Il massimo pensatore nazista

Un grande pensatore che porta sino alle estreme conseguenze la critica della modernità da considerare lo stesso nazismo un antidoto troppo blando.


Il massimo pensatore nazista

Link al video della lezione dell’Università popolare Antonio Gramsci su argomenti analoghi.

L’esistenzialismo

L’esistenzialismo è una corrente del pensiero che si afferma fra le due guerre imperialiste mondiali. In esso convergono il soggettivismo e nichilismo di Nietzsche e la religiosità di Kierkegaard, che viene proprio dagli esistenzialisti riscoperto. 

Heidegger influenza l’esistenzialismo pur dichiarandosi per l’ontologia

L’opera chiave di Heidegger, Essere e tempo (1927), ha avuto grande influenza sull’esistenzialismo novecentesco anche se Heidegger nella Lettera sull’umanismo (1947), in polemica con Sartre, nega la propria appartenenza all’esistenzialismo in quanto ritiene che per lui il problema centrale sia sempre stato quello dell’essere, ovvero un problema ontologico, e non quello dell’esistenza. 

1. Vita e posizioni storico-politiche

Martin Heidegger (1889-1976), dopo aver studiato ed esordito come studioso della scolastica è allievo del neokantiano Rickert e poi di Edmund Husserl, di cui diviene assistente, sino a prenderne il posto all’università di Friburgo. L’appello alla salvezza dell’occidente dinanzi alla Rivoluzione di ottobre è il filo conduttore dell’adesione di Heidegger al nazismo e del successivo lealismo nei confronti del regime hitleriano. Con la Rivoluzione d’ottobre si diffonde nelle classi dominanti la paura del tramonto dell’occidente e questo non solo in Germania, ma anche negli altri paesi occidentali; la rivoluzione d’ottobre viene letta e denunciata dalla componente di destra della classe dominante come un complotto ebraico-bolscevico, secondo il topos dell’ebreo internazionale e apolide. Così quando nel 1933 Husserl è cacciato in quanto ebreo dall’università mentre Heidegger, iscrittosi al partito nazionalsocialista, ne divenne rettore

Heidegger e il nazionalsocialismo

L’incontro con il nazismo non va considerato come un qualcosa di accidentale, un incidente di percorso, anche se era destinato a incrinarsi a causa del radicalismo estremo dell’antimodernismo di Heidegger che, come quello di Nietzsche, può essere considerato un radicalismo aristocratico. Troppo spesso si è confusa la sua conclamata inattualità – che lo porta a criticare da destra il nazismo, perché troppo intriso di modernità – quale sinonimo di un atteggiamento impolitico, finendo con il considerare l’incontro con il nazismo come un mero accidente. Non si può considerare impolitico, infatti, un filosofo che sin dai suoi scritti giovanili è sempre stato impegnato a denunciare la modernità. L’ermeneutica dell’innocenza ha preteso di interpretare la sua critica alla modernità come limitata alla critica al pensiero calcolante, dimenticando che l’alternativa alla modernità viene ricercata da Heidegger nella volontà di potenza che, almeno per un certo periodo, si è incarnata nel nazismo; a questo punto anche Heidegger può esser trasfigurato in un profeta del postmoderno e dell’ecologia. In realtà la denuncia della modernità politica non si ferma in Heidegger al comunismo e al socialismo, ma investe – come in Nietzsche – la democrazia e la stessa tradizione liberale.

L’appello agli studenti tedeschi e la comunità

L’ermeneutica dell’innocenza che, come nel caso di Nietzsche, si sforza di interpretare ogni decisa presa di posizione reazionaria del filosofo in modo metaforico, può poco dinanzi a discorsi come quello del 3 novembre 1933, dal titolo Appello agli studenti tedeschi, in cui il rettore Heidegger si espresse in questi termini: "non teoremi e idee siano le regole del vostro vivere. Il Führer stesso e solo lui è la realtà tedesca dell'oggi e del domani e la sua legge". Più tardi, nei corsi del 1934-35, Heidegger insiste sul tema della comunità: l’autentica comunità – contrapposta alla società moderna illuminista – è definita dall’intreccio indissolubile del “destino” di tutti i suoi membri. Qui Heidegger si richiama a Fichte ed è in linea con la Kriegsideologie, ma è pur vero che in Heidegger questo tema assume una forma più radicale, perché si configura come vero cameratismo che trova il proprio fondamento nella terra e nel sangue, ovvero in un tema centrale della propaganda nazista.

