- La brama di ricchezza quale fondamento delle grandi esplorazioni nel XV e nel XVI secolo
Fino a che il modo di produzione feudale ha consentito lo sviluppo delle forze produttive, l’ideologia dominante si rappresentava l’universo chiuso, esattamente come i rapporti sociali basati su ceti ai quali si apparteneva per nascita. Si trattava di una società rigidamente gerarchica, in cui l’ideologia dominante era ancora religiosa. Ciò si rifletteva nella rappresentazione dell’universo come un sistema di sfere concentriche al di sopra delle quali vi sarebbe lo spazio divino. Nel punto più basso del sistema vi sarebbe la terra, dunque, nessun essere umano può osare mettere in discussione l’ordine sociale che corrisponderebbe all’ordine naturale e alla volontà divina. Il mondo umano rigidamente sottoposto all’ordine divino, faceva sì che la terra fosse ancora poco studiata. Anche perché la civiltà occidentale era incentrata sul mar Mediterraneo, un mare chiuso. Al di fuori del mondo cristiano vi sarebbero state terre selvagge, ostili, abitate da infedeli che i cristiani non conoscevano e temevano. Anche perché durante il Medioevo le società dell’estremo oriente, degli arabi e dei bizantini erano superiori. I viaggi erano rari e pericolosi, anche perché dopo il crollo dell’Impero Romano gli occidentali avevano perso il controllo del Mediterraneo. Le colonne d’Ercole apparivano il limite massimo per l’intraprendenza umana, cioè il mondo cristiano occidentale non osava avventurarsi al di fuori del Mediterraneo.
La situazione era cominciata a mutare quando il conflitto sociale fondamentale del modo di produzione feudale, fra latifondisti e lavoratori della terra – dal momento che il vecchio stava morendo, ma il nuovo non riusciva a nascere – aveva prodotto la rovina comune delle classi in lotta. Il feudalesimo era ormai divenuto un ostacolo all’ulteriore sviluppo dei mezzi di produzione, d’altra parte le ribellioni contadine, sempre più frequenti e ampie, non riuscivano a superare il primo momento, quello distruttivo della lotta, perché i lavoratori della terra vivendo dispersi nelle campagne non riuscivano a produrre degli intellettuali organici che li potessero portare da una lotta di tipo economico e sociale, anche molto violenta, al conflitto superiore sul piano politico: la presa del potere per sviluppare un nuovo modo di produzione.
In questo interregno in cui si sviluppano i fenomeni più morbosi, come le crociate, comincia a sfruttare a proprio vantaggio la situazione il ceto medio: la nascente borghesia. Quest’ultima riesce a cominciare a conquistare il potere facendosi interprete di una rivoluzione senza rivoluzione, che elimina gli aspetti più arcaici del feudalesimo, con la civiltà comunale e le città marinare.
La classe media borghese gode di privilegi, per cui non diviene una classe rivoluzionaria. Teme di politicizzare le masse popolari, strumentalizzandole come base di massa nella sua lotta contro l’aristocrazia latifondista. Ulteriore fenomeno morboso è la trasformazione dei Comuni in Signorie. I Comuni erano il prodotto di una rivoluzione mancata, dal momento che la borghesia non porta a termine la lotta per il potere contro l’aristocrazia, perché avrebbe avuto bisogno delle masse popolari, che si sarebbero, di conseguenza, politicizzate. Così o trova un accordo con l’aristocrazia per spartirsi il potere, come in diverse signorie a partire da quella di Venezia, o finisce per mettersi nelle mani dei militari, come con gli Sforza a Milano, o per divenire classe dirigente la componente più ricca deve affermarsi sul blocco sociale borghese divenendo una nuova aristocrazia finanziaria come con i Medici a Firenze.
In seguito, la borghesia italiana, la più avanzata a livello europeo, temendo che una rivoluzione sociale e politica favorisca in prospettiva il proto-proletariato, punta su una rivoluzione culturale: l’Umanesimo e, poi, il Rinascimento.
A sbloccare la situazione interviene una grande rivolta popolare in Portogallo. Tuttavia, visto che gli sfruttati non hanno una direzione consapevole intellettuale che li porti alla conquista del potere politico, per rivoluzionare il modo di produzione feudale, si afferma una forma nuova e più avanzata di rivoluzione passiva: lo Stato (moderno). La borghesia, che ha bisogno di creare un mercato quantomeno nazionale, lotta contro il particolarismo e l’anarchia feudale, alleandosi con il sovrano. Così in Portogallo nasce il primo Stato (moderno) con la spartizione del potere fra il sovrano, che assume il potere politico, e la classe media borghese che prende il controllo economico. Il re si pone alla testa della classe dirigente e la borghesia della classe dominante. Nasce così la forma moderna di colonialismo, con la direzione politica da parte dello Stato, del sovrano, e la direzione economica della borghesia.
Iniziano i viaggi transoceanici
Con le città marinare erano state importate dall’Oriente, essenzialmente dalla Cina, le carte nautiche, la bussola e il timone. Ora con la spinta dello spirito borghese e dello Stato alla conquista dell’oro gli uomini divengono più intraprendenti, si inventano nuove navi che sostituiscono la forza lavoro umana dei rematori, con la vela che sfrutta l’energia eolica.
