Formazione storica brasiliana- seconda parte: La colonizzazione

Analizziamo il periodo che va dal 1500 al 1640, dallo sbarco in Brasile alla pace che ristabilisce il controllo portoghese dopo la conquista olandese.


Formazione storica brasiliana- seconda parte: La colonizzazione

Segue dalla prima parte.

La “scoperta” dell'America fu importante soprattutto dal punto di vista economico per la presenza dei minerali preziosi, di cui gli indigeni ignoravano il valore che aveva per gli europei. I minerali produssero un nuovo mercato, sostituendo le spezie. I primi anni della colonizzazione portoghese si diedero esclusivamente sulla costa, le relazioni tra portoghesi e indigeni erano ancora relativamente tranquille. La differenza con l'Oriente era l'assenza di un mercato di base, essendo le società indigene poco sviluppate.

L'America del Sud diventa il luogo privilegiato di una colonizzazione destinata all'esportazione.

La colonizzazione doveva determinarsi senza costi per la corona. La classe mercantile portoghese non era adeguata per questo compito. C'era il problema della manodopera: gli indigeni non erano adeguati e il costo degli europei sarebbe stato molto alto. Si decise dunque di provvedere con l'importazione di schiavi dall'Africa. Si scelse di lavorare con la canna da zucchero, già prodotta con successo in Portogallo, attraverso il lavoro di schiavi nelle isole e successivamente commercializzato in Europa.

Tre grandi problemi erano posti: il trasporto, il mercato di consumo e l'investimento iniziale. Il primo problema fu risolto con l'aiuto degli olandesi, che però “rubarono” quote di mercato ai portoghesi; il secondo anche venne risolto dagli olandesi, che riuscirono ad aumentare le dimensioni del mercato mantenendo il monopolio sulla distribuzione. Questo trasferimento di lucro dal Portogallo all'Olanda permise lo sviluppo olandese a scapito di quello portoghese.

La disputa si diede in Portogallo per decidere chi avrebbe approfittato dei guadagni del commercio, la frazione mercantile ne uscì sconfitta. I guadagni furono infatti divisi tra nobiltà, papato e regno; il problema però era capire chi avrebbe fatto l'investimento; non avendo nobiltà e mercanti condizioni sufficienti. L'origine sociale dei primi colonizzatori era la bassa nobiltà. La formula prevedeva l'assegnazione di terre ereditarie a partire dalla costa con unico limite la linea di demarcazione con gli spagnoli. L'investimento iniziale necessario era alto, senza certezza di un guadagno immediato e dovendo allo stesso tempo pagare alla corona diverse tasse.

Era possibile alienare una parte delle terre e poi successivamente riunificarle. Va considerato che la terra non aveva valore di mercato, visto che era priva di proprietari prima della colonizzazione; passò ad assumere importanza solamente come mezzo di produzione. Il problema con gli indigeni era l'assenza di una “cultura” capitalistica del lavoro, la bassa produttività e la non disponibilità alla riduzione in schiavitù. Si raggiunse una situazione di schiavitù in massa di africani da parte di colonizzatori che provenivano da un paese in cui la schiavitù era stata abolita e che si trovava nella fase feudale. Se la terra non aveva valore, lo schiavo invece lo aveva, e le necessità della produzione determinavano l'importazione di grandi masse di schiavi.

La terra poteva essere alienata solamente a chi avesse condizioni di coltivarla, ovvero possedesse schiavi. La distribuzione di terre non era egualitaria, per ottenerla era necessario essere aristocratici. Fondamentale era avere una buona localizzazione, per questo si favorivano le terre sulla costa. Altra questione importante era quella del periodo necessario per la produzione, che richiedeva lunghi tempi e favoriva la scelta della schiavitù. Lo sviluppo della produzione pose fine alla “eguaglianza iniziale”, dividendo sempre di più la colonia tra proprietari di schiavi e schiavi.

La particolarità dello sviluppo brasiliano è che la schiavitù non nasce dalla dissoluzione della comunità primitiva, ma è “importata” dagli europei. [1] La produzione è chiusa all'interno, perché non c'è un mercato proprio, e all'esterno, visto il monopolio del commercio. È una produzione che comincia dove non c'era manodopera. Il problema principale resta quello di aumentare la produttività, avendo gli schiavi produttività estremamente bassa. La colonizzazione cominciava con la donazione della terra, ma le condizioni di produzione erano un'altra cosa. La donazione non costituiva però titolo di proprietà e dava molti poteri al “proprietario”. Si tratta di caratteri evidentemente feudali [2]. Il documento officiale di trasferimento definiva con chiarezza diritti e doveri. Alla corona andava la rendita del sottosuolo e del mare, al colono la terra; egli doveva inoltre occuparsi dell'amministrazione e della difesa militare.

