Sull'utilità e il danno del MES per l'Italia

L’Eurogruppo vara un accordo che non impedisce il commissariamento degli stati che faranno ricorso al MES per finanziare le spese mediche relative alla pandemia causata dal nuovo Coronavirus.


Sull'utilità e il danno del MES per l'Italia

La lettera del 7 maggio 2020 scritta dai commissari Dombrovskis e Gentiloni, ed indirizza all’Eurogruppo, esprime il desiderio di mostrare un allentamento delle misure inerenti i doveri cui i paesi debitori nei confronti del MES devono sottostare. Il Regolamento UE del 21 maggio 2013 parla di “rafforzamento della sorveglianza economica e di bilancio degli Stati membri nella zona euro che si trovano o rischiano di trovarsi in gravi difficoltà per quanto riguarda la loro stabilità finanziaria”. In merito la lettera propone di abrogare due commi dell’articolo 3, il terzo ed il quarto. Pertanto, chiede che per i paesi debitori non ci siano stress test, che si eliminino le valutazioni del settore finanziario, niente valutazioni sulla capacità di sorvegliare il sistema bancario e nessuna relazione sui possibili squilibri macroeconomici. La stessa lettera invita, altresì, a non avvalersi del comma 7 dello stesso articolo. Tale articolo spingerebbe i paesi a rischio finanziario verso procedure correttive dei conti. La lettera, infine, chiede che non sia applicato l’articolo 7, che precede un “programma di aggiustamento macroeconomico” di concerto tra BCE, FMI, Commissione europea e MES.

Tutto bene dunque? Non proprio.

La lettera non sospende il comma 2 dell’articolo 3 che stabilisce che: “Il più attento monitoraggio della situazione finanziaria [...] sulle disposizioni comuni per il monitoraggio e la valutazione dei documenti programmatici di bilancio e per la correzione dei disavanzi eccessivi negli Stati membri della zona euro, si applica a uno Stato membro soggetto a sorveglianza rafforzata, a prescindere dall’esistenza di un disavanzo eccessivo in tale Stato membro.” Ed è inoltre sorprendente e divertente rilevare che la lettera rimanda alla osservazione dell’articolo 14 inerente la ”Sorveglianza post-programma” con report di cadenza biennale. Tale articolo consente alla BCE di effettuare “missioni di verifica” finalizzate a valutare “se siano necessarie misure correttive”. Inoltre, tale articolo, come in un corto circuito, rimanda al comma 3 dell’articolo 3 che si voleva, precedentemente, non fosse fatto valere.

In fin dei conti, le sollecitazioni contenute nella lettera dei due commissari, sembrano un tiepido contentino che, però, non trova riscontro nell’accordo cui giunge l’Eurogruppo il giorno dopo, venerdì 8 maggio, ed il cui testo è tradotto in fondo all’articolo.

Quel giorno, i ministri dell’economia e delle finanze degli stati membri hanno trovato l’accordo sulle modalità di erogazione dei prestiti che il fondo MES potrà destinare ai paesi membri dell’Eurozona e come si vedrà c’è poco da festeggiare. I giornali, le televisioni, i partiti ed i commentatori quasi all’unisono hanno plaudito all’accordo. Fa eccezione la Lega di Salvini, che questo strumento non lo vuole, per mere ragioni strumentali, e che preferisce una emissione obbligazionaria garantita dalla BCE. Ma andiamo a vedere nel dettaglio che cosa prevede l’accordo.

Nel complesso si stabiliscono interventi per 540 miliardi di euro, di cui 240 dal MES. Il 2% del PIL 2019 è la quota massima erogabile per il prestito, denaro da usare solo per spese mediche dirette e indirette legate alla lotta al CoVid-19. L’ammontare delle risorse disponibili, quindi, non sarà commisurato alle necessità sanitarie, bensì alla grandezza dell’economia di ciascun paese. L’articolo 3 dell’accordo afferma: “Le disposizioni del trattato MES dovranno essere seguite”. Ossia, viene subito messo in chiaro che non ci sarà alcuna deroga alle regole del MES.

Le spese possibili, viene ribadito all’articolo successivo, potranno essere solo quelle legate alla cura e alla prevenzione inerenti alla crisi del Covid-19. Così, accanto alla esiguità del prestito, saranno massimo 35 i miliardi per l’Italia, l’utilità della somma sarà marginale dal momento che la crisi sanitaria potrebbe essere contingente, andar scemando, e questo denaro rischia di diventare inutilizzabile.

All’articolo 5 viene ribadito che la sorveglianza ed il monitoraggio avverranno nel quadro delle regole comunitarie e di quelle del fondo stesso. L’articolo ribadisce che sarà cura del fondo sollecitare il rimborso tempestivo del prestito con avvertimenti ai debitori.

All’articolo 6 si legge che i prestiti dovranno essere restituiti in massimo 10 anni, ossia in un tempo brevissimo. Considerando che gli stati hanno continuamente bisogno di rinnovare il proprio debito statale, figurarsi se potranno restituirne in 10 anni la quota erogata dal fondo MES. I tassi saranno agevolati. Ci sarà una commissione di entrata del 0,25%, più un costo annuo del 0,15%. I tassi sono oggettivamente contenuti, fermo restando che sono applicati su denaro difficilmente utilizzabile se, come speriamo, l’emergenza sanitaria presto passerà, e che viene chiesto di restituire in appena 10 anni.

