Ci vuole lo sciopero generale articolato

Qualche hanno fa con indubbio coraggio autocritico il segretario della Fiom Landini dal palco di San Giovanni, di fronte a decine di migliaia di metalmeccanici ammise che sulla controriforma Fornero aveva sbagliato a non proclamare lo sciopero generale della categoria.


Ci vuole lo sciopero generale articolato

E SE INSEGNANTI, FERROVIERI E OPERAI PROCLAMASSERO UNO SCIOPERO GENERALE CONTRO IL GOVERNO MARCHIONNE RENZI? Raccontano che la storia non si fa con i se, ma forse la politica e la lotta di classe invece si. Soprattutto se si sa imparare dagli errori, spesso madornali, del passato. Anche quello recente. 

di Giuseppe Carroccia 

Qualche hanno fa con indubbio coraggio autocritico il segretario della Fiom Landini dal palco di San Giovanni, di fronte a decine di migliaia di metalmeccanici ammise che sulla controriforma Fornero aveva sbagliato a non proclamare lo sciopero generale della categoria. Ci fu invece solo lo “sciopero” di 3 ore col quale cgil, cisl e uil diedero il via libero al massacro sociale del governo Napolitano-Monti(e Bersani - Berlusconi) di cui ancora oggi paghiamo le conseguenze in termini di disoccupazione giovanile, di attacco ai rendimenti pensionistici, di forza e credibilità del sindacato, dell’idea stessa di sindacato. 

Oggi l’attacco virulento e senza precedenti contro le fondamenta della scuola pubblica che ha compattato all’opposizione di questo governo l’intero mondo della scuola, non può e non deve avere lo stesso esito disastroso di allora, non può rimanere senza una risposta adeguata e perciò impunito. 

La partita si gioca adesso. 

Anche perché il governo, seguendo un sogno secolare della borghesia italiana, oggi ben rappresentato da Marchionne,sta velocemente predisponendo una offensiva legislativa che consegna nelle mani dei padroni e dei mafiosi il comando totale sulla forza lavoro. Job act, sindacato unico,( peggio di come lo prefigurava la cisl di d’antoni), fine del contratto collettivo (secondo la linea maroni-sacconi-ichino-draghi) ulteriore limitazione del diritto di sciopero, finanziamenti a pioggia a grandi opere, banche e agenzie di caporalato(vedi garanzia giovani), riforme istituzionali antidemocratiche. Una borghesia eversiva che così come ha cercato per mezzo secolo di depotenziare il dettato costituzionale, oggi non rispetta le leggi e nemmeno le disposizioni aziendali che non riesce a modificare a suo piacimento. 

Nel prossimo autunno per intascare gli 8 mila euro per le nuove assunzioni scatenerà mobbing, mobilità, licenziamento per scarso rendimento contro i lavoratori salvaguardati dalla contrattazione precedente. Occorrerà predisporsi alla difesa usando tutti i mezzi possibili, compresi quelli legali, ma bisogna essere consapevoli che non ci si salva lottando separatamente. Significativa in questo senso la vicenda delle lotte dei ferrovieri contro la riforma pensionistica. 

Una mattina di tre anni fa macchinisti, capotreni e manovratori, la cui aspettativa di vita non arriva a 65 anni, si svegliarono con l’età pensionabile allungata di 9 anni: minimo 67 anni. Per i credenti la possibilità di brindare per l’agognata quiescenza invece che con i colleghi di lavoro con san pietro e gli angeli del paradiso. Sindacati complici e parlamentari ostaggi del pareggio di bilancio, per due anni hanno rassicurato che l’errore di scrittura del testo sarebbe stato corretto. Dopo due anni di eccessiva pazienza sono cominciati gli scioperi, in tutto otto: gli unici fatti da una categoria di lavoratori contro la fornero. Il primo sciopero venne promosso da una assemblea autoconvocata a Firenze di capitreno e macchinisti contro il riordino normativo che indeboliva le funzioni di sicurezza del personale. 

