Nel web si scatena il troll

Don't feed the troll. Chi è fedelissimo alla rete tende a cascarci e abbocca facilmente all’amo del troll di turno.


Nel web si scatena il troll Credits: osservatorio cyberbullismo (di Rosita Rijtano)

Che la rete generi dipendenza al punto di provocare lo Iad (“Mi connetto…ergo sum”. Tutti i danni di internet) nei frequentatori parossistici è ormai noto, ma che questi possano anche diventare facili prede di stalker virtuali, con identità difficile da accertare, lascia riflettere sul pericolo in cui si rischia di essere travolti, navigando nel mare di perdizione della ragione che è il web. Il riferimento è ai troll e all’uso che questi astrusi esseri fanno della rete. Chi sono i troll? Anonimi, che connessi con un fittizio username, ad esempio “mela marcia”, alterano gli equilibri dei commenti, creando alterchi, dissensi fra i partecipanti fino a giungere al marasma comunicativo. Questo è l’infido, quanto inutile, passatempo del troll, figura virtuale ben calzante su quell’inquietante immagine che nella letteratura tolkieniana viene descritto come un nanerottolo rozzo e cinico, autore di distruzioni ovunque diriga il suo cammino.

Il disturbatore, utilizzando un nickname, lontano dal rivelare la sua vera identità, si diversifica per diverse modalità di agire, ma sempre allo scopo di generare irritazione e per surriscaldare gli animi degli utenti connessi. C’è il troll inesperto, generalmente all’inizio della sua insulsa carriera di disturbatore, che trolla di tutto e ovunque. Si presenta con frasi senza senso ed alcun nesso sull’argomento su cui si dibatte. E così, mentre si commenta sul M5s, può inserirsi chiedendo come si fa a postare un’immagine o come chiedere l’amicizia. Nessuno se lo “filerà”, ma intanto ha debuttato come “troll”e se ne sentirà appagato.

E il troll saccente, fidelizzato alla teoria del complotto. È fra i massimi disturbatori. Con lui non c’è scambio. S’insinua in discussioni, attirando gli utenti in fantasmagoriche e fantascientifiche catastrofi sulla fine del Pianeta. Paventa terremoti, alluvioni, tsunami e veleni che piovono dal cielo in ogni parte del globo e asserisce, con teorie ricavate chissà dove, di essere l’unico depositario della verità. Un oscuro profeta che non vuole essere mai contraddetto, né argomentare. Tantomeno riconosce, perché non sa, che i suoi sono solo voli pindarici. Se si prova a riportarlo alla razionalità, si scatena in epiteti offensivi, oltre misura. Nessuno nella realtà gli dà corda. Così ci prova nella rete e talvolta trova adepti in odore di troll anch’essi.

E poi c’è il troll malvagio. È affetto da fufismo Hfv (human fufismae virus): “Malattia contagiosa di origine virale, i cui sintomi sono: malafede, perfidia negli attacchi ‘ad hominem’, storpiamento dei processi creativi di gruppi”. S’insinua per colpire basso, al solo scopo di offendere tutto e tutti. Nella realtà è persona a cui non è stato concesso nulla. È lo “sfigato”, mal supportato dalla cultura e generalmente non ha buone relazioni sociali. Conduce una vita grama a cui lui stesso ha contribuito. Ha il dente avvelenato e un linguaggio rozzo che scatena in rete contro chiunque. Le vittime predestinate sono, per assurdo, coloro che gli assomigliano e che non vogliono dargliela vinta. Ognuno foraggia l’altro e campano di perfidia. Si salva chi si sfila per primo.

Don't feed the troll …non nutrire il troll, sarebbe la regola. Pochi la seguono. Chi è fedelissimo alla rete, specie ai social network, tende a cascarci e abbocca facilmente all’amo del troll di turno. Vuoi per ammazzare il tempo o anche per curiosità. È fatta, il mostriciattolo inizierà ad adularci insidiandosi nella sfera affettiva. Trasformerà il nostro nome in un vezzeggiativo “Mariuccio…Carletta”, per accattivarsi la fiducia e tenderà a creare in una discussione, in cui verranno attirati molti utenti, le tifoserie da stadio. “Lella è buona, Luigi è cattivo. Ha ragione Fabio. Laura è demente”, difendendoci e attaccando chi è di parere avverso. Gli serviamo da spalla. Si scatenerà un putiferio. Abbiamo nutrito il troll.

Sebbene siano fastidiosi, inutili, irritanti e offensivi, queste tipologie di troll sono ancora sotto controllo. Basta bannarli e puff, spariscono alla nostra vista. In realtà c’è un altro genere di troll, assai più pericoloso. A tal punto da generare consensi o dissensi nel campo della politica. S’infiltra nelle pagine pubbliche dei personaggi di punta dei partiti e inizia il lavoro di smantellamento o di costruzione del personaggio, con la finalità di favorire i consensi, specie in fase di campagna elettorale.

