- L’elezione imperiale di Carlo V (1519). Un impero su cui non tramonta mai il sole
Nel 1519 Carlo d’Asburgo si indebita pesantemente con i ricchi banchieri tedeschi e italiani per comprarsi i voti dei Prìncipi elettori necessari a essere eletto imperatore. Carlo riesce a ottenere i prestiti necessari, in quanto era erede per parte di madre dei possedimenti dei nonni: Ferdinando D’Aragona e Isabella di Castiglia. Perciò Carlo è re di Spagna, di Napoli, Sicilia e Sardegna, oltre che degli amplissimi territori coloniali in America. Inoltre Carlo, erede da parte di padre di Massimiliano d’Austria, riceve i possedimenti degli Asburgo e anche dei Borgognoni (Franca Contea e Paesi Bassi), visto che l’erede di tale famiglia ha sposato il nonno dell’imperatore. Perciò Carlo può vantare che nei suoi regni non tramontasse mai il sole. Emerge così tutta l’irrazionalità delle monarchie ereditarie per cui, con un’abile politica matrimoniale e una volontà di potenza priva di scrupoli, si era apparentemente costruito un enorme impero, che si rivelerà un gigante dai piedi di argilla.
La contraddizione fra l’impero medievale e gli stati nazionali moderni
Non si tratta di uno Stato moderno, con una legislazione uniforme, ma di un organismo medievale, diviso in parti eterogenee e con costumi e legislazioni differenti. Tale aggregato è il risultato della concezione patrimoniale dello Stato propria del Medioevo. I sogni di Carlo sono dunque imperiali, ma entrano in contraddizione con le diverse prospettive oramai nazionali dei suoi sudditi. Il suo imperialismo medievale entra, inoltre, in contraddizione con l’emergente capitalismo monetario da cui sempre più dipende. Infatti, l’ enorme potere di cui disponeva, basato sull’imperialismo, richiedeva un enorme esercito, con il suo altrettanto enorme indotto e un numero elevatissimo di funzionari con i loro servitori. Si tratta di un numero spropositato di lavoratori improduttivi. Non potendo tassare le classi dominanti e gli intellettuali (la chiesa), di cui aveva assoluto bisogno per mantenere l’egemonia su questo artificialissimo impero, le imposte gravavano principalmente sulle classi produttive. Ma ciò non bastava a ripagare i debiti con il grande capitale finanziario tedesco e genovese dal quale l’imperatore dipese fino a quando, non riuscendo più a onorare nemmeno gli interessi sul debito, abdicherà, scaricando l’onta della bancarotta sul figlio Filippo II.
Francia: riforma protestante e Turchi mettono in crisi le ambizioni di Carlo
La Francia, circondata dai domini degli Asburgo, combatte dal 1521 al 1559 una guerra per la vita e per la morte che vede prima fronteggiarsi Francesco I e Carlo V e poi i figli Enrico II e Filippo II. I francesi riescono a tenere testa agli avversari decisamente più forti sulla carta, proprio perché a differenza dei rivali stanno divenendo uno Stato unitario, più conforme a garantire il mercato unico funzionale alla borghesia. Inoltre Carlo non può concentrarsi solo contro il Re di Francia, perché deve combattere un altro durissimo avversario: la riforma protestante, che mette in discussione l’ideologia dominante e, di conseguenza, la sua egemonia in Germania. Infine, Carlo deve tenere testa anche all’avanzata dei Turchi lungo i Balcani, a ridosso dei suoi possedimenti. In tal modo, nonostante fosse sulla carta più potente, non riuscì mai a sconfiggere i suoi avversari. Del resto, da sempre oppresso dagli oneri di debiti che non era in grado di risanare, puntava sulla guerra per tenere buoni i creditori, con la promessa di scaricarne sugli sconfitti, non solo i costi ma anche parte degli oneri creditizi.
- L’Italia attratta nella sfera d’influenza asburgica
Nel 1525 Carlo V ha sconfitto i francesi e li ha costretti a ritirarsi dal ducato di Milano. Francesco I reagisce organizzando nel 1526 la lega antiasburgica di Cognac, cui partecipano Firenze, Venezia e il papa Clemente VII dei Medici, nel timore di un’egemonia asburgica in Italia che comporta anche la battuta d’arresto dello sviluppo in senso borghese. La borghesia italiana, a causa della costitutiva lotta per la concorrenza, era rimasta separata in tanti piccoli principati, che per sconfiggere gli avversari chiedevano aiuto ai potenti stranieri. Così il paese fu devastato dalla guerra fra imperialismo spagnolo e francese.
Il Sacco di Roma (1527)
Carlo V reagisce alla Lega di Cognac attaccando lo Stato del Vaticano con i suoi mercenari lanzichenecchi, spesso tedeschi protestanti. Carlo, sempre in debito con i banchieri tedeschi, non sa come pagare l’esercito e, perciò, nel 1527 lo lascia sfogare contro la città di Roma. È un terribile saccheggio noto come il sacco di Roma. Con esso si chiude la rivoluzione culturale apertasi con l’Umanesimo e portata alla massima espressione dal Rinascimento. Inizia una tormentata fase di transizione la cui drammaticità è ben rispecchiata dallo stile manierista che si viene imponendo.