I primi viaggi transoceanici iniziano alla fine del XIII secolo, al crepuscolo dell’autunno del medioevo, non a caso con i fratelli Vivaldi, esponenti della più potente città marinara italiana, Genova, ma che ora lavorano al servizio del Portogallo. Qui il sovrano, giunto al potere sfruttando una rivoluzione popolare, inizia a investire alla ricerca di una nuova via per rientrare nel commercio internazionale. Fondamentale resta a questo proposito riaprire il commercio con il sud-est asiatico, visto che la strada tradizionale, peraltro controllata da Venezia, la grande rivale di Genova, è ora bloccata perché i Turchi, prossimi alla conquista di Bisanzio, considerano la Repubblica marinara, da sempre in ottimi rapporti con i bizantini, come un nemico. Si punta a circumnavigare l’Africa per ristabilire via mare i commerci con l’estremo oriente, visto che la tradizionale via della seta è bloccata nella parte conclusiva dagli Ottomani. Naturalmente il primo tentativo non può riuscire, e i fratelli Vivaldi non fanno ritorno. D’altra parte, grazie alla rivoluzione culturale rinascimentale (nata dalla borghesia italiana e che, in seguito, si sviluppa in Europa occidentale grazie agli Stati) l’ideologia medievale rinunciataria – che considera eretico il libero pensatore – è messa da parte. Anche perché l’affermasi della borghesia, che va di pari passo con la febbre dell’oro, da nuova linfa all’intraprendenza dei viaggiatori.
Le motivazioni economiche dei viaggi transoceanici
Forte della rivoluzione che divenuta passiva ha prodotto la nuova forma politica, lo Stato – essenziale per la borghesia che punta a un mercato nazionale – il Portogallo fa della sua debolezza, l’essere sostanzialmente tagliato fuori dai traffici del Mediterraneo, il suo punto di forza: L’affaccio più a sud del continente europeo sull’Oceano atlantico è la posizione migliore per puntare alla circumnavigazione dell’Africa, essenziale per sostituirsi a Venezia come terminal occidentale della via della seta. Anche perché essendo ormai anche Bisanzio finita in mano turca (1492), si chiude lo sbocco marittimo che consente ai ricchi traffici dall’Oriente di raggiungere il continente europeo.
- La scoperta dell’America da parte dei barbari cristiani europei
I tentativi di sviluppare viaggi transoceanici, per far sì che l’occidente europeo non sia più marginale nel commercio mondiale controllato dalle grandi potenze orientali, offrono i primi significativi risultati alla fine del XV secolo. La rivoluzione culturale umanista abbatte il tabù classista medievale che, per consentire al lavoro intellettuale di dominare incontrastato sul lavoro manuale, aveva dovuto tener radicalmente separata la scienza dalla tecnica. La borghesia e poi i più grandi intellettuali del Rinascimento, Bacone e Galileo, realizzano la rivoluzione scientifica che ha come fondamento la sempre più stretta cooperazione fra scienza e tecnica. Per quanto riguarda la questione dei viaggi transoceanici, il legame dialettico di relazione reciproca fra scienza e tecnica porta alla realizzazione di nuovi tipi di nave: la caravella e il galeone che hanno un’autonomia di navigazione prima sconosciuta. Sono le prime navi moderne e, al contempo, rendono possibile il passaggio stesso all’età moderna, che ha la sua genesi con lo sbarco di Colombo in America, atto di nascita del colonialismo moderno, grazie al quale l’Europa diverrà, per la prima e ultima volta, il continente dominante sul piano internazionale.
Nel 1487 il portoghese Bartolomeo Dìaz raggiunge il Capo di Buona Speranza. Qualche anno dopo Vasco da Gama, spagnolo al servizio del Portogallo, doppia il Capo delle tempeste giungendo in India. Venezia perde così il monopolio del traffico delle spezie, che passa ai portoghesi. Si tratta della merce di lusso per eccellenza, che aveva reinserito l’Europa occidentale nel commercio internazionale, importando in particolare noce moscata e chiodo di Garofano dall’Indonesia.
Sarà, non a caro, di nuovo un genovese, Cristoforo Colombo che, per sperimentare una nuova rotta, occidentale per raggiungere il sud-est asiatico, è costretto a ricorrere al finanziamento spagnolo, visto che il Portogallo era tutto impegnato a mantenere il monopolio sulla via orientale alle così dette Indie.
Paradossalmente, sulla base di calcoli matematici errati, che portano a ritenere tale strada molto più breve di quanto non sia, Colombo cerca di aprire una via più diretta, occidentale alla Cina. Siamo ancora in questi secoli di transizione dal mondo feudale dominante nel medioevo, al capitalismo caratteristico del mondo moderno, per cui da una parte Colombo si mostra animato da spirito missionario ma, al contempo, è mosso dall’intraprendenza del borghese che cerca gli investimenti per realizzare una grande impresa commerciale. Infine, sono i sovrani di Castiglia e Aragona a mettere a sua disposizione nel 1492 tre caravelle. Dopo oltre due mesi di navigazione su una rotta sconosciuta, quando la ciurma è sul punto di ribellarsi, giunge nelle isole Bahama che scambia per il Giappone. Anche nei due viaggi seguenti Colombo continua a credere di essere giunto nelle Indie e chiama perciò indiani gli amerindi. A scoprire di esser sbarcato su un nuovo continente sarà il fiorentino Amerigo Vespucci, da cui prende il nome l’America. Già dal nome si evince il genocidio culturale che è una delle caratteristiche del colonialismo di insediamento. Anche se, inizialmente, i cristiani europei occidentali si comportano come i pirati normanni delle seconde invasioni barbariche. Assalto, saccheggiano, fanno stragi indiscriminate, e tendono a schiavizzare i sopravvissuti. Soltanto in seguito cominciano a stanziarsi, schiavizzando i nativi, per derubare più risorse naturali possibili al continente americano.
