Losurdo e l’essere sociale in Hegel e Marx

La riflessione di Marx è tutta volta a stringere il nesso dialettico necessità-libertà, teoria-prassi, attraverso l’interazione soggetto-oggetto, circostanza-uomo e, nei termini del materialismo storico, struttura-sovrastruttura.


Losurdo e l’essere sociale in Hegel e Marx

Karl Marx critica Ludwig Feuerbach in quanto assolutizza il pur legittimo principio materialistico della priorità dell’essere sulla coscienza, secondo cui sarebbero le circostanze esteriori a determinare l’uomo, il quale prenderebbe forma tramite l’adattamento passivo all’ambiente esterno. Tanto che Marx nella III Tesi critica il materialismo volgare che tende a irrigidire, come Feuerbach, il principio della priorità dell’essere sulla coscienza e quindi “dimentica che le circostanze sono modificate dagli uomini e l’educatore stesso deve essere educato” [1]. In tal modo Feuerbach, e più in generale il materialismo volgare, sfocia nel meccanicismo, annullando ogni spazio all’iniziativa del soggetto. Al contrario Marx non vuole affatto rinunciare all’aspetto oggettivo, in quanto la stessa modificazione soggettiva delle circostanze non può procedere senza riferimento e in conformità a esse, ma intende condurre, come sottolinea Ernst Bloch [2], “una guerra su due fronti, circa questo punto, combattendo sia contro la teoria meccanicistica del milieu, che finisce nel fatalismo dell’essere, sia contro la teoria idealistica del soggetto, che finisce nel putschismo, o per lo meno nell’esagerato ottimismo attivistico” [3].

La necessità per Marx, sottolineata da Bloch, di condurre una guerra su due fronti viene talvolta sottovalutata da Domenico Losurdo che appare, il più delle volte, troppo preso dalla necessità di contrastare l’interpretazione che tende a ridurre la complessità del pensiero hegeliano al coscienzialismo. In effetti, la riflessione di Marx è tutta volta a stringere il nesso dialettico necessità-libertà, teoria-prassi, attraverso l’interazione soggetto-oggetto, circostanza-uomo e, nei termini del materialismo storico, struttura-sovrastruttura. Per questo anche le idee, che di per sé non hanno storia, producono storia, e diventano potere materiale una volta impadronitesi delle masse. Dunque Marx da un lato critica Feuerbach, in quanto pone il suo ente-generico naturale al di fuori della storia, in atteggiamento contemplante; egli guarda dall’alto in basso al mondo della prassi che gli appare come faccenda volgare e impura “fissata solo nel suo modo di apparire sordidamente giudaico” [4]. Così Feuerbach rimane, secondo la critica di Marx, prigioniero di una concezione puramente contemplante e recettiva della sensibilità, la stessa che aveva contraddistinto tutto il materialismo precedente. Il fatto che la sensibilità possa essere attività pratica e, quindi, rivelarsi essa stessa oggettiva, esula dall’orizzonte teorico di Feuerbach, mentre il “lato attivo” del rapporto non era sfuggito all’idealismo e segnatamente a quello di Georg Wilhelm Friedrich Hegel. Questo aspetto però, secondo Marx, “fu sviluppato astrattamente, in opposizione al materialismo, dall’idealismo”. Dunque Marx sviluppa, dall’altro lato, la critica all’idealismo hegeliano “che naturalmente non conosce la reale, sensibile attività in quanto tale” [5].

Certo, nonostante la critica all’idealismo, Marx nelle Tesi si serve di Hegel per criticare Feuerbach e il materialismo in generale come si era servito di Feuerbach per criticare Hegel. Il materialismo moderno fino a Feuerbach, similmente a quello antico, non esce, secondo Marx dalla concezione della conoscenza come passività [6]. A riflettere il processo lavorativo sul piano gnoseologico è invece il razionalismo, e ciò a partire da Cartesio, il quale per primo ha posto il fondamento metafisico nella Soggettività. Dunque, il pensiero moderno, attraverso Spinoza, Leibniz, fino a Kant e all’idealismo, si sviluppa all’insegna della “produttività” del Soggetto [7]. Ma soltanto con Hegel il lavoro viene preso nella sua reale fisionomia e compreso nel ruolo determinante di generatore della storia. Il luogo privilegiato è la figura dell’Autocoscienza nella Fenomenologia dello spirito, laddove, nella dialettica signoria-servitù, l’attività del servo – cui, dopo la lotta per il riconoscimento è demandato il rapporto negativo con l’oggetto, cioè il lavoro – , si rivela, come vera produttrice della formazione culturale (Bildung) dell’uomo in quanto tale.

Losurdo sottolinea l’attenzione di Hegel nei confronti del tema del lavoro. Inoltre, Losurdo, in molti suoi scritti, considera centrale la Fenomenologia dello spirito e in particolar modo la dialettica Servo-padrone, non solo per l’importanza che Hegel dà al lavoro dell’uomo, ma anche perché la richiesta generalizzata di riconoscimento che attraversa l’opera di Marx ed Engels ha il suo punto di partenza proprio in quei passi [8]. 

