Lo stato attuale delle politiche protezionistiche degli USA

Nonostante la Corte Suprema degli Stati Uniti abbia bocciato l’aumento delle tariffe sui dazi, Donald Trump continua a introdurre nuove misure tariffarie. Quali sono dunque le prospettive delle relazioni commerciali tra gli Stati Uniti e il resto del mondo?


Lo stato attuale delle politiche protezionistiche degli USA Credits: https://upload.wikimedia.org/

I nuovi dazi introdotti da Trump

Trump, facendo riferimento alla Section 212 del Trade Act del 1974, dalla mezzanotte del 24 febbraio ha fatto entrare in vigore nuovi dazi al 15%. Queste tariffe resteranno operative per 150 giorni e non si applicheranno a un’ampia gamma di prodotti, inclusi minerali essenziali e alcuni beni già soggetti a dazi separati e non citati nella sentenza della Corte Suprema degli Stati Uniti. Proprio alla luce di questa sentenza è chiaro che i dazi dovranno essere riconsiderati nelle relazioni commerciali tra gli USA e il resto del mondo, e dovranno presentare condizioni compatibili con quanto stabilito dalla decisione della Corte Suprema del 20 febbraio.

Il deficit americano e la strategia tariffaria

Secondo Trump, l’aumento dei dazi avrebbe l’obiettivo di ridurre il deficit di bilancio degli Stati Uniti, che nel 2025 ha raggiunto i 1.775 miliardi di dollari, con una diminuzione del 2,3% rispetto al 2024, ma comunque in crescita rispetto al 2023 (1.695 miliardi) e al 2022 (1.376 miliardi). La spesa pubblica statunitense ha raggiunto nel 2025 i 7.001 miliardi di dollari, in aumento rispetto ai 6.900 miliardi del 2024 e ai 6.200 miliardi del 2023 [1]. Le principali voci di spesa del governo americano sono: pensioni e sussidi di disoccupazione (31%), sistema sanitario nazionale (28%), interessi sul debito pubblico (15%) e spesa militare (15%).

Alla luce di questi dati, l’aumento delle tariffe doganali non appare sufficiente per riequilibrare i conti pubblici, rendendo necessarie nuove politiche economiche e commerciali, alcune delle quali sono già state avviate. Le prospettive restano tuttavia incerte.

Il contesto geopolitico e le guerre commerciali

Una cosa appare certa: le tensioni internazionali continueranno. La guerra iniziata sabato 28 febbraio, con l’attacco all’Iran che ha provocato la morte della guida suprema ayatollah Ali Khamenei, rappresenta per molti osservatori la prosecuzione di un conflitto mai realmente concluso con Teheran. Per gli Stati Uniti, in questo contesto globale, il commercio delle armi continua a rappresentare un elemento fondamentale della propria strategia economica e geopolitica.

La sentenza storica della Corte Suprema

La sentenza della Corte Suprema rappresenta una decisione storica sia dal punto di vista giuridico sia da quello economico, poiché ridisegna i possibili equilibri del commercio internazionale. Approvata con sei voti favorevoli e tre contrari, essa costituisce la più clamorosa bocciatura dell’era Trump, almeno fino a oggi.

I giudici hanno stabilito che i dazi imposti unilateralmente sulla base dell’International Emergency Economic Powers Act del 1977 erano illegittimi, perché il presidente non possedeva l’autorità necessaria per introdurli in quella forma. La sentenza, lunga 170 pagine, rappresenta dunque molto più di una semplice sconfitta processuale.

La risposta politica di Trump

La risposta di Trump [2] alla decisione della Corte Suprema è stata quella di stabilire una nuova aliquota universale del 15%. Secondo alcune analisi diffuse dai media, questi nuovi dazi potrebbero colpire soprattutto i partner commerciali più fedeli agli Stati Uniti, e tra questi anche l’Italia, classificata come il secondo Paese al mondo maggiormente esposto ai nuovi provvedimenti tariffari. Rimangono comunque in vigore i dazi sulle importazioni di alluminio, acciaio, rame e nel settore automotive, che non sono stati considerati dalla sentenza della Corte Suprema, così come quelli riguardanti le merci provenienti dalla Cina.

La questione delle tariffe appare quindi particolarmente complessa, anche perché già nel 2025 Trump aveva attivato la sospensione del trattamento “duty-free de minimis”, estendendo l’applicazione dei dazi anche alle importazioni inferiori agli 800 dollari, comprese le merci spedite tramite il sistema postale internazionale.

I prodotti esentati dai nuovi dazi

Non tutti i beni importati negli Stati Uniti saranno soggetti alle nuove tariffe. Secondo le tabelle pubblicate dalla Casa Bianca il 1° aprile 2025, che elencano circa 1.100 prodotti, numerose categorie restano esentate.

Tra queste figurano metalli preziosi, prodotti energetici e minerali critici, cioè materie prime fondamentali per l’economia e per la transizione energetica, come quelle utilizzate nelle batterie, nei pannelli solari e nei motori elettrici. Tra i minerali strategici rientrano litio, cobalto e terre rare, ma anche rame e nichel, spesso concentrati in pochi Paesi, tra cui la Cina. Sono inoltre esclusi farmaci, dispositivi elettronici, prodotti aerospaziali, libri e materiali informativi, oltre ad alcuni beni agricoli come carne bovina, pomodori, arance e fertilizzanti. Resteranno esentate anche le merci provenienti da Canada e Messico conformi all’accordo USMCA, nonché i prodotti tessili e l’abbigliamento coperti dal trattato di libero scambio CAFTA-DR. Tutte le altre importazioni negli Stati Uniti saranno invece soggette al nuovo dazio del 15%, con conseguenze particolarmente rilevanti per l’Italia. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni, al momento, non ha rilasciato dichiarazioni significative, limitandosi alla convocazione di una task force.

