Il frutto del lavoro di una cooperativa agricola

Risale al 1891 l’idea di un garibaldino di produrre e vendere vino in comune.


Il frutto del lavoro di una cooperativa agricola

NOVARA. Si chiamava Bernardino Balsari, era stato volontario nella terza guerra d’indipendenza e aveva seguito Giuseppe Garibaldi. Un appassionato viticoltore che convinse alcuni altri lavoratori della terra a produrre e vendere il frutto del loro lavoro, il vino, insieme. Nacque così la prima cantina sociale d’Italia. Ci troviamo tra le colline nord-orientali del Piemonte, tra le Prealpi del Monte Fenera e del Mottarone, che declinano tra i fiumi Sesia e Ticino. Una terra ricca di tradizioni e di cultura, un punto di raccordo tra le Alpi del massiccio del monte Rosa e la pianura novarese. Qui non ci sono più le risaie, ci sono i vigneti. In due paesi di questo territorio, Oleggio e Fara Novarese, nacquero le prime cantine sociali. Risale al 1891 la nascita della cantina di Oleggio ideata da Bernardino Balsari, poi ce ne furono altre e nel settembre 1999 la fusione tra due cantine di Oleggio e Fara Novarese si costituì l’attuale cooperativa agricola Cantine dei Colli Novaresi. Interessa oltre quindici Comuni, tutte aree tradizionali di coltivazione a vigneto.

L’intuizione del Balsari partiva da un elementare concetto: per migliorare la qualità del vino occorreva ridurre la produzione delle viti e, poi, condividere il raccolto. Lui sperimentò, contrapponendosi ad altri vignaioli, alcune nuove tecniche di diradamento, con il risultato di produrre uva migliore anche se in minore quantità, quindi vini migliori e di qualità costante nel tempo. Costituendo la Cantina Sociale permise la riduzione dei costi di produzione e di aspettare il momento più vantaggioso per commercializzare il vino con ricavi maggiori e utili da ripartire fra i soci. Dobbiamo arrivare al 1954 quando a Fara Novarese, sulle colline vicine al fiume Sesia, 91 viticoltori decisero di collaborare e si impegnarono al totale conferimento della propria produzione, una elementare regola che è fondamentale per puntare sulla qualità del prodotto.

Da queste parti è millenaria la tradizione vitivinicola. Se pensiamo che oltre venti secoli fa Plinio il Vecchio scriveva delle viti che ricoprivano queste colline fornendo buon vino. Qui si vedono ancora alcune olpe (brocche in terracotta per mescere), trovate proprio a Fara Novarese e conservate nel museo archeologico di Novara. Si ammirano anche alcuni affreschi ritrovati nella chiesa più antica di Fara Novarese risalenti al 1.400.

Oggi la cantina di trasformazione e lavorazione del vino è ubicata a Fara Novarese, mentre la prima cantina di Oleggio, ancora intatta, venne sostituita nel 1956 da una nuova e più moderna, costruita a poca distanza. Venne poi venduta e demolita nel 1999, dopo la ricordata fusione con Fara. Ne resta una parte sotterranea adibita a museo. Poco distante fu aperto un importante punto vendita. L'attuale presidente della cooperativa agricola “Cantine dei Colli Novaresi” è Giorgio Portigliotti, il vice è l’ingegnere Gaudenzio Boniperti che ci accompagnano nella visita guidata con l’enologo Cesare Gasparri. Qui dal ciclo di produzione, arrivo dei grappoli raccolti nei vigneti e attenta lavorazione degli acini, nascono vini destinati all’invecchiamento, DOC, gli etichettati “Affreschi” e “Allegri”. Attualmente i produttori associati sono quasi 110 e la produzione media annua è di circa 5.000 quintali di uva che proviene da 55 ettari di vigneto, dislocati nell’area collinare Fara, Briona, Barengo, Mezzomerico, Bogogno, Suno e Oleggio. La Cantina a Fara Novarese ha una capacità ricettiva elevata di vino, frazionata in botti di rovere e barriques per l’affinamento, acciaio e cemento per la fermentazione e conservazione. “All’atto del conferimento, l’uva viene classificata, pigiata e inviata alla fermentazione in appositi recipienti di varia grandezza a temperatura controllata, divisa fra le differenti qualità e selezioni che determineranno la futura tipologia del vino” mi dice il presidente Portigliotti. “Nella classificazione, oltre a registrare provenienza e qualità, vengono misurati grado zuccherino, PH, colore, seguendo un regolamento interno che ne determinerà anche il prezzo da riconoscere al socio” aggiunge il vice presidente Boniperti. “Segue l’importante processo di invecchiamento, durante il quale il vino subisce una serie di naturali trasformazioni chimico-fisiche che determineranno le sue inconfondibili caratteristiche e l’ineccepibile profilo organolettico” conclude l’enologo Gasparri.

Numerosi sono stati i riconoscimenti, le menzioni e i premi che la Cantina ha conquistato: già nel 1893 a Zurigo all’esposizione internazionale del vino, con la medaglia d’Oro per l’eccellenza del vino; poi nel 1894 alle esposizioni riunite di Milano con 2 medaglie d’argento e un assegno di mille lire dal ministero dell’agricoltura. “Dobbiamo rendere merito a tutti: soci, amministratori, dipendenti e collaboratori, che con passione si sono sempre adoperati per rendere possibili i tanti successi delle Cantine Novaresi” dice il presidente Portigliotti. Cantine dei Colli Novaresi, la prima dunque tra le Cantine Sociali d’Italia, che è vicina ai 130 anni di attività. Al profumo d’uva e di vino si mescola il profumo della motivazione a far crescere e migliorare un’impresa collettiva che rende migliore un territorio.

27/10/2018 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.

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L'Autore

Guido Capizzi

La città futura

“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

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