The Founder

La miserevole grandezza del sogno americano


The Founder Credits: The Founder (cinemadonzucchini.it)

The Founder di John Lee Hancock Usa 2016, valutazione: 5/10

Ciò che rende grande il cinema americano è il suo realismo ingenuo. Il suo tallone d’Achille è l’assoluta incapacità di presentare con un adeguato effetto di straniamento questo prototipo di società capitalista. In tal modo solo lo spettatore già dotato di un sufficiente spirito critico è in grado di cogliere grazie al realismo ingenuo del film tutte le contraddizioni di questo modo di produzione. Al contrario lo spettatore privo di spirito critico rischia di considerare come naturale o addirittura come il migliore dei mondi possibili tale sistema nonostante tutte le sue contraddizioni e i suoi aspetti palesemente deprecabili.

Significativa è la tendenza del cinema americano di tornare allo spirito degli anni Cinquanta, anni in cui il sogno americano poteva ancora essere presentato come credibile. Tale tendenza è certamente una fuga dinanzi alle sempre più insuperabili contraddizioni della fase attuale di crisi ed è sintomatico di come il trumpismo non sia un fenomeno inatteso e passeggero, ma sia profondamente radicato nello spirito di un popolo che ha un rappresentazione idilliaca di anni segnati dal maccartismo e dalla caccia alle streghe.

Il film ci offre una naturalistica rappresentazione degli spiriti animali del capitale interpretati dall’attore del momento, Michael Keaton che, fedele al tradizionale metodo Stanislawskiy dell’Actors studio, si impersona magnificamente nel personaggio che interpreta. In tal modo i suoi aspetti brutali, le attitudini da squalo proprie del Self made man, sono in qualche modo edulcorate dal loro incarnarsi in una grande star cinematografica.

In tal modo tutta la prima parte del film è assolutamente insostenibile, risolvendosi in un grottesco e involontariamente farsesco spot dell’uomo che ha lanciato e diffuso a livello globale il logo McDonald’s. Abbiamo così una sfacciata apologia del re del Junk Food e del segreto del suo successo ossia consentire, mediante l’applicazione del sistema della catena di montaggio alla ristorazione, cibo di basso costo e scarsa qualità in tempi rapidissimi ai lavoratori. In tal modo si consente al padronato dei fast food un eccezionale aumento del plusvalore relativo, grazie a ritmi di lavoro elevatissimi e a una divisione del lavoro che consente di assumere manodopera dequalificata a prezzi bassissimi. Inoltre i ritmi rapidissimi consento agli altri imprenditori di ridurre al massimo la pausa pranzo e di ridurre ulteriormente i salari, visto che i prezzi di riproduzione della mano d’opera si abbassano grazie ai prezzi bassi del cibo spazzatura prodotto con un livello elevatissimo di sfruttamento.

Nella seconda parte del film, piuttosto interessante per un pubblico dotato dei necessari anticorpi, appare nel modo involontariamente più evidente l’inganno del principio meritocratico che sarebbe alla base del sistema capitalistico. Le doti necessarie per affermarsi e incarnare il sogno americano del self made man non hanno nulla a che vedere con la preparazione e il bagaglio culturale, tanto meno con attitudine sociali etico-morali e neanche con la qualità dell’offerta, o la capacità di inventare un modo più economico di produrre, un logo vincente etc., ma solo con la determinazione social darwinista a volersi affermare. Tale fine non solo giustifica gli sporchissimi mezzi impiegati, ma li rende assolutamente indispensabili. Anzi, ad affermarsi e a ottenere il consenso sociale è proprio chi utilizza i metodi più sporchi, nel modo più assolutamente spietato. Al contrario l’impresario che mira a mantenere un minimo standard di qualità e un livello minimo di correttezza e di umanità è destinato necessariamente a essere divorato dal pescecane privo di scrupoli.

04/03/2017 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.
Credits: The Founder (cinemadonzucchini.it)

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“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

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