- La Repubblica delle Sette Province unite
Le atrocità dell’esercito di mercenari al comando del Duca d’Alba, a partire dal sacco di Anversa, cementano l’unione fra nord calvinista e sud cattolico dei Paesi Bassi ribelli, dando vita all’Unione di Gand (1576). A questo punto il re di Spagna Filippo II, che intendeva imporre il suo dominio assolutista sui Paesi Bassi è costretto a sostituire il Duca d’Alba con dei comandanti meno brutali e più tattici, fra i quali spicca Alessandro Farnese, che impiega sistemi più liberali di governo e punta tutto sul far emergere le differenze di religione, riuscendo così a staccare dall’Unione di Gand le province meridionali cattoliche, cui concede le condizioni privilegiate precedenti al suo regno. Tuttavia il nord non si arrende e, anzi, riuscirà nel 1581 a proclamare la Repubblica delle Sette Province Unite. La lotta per il diritto all’autodeterminazione e l’indipendenza nazionale contro l’imperialismo spagnolo proseguirà sino al 1609. Poi vi è una tregua di dodici anni, dopo la quale riprende la guerra sino a che, con il Trattato di Westfalia del 1648 (che pone fine alla Guerra dei trent’anni), persino l’imperialismo spagnolo, letteralmente sommerso dai debiti, si vede infine costretto a riconoscere l’indipendenza della Repubblica, spesso denominata Olanda dalla provincia più grande e popolosa. Per la prima volta un piccolo popolo con una guerra popolare di guerriglia riesce a sconfiggere un enorme impero dotato dell’esercito allora più potente del mondo.
Il fiorire economico e culturale dell’Olanda
Un piccolo popolo è riuscito a sconfiggere la più grande monarchia d’Europa, inoltre nel corso della guerra gli Olandesi hanno mostrato che confessioni religiose e gruppi sociali diversi possono aggregarsi nella lotta per l’autodeterminazione, l’indipendenza nazionale e la tolleranza religiosa. Così, nel corso del Seicento, i Paesi Bassi divengono un punto di riferimento di tutti i progressisti d’Europa, anche per il grande sviluppo culturale del paese, che in questi anni dà i natali al fondatore della giurisprudenza moderna Grozio, al grandissimo filosofo rivoluzionario Spinoza e ai grandissimi pittori: Rembrandt e Vermeer. La guerra popolare rivoluzionaria, nonostante l’altissimo numero di civili uccisi, non solo non impoverisce il paese, ma lo rende per la prima e ultima volta il dominatore dei commerci internazionali.
La Compagnia delle Indie occidentali
La lotta rivoluzionaria per l’autodeterminazione nazionale consente a quella che era allora la classe media: la borghesia di conquistare oltre al potere economico una parte importante dello stesso potere politico, sfruttando la contrapposizione fra l’oligarchia aristocratica e le masse popolari. Così il paese conosce un grande sviluppo commerciale in senso moderno, con i commercianti olandesi che conquistano i mercati asiatici, da sempre i più lucrosi e, perciò, ambiti.
L’iniziativa privata porta alla creazione di una serie di scali ed empori lungo le coste dell’Asia. Si tratta della prima espressione di una forma nuova di colonialismo e imperialismo, quello moderno egemonizzato dalla grande borghesia. Nel 1602 sorge la Compagnia delle Indie occidentali e, poco dopo, gli olandesi divengono la prima potenza commerciale, le cui ricchezze generano invidia in tutto il mondo, che non riesce a comprendere come un popolo così piccolo e privo di grandi risorse naturali sia potuto divenire la potenza commerciale dominante. Con la guerra popolare il capitalismo commerciale si afferma come modo di produzione dominante e questo consente un eccezionale sviluppo da tutti i punti di vista, tanto che si parla di secolo d’oro dell’Olanda. Naturalmente l’egemonia borghese comporta, fra l’altro, la conquista del monopolio del commercio più lucroso, quello degli schiavi strappato alla Spagna e il genocidio come strumento per depredare i popoli soggiogati e derubarne tutte le risorse anche naturali.
