L’odierna contrattazione collettiva protegge i salari dall’inflazione e dall’erosione del potere di acquisto?

Ovvero, esprimendosi brutalmente: le nostre buste paga vanno di pari passo con il reale costo della vita?


L’odierna contrattazione collettiva protegge i salari dall’inflazione e dall’erosione del potere di acquisto? Credits: https://www.usb.it/fileadmin/_processed_/b/a/csm_ipca_3e8f07228f.jpg

Partiamo intanto da una verità consolidata: i nostri stipendi continuano a essere tra i più bassi dell’Unione Europea, specialmente se ci riferiamo ad alcune professioni. Ad esempio, un insegnante, un infermiere, un medico e un tecnico specializzato da noi guadagnano meno che in gran parte dei paesi della suddetta organizzazione sovranazionale. E parliamo di differenze stipendiali anche molto marcate; tali, quindi, da ripercuotersi non poco sui futuri assegni previdenziali.

Se la contrattazione collettiva non ha recuperato il potere d’acquisto, non migliori risultati sono stati ottenuti da quella decentrata. Che anzi segue a ruota la prima, sia pure con dinamiche proprie. Ossia, basandosi principalmente sugli sgravi fiscali, la detassazione dei premi e l’applicazione di istituti contrattuali che, se da un lato dividono la classe lavoratrice, dall’altro hanno una ricaduta economica modesta. 

Peraltro, va considerato che l’aumento del greggio e del gas non vengono contemplati nel calcolo del costo della vita. Un elemento sufficiente a mettere in discussione lo sfavorevole sistema di calcolo oggi in uso: l’IPCA-NEI (Indice dei Prezzi al Consumo Armonizzato, al Netto dei beni Energetici Importati). Creato dall’Istat nel 1997, tale indice è un punto di riferimento per molti Contratti Collettivi Nazionali di Lavoro, a cominciare da quello dei metalmeccanici. La sua adozione è, in sostanza, tra i fattori che meglio spiegano l’inesorabile perdita di potere di acquisto registrata a ogni rinnovo contrattuale.

Il punto è che da parte dei sindacati confederali, che hanno accettato tale criterio, non si vede alcun cenno di autocritica.

Anzi, da lustri i sindacati maggiori firmano intese sapendo in partenza di non poter ottenere che risorse inferiori al dovuto. Eppure non mancano commenti positivi circa le ultime tornate di rinnovo dei CCNL. Che invece sono devastanti, ché non solo gli aumenti accordati risultano inferiori al costo della vita, ma alcuni dei presunti benefici vengono rinviati alla contrattazione di secondo livello. Laddove divideranno ulteriormente la forza lavoro, erogando a pochi porzioni di salario che, di diritto, spetterebbero a tutti. E che, in ogni caso, non sono risolutive.  

Ma oltre all’adozione di un indice assai parziale, rispetto alla determinazione del costo della vita, pesano altri fattori. Uno di questi è che la maggior parte dei contratti viene rinnovato con notevole ritardo rispetto alla scadenza. Una circostanza che, in senso propagandistico, viene sfruttata dagli stessi sindacati maggiori. I quali, anche quando ottengono rinnovi decisamente al ribasso, possono far leva sulla estenuazione di lavoratrici e lavoratori. Talmente provati dagli anni di attesa da non irritarsi di fronte a comunicati trionfalistici, che spacciano per vittorie le più cocenti sconfitte. Strettamente agganciato a questo problema, ve ne è un altro: l’entità perlopiù esigua dell’Indennità di Vacanza Contrattuale, un incremento provvisorio della retribuzione che interviene dopo un periodo pari a tre mesi dalla scadenza del contratto. 

Tutti elementi che portano a una dinamica salariale al ribasso, ben illustrata dai dati Ocse 2026.[1] Che, per l’Italia, attestano una perdita del salario reale del 6,1% tra il primo trimestre del 2021 e il primo trimestre del 2026. Sulla stessa linea si colloca l’Ufficio Parlamentare di Bilancio,[2] il quale – in relazione al settore privato – riferisce di retribuzione lorde reali in perdita di almeno il 6% tra il 2019 e il 2025.

Alla luce di queste considerazioni, e rinviando a futuri approfondimenti, è possibile restituire sinteticamente alcune delle tappe che hanno portato alla odierna situazione salariale.

La perdita del potere d'acquisto, già in atto da anni, registra una significativa accelerazione con la riforma degli assetti contrattuali del 2009, che introduce l'IPCA-NEI come parametro per il rinnovo dei CCNL.

Con la crisi pandemica e, ancor di più, con il delinearsi di un'autentica economia di guerra si registra un ulteriore peggioramento, tanto che non si è più tornati alla situazione antecedente al 2019.

La crisi salariale si manifesta in modo più estremo dove i rinnovi contrattuali tardano ad arrivare, ma non mancano casi emblematici di rinnovi intervenuti in modo puntuale ma con aumenti della paga base oraria a dir poco irrisori. 

Anche sulla base di questa rapida trattazione, risulta evidente la notevole quantità di nodi da affrontare. Non più rinviabile è quello relativo all’IPCA-NEI, mai come oggi inadeguato a una corretta valutazione del costo della vita. Se non lo si rimuove, sostituendolo con un sistema più obiettivo, la dinamica salariale non potrà che peggiorare di continuo. Lo confermano anche i meno ideologizzati, tra gli economisti liberal/liberisti.

Si legga, al riguardo, il seguente brano tratto da ‘lavoce.info’, cui affidiamo la chiusura di questo contributo:

“L’Ipca-Nei” non è il “deflatore più adatto per misurare quanto i lavoratori possano effettivamente acquistare, soprattutto quando lo shock” inflazionistico “nasce proprio dall’energia. Escludere gli energetici importati significa eliminare dal calcolo una parte rilevante dell’aumento dei prezzi che le famiglie hanno comunque pagato”.[3]

Note:

[1] Cfr. https://www.oecd.org/it/publications/2026/07/oecd-employment-outlook-2026-country-notes_5aa6f0be/italy_fd32ef4f.html.

[2] Cfr. https://www.upbilancio.it/it/nota-di-lavoro-n-1-2026-la-dinamica-retributiva-e-il-ruolo-dellimposta-sul-reddito-delle-persone-fisiche/.

[3] M. Leonardi, L. Rizzo e R. Secomandi, Il recupero dei salari non vale per tutti, 4 Settembre 2026, in https://lavoce.info/archives/112410/il-recupero-dei-salari-non-vale-per-tutti/.

11/09/2026 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.
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“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

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