L’importanza di un lavoro politico organizzato nell’emigrazione italiana all’estero

Milioni di italiani all’estero del tutto abbandonati dal Governo, nonostante la retorica patriottarda. Le storiche associazioni dell’emigrazione si stanno ripensando e rilanciando. Verso gli “stati generali dell’emigrazione”. Una rinnovata inziativa politica di Rifondazione Comunista in questo settore cruciale 


L’importanza di un lavoro politico organizzato nell’emigrazione italiana all’estero

Milioni di italiani all’estero del tutto abbandonati dal Governo, nonostante la retorica patriottarda. Le storiche associazioni dell’emigrazione si stanno ripensando e rilanciando. Verso gli “stati generali dell’emigrazione”. Una rinnovata inziativa politica di Rifondazione Comunista in questo settore cruciale.

Ufficialmente sono poco più di 4.300.000 gli italiani residenti all’estero. Stime ufficiose parlano di 8-10 milioni considerando che non tutti gli italiani che vivono all’estero si registrano presso i consolati. E se consideriamo le nuove generazioni nate all’estero la cifra aumenta ulteriormente.
Questi milioni di cittadini italiani, emigrati in diverse fasi della nostra storia più o meno recente, continuano ad avere un rapporto con il loro paese d’origine. Per questioni a volte solo burocratiche, per ragioni culturali o perché cercano di aiutarlo a migliorare, interessandosi a quello che succede nella sua vita politica e sociale.
Purtroppo le istituzioni italiane, al di là della retorica tardo-patriottarda che li considera portatori del “made in Italy” per favorire i commerci, li hanno derubricati da tempo dall’agenda politica. I continui tagli delle risorse ai servizi consolari e alla cultura italiana hanno così peggiorato enormemente i rapporti tra l’emigrazione e le istituzioni italiane.

In questa situazione di per sé molto critica, si stanno inserendo i nuovi massicci flussi migratori, non rappresentati solo dalla figura un po' naif della “ fuga dei cervelli ” ma anche da tanti cittadini e lavoratori “normali” in fuga da un paese allo sbando. E ovviamente un sistema già pesantemente inadeguato sta andando al collasso.

A fronte di un sistema istituzionale sordo alle istanze degli italiani all’estero, il mondo dell’associazionismo, già pilastro fondamentale nel sostegno e nell’organizzazione della nostra comunità all’estero, si sta attrezzando per far fronte allo scenario mutato dell'emigrazione. Nuove realtà stanno nascendo, molte realtà storiche hanno avviato una riflessione, a volte anche autocritica su alcuni atteggiamenti nei confronti delle istituzioni e del mondo partitico.
Molte organizzazioni storiche e più rappresentative hanno recentemente lanciato la proposta di istituire gli “stati generali dell’emigrazione”. Noi guardiamo con molto favore a questa iniziativa, ne condividiamo l'analisi della situazione e le proposte fatte, come ad esempio al punto 4 del manifesto dell’emigrazione che è stato lanciato: “A tali tendenze in atto è doveroso rispondere con misure che perseguono una generale ridistribuzione delle ricchezze, seguite da azioni ed iniziative volte al recupero di un ampia condivisione delle responsabilità, attraverso la partecipazione attiva e la moltiplicazione positiva dei momenti di rappresentanza; contrastando il rinchiudersi nell’individualismo localista e la crescente disperazione di larghe fasce di popolazione”.

Ne condividiamo anche l’obiettivo finale di ricostruire un punto di coordinamento generale della rappresentanza sociale delle nostre collettività nel mondo, ipotizzato come forum, che divenga un interlocutore determinato e autorevole per tutte le istituzioni che operano nell’ambito delle politiche rivolte agli italiani nel mondo. In questo contesto di luci ed ombre, il Partito della Rifondazione Comunista ha deciso di rimettere nella sua agenda la questione degli italiani nel mondo, inserendola nell'ambito del Dipartimento esteri. L’obiettivo è di portare all’attenzione generale le problematiche più rilevanti della nostra comunità, cercando di sistematizzare il lavoro già in corso tra i circoli esteri del Partito; di rilanciare forme di autorganizzazione dell’emigrazione, già ampliamente presenti nell'emigrazione storica ma poco nella nuova emigrazione; di essere un aggregatore ed un stimolo nell'elaborazione delle possibili soluzioni per la nostra comunità.

Sarà nostra cura perseguire questi obiettivi, ricercando il massimo di unità possibile fra tutti i soggetti disponibili al dialogo, a partire dalle numerose anime della sinistra politica e sociale presente all’estero.  

Pietro Lunetto (PRC, Bruxelles) 

 

12/12/2014 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.

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L'Autore

Pietro Lunetto

La città futura

“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

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