

“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

Antonio Gramsci

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