Non un passo indietro! Riparte la lotta contro la “buona scuola”

Nonostante un crescendo di lotte durate un anno intero, la controriforma della scuola di Renzi è passata. Ma il mondo per la scuola non si dà per vinto, forte è il desiderio di riscatto e la volontà di trasformare la temporanea sconfitta in una futura vittoria. 


Non un passo indietro! Riparte la lotta contro la “buona  scuola”

 

Nonostante un crescendo di lotte durate un anno intero, la controriforma della scuola di Renzi è passata. Ma il mondo per la scuola non si dà per vinto, forte è il desiderio di riscatto e la volontà di trasformare la temporanea sconfitta in una futura vittoria. 

di Roberto Villani*

Un po’ di storia recente…
Nei mesi passati un movimento della scuola particolarmente ampio e variegato, composto da lavoratori e RSU autoconvocate, coordinamenti per la LIP, associazioni studentesche, sindacati confederali e di base, ha dato vita ad una delle più importanti lotte organizzate nel nostro paese negli ultimi anni, opponendosi con grande forza e determinazione alla controriforma di Renzi-Giannini denominata “buona scuola”. 

Renzi, che molto aveva puntato sulla scuola in termini di immagine, ha trovato negli insegnanti e negli studenti una resistenza durissima e forse inaspettata, soprattutto se si considera che in precedenti occasioni di grave attacco ai diritti dei lavoratori come nel caso del jobs act (con conseguente devastazione dello statuto dei lavoratori), grande era stata la disorganizzazione, la disgregazione, la passività dei soggetti colpiti e delle principali organizzazioni sindacali. 

La lotta di questo importante movimento contro una riforma dell’istruzione realmente ultra- aziendalista, si è sviluppata in un crescendo:
Si è partiti già da luglio 2014, quando il movimento romano della scuola si è trovato a Montecitorio per rispondere immediatamente alla proposta di “buona scuola-azienda” presentata con un mellifluo documento simil-pubblicitario in pdf da Renzi.
Di lì, dopo numerose assemblee autoconvocate e dopo diversi incontri di studio ed analisi critica della riforma, organizzati dai lavoratori della scuola - che hanno messo a nudo contenuti quali il “preside sceriffo”, il “nucleo di valutazione”, l’impoverimento degli “organi collegiali” e della “democrazia scolastica”, la “mannaia sui precari” ecc. -, è partita una raccolta delle mozioni e delle delibere dei collegi docenti contro la riforma, a cui hanno partecipato migliaia e migliaia di insegnanti, ridicolizzando la falsa consultazione on line proposta invece dal governo. 

Gli sviluppi successivi della lotta poi li conosciamo bene, visto che molto se ne è parlato: manifestazioni, sit-in, flash mob, scioperi partecipatissimi come quello del 24 aprile e soprattutto del 5 maggio (il più grande sciopero della storia della scuola repubblicana) a cui ha partecipato oltre l’80% dei lavoratori della scuola e, sotto la spinta degli stessi lavoratori e delle RSU, un fronte sindacale vastissimo e finalmente unito, composto da tutte le sigle confederali e da quasi tutti i sindacati di base. Fronte che ha mantenuto la sua unità anche durante il successivo sciopero degli scrutini (necessariamente interrotto per la mannaia di leggi anti-sciopero sulle quali i sindacati confederali, ed in particolare la CGIL, dovrebbero ritirare la firma). 

Nonostante la lotta determinata ed unitaria del movimento, il governo è riuscito comunque a far passare la sua riforma, varata il 13 luglio 2015 (L.107/2015). Una riforma giudicata da molti giuristi incostituzionale (tra l’altro è stata bocciata nel passaggio in commissione affari costituzionali), che ha fatto indignare gli addetti ai lavori e non solo, che è stata fischiata in parlamento dai cittadini presenti sugli spalti, come mai successo prima…
Il governo in sostanza, messo in difficoltà dalle lotte e dalla vasta mobilitazione, per portare a termine il suo progetto di controriforma dell’istruzione è dovuto ricorrere a modalità decisamente anti-democratiche, come il superamento della discussione in commissione scuola dove Renzi era finito in minoranza, il superamento degli emendamenti delle opposizioni attraverso un originale e truffaldino maxiemendamento (che nulla ha cambiato dell’impianto originale del ddL), per non parlare del già citato passaggio sull’incostituzionalità e, dulcis in fundo, il ricorso alla fiducia. 