La celebrazione dell’intellettuale patriotticamente impegnato nella sua comunità

La critica alle norme e ai valori universali si salda in Heidegger con la critica alla figura dell’intellettuale, il letterato della Zivilisation, antitedesco e antinazionale, fautore di una democrazia universale, che parla continuamente di “spirito” (Geist), che è lo spirito del tempo, del cambiamento, della rivoluzione. Per Heidegger il concetto di spirito ha un significato positivo solo nella misura in cui lo spirito si riveli come storicità peculiare di un popolo, radicamento al suolo. Su questo terreno avviene l’incontro con il nazismo, soprattutto attraverso le pericolose implicazioni politiche presenti nella categoria di storicità, come – ad esempio – la celebrazione della comunità organica. Heidegger celebra l’intellettuale patriotticamente impegnato nel suo popolo e nella sua comunità e condanna l’intellettuale indipendente, contrapponendo la scienza radicata nella comunità del popolo al pensiero privo di suolo e potenza. Tuttavia in Heidegger, come in Nietzsche, è assente il biologismo razzista, considerato un tema populista. 

Antibolscevismo e antigiudaismo

D’altra parte Heidegger è dell’opinione che il bolscevismo è giudaico, ma non come i nazisti, per i quali la continuità è di origine razziale. Per Heidegger, ancora sulla scia di Nietzsche, il bolscevismo è il risultato di tutta la storia d’occidente. Perciò il rifiuto della modernità, a partire dal cristianesimo, comporta l’antigiudaismo.

Il nazismo come nichilismo completo e attivo

Per il resto, Heidegger giustifica metafisicamente le vittorie dell’esercito nazista. Secondo Heidegger a determinare lo scoppio della Seconda guerra mondiale è stata la volontà di potenza, che è nichilismo, che attraversa la storia d’occidente, mentre assurgono un ruolo secondario i motivi economici. Anche gli stessi nemici della Germania sono mossi secondo Heidegger dalla volontà di potenza. A questo punto potremmo porci il problema del perché schierarci con una della parti in lotta. In realtà, secondo Heidegger, la democrazia e il socialismo rappresentano il “nichilismo incompleto e passivo” che mira a sostituire i valori attuali con altri simili, come ad esempio il socialismo e la felicità universale al posto del cristianesimo. Mentre il nazismo rappresenta il nichilismo estremo, attivo, che mira, guidato dalla volontà di potenza, a realizzare l’ordine nuovo; quindi le brutalità e le vittorie del terzo Reich vengono metafisicamente trasfigurate da Heidegger come nichilismo completo e attivo.

Le critiche al nazionalsocialismo

Heidegger saluta l’avvento di Hitler al potere come liberazione dal pensiero privo di radici e potenza. Ma, soprattutto, in questo momento Nietzsche è per Heidegger l’alfiere della lotta al nichilismo passivo del bolscevismo, del socialismo e della democrazia che avrebbero la loro origine nel cristianesimo. Mussolini e Hitler lottano contro il nichilismo perché sono andati a scuola da Nietzsche.

Tuttavia Heidegger non risparmia la sua critica allo stesso nazismo, non immune del tutto dalla massificazione: le gite al mare e l’accesso ai beni culturali per gli stessi operai, dai quali fino ad allora erano esclusi. Nichilismo significa in effetti essenzialmente per Heidegger massificazione, organizzazione, sradicamento e smarrimento della storicità. Con la cocente sconfitta di Stalingrado, viene progressivamente meno il sostegno diretto al nazismo, da cui però Heidegger non prenderà mai apertamente le distanze. Dopo Stalingrado per Heidegger la Germania non è più la rappresentante del nichilismo attivo, ma il paese che combatte e si sacrifica per la verità dell’essere, per cui la Germania rappresenterebbe ora la Grecia alle Termopili, mentre l’Urss la Persia, ossia la barbarie asiatica.