Anche un marxista, spesso criticato da Losurdo, come Bloch, mette in rilievo l’importanza che l’idealismo, in particolar modo quello hegeliano, ha avuto per Marx. Bloch fa notare come già nei Manoscritti del ’44 Marx, a differenza di Feuerbach, abbia riconosciuto il valore di Hegel, il quale “intende l’essenza del lavoro e concepisce l’uomo oggettivo, l’uomo vero perché reale, come il risultato del suo proprio lavoro” [9]. Mentre Feuerbach e tutto il materialismo precedente si pongono dal punto di vista della società schiavistica o anche della servitù della gleba, la Fenomenologia di Hegel “si è posta dal punto di vista dell’economia politica” [10]. Bloch però, a differenza di Losurdo, nonostante riconosca il debito di Marx nei confronti di Hegel, critica gli aspetti idealistici di quest’ultimo al fine di evidenziare gli aspetti innovativi e più avanzati di Marx. “Hegel è un maestro del moto vivente in contrapposizione al morto essere. Il suo tema era il Sé che giunge alla conoscenza, il soggetto che si compenetra con l’oggetto dialetticamente, l’oggetto con il soggetto, il vero che è il reale. E il vero non è un factum fermo o già compiuto, come non lo è lo stesso Hegel. Il vero come reale è piuttosto il risultato di un processo; questo deve essere chiarito e conquistato […]. Chi vuole seguire la verità deve inoltrarsi in questa filosofia, anche se la verità, cioè il materialismo vivo e contenente il nuovo, ad essa non si attenne e non si attiene. Hegel negò il futuro, nessun futuro negherà Hegel” [11].

Per Bloch il lavoro “spirituale” hegeliano rispecchia l’operosità borghese che: “non è ancora quella completa, giusta. Non può esserlo poiché è solo parvenza di lavoro, perché la produzione di valore procede non dall’imprenditore, bensì dal contadino, dell’artigiano, in definitiva dall’operaio salariato. E perché la circolazione astratta, reificata, non chiaramente visibile delle merci nel libero mercato non consente nient’altro, in definitiva, che un rapporto alla fin fine passivo, esteriore, astratto col mercato stesso” [12]. Losurdo, invece, sottacendo tali aspetti, per evitare, come abbiamo già detto, di fare di Hegel un coscienzialista, corre il rischio di far emergere solo la continuità e non il superamento del pensiero di Marx rispetto a quello di Hegel. Da Hegel, ha ragione Losurdo, non si può prescindere, ma al contempo non si può rimanere nel cerchio incantato della Erinnerung. Marx non si è fatto stregare dalla “malia dell’anamnesi”, appunto perché la dimensione propria del suo pensiero è il futuro. La saldatura soggetto-oggetto, necessità-libertà, teoria-prassi passa attraverso la liberazione delle tendenze innovative ed emancipative racchiuse nel passato, che il futuro dischiude e realizza, grazie alla mediazione consapevole del soggetto storico.

 

Note:

[1] Marx, Karl, Tesi su Feuerbach [1845], in Id., Engels, Friedrich, Opere scelte, a cura di Gruppi, L., Editori Riuniti, Roma, p. 188.

[2] Bloch, Ernst, ha analizzato le Tesi su Feuerbach di Marx nel saggio Trasformazione del mondo ovvero le undici tesi di Marx su Feuerbach. Il saggio, tratto da Das Prinzip Hoffnung del 1959, si trova in Bloch, E., Karl Marx, 1972, pp. 81-135.

[3] Ivi, p. 88.

[4] Marx, K., Tesi su…, in op. cit., p. 187.

[5] Ibidem.

[6] Cfr. I Tesi.

[7] Ernst Bloch, nel suo saggio sulle Tesi su Feuerbach sopra citato, spiega come il concetto di attività che Marx desume dalla teoria idealistica della conoscenza, è sorto nella società borghese moderna. Infatti, sia il pensiero antico che quello medievale rimasero conformi al concetto di teoria come visione, di origine platonica. Bloch, applicando i princìpi del materialismo storico, riconduce tale preminenza della vita contemplativa al disprezzo nutrito dalle classi dominanti nei confronti del fare produttivo degli schiavi e dei servi della gleba. All’infamia, che circonda il mondo del lavoro, corrisponde l’onore tributato alla scholè: il lavoro non entra positivamente nel corredo delle idee dominanti, in quanto esse sono il riflesso di quei determinati rapporti di produzione e dello scarso sviluppo delle corrispondenti forze produttive. Soltanto con l’epoca borghese moderna, l’ideologia dell’homo faber, che accompagna la dinamica del profitto “si palesa senz’altro nella sovrastruttura e attivizza la base medesima. E ciò, tanto sul piano morale, nella figura di un cosiddetto ethos del lavoro, quanto sul piano gnoseologico, nella figura d’un concetto dell’operosità, di un logos del lavoro nel processo conoscitivo. L’ethos del lavoro, predicato a preferenza dai calvinisti, al fine della formazione del capitale, questa vita activa capitalistica, si pone in contrasto con l’ozio aristocratico, con la vita contemplativa, cioè con l’esistenza monastico-erudita” Bloch, E., Karl…, op. cit. p. 93.

[8] Cfr. Losurdo, Domenico, La lotta di classe. Una storia politica e filosofica, Laterza, Bari, 2013, pp. 82-85.

[9] Marx, K., cit. in Bloch, E., Karl…, op. cit. pp. 94-5.

[10] Ivi, p. 95.

[11] Bloch, E., Soggetto-Oggetto. Commento a Hegel, tr. it. R. Bodei, Il Mulino, Bologna 1975, pp. 4-5.

[12] Bloch, E., Karl…, op. cit. p. 95.

08/04/2022 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.

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La città futura

“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

Antonio Gramsci

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