Degrado

Non le scritte sui muri ma precarietà e disoccupazione che sfociano in alcolismo, umiliazione, slot machine, rassegnazione: ecco il vero degrado che produce la nostra società.


Degrado Credits: sardiniapost.it

Degrado

Non è un’architettura
mal riuscita,
un vicolo buio
che non porta al mare
uno spazio dove
fatica il sole
a bagnare le pietre.
Certo: le favelas
disegnano i gironi infernali
ma è il caso limite
che abbiamo portato in terra.

Ciò che uccide davvero
è l’anima cieca
chiusa in una bottiglia,
le mani senza lavoro
la povertà che si fa invidia
la rassegnazione
che nega albe e colori.

Quando il guanciale
era l’erba dei monti
il tetto un cielo di fuochi
e ciascuno aveva il suo diamante
da cogliere con mano paziente
o con l’arco di Demetra.
Quando i ruoli
chiari e condivisi
nascevano dalla saggezza
lo spirito libero
cavalcava un Eden perduto.
Non giocava la vita a dadi
per noia o disgusto.

10/12/2016 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.
Credits: sardiniapost.it

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L'Autore

Giuseppe Vecchi

La città futura

“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

Antonio Gramsci

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