Almaviva, quando ti scippano il lavoro

Solo la costruzione di un fronte di lotta del movimento operaio che contrasti le politiche di governo e una mobilitazione generale dei lavoratori che metta in discussione gli accordi sindacali, può rovesciare il potere capitalista e restituire a tutti i lavoratori la dignità.


Almaviva, quando ti scippano il lavoro Credits: foto di Alba Vastano

Il problema è italiano ed è noto. Il lavoro non c’è e quando c’è non è certo. A volte è precario, spesso è mal pagato, a volte sparisce. Viene “scippato” al lavoratore, ma anche al Paese. Decolla altrove, quasi sempre nell’Europa dell’est, ove i costi per la manodopera sono dimezzati , ove uno stipendio mensile è un quarto del nostro. E l’impresa campa, si arricchisce doppiando, a volte triplicando, i guadagni. La speculazione è fatta, a danno di chi quel lavoro se lo trova rubato e l’esistenza distrutta. Che importa se nella Capitale vengono licenziati in blocco 1666 lavoratori. Che importa se la sede romana di Almaviva chiude i battenti. All' Ad Marco Tripi la vita non cambia. L’escamotage è trovato. Delocalizzazioni in Romania e la “carie dentaria” dei costi di lavoro nostrani, che non vengono coperti per le gare al ribasso, è tolta Almaviva Contact, il caso della filiale appena aperta in Romania).

Senza contare, ed è quasi un paradosso, che l’azienda ha investito sei milioni di euro in Brasile con un finanziamento concesso alla Simest.( Almaviva chiude a Roma ma in Brasile ha investito 6 milioni di euro ..Si promuove, quindi, il lavoro laddove la manodopera è a prezzi stralciati e si sottrae a chi lo ha, licenziando e isolando i lavoratori in una lotta aspra con un punto interrogativo sul loro futuro appeso alla decisione dei sindacati e del governo. Sindacati che offrono il fianco a Tripi e governo complice che la fa da arbitro nella questione. Interviene l’Inps, ma con una Naspi inadeguata a fornire sicurezze ai licenziati

Tenta la via illusoria della mediazione la Regione con Zingaretti che, ritenendo giuste le rivendicazioni dei licenziati Almaviva, lancia il suo proclama: “Dopo l’incontro con i ministri Calenda e Poletti e il sottosegretario Bellanova siamo al lavoro per realizzare provvedimenti adeguati. Nessuno sarà lasciato solo”. Non può bastare. A quando le risposte risolutive?

Chi salverà dal baratro di un’esistenza incerta gli ex dipendenti Almaviva e tutti gli altri settori del lavoro in fase di stallo. Per i dipendenti Tim, Ama, Alitalia, Carrefour, Usb telecomunicazioni e di altre aziende attive sul territorio nazionale quale futuro si prospetta? Quali manovre metteranno in campo governo, Inps e sindacati ? Ma soprattutto, per rendere il lavoro più stabile in Italia, come asfaltare il Jobs act e ripristinare l’originale statuto dei lavoratori?

La questione Almaviva

Era già nell’aria da mesi. I lavoratori delle sedi di Roma e Napoli erano già sotto scacco dalla primavera del 2016. A Dicembre la fase risolutiva, con la proposta formulata dalla Ggil, dal chiaro sapore di esonero delle responsabilità. Proposta che appare come “Fate il referendum e dentro alle condizioni del Jobs act o fuori e..l’avete voluto voi”. Tradotto “Decidete voi di che morte dovete crepare”. A Napoli , niente referendum. Si decide di accettare, a prescindere, un accordo inverecondo e indignitoso. La paura fa novanta. A Roma i più coraggiosi dei 1666 dicono No all’accordo(Almaviva come Pomigliano. Ricatto Marchionne).

Nel contempo, alla faccia di chi dice Sì e chi dice No, l’azienda di Casal Boccone chiude i battenti a tutti , licenzia in blocco e invita i dipendenti a riconsegnare le cuffie. Motivazione della chiusura:costi di lavoro insostenibili. C’è anche chi, fra loro, non si sente licenziato. Non può esserlo per legge e non riconsegna gli strumenti di lavoro (La “viva” voce dei licenziati Almaviva). Nel frattempo i call Almaviva, delocalizzati in Romania, brulicano di operatori e di attività. Successe così anche per la Teleperformance, l’azienda francese, con sedi anche su territorio nazionale che pose in esubero e licenziò in blocco 1464 dipendenti per la stessa questione, i costi di lavoro. Teleperformance, 1.464 esuberi in Italia La Cgil: "Taglia qui e assume ..

