In questa fase di transizione i motivi economici e sociali latenti dei conflitti hanno bisogno di presentarsi nella forma dell’ideologia religiosa dominante, per tenere a bada i subelterni che occorre mobilitare contro il comune nemico. Generalmente dietro il partito cattolico c’è la distopia neoimperiale degli Asburgo, che agisce come forza controrivoluzionaria per arrestare il tentativo della borghesia di divenire classe dominante che, il più delle volte, assume le forme riformismo religioso protestante.
Tra il XVI e il XVII secolo, l'Europa è devastata da scontri religiosi e politici. In Polonia e Germania l'assolutismo si afferma come rivoluzione passiva, mentre la Guerra dei Trent'anni (1618-1648) segna la sconfitta della Controriforma asburgica. Con la pace di Westfalia trionfa la Francia e si afferma la borghesia.
- Le lotte di religione nell’Europa nord-orientale
Le lotte di religione non risparmiano l’Europa orientale. In Polonia tende a dominare l’anarchia feudale, per cui è il paese in cui trovano rifugio tutte le anime più moderne e radicali della riforma, perseguitate dagli altri paesi. Tale tendenza centrifuga indebolisce il paese che rischia di essere invaso dai paesi confinanti, in cui l’anarchia feudale è stata, in parte, repressa. Perciò sia gli aristocratici che la popolazione comprende che deve avere un collante che gli permetta di far fronte a forze meno disgregate. Perciò, paradossalmente, proprio in Polonia si afferma il cattolicesimo della Controriforma gesuita determinato a imporre a ogni costo l’unità religiosa, che diviene il surrogato di una unità nazionale che non si afferma a causa della debolezza della borghesia e della forza dell’aristocrazia.
Quest’ultima si fondava sulla casta militare che era considerata tutta aristocratica, con un forte senso dell’eguaglianza necessario per dominare il restante 90% della popolazione. Perciò fra di loro erano repubblicani, noi diremo democratici. Si trattava della ben nota democrazia per il popolo dei signori, che si considerava una razza superiore che aveva occupato e dominato sulla popolazione slava, che sarebbero una sorta di iloti. Interessante come questi miti saranno ripresi dall’estrema destra tedesca da Nietsche fino al nazismo. Interessante questa invenzione della tradizione per cui con la riscoperta dei testi classici, l’area della grande Polonia era considerata abitata dai Sarmati. Questi ultimi erano al solito popolazioni nomadi dell’Asia centrale che si erano imposte con la violenza sulle popolazioni locali slave. Per cui gli aristocratici sarebbero parte di questa razza ariana.
Alle lunghe la nobiltà polacca, rifiutando qualsiasi limitazione da parte del potere centrale della sua democrazia per il popolo dei signori, una libertà che al solito rischia di scadere nell’arbitrio, porta il paese alla rovina. Interessante il caso polacco, qui dove il liberalismo che ha origine aristocratica conosce il suo massimo sviluppo, tanto che non solo il sovrano non è assoluto, ma è eletto, si favorisce, inconsapevolmente l’estremo opposto, cioè il governo più tirannico, dato che il paese viene spartito fra potenze straniere. Allo stesso modo il massimo di pluralismo e tolleranza religiosa, in cui i più radicali riformatori religiosi trovano rifugio, diventerà il modello della Controriforma gesuitica.