Gli scioperi sono tutti riusciti perché anche i pochi giovani assunti in questi anni si sono riconosciuti in una piattaforma rivendicativa che non scambiava l’andata in pensione dei più vecchi con i diritti dei neoassunti(come spesso è successo in passato), anzi allargava le questioni della mobilitazione a sicurezza, riordino normativo, orario di lavoro, turni disumani, reintegro per i colleghi ingiustamente licenziati, democrazia sindacale. L’informazione ha volutamente oscurato la protesta, venendo meno anche a un dovere verso pendolari e viaggiatori, per timore che la lotta potesse influenzare altre categorie di lavoratori. 

I sindacati di base (usb, cat e cub) e la storica rivista Ancora In Marcia hanno sostenuto la mobilitazione e nei prossimi giorni vi saranno incontri per decidere come continuare la lotta, senza subire il ricatto dei ministri poletti, del rio e dell’ineffabile presidente della commissione di garanzia alesi, che vorrebbero ibernare il conflitto durante expo e giubileo (poi ci saranno le olimpiadi, l’anno mariano, la fiera del porcino valtellinese, ecc). 

L’esempio dei macchinisti tedeschi che hanno fermato “la locomotiva” tedesca per una settimana chiedendo più salario, riduzione d’orario e soprattutto la possibilità di organizzare e rappresentare al tavolo delle trattative tutti gli altri ferrovieri ci conferma della possibilità di reagire. 

Infatti alcuni risultati parziali sono stati ottenuti. Innanzi tutto ridare fiducia a una categoria indebolita da continui tagli occupazionali (da 220 mila a 67 mila) , invecchiata dal blocco del turn over, sottoposta a orari disumani, privatizzazioni, tentativi di smembrarla e esaurirla come categoria unitaria. Alcuni riordini normativi sono stati infatti ritirati o parzialmente modificati, la repressione si è affievolita. Segno che la lotta paga sempre. Ma l’incubo di quella mattina di tre anni fa con la prospettiva di non arrivare vivi alla pensione, “a nuttata che non passa”, non è stato minimamente scalfito. 

Per questo la lotta continuerà, ma sarebbe molto più efficace se venisse fatta unitariamente a tutte le altre categorie. La vicenda della scuola potrebbe fare da traino anche perché si tratta del futuro dei figli di tutti i lavoratori in un paese dalla mobilità sociale che ormai funziona all’incontrario e in cui l’attacco alla democrazia e alla civiltà passa anche col tentativo di trasformare i giovani da cittadini consapevoli e attivi a consumatori passivi e servi del mercato. Inoltre rimettere in campo una forza diffusa e radicata impedirebbe ai cialtroni razzisti di scatenare la guerra dei poveri in un mondo sempre più globalizzato e recintato dalle basi nato. 

Dovunque siamo collocati, qualsiasi progetto politico sindacale sosteniamo, proviamo a costruirlo questo sciopero generale dal basso! Non in una unica data, ma a staffetta, categoria per categoria come fosse uno sciopero generale articolato, in cui ogni piattaforma categoriale è connessa con le altre attraverso alcuni elementi unificanti a partire dal ritiro delle legge delega sulla scuola. 

Si tratta di formare in ogni luogo di lavoro e in ogni territorio dei comitati per lo sciopero generale facendo in modo che il movimento cresca fino alla cacciata di questo governo antipopolare. Quando ne vale veramente la pena e gli obbiettivi sono giusti e sentiti i lavoratori sono disposti a lottare. Poi l’intendenza (un ceto politico e sindacale responsabile di troppe sconfitte), se vuole seguirà. Noi comunisti come sempre impegniamoci a fare la nostra parte di lavoro. 

A nuttata nun passerà se non ci diamo una svegliata. 

30/05/2015 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.

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“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

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