L’assedio di Firenze (1529-30) e il Congresso di Bologna (1530)
Ciò nonostante, il papa incorona di lì a poco Carlo V re d’Italia e imperatore, in cambio della promessa di restaurare i Medici a Firenze, cacciati per la seconda volta dalla popolazione. Il congresso tenuto da Carlo V a Bologna nel 1530 con i principi italiani segna decadenza e fine della libertà italiana sotto l’egemonia della Spagna e della Controriforma. Emblematico rimane il caso della Repubblica fiorentina che, sebbene senza speranze, si batte eroicamente contro gli Asburgo che hanno la meglio instaurando la signoria dei Medici, che segnerà la crisi della grande cultura fiorentina. La grande borghesia commerciale e monetaria, per paura della piccola borghesia disposta persino a mobilitare le masse, preferisce l’alleanza in posizione subordinata con i restauratori del feudalesimo. Il blocco sociale borghese, che aveva dato vita alla eccezionale stagione dei Comuni, si spacca durevolmente. La grande borghesia cerca un accordo con l’aristocrazia e la chiesa per costruire un nuovo blocco sociale dominante.
- L’ultima fase del conflitto franco-asburgico
L’anno 1530 segna la vittoria di Carlo che detta legge in tutta Italia. I principi italiani sono tutti sotto la sua egemonia. Tuttavia, di lì a poco, i turchi avanzano nei Balcani verso Vienna e la riforma protestante in Germania fa sfumare il sogno imperiale di Carlo. Con la riforma il cristianesimo si nazionalizza, dal sostegno al feudalesimo passa, a poco a poco, al sostegno alla grande borghesia. Il blocco sociale dominante diviene collaborazionista con l’imperialismo asburgico che domina sulla penisola. Alla sconfitta dell’imperialismo francese corrisponde il ritorno ad una relativa pace e ad un assetto di potere stabile in grado di fronteggiare i continui istinti ribelli delle classi subalterne.
Il tramonto dello spirito medievale dinanzi alla Riforma e agli stati unitari
Nel frattempo la Francia, sconfitta nel conflitto diretto in Italia, conduce una guerra di logoramento con spregiudicate intese politiche, dai luterani tedeschi a Solimano il Magnifico, signore dell’impero ottomano in marcia verso l’Austria. Lo spirito medievale della crociata e dell’unità cristiana d’Europa è definitivamente tramontato con la riforma e il prevalere degli interessi delle monarchie nazionali. La linea di Francesco I è seguita con ancora maggiore decisione da Enrico II, succedutogli nel 1547. La lunga transizione dalla putrefazione della società feudale, alla modernità borghese, che ancora stenta ad affermarsi, trova come punto di caduta intermedio lo Stato feudale. Si tratta di un compromesso fra i residui dei gruppi dominanti della società feudale, chiesa e grandi proprietari terrieri e l’emergente ceto medio borghese, che ha bisogno dello Stato per lo sviluppo delle forze produttive.
Carlo V abdica e il suo impero viene diviso
Dopo il fallimento delle proprie speranze di ricomporre la riforma protestante, che finisce per riconoscere con la pace di Augusta del 1555, Carlo V stanco e deluso abdica e vive gli ultimi anni nella pace di un convento. La distopia del rilancio dell’imperialismo medievale risulta sconfitta. I propri domini sono spartiti fra i figli Filippo II – che ha la Spagna, il Portogallo, i Paesi Bassi, i possessi d’Italia e d’America – e Ferdinando a cui vanno i possedimenti degli Asburgo: Austria, Ungheria, Boemia e, tendenzialmente, la corona imperiale. La distopia della restaurazione di un impero universale cristiano cede dinanzi alla affermazione degli Stati feudali, per lo più assolutistici.
La pace di Cateau-Cambrésis
La pace fra i francesi, non più accerchiati, e gli spagnoli è firmata nel 1559 a Cateau-Cambrésis. I francesi sconfitti riconoscono l’egemonia spagnola sull’Italia, ma ricevono in cambio i vescovati di Metz, Toul e Verdun; Il rafforzamento dello Stato si rivelerà, però, più utile dell’imperialismo medievale. La Spagna controlla direttamente il sud d’Italia, le isole, la Lombardia, la Maremma e indirettamente egemonizza il resto del paese ad eccezione di Venezia, comunque in decadenza. L’imperialismo spagnolo, sul piano politico militare, e la Controriforma, sul piano ideologico, divengono baluardi in grado di assicurare le élite delle classi dominanti dinanzi all’endemica potenziale ribellione delle grandi masse dei subalterni.
- L’impero turco nella prima metà del secolo XVI
I Turchi, in espansione nei Balcani dal XV secolo, non assimilano né si assimilano alle popolazioni slave a loro sottoposte, sfruttando l’imperialismo islamico. Mentre i Turchi continuano ad avanzare in Europa, non si riescono a coordinare neppure i paesi più direttamente interessati ad arrestare l’avanzata turca: Austria, Boemia, Ungheria, Polonia e Venezia. Mentre Francia e protestanti non esitano ad allearsi con i Turchi come estrema ratio nella guerra contro Carlo V. Solo nel 1571 alcuni paesi europei uniscono le forze e sconfiggono i turchi nella battaglia di Lepanto. In questo caso prevalgono gli interessi commerciali. Il fatto che alle contrapposizioni giustificate in modo ideologico-religioso, si affermassero rapporti internazionali con motivazioni sempre più scopertamente economiche, indica il progressivo affermarsi della società moderna borghese.