I call Teleperformance, attivissimi anch’essi..soprattutto in Romania e in Albania (I call center italiani "parlano" straniero: 4000 operatori rispondono dall .)

Intanto la protesta Almaviva non si ferma “Gente come noi non molla mai” cantano in coro gli ormai ex dipendenti. Tentano anche di ricompattarsi, perché l’infame accordo di dicembre li ha spaccati su quel Sì e No. Anche qui la paura di perdere il minimo garantito almeno alla metà di loro, ha mangiato l’anima. Quelli del No all’accordo chiedono ai colleghi di lottare insieme tutti, questione di coscienza, questione di sopravvivenza. E si va al corteo del 21 gennaio

Cronaca di un corteo movimentato # iosonoalmaviva

E il 21 gennaio si muove da piazza della Repubblica un megaserpentone ch si snoda per le vie centrali fino a raggiungere piazza Santi Apostoli. La sigla dei partecipanti non è solo quella del comitato 1666 Almaviva, promotore dell’iniziativa. Vi si accodano una serie di soggettività che molto hanno a che fare con la causa del lavoro, perché la precarietà e lo scippo tocca la maggioranza dei lavoratori. Presenti i dipendenti Tim, quelli della lotta per la casa. Ci sono i migranti della collettività multietnica di Casal Boccone e di Usb Telecomunicazioni. Ci sono I Clash city workers, impagabili nel perorare la lotta dei lavoratori. Sono in testa al corteo. Rifondazione comunista c’è, come sempre nelle lotte contro il potere e per la difesa del lavoro. É la causa che preme di più, quella per cui tutti i comunisti devono spendere le loro energie.

Una causa giusta che va difesa con le lotte e la partecipazione di chi ha a cuore la difesa dell’articolo 1 della CostituzioneL’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro”.Il corteo è autorizzato,ma subisce i disagi di un percorso accidentato. Si blocca in via Cavour, snodo centrale da cui non si vuole deviare. C’è un allarme, un pacco con fiocco rosso fra due macchine. Si pensa a una bomba, ma ci vuole fantasia. Le forze dell’ordine chiudono ai manifestanti. Non si passa .Il corteo inizia a svuotarsi. É questo che si vuole?Arrivano gli artificieri. Pericolo sventato(ndr,ma c’era davvero?).Si riparte. Infine la massa dei manifestanti è sempre corposa.

Altro blocco ai Fori Imperiali. I celerini tentano di spaccare il corteo. Ordini dall’alto. Fuori i migranti, fuori chi lotta per la casa. Tentano di farli fuori dal serpentone compatto. Non ci riescono. Si rientra tutti e si arriva insieme a Apostoli. Frontali ai celerini/ barriera,casco e pronti ad attaccare. Ma chi e perché? Si sfida lo Stato di polizia con canti e interventi accorati, intervallati dal mantra “Vergogna, vergogna”. “Andate oltre al No, andate oltre al Sì –grida al microfono Lorena una licenziata Almaviva, riferendosi al referendum che li ha divisi- e pensate che questo (ndr, Marco Tripi) ha fatto sempre l’imprenditore ‘ co i sordi nostri’. E ha investito sei milioni di euro in Brasile”.

Parla un’esponente del movimento per la casa che ha appena subito uno sgombero forzoso: “La polizia che ci ha sfrattato ieri andasse a spalare la neve, non se la prendesse con i poveri come me. Vogliamo una casa, un lavoro e la dignità”. Da una rappresentante di Usb Telecomunicazioni “La vostra storia ci riguarda molto da vicino, ci avete solo anticipato…voi siete le prime vittime del Jobs act che è diventato operativo con la vostra vicenda. Dobbiamo fare resistenza per voi oggi e per tutti i lavoratori che subiscono vessazioni e stanno per fare la stessa fine”.

Una resistenza che va difesa con lotte pressanti e permanenti e la partecipazione di chi ha a cuore il lavoro in Italia.La vittoria plebiscitaria del 4 dicembre ha asfaltato Renzi, ma non il suo governo liberista. La guerra è ancora in atto. Solo la costruzione di un fronte di lotta del movimento operaio che contrasti le politiche di governo e una mobilitazione generale dei lavoratori che metta in discussione gli accordi sindacali, può rovesciare il potere capitalista e restituire a tutti i lavoratori la dignità. Resistenza. É il momento.

28/01/2017 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.
Credits: foto di Alba Vastano

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L'Autore

Alba Vastano

"La maggior parte dei sudditi crede di essere tale perché il re è il Re. Non si rende conto che in realtà è il re che è il Re, perché essi sono sudditi" (Karl Marx)


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“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

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