Scienza della logica

Dall’analisi della Fenomenologia dello spirito passiamo ad affrontare le questioni fondamentali della Scienza della logica di Hegel


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Link al video della lezione tenuta per l’Università popolare Antonio Gramsci su concetti analoghi

LA LOGICA

Edizioni

Il primo volume della Scienza della logica viene pubblicato nel 1812, avrà poi una nuova edizione nel 1832, pubblicata postuma, che fu l’ultima fatica di Hegel prima della sua repentina dipartita. I lineamenti fondamentali della scienza logica sono anche esposti in forma sintetica nella prima sezione dell’Enciclopedia delle scienze filosofiche, dal momento che costituisce la prima scienza filosofica.

La questione del cominciamento

La tanto dibattuta ancora oggi – in particolare da commentatori e studiosi borghesi – questione del fondamento della Scienza della logica, è in realtà di semplice soluzione, in quanto il cominciamento è costituito da quel sapere assoluto che era stato il punto di approdo del lungo e complesso percorso della Fenomenologia dello spirito, ossia la conseguita unità fra il soggetto (la coscienza) e il suo oggetto, ovvero fra il pensiero e l’essere, fra la forma spirituale e il contenuto materiale, storico-empirico. Dunque non vi è nulla di arbitrario nel cominciamento, né di assiomatico, ma si parte dall’ultima figura dell’opera precedente, che è a sua volta fondata e dimostrata dallo svolgimento di tutte le precedenti figure. La Fenomenologia, quale introduzione e al contempo prima parte del sistema ha, dunque, fondato il concetto della scienza che la Logica dovrà dispiegare, realizzandolo con il ritrovarlo prima nelle varie logiche con cui si è sviluppata la storia della filosofia, poi attraverso le varie forme in cui si è venuta sviluppando la natura sino a culminare nell’uomo e, infine, nelle diverse manifestazioni dello spirito del genere umano. Superando, in tal modo, il dualismo – quale problema fondamentale lasciato in eredità dalla filosofia moderna, a partire dalla rivoluzione operata da Cartesio fondando il suo sistema sull’Io penso – siamo infine entrati nel regno della scienza, in cui diverrà possibile comprende la verità senza veli, ossia al di là del suo darsi fenomenico nelle diverse figure incontrate nel corso della Fenomenologia dello spirito.

La logica quale unità di reale e razionale

Tale verità è data dalla corrispondenza fra le strutture del pensiero analizzate dalla logica e le corrispondenti strutture della realtà, dal momento che razionale e reale coincidono, la logica non può che essere considerata – come già Aristotele aveva compreso – la grammatica della realtà storica. La logica espone la trama del pensiero come una forma di comprensione dell’intelaiatura processuale, in continuo sviluppo storico, del reale. Non si tratta di pensieri soggettivi, astratti dalla realtà, ma di pensieri oggettivi frutto dell’inevitabile relazionarsi di reale e razionale di cui la coscienza ha ampiamente fatto esperienza nella Fenomenologia. Hegel riprende, dunque, da Aristotele l’unità di logica (quale struttura del pensiero) e metafisica (quale struttura del reale), per cui la vera logica di Aristotele non è da ricercare, come avevano fatto gli aristotelici medievali nell’Organon, ma nella stessa Metafisica.

Dalla logica formale dell’intelletto alla logica razionale della ragione

Di contro a Kant, che aveva ritenuto non conoscibile la cosa in sé, secondo Hegel è non solo possibile, ma anche necessaria una metafisica scientifica. Non si tratta, dunque, di un ritorno reazionario alla vecchia metafisica scolastica di Wolff a ragione criticata da Kant, che è una logica razionalistica dell’intelletto, puramente formale. Tale logica si ferma alla separazione posta dall’intelletto fra soggetto e oggetto e non va al di là dei principi aristotelici d’identità, non contraddizione e terzo escluso. Per Hegel, dal momento che la sua logica è reale, non si può limitare a detti principi, considerato che il reale è una totalità complessa e, perciò, necessariamente contraddittoria al proprio interno. Alla logica formale dell’intelletto, Hegel affianca allora la logica dialettica della ragione, che permette di comprendere le categorie del reale-razionale nel loro processo di sviluppo, sino all’auto-superamento in un momento superiore, mediante una negazione determinata. Per cui anche la Scienza della logica di Hegel è al contempo una storia della logica, dai concetti più poveri e astratti, di cui si svela via via la parzialità e l’inevitabile trapassare in concetti più complessi, sino ai concetti più ricchi e concreti. Dalla logica ancora relativamente primitiva dei più antichi sistemi filosofici, alle logiche che andavano per la maggiore nell’epoca hegeliana sino alla logica di quest’ultimo, che tutte le ricomprende e compendia in sé.

