Victor Jara: la voce del Cile libero

Il 16 settembre ricorre il quarantaquattresimo anniversario dell’assassinio del cantautore cileno comunista Victor Jara.


Victor Jara: la voce del Cile libero

In omaggio al grande cantautore cileno riceviamo e pubblichiamo in lingua italiana il testo di Magdalena Arqueros Valer.

Ricordare Victor Jara produce sempre un po’ di nostalgia, specialmente per l’ingiustizia subita da quest’uomo straordinario che si prodigò tanto nella musica quanto nell’azione concreta di solidarietà fino al giorno del suo orribile assassinio. Solo canto por cantar. Dopo il colpo di stato che destituì l’allora presidente-democraticamente-eletto Salvador Allende, furono migliaia le persone detenute all’interno dello stadio nazionale: eventi toccanti che hanno angosciato e fatto tremare il popolo cileno; prove che dimostrano la mortificazione particolare che ha subito il cantautore durante la sua detenzione e morte. Victor arrivò nella capitale dal sud, da una terra in cui è ancora radicata la protezione dell’indifeso, a cui Jara diede voce. Come pure diede voce al malcontento che nasceva dalle profonde diseguaglianze in cui versava il Cile di allora.

Ma chi era davvero Victor Jara? Un uomo che si concesse totalmente al popolo attraverso la sua voce e le sue splendide canzoni, gravide di argomenti importanti come la povertà ed il proletariato. Così, nel disco La población, scopriamo la storia di Luchín, dedicata a ciò che di più bello il suo paese possiede, i bambini, e facendo emergere proprio attraverso un bambino come tanti ce ne sono al mondo, il suo amore per l’infanzia.

I cileni lo hanno pianto tanto, però chissà riservatamente, come se si trattasse di un fratello, un amico, o come il gran compagno politico che fu. A causa della dittatura, il popolo ha manifestato il suo dolore a capo chino, stupefatto davanti tanta ingiustizia vissuta e reclamando, alla fine, che a nessuno più possa accadere […]. Tuttavia il Cile ha ancora un debito pendente con Victor: quello di rivelare la verità sulla sua morte.

Frágil como un volantín
en los techos de Barrancas
jugaba el niño Luchín
con sus manitos moradas
con la pelota de trapo
con el gato y con el perro
el caballo lo miraba…

Luchín, fu pubblicato nel 1972 all’interno del disco La población che ci evoca il Cile che non c’è più, quello antecedente il colpo di stato del 1973, quello nel quale la voce di Victor Jara si poteva sentire frequentemente per radio e nelle pubbliche piazze, irradiando tenerezza infinita all’amato Cile. La sua poetica ideava arcobaleni magici disegnati sull'immenso cielo azzurro del paese posto agli estremi del mondo, nel quale ancora oggi si respira questa melanconia di chi solo cerca di vivere in pace (e ha diritto a farlo) come tutti noi desideriamo, come voi, vivere liberi ed in pace. E cantò: solo por cantar

Víctor Lidio Jara Martínez, cittadino cileno, nato a San Ignacio, provincia di Ñuble, il 28 settembre 1932. Sebbene ancora oggi ci siano ambiguità sul luogo esatto (Chillán o nella zona del vecchio Lonquén), non c’è dubbio alcuno sul fatto che la sua morte avvenne a Santiago del Cile, il 16 settembre 1973. Sposato con Joan Turner, ballerina inglese con la quale ebbe due figlie, Victor Jara è il cantante simbolo del Cile di allora, di oggi e di sempre. Nel 1944, arrivando a Santiago, frequentò per alcuni anni il seminario, dove coltivò il canto gregoriano e la liturgia, per poi abbandonarlo per prestare servizio militare.

Successivamente, nel 1957, entra alla scuola del teatro dell’Università del Cile dopo aver viaggiato in Inghilterra , consagrandosi per la miglior direzione teatrale, e dove compose Te recuerdo Amanda, quell’indimenticabile canzone dedicata ai suoi genitori, Amanda e Manuel, lei cantante di canzoni popolari e folcloriche, nonché collaboratrice di Violeta Parra e del premio Nobel per la letteratura Pablo Neruda.

Nel 1968 divenne direttore artistico del gruppo Quilapayún e per un periodo collaborò anche con gli Inti Illimani. L’anno successivo, Pongo en tus manos abiertas rappresentò il suo appoggio alla candidatura di Salvador Allende alla presidenza della Repubblica. E nel 1970 pubblicò quel Canto libre che segnò il suo ingresso nella gioventù comunista. Ma il curriculum di Victor Jara non si limita a quello di un importante cantautore e musicista ma comprende anche quello di un professore di teatro, direttore teatrale, ricercatore di canzoni popolari, compositore, drammaturgo, poeta, attivista politico e militante del partito comunista cileno. Questo e molto altro era Victor Jara, oltre ad ambasciatore culturale per nomina proprio del governo Allende.

Jara tornerà nelle canzoni degli autori impegnati come Bob Dylan e Phil Ochs. Quest’ultimo dichiarò la sua grande ammirazione per il cantautore cileno e proprio mentre procedeva la battaglia per i diritti civili nel suo paese fu lui ad esserne privato. Victor, invece, non solo fu detenuto ma anche torturato e dopo una difficile ricerca realizzata da sua moglie Joan, è stato finalmente accertato che il suo corpo giaceva sovrapposto a quello di altri, crivellato da quaranta proiettili. Un’azione terribile del governo dittatoriale proprio in quello stadio che oggi porta il suo nome, dedicato alla memoria del canto generoso di questo musicista sociale che formò la nuova canzone cilena.

Plegaria para un labrador, Luchín, Te recuerdo Amanda, El derecho de vivir en paz, La población, Libre etc. Sono milioni di persone che hanno intonato queste canzoni, in memoria di Víctor Jara.

…Si hay niños como Luchín
que comen tierra y gusanos
abramos todas las jaulas
pa' que vuelen como pájaros
con la pelota de trapo
con el gato y con el perro
y también con el caballo.

16/09/2017 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.

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“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

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