2. Heidegger e la fenomenologia

Centrale per Heidegger è comprendere il senso dell’essere; egli cerca inizialmente la risposta a tale quesito nelle Ricerche Logiche di Husserl. Ancora in Essere e tempo si riferisce alla fenomenologia come a una metodologia che ispira la sua stessa opera, dedicata tra l’altro al suo maestro Husserl. Ma è lo stesso Husserl a prender le distanze da Heidegger nel 1930, che a sua volta prende in seguito le distanze dal maestro.

Le critiche di Heidegger a Husserl

Mentre nella filosofia di Husserl il mondo oggettivo è ridotto a un fenomeno della coscienza, Heidegger sostiene che la manifestazione del fenomeno avviene a prescindere dalla soggettività, il fenomeno quindi si presenta da sé a un uomo storico sulla base della sua gettatezza, ossia è relativo alla condizione storica in cui l’uomo vive. Heidegger riprende il concetto antico greco di aletheia, ossia l’essere si manifesta da sé. L’uomo è esserci, cioè il chi a cui si manifesta l’essere.

Le influenze di Kierkegaard e Dilthey 

Heidegger è inoltre influenzato da Kierkegaard – in particolare dai concetti di angoscia e temporalità – e dallo storicismo di Dilthey, dal quale mutua la considerazione che l’uomo è un essere storico.

3. Essere e tempo

In Essere e tempo del 1927 Heidegger sostiene che per rispondere alla domanda per lui decisiva sul senso dell’essere occorre partire da chi pone la domanda: l’uomo, che Heidegger coglie nella dimensione fondamentale della temporalità, ovvero non nel senso universalistico e trascendentale, ma nel senso del tempo dell’esistenza individuale. La temporalità è la struttura dell’esserci, in tedesco Dasein (in italiano esistenza), che Heidegger – che ama giocare con le parole – scompone in Da-Sein, esser-lì, ovvero l’essere in quanto si rivela – echi della sua formazione cattolica – come esistenza, qui e ora. Il modo d’essere dell’esserci altro non è che l’esistenza dell’uomo e, dunque, l’analisi dell’esserci si risolve in un’analitica esistenziale attraverso cui, soltanto, sarà possibile cogliere il senso dell’essere

L’analitica esistenziale assume l’esserci come possibilità

Interrogando l’Esserci sul senso dell’essere, Heidegger analizza le strutture fondamentali dell’esistenza dell’esserci (analitica esistenziale): questo esame mostra che l’essenza dell’esserci consiste nell’aver-da-essere, ossia nella possibilità di essere se stesso (autenticità). Quindi l’analitica esistenziale si distingue dalle scienze umane che assumono l’essere dell’uomo come qualcosa di dato e non come possibilità.

La lotta all’universalismo del genere umano

Dunque, il punto di partenza di Heidegger non è mai l’elemento comune e unificante del genere umano, ma la peculiarità irriducibile del singolo o anche della nazione. La categoria del Dasein enfatizza il qui e l’ora e mira a negare il genere, la vita è sempre vissuta hic et nunc, in una determinata situazione storico-spirituale. Heidegger è convinto che parlare di genere in riferimento all’uomo comporterebbe la riduzione dell’uomo a semplice ente intramondano, ovvero a cosa – per Heidegger l’esserci non è una semplice presenza spaziale, ma è un in-essere nel mondo, cioè un abitare, un essere presso, un soggiornare nel mondo –; tesi al quanto singolare perché in tal modo Heidegger nega l’universalità che è il solo fondamento possibile dell’affermazione di diritti che competono all’uomo in quanto tale. Tra l’altro Heidegger si pone sulla scia di Nietzsche il cui atteggiamento nominalistico è finalizzato a negare la qualifica di persona alla maggior parte degli uomini.

05/03/2021 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.

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L'Autore

Renato Caputo

La città futura

“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

Antonio Gramsci

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