Ivan il Terribile
In Russia Ivan IV (1533-1584) detto il Terribile dai suoi nemici aristocratici (come gli antichi tiranni), raccoglie l’eredità bizantina facendosi per primo incoronare imperatore col titolo romano di czar (Caesar). Ivan riesce a respingere i mongoli verso est, conquistando nel 1556 il regno di Astrakan. Poi intraprende la conquista della Siberia. Inoltre Ivan compie i primi passi nel cammino delle riforme volte a modernizzare la Russia. Per arginare lo strapotere della nobiltà affida l’amministrazione della giustizia a funzionari eletti dal basso. Forma un esercito permanente composto da sudditi cui dona, in cambio, una proprietà agricola. Tutto ciò è il prodotto di quella rivoluzione passiva che è allora l’assolutismo, da cui nasce lo Stato. Tale sviluppo è così radicale e repentino in Russia da sfociare in forme di vero e proprio terrore, indispensabile per imporre alla popolazione una forma di eticità più moderna. Il problema è che al solito il terrore tende a strabordare, a superare i limiti della sua necessità storica, scadendo nel Grande terrore, in cui per realizzare nel modo più radicale lo Stato nuovo e perfetto si finisce nel totalitario stato di polizia. Interessante come la forma stato e il primo sviluppo in senso nazionale tenda a realizzarsi in forma imperialista. Si pensi al Portogallo, alla Francia, alla Spagna, all’Inghilterra, all’Olanda e, ora, alla Russia. Mentre nei paesi in cui non si forma lo stato e non si afferma la tendenza nazionale, come l’Italia e la Germania, non vi è questo tendenziale sviluppo in senso imperialista.
- La guerra dei trent’anni (1618-1648) segna la fine dell’egemonia asburgica sulla Germania e la sconfitta della controriforma
Dopo la pacificazione di Augusta nel 1555 la Germania gode di alcuni decenni di pace, proprio mentre infuriano le guerre di religione in Olanda e Francia. Tuttavia si sono rinforzati i poteri locali, in genere controllati dagli aristocratici a discapito dell’autorità centrale. Il protestantesimo, nato come una rivoluzione dell’ideologia religiosa da sempre dominante, dinanzi alla insurrezione dei subalterni che, inevitabilmente, produce, si trasforma nel modo più radicale e repentino in una rivoluzione passiva. Avendo natura controrivoluzionaria la tendenza distopica degli Asburgo d’Austria a ricostruire l’impero si sviluppa sotto l’egemonia delle forze della reazione feudale.
L’Unione evangelica contro la Lega cattolica
Le cose mutano quando nel Palatinato renano, al confine con l’Olanda, inizia a diffondersi il calvinismo, mentre i gesuiti intraprendono un’opera sistematica per ridurre al silenzio gli eretici e controllare la vita intellettuale del paese. Il Palatinato, grazie al principe elettore Federico V, diviene l’anello di congiunzione fra il calvinismo olandese, francese e i dissidenti boemi. Inoltre l’Elettore capeggia l’Unione evangelica, calvinista, che intende fronteggiare la Lega cattolica sostenuta dal duca di Baviera e dagli stessi Asburgo. In Germania si scontrano così i due opposti, la restaurazione feudale della gesuitica controriforma e la Chiesa riformata istituzionalizzata più radicale: la calvinista.
Le diverse fasi della guerra dei trent’anni
Quando, nel 1618, l’imperatore vuole revocare a hussiti e protestanti boemi il diritto prima riconosciuto di professare la loro confessione religiosa, i praghesi defenestrano due luogotenenti imperiali. Da ciò, con l’offensiva dell’impero e dei cattolici contro protestanti e hussiti, inizierà la rovinosa guerra dei trent’anni. Quindi la causa della guerra è la controrivoluzione cattolica gesuitica che si scontra con le chiese istituzionalizzate più rivoluzionarie come quelle hussite e calviniste. Tale guerra diverrà una guerra internazionale, visto che Danimarca e poi Svezia e, infine, Francia si schierano con i boemi e i protestanti tedeschi, mentre la Spagna si schiererà con l’impero e la Lega cattolica. L’Impero, principale artefice della guerra, mira a costituire nel centro dell’Europa uno Stato cattolico unitario. Tale è il programma di Ferdinando II d’Asburgo che combatte nella prima fase della guerra (periodo boemo-palatino 1618-23) contro i suoi sudditi boemi e i calvinisti dell’Unione evangelica. Nelle fasi successive della guerra, (periodo danese, 1625-29, periodo svedese 1630-35, periodo francese 1635-48) combatte i protestanti tedeschi e/o gli stranieri intervenuti nel conflitto.
