Da un secolo di guerre (1559-1648) comincia ad affermarsi la rivoluzione passiva borghese
di Renato CaputoVersione scritta della relazione introduttiva al secondo incontro del corso di storia e filosofia: “Controstoria del secolo di ferro (1559-1650). Fra crisi e rivoluzioni: dalla rivoluzione scientifica alla Rivoluzione inglese” che si terrà, per l’Università popolare Antonio Gramsci, il 9 settembre alle ore 18,00 in videoconferenza su google meet https://meet.google.com/xsg-rmee-wjn. In differita sul canale youtube dell’Unigramsci https://www.youtube.com/c/Universit%C3%A0Gramsc.
Dalla rivoluzione astronomica alla filosofia dell’infinito
di Renato CaputoLa rivoluzione scientifica borghese: dal mondo chiuso all’universo infinito
di Renato CaputoIl referendum islandese frena l’integrazione euro-atlantica nell’Artico
Giulio ChinappiIl capitalismo neoliberista, la iper-finanziarizzazione dell’economia e la ricerca del profitto a breve termine non hanno alcun fondamento scientifico razionale; i mercati o, per dir meglio, i mercanti, ragionano su scale temporali di mesi o trimestri (i bilanci societari), mentre la crisi climatica richiede una pianificazione su scala decennale.
La riedizione dell’asse Tokyo-Berlino, un altro frutto avvelenato del laboratorio ucraino.
Luca CangemiContraddizioni nella transizione a una società socialista
di Renato CaputoPartendo dalla impossibilità di proseguire la guerra aperta contro l’Iran, analizziamo più in generale la crisi generale del sistema e lo svilupparsi di forze alternative di sinistra negli Usa. Al contrario la Cina subisce l’aggressività dell’imperialismo statunitense, ma ciò rafforza la sua capacità di egemonia a livello internazionale. La Russia è indebolita dalla guerra ma, al contempo, grazie a essa ha ricostruito una capacità politico-militare in grado di renderla di nuovo alternativa all’imperialismo occidentale.
Osservatorio di un mondo che cambia: Ucraina una pace farlocca Medioriente senza USA cieli italiani
Orazio Di MauroAltro...
Il mondo in una strofa. Gramsci, il rap e le culture dei territori
Camilla ScloccoC’è un aspetto della riflessione di Antonio Gramsci sulla musica che può apparire sorprendentemente attuale: la sua capacità di pensare insieme ciò che è universale e ciò che è particolare, ciò che attraversa i confini e ciò che nasce dentro un territorio preciso. Non si tratta, per Gramsci, di scegliere tra cultura nazionale e cultura internazionale. Una forma artistica può diventare universale proprio perché riesce a tradursi in esperienze storiche e culturali differenti. È una prospettiva che può essere utile per guardare a una delle forme musicali più globali del nostro tempo: l’hip hop. E, in particolare, al rap italiano e a quello romano.
Togliatti, fu vera gloria? Ai posteri l’ardua sentenza
di Renato CaputoDal cosmo gerarchico all’universo infinito: la rivoluzione scientifica
di Renato CaputoVersione cartacea dell’introduzione al primo incontro del corso di filosofia: “Controstoria in una prospettiva marxista del secolo di ferro (1550-1650). Fra crisi e rivoluzioni: dalla rivoluzione scientifica alla Rivoluzione inglese” che si terrà, per l’Università popolare Antonio Gramsci, il 2 settembre alle ore 18,00 in videoconferenza su google meet https://meet.google.com/xsg-rmee-wjn e In differita sul canale youtube dell’Unigramsci Università Popolare Antonio Gramsci - YouTube