Le tre posizioni del pensiero nei confronti dell’oggettività

Tale storia della logica è descritta in modo sommario nell’Enciclopedia delle scienze filosofiche mediante le tre posizioni del pensiero nei riguardi dell’oggettività. La prima posizione – propria delle logiche della filosofia antica e medievale – tende a considerare la verità come un qualcosa do oggettivo, di dato, perciò le categorie della logica dovrebbero limitarsi a rispecchiare nel modo più ossequioso e fedele tale dato di fatto. La seconda posizione scopre e dimostra – a partire da Cartesio fino a Kant e Fichte – come la verità abbia un'origine e un fondamento soggettivi, propri del pensiero dell’autocoscienza che è la misura dell’oggettività. Con questa logica trascendentale si comprendono i fenomeni, ma sfugge inevitabilmente, come sottolineava già Kant, la cosa in sé. La terza posizione è stata storicamente introdotta da Jacobi, romantico studioso di Hume, per cui la corrispondenza fra reale e razionale si fonda su un nostro atto di fede immediata, basato sull’esperienza. Infine, emerge come superamento dialettico delle precedenti la posizione di Hegel, per cui non esiste un razionale astratto dal reale, né un reale astratto dal razionale.

Partizioni della scienza della logica

La Scienza della logica si articola in tre complessi volumi dedicati rispettivamente alla dottrina dell’essere, alla dottrina dell’essenza – che, nel loro insieme, costituiscono la logica ancora oggettiva, corrispondente alla vecchia metafisica – e alla dottrina del concetto – corrispondente alla logica soggettiva, moderna, che si viene sviluppando da Kant a Hegel attraverso l’Idealismo tedesco.

La dottrina dell’essere

La logica dell’essere corrisponde alla prima posizione del pensiero nei confronti dell’oggettività, che abbiamo sopra ricordato. Perciò, nella logica dell’essere le determinazioni del reale-razionale sono ancora considerate isolatamente, separatamente e semplicemente giustapposte le une alle altre. D’altra parte finiscono, come ogni cosa finita, nel ritrovare la propria verità e realizzazione nell’altro da sé, nel proprio opposto, in cui la propria unilateralità è adeguatamente compensata e l’identità non più immediata è ricostruita come prodotto dell’assoluta mediazione con il proprio contrario, in cui tende costantemente a rovesciarsi.

La dottrina dell’essenza

Nella logica dell’essenza o della riflessione si analizza proprio questo riflettersi di una struttura nell’opposta, secondo il dualismo fra essenza e apparenza (noumeno e fenomeno). Si tratta di una logica decisamente più complessa della dottrina dell’essere, ma ancora essenzialmente dualistica, incapace di giungere all’identità del fondamento.

La dottrina del concetto

La logica del concetto è la logica dell’assoluto, della totalità stessa, che dalla unità immediata con sé si scinde nel molteplice che, però, ricomprende compiutamente nel suo sviluppo interno.

LA DOTTRINA DELL’ESSERE

Partizione

La dottrina dell’essere si suddivide in tre sezioni fondamentali: la qualità, la quantità e la misura. Si inizia – al contrario di Kant che, erroneamente, muoveva dalla quantità – dalla qualità quale determinazione più immediata di qualcosa. Di primo acchito noi uomini tendiamo a valutare ogni cosa secondo le sue qualità, in base alla quale anche la definiamo di primo acchito.

La prima triade

Pensando nel modo più puro, astraendo da ogni determinazione, giungiamo al puro essere assoluto, assolutamente indeterminato della più antica logica, quella elaborata da Parmenide, che costituisce, da questo punto di vista, il sorgere della filosofia dalla capacità di astrazione dell’intelletto e di negazione della ragione. Il punto di partenza è, dunque, al contempo necessariamente il concetto più vuoto e più astratto: l’essere (Sein) ancora assolutamente indeterminato, privo di ogni contenuto, fisso nella pura identità con se stesso. In tale assoluta astrazione da qualsiasi determinazione, da qualsivoglia concretezza, l’essere non si distingue ancora dal mero nulla (altro pseudoconcetto alla base del Buddismo) in quanto entrambi sono assolutamente indeterminati, vuoti e astratti. Il passaggio costante dall’uno all’altro è il divenire, secondo la logica della filosofia elaborata da Eraclito. Mediante il divenire l’essere giunge infine a determinarsi, come avverrà nella filosofia di Platone, attraverso il suo parricidio nei confronti di Parmenide – suo maestro indiretto – e nei confronti del suo primo maestro diretto: Cratilo, discepolo di Eraclito, che ne portava alle estreme e più radicali conseguenze il pensiero.

L’essere determinato

Abbiamo così l’essere determinato o esserci (Da-sein) che fissa in un punto (come una foto), nel ci del suo esser qui (determinato), il continuo trapasso dall’essere al nulla proprio del precedente divenire che, in quanto tale, non può che permanere nell’indeterminatezza. L’esserci è la prima vera e propria categoria della logica, le precedenti sono pseudo-categorie da superare per iniziare il percorso. Hegel sostiene che tutto ciò che c’è in cielo e in terra è essere determinato. Dunque il puro essere, come il mero nulla e il divenire sono privi persino dell’esistenza, sono pure astrazioni dell’intelletto. Non si tratta, quindi, di categorie della scienza della logica, ma di categorie dell’opinione, la cui critica è necessaria come punto di partenza all’interno della stessa scienza della logica, senza dover rimandare alla Fenomenologia che la precede e la fonda dal punto di vista sistematico. All’interno della singola scienza non si può che prendere come cominciamento le principali e più diffuse opinioni, dominanti nel senso comune, attraverso la confutazione delle quali si potrà raggiungere il vero fondamento interno della scienza, ovvero a livello della logica l’essere determinato.

23/02/2020 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.
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L'Autore

Renato Caputo

La città futura

“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

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