Il tutto svolto ovviamente mobilitando al massimo l’arsenale mediatico governativo, con tanto di spottini ridicoli del presidente del consiglio passati sulla tv di stato (con tanto di gessetti e lavagnette); senza contare le tante vuote dichiarazioni di impacciatissimi membri del governo, conduttori, giornalisti ed opinionisti ammaestrati; tentativi che non sono bastati a coprire la vergogna e che non hanno salvato la maggioranza dal conseguente calo di consensi e di credibilità

Una perdita di consensi consistente da parte di Renzi in questo passaggio di governo quindi,
ma c’è dell’altro… 

Tra i protagonisti del movimento, i lavoratori della scuola, gli studenti, i genitori ed i cittadini consapevoli, anche dopo la firma di Mattarella (che ha forse scordato in quell’occasione di essere garante della Costituzione) non tira affatto aria di smobilitazione, ma serpeggia invece un forte desiderio di riscatto e volontà di contrattacco.

Il popolo della scuola, ormai consapevole delle proprie ragioni e della propria forza e ancora unitariamente mobilitato, non ha alcuna intenzione di interrompere la sua battaglia ed è intenzionato a trasformare la temporanea sconfitta in una futura vittoria!
E’ questo un fatto insolito, in controtendenza rispetto a lotte sindacali precedenti, che spesso si sono arenate o interrotte bruscamente con il varo definitivo delle leggi o provvedimenti filopadronali contro cui ci si era mobilitati. 

Per far questo però, per riuscire a cancellare la L.107, per vincere la “guerra” contro questo governo reazionario, è però importantissimo rafforzare quell’unità sindacale che ha visto lottare insieme contro la riforma tanto i sindacati firmatari che i sindacati di base ed in questo senso decisivo sarà il ruolo delle RSU e degli iscritti, che dovranno chiedere con forza alle loro organizzazioni di rimanere unite nella lotta, non cedere a tentazioni di compromessi e concertazioni al ribasso e non fare nessuno, ma proprio nessun passo indietro! 

Sarà necessario poi costruire già a settembre le condizioni per ricreare la mobilitazione ampissima raggiunta dal movimento della scuola tra aprile e giugno. Bisognerà quindi coordinarsi a livello nazionale, costruendo momenti unitari di organizzazione del movimento, come l’assemblea autoconvocata del 31 agosto a Roma, o quella del 5-6 settembre promossa dai comitati della LIP a Bologna, o quella nazionale delle RSU dell’11 settembre a Roma, con lo scopo di articolare un'efficace strategia di lotta comune su tutto il territorio nazionale.
Ma avrà altrettanta importanza agire anche a livello locale, costruendo sinergie tra i diversi attori della scuola (insegnanti, studenti, genitori – RSU, CdI, CdD, comitati genitori, collettivi studenteschi etc…) e lottando in modo coordinato scuola per scuola contro gli effetti della riforma, contro il potere e l’arroganza dei “presidi sceriffi”, contro i “nuclei di valutazione”, contro le assunzioni dei precari lontano dalle proprie case (in questi giorni molte sono le proteste e le iniziative in questo senso), contro il taglio dei finanziamenti che porta gli istituti a chiedere alle famiglie salati contributi volontari mentre incostituzionalmente si finanziano le private... 