Facebook con le sue 54 milioni di pagine e 1,5 miliardi di utenti è la vetrina planetaria più osservata. In Italia sembra ormai essere diventato il primo canale d’informazione politica. Il problema principale sta nella disinformazione che genera valutazioni fuorvianti sulla notizia e nel fatto che non tutti i facebukkiani hanno le chiavi di lettura per comprendere quando la notizia è affidabile o meno e non la filtrano, né la comparano ad altre fonti mediatiche, ritenendola vera a prescindere. In Italia durante la campagna elettorale delle politiche del 2013 su Fb si scatenò l’inferno. Ovvero si palesò in modo eclatante la peste dei troll e si scatenò sul web quello che il giornalista Ilvo Diamanti chiama “la civiltà delle cattive maniere”. Sul social network più gettonato vennero create migliaia di pagine alternative a quelle ufficiali dei partiti e dei candidati. I troll le doppiarono pubblicando cartelli elettorali falsati.

Gli addetti ai lavori nello sventare le false informazioni scoprirono che un messaggio diventato in breve virale (condiviso più di 35 mila volte) conteneva riferimenti non corrispondenti al vero. Una bufala primordiale, gettata in rete da un fake che ottenne enorme condivisione nonostante i madornali errori. Questo il messaggio apparso. “Il senato italiano ha approvato con 257 a favore e 165 astenuti il disegno di legge dal senatore Cirenga che prevede la nascita del fondo per i “Parlamentari in crisi” creato in vista dell’imminente fine legislatura. Questo fondo prevede lo stanziamento di 134 miliardi di euro da destinarsi a tutti i deputati che non troveranno lavoro nell’anno successivo alla fine del mandato. E questo quando in Italia i malati di SLA sono costretti a pagarsi da soli le cure. Rifletti e fai girare.” Nel messaggio sono contenuti 4 falsi evidentissimi: il senatore non esiste, la legge è un’invenzione, il numero totale dei voti è superiore a quello dei senatori, la somma stanziata è superiore al 10% del Pil. E per fortuna che si invitava a riflettere, prima di farlo girare.

Durante la stessa campagna elettorale, ma anche nelle amministrative recenti, i troll hanno attivato uno spam infernale utilizzando i santini dei candidati, appioppando, a mo’ di sponsor, sulle pagine di persone notoriamente di sinistra, santini di candidati della destra e viceversa. Generando conflitti e dubbi all’interno delle appartenenze politiche di quegli utenti. Qualcuno se ne servì impropriamente per puntare il j’accuse sui malcapitati. Lo stesso accadde, durante la campagna per il No al referendum costituzionale. Chi era per il No, si trovava sul suo profilo lo sponsor per il Sì e viceversa. Intanto il perfido e inquietante personaggio tolkeniano, responsabile del caos, trollava infido e gaudente fra i commenti.

Difendersi da questi attacchi sembra sia impossibile. Anche le leggi che normano la comunicazione in rete hanno difficoltà ad essere applicate. Da un’indagine condotta da Swg (sondaggi politici e ricerche di mercato) per Agcom si evince che, al momento, Internet è uno dei mezzi di maggiore informazione. “Un mezzo di informazione, che riveste un’importanza, ai fini della tutela del pluralismo, sorprendentemente simile a quanto avviene in Paesi, quali Regno Unito e USA”. Nel 2013, il 21,5% degli utenti web italiani,e cioè 6,8 milioni di persone, ha utilizzato Google come “sito online per informarsi”. Inoltre “la valorizzazione dei contenuti informativi digitali si basa principalmente sulla generazione di audience al fine della vendita di contatti agli inserzionisti di pubblicità- afferma l’Autorità- Per sopravvivere c’è bisogno di traffico, dunque, e di pubblicità. Specie per i quotidiani “digitali”, per i quali l’85% dei ricavi è assicurato da réclame”. L’informazione è gratuita, ma per chi ne abusa o la stravolge? O per chi diffama o offende i naviganti al punto di danneggiarne l’onorabilità, quali sono gli strumenti e le sanzioni previste dalla legge?

Le norme sono scritte nell’articolo 595 del codice penale. Gli strumenti li può utilizzare il commissariato online di polizia (la polizia postale -www.commissariatodips.it). I troll, invece, difficilissimi da combattere, perché morto uno ne nascono altri 100, si combattono con l’intelligenza. L’occasione rimanda a Umberto Eco (Apocalittici e integrati di Umberto Eco) che durante una lectio magistralis sulla comunicazione in rete, asserì che “i social media danno diritto di parola a legioni di imbecilli che prima parlavano solo al bar dopo un bicchiere di vino, senza danneggiare la collettività. Venivano subito messi a tacere, mentre ora hanno lo stesso diritto di parola di un Premio Nobel. È l’invasione degli imbecilli. E i troll imbecilli lo sono. Per non esserne catturati ed esautorarli nella rete, laddove fanno danni, sarebbe sufficiente saperli riconoscere ed evitarli. Non è affatto difficile, eppure… 

25/03/2017 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.
Credits: osservatorio cyberbullismo (di Rosita Rijtano)

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L'Autore

Alba Vastano

"La maggior parte dei sudditi crede di essere tale perché il re è il Re. Non si rende conto che in realtà è il re che è il Re, perché essi sono sudditi" (Karl Marx)


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