La riforma de la scola (terza parte)

La riforma de la scola (terza parte)


La riforma de la scola (terza parte)

La riforma de la scola (terza parte)

Premessa

I sonetti che pubblicheremo in questa sezione riguardano la storia delle riforme della scuola o piuttosto delle contro-riforme che, dagli anni ’90 a oggi, hanno devastato l’istruzione pubblica. Tali riforme vanno nell’ottica di una concezione e di una prassi vieppiù aziendalista nella conduzione scolastica, con il privilegio accordato all’informazione a discapito della formazione, con un appiattimento del linguaggio dovuto all’uso di termini economicistici quali debito, credito, competenza, imprenditorialità ecc., in consonanza con la deriva neoliberista del nostro paese e del contesto europeo e internazionale in generale. Tali riforme si sono, inoltre, accompagnate a pesanti tagli all’istruzione pubblica e a sempre maggiori finanziamenti alla scuola privata e, in barba ai princìpi costituzionali, hanno minato la libertà d’insegnamento e ai diritti dei lavoratori della scuola. La “Buona scuola” di Renzi ha completato l’opera.

 

***

 

III parte

 

Nel 2008, la ministra dell’istruzione Gelmini (Governo Berlusconi), in linea con i suoi predecessori,  continua il lavoro di distruzione della scuola pubblica e, in concerto con il ministro del tesoro Tremonti, tagli ben 8 miliardi all’istruzione pubblica. 150.000 saranno i posti di lavoro tagliati, il più grande licenziamento della storia repubblicana.

 

 

La fressibbilità

 

di Eudaimon

 

Dopo che s’ebbe fatto quattro conti,

chiamò ar su’ cospetto la Germini:

-  Cara Maria Stella – disse Tremonti -

 me trovo pe davero nei casini:

 

 er Bilancio è cosa da pavura

e , quinni, qua ce vò na bella stretta;

co me è d’accordo  puro sor Brunetta,

che vò  tajà la spesa a su’ misura.

 

Saranno sì e no ducentomila,

tra bidelli, appricati e ’nzegnanti:

in tre anni fernisce sta trafìla!  -

 

-          A penzacce nu’ssò nimmanco tanti,

-          j’arispose, beata, Sòla Rifìla

ponno sempre arangiasse a fà i badanti,

 

e poi… ‘ncelo ce stanno puro i Santi!

 

 

 

Er bono conzijo!

 

di Eudaimon

 

Passato un anno dopo sta penzata,

a cinquantamila tocca la gròlia,

tra inzegnanti e perzonale ATA,

d’annassene a riccoje la cicoria.

 

Un ber primato fatto dar governo,

chè nu’ ss’era mai visto ne la Storia

mannà tanti d’un botto ne l’inferno

e scassànne pe sempre la momòria.

 

Però, a sentì l’ Onto der Signore,

 nun devi disperà si sei precario,

spece si sei regazza de bon core;

 

basta che te sposi  un mijonario,

 oppuro cor potente fai a l’amore:

datte, quinni,  da fà cor Calennario!

 

 

L’inzogno marzolino

 

di Eudaimon

 

Pe  mostrà d’esse granne de statura,

vorze apparì in Ttì -Vvù  Maria Stella;

addobbata da sora de crausura,

oprì quela boccaccia de ciafrella,

 

pe dì le su’ fregnacce a la sicura.

A le domanne de quer connuttore,

arisponneva co disinvortura:

A me la  scola me stà tanto a core,

 

furno artri a mannalla in zeportura:

siconno me, è  stato er  Sessantotto,

che, invece de difenne la curtura,

tutto mannò a carte quarantotto!

 

Vàrda er sistema mo com’è aridotto:

mentre er bucio ar bilancio fà pavura

l’insegnanti sò fori de misura,

ma de ste birbe io me ne strafotto,

 

li manno a spasso a capà verdura!

De bidelli poi ce ne stanno un botto,

puro a loro je serve la mi’ cura.

 

Pipinàra de gente a sto mestiere,

sò più de ’i pizzardoni a la questura,

pe tre de loro, un solo carbignere!-

 

Che parole, Stellina, e che magnere!

Dài li sordi sortanto a preti e sore,

come t’ha conzijato er Cavajere,

 

cusì piji pe er culo er prifissore.

Ma, s’annassero in celo ’e mi’ preghiere,

io te vorebbe vède , Maristella,

 

solo pe n’anno ar posto de bidella,

e, tramente te struci er coridore,

pe me sarebbe er cormo der piacere,

 

si te dasse ’na mano Er Puttaniere!

 

 

 

 

17/09/2015 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.

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L'Autore

Eudaimon

La città futura

“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

Antonio Gramsci

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