Insomma, bisogna costruire una lotta di lunga durata, unitaria, radicale, intelligente, in grado di crescere in forza e partecipazione e di sfruttare ogni possibilità per mettere in difficoltà il governo sulla L.107; anche quella di un eventuale referendum, a patto che lo stesso sia espressione reale del movimento della scuola e non di tentativi politicisti come quello maldestramente proposto in questi giorni da Civati, nel tentativo di “lanciare” la sua neonata compagine politica.

Una lotta sindacale, ma anche politica in cui il movimento sappia sfruttare la sponda offerta dalle opposizioni parlamentari ed extraparlamentari senza farsi però “mettere il cappello” dalle stesse. 

Chiara infatti deve essere una questione:
Il popolo della scuola si pone obiettivi grandi, condivisi ma complessi da ottenere. E’ stato più volte detto dai lavoratori e dagli studenti che l’unico risultato possibile per noi è il ritiro completo della “buona scuola”, oggi L.107, una legge aziendalista fortemente desiderata e sostenuta da tutti i poteri forti (treElle, fondazione Agnelli, Confindustria..).
Parallelamente il movimento che si è mobilitato contro Renzi-Giannini chiede da sempre l’attuazione di una riforma realmente condivisa da lavoratori della scuola, studenti, genitori, incarnata oggi nella LIP, Legge di Iniziativa Popolare basata sui più alti elementi della democrazia espressa dalla Costituzione antifascista e della scuola democratica degli organi collegiali conquistata con le lotte degli anni ‘70.

Ma non si può però pensare che un simile risultato possa essere raggiunto senza che vengano messi in discussione gli equilibri di un governo che è espressione diretta dei poteri forti nazionali e soprattutto sovranazionali, un governo smaccatamente neoliberista che ha fatto dei dettami del padronato internazionale (politicamente rappresentato dalla cosiddetta troika) la sua linea di condotta politica. 

Per questo la lotta sindacale non basterà e la rivendicazione del settore scuola dovrà lasciare il posto, più che in passato (è forse stato questo il maggior limite del movimento) ad una mobilitazione unitaria e più vasta di tutti i lavoratori, per arrivare all’organizzazione di un grande ed incisivo sciopero generale in grado di dare una spallata decisiva; una rivendicazione quindi politica (su cui si dovranno misurare anche e soprattutto i comunisti e gli anticapitalisti ovunque collocati) contro un sistema economico basato sullo sfruttamento del lavoro, contro la devastazione di scuola e sanità, contro il precariato che si cela dietro i nuovi contratti “a tempo indeterminato”, per la difesa dell’orario di lavoro e del salario diretto, indiretto e differito

In questo senso, la costruzione dell’unità tra tutti i lavoratori salariati precari e non, l’elaborazione di piattaforme di rivendicazione comuni tra le vertenze, la solidarietà di classe tra coloro che si battono contro la “buona scuola”, la “riforma della P.A.” o il “jobs act”, è un elemento essenziale per il raggiungimento degli obiettivi che si è dato il movimento della scuola.
Le operazioni di solidarietà nate in questo periodo da gruppi di insegnanti in supporto ai lavoratori Ikea in sciopero, sono un primo interessante segnale in questa direzione. 

Continuiamo dunque a lavorare per tenere unito il fronte sindacale esercitando la necessaria pressione “dal basso”, proviamo a superare il corporativismo che non ci permette di allargare le lotte, continuiamo a mobilitare i colleghi ed i lavoratori che ancora non hanno alzato la testa, diamo spazio alla nostra intelligenza ed immaginazione, impariamo dai nostri errori e prepariamoci all’autunno ed a questa dura lotta. 

Contro la “buona scuola” ed il governo Renzi, NON UN PASSO INDIETRO!! 

 *RSU Flc/Cgil – Lavoratori Autoconvocati Scuola - Roma

Prossimi appuntamenti del movimento della scuola contro la legge 107 del governo Renzi:

27/08/2015 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.

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L'Autore

Roberto Villani

Lavoratori autoconvocati della scuola

La città futura

“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

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