Con il passare del tempo si ampliò il potere pubblico riducendo quello privato, imponendo ad esempio la catechesi religiosa. La monarchia comincia a poco a poco a recuperare i poteri che aveva concesso. Ad un'analisi più attenta dei documenti non può sfuggire il carattere feudale di essi, per di più provenienti da un paese feudale come all'epoca era il Portogallo.

Quelli tra gli storici che considerano invece la colonizzazione come capitalismo commerciale confondono commercio e capitalismo, il capitale commerciale non necessariamente è capitalista [3]. È vero però che il movimento delle “scoperte” si basò sul capitale commerciale. Il feudalesimo europeo aveva creato due figure in possesso dei mezzi di produzione: il contadino e l'artigiano. Lo sviluppo del commercio creò altre due figure: il mercante e l'artigiano.

Lo sviluppo della produzione favorisce la circolazione, ma i due momenti rimangono separati. Il capitale commerciale comincia però a cercare nuovi mercati. È il capitale commerciale a finanziare l'impresa. Il guadagno va tutto nella circolazione, perché non c'è interesse a costruire un mercato interno di merci. Il Portogallo cominciò però a soffrire la concorrenza degli altri paesi. Per evitare questo problema la corona si garantiva il monopolio degli scambi.

Fino a un certo punto gli interessi olandesi e portoghesi camminarono insieme, ma in seguito con la conquista spagnola del Portogallo nel 1580 le cose cambiarono. Esclusa dal guadagno l'Olanda risponde con violenza; i signori feudali accettano invece i nuovi padroni spagnoli per non perdere la terra. Le cose cambieranno solo con la conquista da parte degli olandesi. Dopo la conquista spagnola del Portogallo gli olandesi si volsero a cercare nuove terre. L'idea era quella di favorire conflitti, ma difendendo la produzione. Il piano prevedeva varie fasi: conquista rapida, compromesso, declino e espulsione. I signori si adattarono agli olandesi ma furono in seguito espulsi.

Le varie rivolte che si diedero contro gli olandesi furono tutte sconfitte. La “nuova” fase della dominazione spagnola vedeva il mantenimento della distinzione tra produzione e circolazione. Gli olandesi cominciarono invece a voler trarre più lucro della fase passata. Ma la situazione economica in Olanda non era quello di un feudalesimo simile a quello portoghese. La fase capitalistica portò la compagnia delle Indie a ricercare un guadagno immediato attraverso il controllo di una zona di produzione. Il monopolio della distribuzione favorì lo sviluppo di istituti anticamente assenti come quello del credito, gli olandesi non rispettavano però la proprietà, gli inadempienti erano espropriati. Nel caso di insolvenza l'unica via d'uscita era la guerra.

La guerra si trasformò in lotta popolare, e molte battaglie furono vinte, costringendo gli olandesi al trattato di pace del 1640, che restaurava il controllo della monarchia portoghese su quei territori e l'accordo tra portoghesi e inglesi per il commercio in concorrenza con gli olandesi.

Note

[1] Il che ci fa discordare molto da un autore pur importante come Florestan Fernandes, che ha sempre sostenuto il carattere “schiavistico” dell'economia brasiliana, il che ci pare difficilmente difendibile dal momento che le “risorse” necessarie per questa economia erano esterne e non interne al paese

[2] La sottovalutazione del carattere feudale della colonizzazione e del carattere semi feudale dello sviluppo dell'agricoltura brasiliana conduce inevitabilmente alla sottovalutazione del problema del campo in Brasile o a considerarlo interamente capitalistico, non prendendo in considerazione l'importanza della lotta per la riforma agraria integrale

[3] Seguendo questa linea di pensiero si arriverebbe a sostenere come polemicamente Sodrè sottolineava che il Brasile sarebbe stato capitalista ben prima della rivoluzione inglese e francese.

05/01/2019 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.

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L'Autore

Matteo Bifone

La città futura

“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

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