- L’età elisabettiana: l’espansione dell’Inghilterra sui mari
Come Francia e Olanda anche il Regno Unito, più o meno negli stessi anni, è funestato dalle guerre di religione. Nel 1553 sale al trono Maria Tudor figlia di Caterina d’Aragona e Enrico VIII. Maria era cattolica fervente legata alla Spagna ed è l’artefice, durante il suo breve regno (1553-1558), della cosiddetta reazione papista. L’Inghilterra è funestata da processi e roghi. La rivincita del cattolicesimo sembra completa nel 1555 quando Maria sposa Filippo II. Si tratta del tentativo di reimporre il dominio di un modo di produzione feudale in piena fase putrescente. Tuttavia solo tre anni dopo Maria muore senza eredi e gli succede la sorellastra Elisabetta figlia di Anna Bolena. Nel 1559 un nuovo atto di supremazia conferma l’autorità regia sulla chiesa. È la concezione moderna, borghese, in cui la feudale ideologia dominante religiosa, diviene uno strumento per favorire l’affermazione del modo di produzione capitalistico emergente. I puritani, ossia i calvinisti inglesi radicali, sono scontenti perché pongono al centro della vita comunitaria l’elettività delle cariche e auspicano una vita religiosa tutta interiore, mentre rifiutano le gerarchie ecclesiastiche e la sottomissione della chiesa al re. Proprio perciò vengono duramente perseguitati. L’anglicanesimo è una forma di rivoluzione passiva, mente dietro le ideologie protestanti si celano gli orientamenti politici rivoluzionari dei diversi settori dei subalterni, anche se se ne servono anche gli aristocratici in lotta contro il potere accentratore del monarca.
Il conflitto a distanza fra Elisabetta I e Filippo II
D’altra parte Elisabetta sostiene gli ugonotti francesi e i calvinisti olandesi contro Filippo II. Quest’ultimo, vedovo di Maria Tudor, era considerato dalle potenze cattoliche il legittimo erede al trono inglese, visto che non riconoscevano il matrimonio di Enrico VIII con la madre di Elisabetta I Anna Bolena. Inoltre da decenni i pirati inglesi, guidati da uomini come Francis Drake e Walter Raleigh, assaltavano i mercantili spagnoli. La regina Elisabetta dal 1570 li appoggia apertamente, trasformandoli in corsari e la Spagna vede minacciato il suo commercio monopolistico con le colonie americane. Quindi, mentre in patria Elisabetta I porta avanti la rivoluzione passiva anglicana, all’estero sostiene le forze rivoluzionarie attive, per indebolire le altre grandi potenze e sostiene forme di lotta guerrigliere, trasformando i pirati in corsari.
La tragica fine di Maria Stuart
Filippo II replica ordendo congiure per eliminare Elisabetta I. Complice e, al contempo, vittima di tali macchinazioni è la cugina Maria Stuart, regina cattolica di Scozia che, costretta dai nobili e calvinisti scozzesi ad abbandonare il trono, si rifugia dalla cugina Elisabetta, ove diviene il centro di complicati intrighi e, accusata di cospirazione, dopo lunga prigionia è condannata a morte. Dunque la cattolicissima Spagna, roccaforte dell’assolutismo, non esita a usare la tattica di attentati terroristici addirittura contro un sovrano. La stessa Elisabetta I, che porta avanti la tradizione strettamente assolutista dei Tudor, condanna a morte la regina di Scozia ed erede al trono d’Inghilterra.
La sconfitta dell’Invincibile Armada
Ciò è considerato un affronto dal mondo cattolico e il suo campione Filippo II invia nel 1588 una poderosa flotta di 130 navi per invadere l’isola. L’Invincibile Armada arriva sulla Manica, ma è sopraffatta dalla nuova e imprevedibile tattica adottata dalle agili navi inglesi, guidate dal corsaro Francis Drake. Le imbarcazioni spagnole sopravvissute allo scontro, nel tentativo di ritirarsi circumnavigando l’isola britannica, vengono travolte da una serie di tempeste. La conservatrice e tradizionalista Spagna, pur essendo sulla carta decisamente più potente, viene pesantemente sconfitta dagli inglesi che utilizzano tattiche militari rivoluzionarie per l’epoca, come le piccole barche incendiate lanciate contro i grandi, ma poco manovrabili galeoni spagnoli. Mentre l’armata spagnola è guidata da un aristocratico che considera i marinai galeotti, l’Inghilterra per non essere sopraffatta dà il comando della flotta a un corsaro, esperto di battaglie navali asimmetriche.
L’alba dell’espansione coloniale inglese
Da allora il Regno Unito ha mirato a incrementare la propria attività marinara per prevenire nuovi attacchi ed espandere la propria economia. Il corsaro Raleigh nel 1584 ha fondato la prima colonia inglese nel nuovo continente che chiama Virginia, in onore della regina che, probabilmente sterile, non si era sposata per meglio controllare il potere. Comincia la colonizzazione inglese dei futuri Stati Uniti, secondo grande modello di colonialismo e imperialismo moderno borghese dopo l’olandese. L’imperialismo britannico porta alle estreme conseguenze la tattica del genocidio funzionale alla pulizia etnica, tipico del colonialismo di insediamento, e sviluppa al massimo il traffico internazionale più lucroso, quello degli schiavi (che strapperà con una guerra dopo la rivoluzione borghese alla liberale Olanda) per sfruttare il più possibile, per i profitti privati, i popoli extra europei.