Il suo principale nemico sarà il cardinale di Richelieu, onnipotente ministro del re di Francia, che benché cardinale cattolico dà il supporto decisivo ai protestanti nella loro storica affermazione sulla controriforma che puntava a riconquistarli, con ogni mezzo necessario, al cattolicesimo.
Lo scontro degenera ben presto nella prima guerra continentale. Le forze dell’Europa centro-occidentale più reazionarie, l’impero spagnolo, germanico e il papato si schierano con le forze della controriforma gesuitica. Dall’altra parte i paesi in cui prevalgono le forze che si oppongono alla restaurazione feudale, alla distopia imperiale, finiscono per fronteggiare il blocco della reazione.
La Pace di Westfalia
La guerra che sconvolge per trent’anni anni il territorio tedesco è una delle peggiori catastrofi che colpiscono l’Europa. Il trattato è firmato nel 1648 ed è noto come Pace di Westfalia. Ne esce sconfitto il piano degli Asburgo, mentre la vera vincitrice è la Francia, non tanto per aver avuto Metz, Toul e Verdun, ma soprattutto perché la Germania è condannata per due secoli all’impotenza politica e militare. L’impero rimane formalmente in vita, anche se diviene un mosaico di trecento principati e città godenti ciascuno dei diritti sovrani, per cui l’imperatore perde qualsiasi potere al di là dei territori direttamente a lui sottoposti. Anche la Svezia, che tanta parte aveva avuto nel conflitto, ottiene territori nel nord della Germania e la supremazia nel Baltico. Sono riconosciute indipendenti le Province Unite e la Confederazione Svizzera. La guerra si conclude con la rovina comune delle componenti più radicali, quella della controriforma neofeudale e le tendenze più radicali che si nascondono dietro le confessioni religiose più moderne e innovative.
Cuius regio eius religio
Dal punto di vista religioso la Pace di Westfalia chiuse il periodo delle guerre di religione all’interno della Germania, riconoscendo l’esistenza di tre confessioni religiose: cattolica, luterana e calvinista. Ciò segna il definitivo fallimento del sogno controriformista di restaurare il dominio del cattolicesimo in tutta Europa. La religione, dopo aver costituito il principale ostacolo all’assolutismo dello Stato, trova un compromesso. Lo Stato stabiliscie la confessione religiosa, ma gli individui conquistano la possibilità di praticare in forma privata la propria religiosità. La situazione di guerra civile permanente e di costante dualismo di potere ha finito con il produrre la prima guerra continentale. Al solito la guerra si conclude quando gli Stati coinvolti sono così indeboliti da temere di essere rovesciati da una rivolta popolare.
Il Discorso sul metodo
Dalla guerra esce rafforzata, in particolare nei Paesi Bassi, Inghilterra e Francia la borghesia. Non a caso, in quest’epoca così buia, a causa della reazione feudale e del fondamentalismo religiosio guerrafondai, Renato Cartesio, invece di partecipare al conflitto, scrive il Discorso sul metodo, opera alla base della rivoluzione filosofica moderna, portato della Rivoluzione scientifica. Anche per quanto riguarda la lotta di classe sul piano delle idee, dalla comune rovina delle classi (latifondisti e contadini) in lotta (con il regime feudale che muore, ma una visione del mondo degli sfruttati, in massima parte contadini, non riesce a nascere), si afferma la visione del mondo del ceto medio borghese. Una rivoluzione passiva in quanto si afferma l’aspetto rivoluzionario della soggettività che conquista il potere, per scendere immediatamente a patti con l’ideologia religiosa del feudalesimo in crisi, che non intende più di tanto indebolire, perché utile per tenere a freno le masse popolari (degli sfruttati).