Le preoccupazioni per l’economia italiana

Quali rischi corre l’Italia dopo l’introduzione dei nuovi dazi del 15% per 150 giorni? E cosa stanno valutando Roma e Bruxelles?

Sono interrogativi che stanno agitando economisti e imprese. Trump mantiene poteri doganali concreti, nonostante si sia aperta la questione dei rimborsi che le aziende statunitensi potrebbero richiedere per i dazi pagati finora.

Il presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli, ha sottolineato la necessità di regole condivise a livello internazionale. Nel frattempo il vicepremier Antonio Tajani starebbe organizzando una task force del cosiddetto “Sistema Italia”, con l’obiettivo di preparare imprese e istituzioni alla nuova ondata tariffaria.

Il Made in Italy sotto pressione

Finora il comparto del Made in Italy ha dimostrato una certa resilienza alla guerra commerciale lanciata da Trump. Il ministro Adolfo Urso ha ricordato che nel 2025 l’export italiano è cresciuto del 3,3%, arrivando addirittura al 7,2% verso gli Stati Uniti. Le prospettive per il futuro, tuttavia, restano incerte. Se i dazi aumentano, l’export italiano verso gli USA inevitabilmente diminuirà. Secondo alcune stime l’impatto sul PIL nazionale potrebbe passare dallo 0,1% del 2025 allo 0,5% nei prossimi anni.

Il settore agroalimentare e la questione dell’euro

Secondo il presidente di Coldiretti, Ettore Prandini, i nuovi dazi del 15% potrebbero provocare perdite superiori al miliardo di euro nel settore agroalimentare. A complicare ulteriormente il quadro vi è la svalutazione dell’euro rispetto al dollaro, che rende ancora più incerto il contesto commerciale.

I limiti istituzionali del potere di Trump

Trump non può tuttavia decidere tutto da solo. Il sistema federale statunitense è costruito proprio per evitare la concentrazione eccessiva del potere nelle mani del presidente. Esistono infatti diversi contrappesi istituzionali, rappresentati dal Congresso, dal Pentagono e dalle agenzie federali come la CIA. Per questo motivo Corte Suprema e Congresso hanno già contribuito a ridimensionare alcune delle politiche commerciali più aggressive dell’amministrazione Trump.

Il ruolo del Congresso e le prospettive future

Trump può applicare dazi solo fino al 15% e per un massimo di 150 giorni, salvo un’estensione approvata dal Congresso. Considerando che il presidente dispone attualmente di una maggioranza parlamentare, è possibile che nuove misure tariffarie vengano effettivamente approvate.Le elezioni di metà mandato previste per novembre potrebbero tuttavia cambiare gli equilibri politici.

Le relazioni commerciali con l’Unione Europea

Per l’Unione Europea, lo scenario non cambia in modo sostanziale. L’accordo UE-USA siglato nel luglio 2025 ha stabilito un livello di dazi del 15% sulle esportazioni europee, accompagnato dall’azzeramento delle tariffe sui prodotti industriali statunitensi. Anche qualora la sentenza della Corte Suprema rendesse formalmente nullo quell’accordo, i Paesi europei potrebbero comunque trovarsi costretti a continuare a pagare la tariffa del 15%. Bruxelles, al momento, non ha ancora deciso quale strategia adottare.

Il calo di consenso di Trump negli Stati Uniti

Negli Stati Uniti la popolarità di Trump appare in forte calo. I sondaggi indicano che circa il 60% degli americani disapprova la sua politica, soprattutto sui temi dei dazi, dell’inflazione e della politica estera. A poco più di un anno dalla sua elezione, il consenso del presidente è tornato ai livelli registrati dopo l’attacco al Congresso del 6 gennaio 2021. Il dato più critico riguarda proprio l’economia, con solo il 41% degli americani che approva la gestione economica dell’amministrazione.

Immigrazione e politica estera

Sull’immigrazione la situazione è ancora più delicata. Dopo gli incidenti di Minneapolis, circa sei americani su dieci si oppongono alle tattiche utilizzate dall’ICE, l’agenzia federale responsabile delle operazioni di detenzione e deportazione dei migranti. Il 56% degli elettori ritiene inoltre che Trump non sia impegnato a difendere diritti e libertà civili, mentre il 54% si oppone all’uso della forza militare per imporre cambiamenti politici in Paesi stranieri, come avvenuto nel caso del Venezuela e recentemente dell’Iran.

Una presidenza ancora incerta

Alla luce dei sondaggi attuali, Trump non sarebbe rieletto se si votasse oggi. Tuttavia la politica statunitense è spesso imprevedibile. Nonostante le difficoltà, il presidente continua a godere del sostegno di alcuni settori finanziari e di una parte consistente dell’elettorato conservatore. Come spesso accade nella politica americana, la partita è ancora aperta.

Note
[1] https://www.exportusa.us/deficit-debito-spesa-pubblica-stati-uniti.php
[2] https://www.whitehouse.gov/presidential-actions/2026/02/continuing-the-suspension-of-duty-free-de-minimis-treatment-for-all-countries/
[3] https://quifinanza.it/economia/dazi-trump-risposta-sistema-italia-febbraio-2026/958954/

06/03/2026 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.
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Felice di Maro

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La città futura

“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

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