L’articolo 7 diventa anche più duro ed afferma che i paesi debitori “si impegneranno a rispettare il rafforzamento dei fondamentali economici e finanziari, in accordo col quadro di sorveglianza e coordinamento economico e fiscale dell’UE, tenendo conto della flessibilità utilizzata dalle istituzioni europee competenti”. Insomma, soldi pochi, sporchi e molto costosi in termini di sovranità politica.

Gli ultimi due articoli, il 9 ed il 10, spiegano il compito assegnato agli stati debitori: dotarsi di un piano di risposta alla pandemia in accordo con i principi del fondo, ossia in accordo con l’articolo 13 del MES. Cosa recita tale articolo? Che il paese sarà monitorato e sollecitato alla restituzione tempestiva delle somme ricevute nonché, al comma 7, che “La Commissione europea – di concerto con la BCE e, laddove possibile, insieme al FMI – ha il compito di monitorare il rispetto delle condizioni cui è subordinato il dispositivo di assistenza finanziaria”. Insomma, si sostanza la cessione di sovranità.

Conte sembrerebbe capire che quella del MES è solo una trappola e cerca di non caderci. Anziché encomiare l’accordo, cosa che lo esporrebbe alle ire di Salvini e Meloni, o condannarsi alla marginalità in sede europea qualora lo biasimasse, si limita a definirlo, assieme agli interventi della BEI e SURE, come inadeguati. Tale comportamento a dimostrazione che in questo quadro istituzionale i margini di manovra sono limitati.

Viene a questo punto da porsi alcune domande. A fronte di un debito pubblico italiano galoppante e attualmente di circa 2.500 miliardi, vale la pena perdere sovranità politica per una dose di appena 35 miliardi da dover, oltretutto, restituire in tempi celeri, e da poter utilizzare solo per l’emergenza medica inerente a una crisi che, almeno dal punto di vista sanitario, sembra volgere alla sua fase discendente? La risposta è scontata. Eppure il plauso a tale accordo è unanime o quasi.

C’è poi il problema concernente le spese mediche, quali saranno ammesse e quali no? Difficile prevederlo in anticipo. Così come c’è un altro rischio, ovvero che alcune spese possano essere accettate, purché gli stati assicurino che a regime questi costi debbano essere finanziati con tagli della spesa sociale, oppure aggiungendo nuove tasse. Insomma, il rischio serio che si corre è quello di chiamare in casa non un medico, ma un esattore delle tasse.

Dichiarazione dell'Eurogruppo sul sostegno alla crisi pandemica

1. Il 23 aprile 2020, i ministri delle finanze hanno approvato l'accordo raggiunto all'Eurogruppo riunito in formato inclusivo il 9 aprile 2020 sulle tre importanti reti di sicurezza per lavoratori, imprese e stati, pari a un pacchetto del valore di 540 miliardi di Euro, e ha chiesto la loro attuazione da parte del 1° giugno 2020. I ministri hanno anche convenuto di lavorare per istituire un fondo di risanamento (Recovery fund) e hanno incaricato la Commissione di analizzare le esatte esigenze e di presentare con urgenza una proposta commisurata alla sfida. L'Eurogruppo continuerà a monitorare attentamente la situazione economica e preparerà il terreno per una solida ripresa.

2. L'Eurogruppo accoglie con favore gli sforzi ben avviati in seno al Consiglio sulla proposta SURE e negli organi direttivi della BEI sull'istituzione del fondo di garanzia paneuropeo a sostegno dei lavoratori e delle imprese europee e conferma l'accordo per l'istituzione del supporto alla crisi pandemica attraverso il MES per gli stati dell’eurozona.

3. Oggi abbiamo concordato le caratteristiche e le condizioni standardizzate del sostegno contro la crisi pandemica, disponibile per tutti gli Stati membri dell'area euro per importi pari al 2% del PIL dei rispettivi stati membri alla fine del 2019, come parametro di riferimento, e finalizzato a sostenere il finanziamento interno dei costi diretti e indiretti dell'assistenza sanitaria, della cura e della prevenzione dovuti alla crisi COVID-19. Abbiamo inoltre accolto con favore le valutazioni preliminari del MES sulla sostenibilità del debito, le esigenze di finanziamento, i rischi di stabilità finanziaria, nonché i criteri di ammissibilità per l'accesso a questo strumento. Concordiamo con l'opinione delle istituzioni che tutti gli stati membri del MES soddisfino i requisiti di idoneità per ricevere il sostegno nell'ambito del supporto contro la crisi pandemica. Con riserva del completamento delle procedure nazionali, prevediamo che il consiglio dei governatori del MES adotti una risoluzione che confermi questo ben prima del 1° giugno 2020. Saranno seguite le disposizioni del Trattato MES.

4. L'Eurogruppo ricorda che l'unico requisito per accedere alla linea di credito sarà che la richiesta da parte degli Stati membri dell'area Euro sia finalizzata a sostenere il finanziamento interno dell'assistenza sanitaria diretta e indiretta, la cura e la prevenzione dei costi connessi alla crisi del COVID 19. Questo impegno sarà dettagliato in un singolo piano di risposta pandemica preparato sulla base di un modello, per qualsiasi struttura concessa nell'ambito del sostegno alla crisi pandemica.

5. Concordiamo che il monitoraggio e la sorveglianza dovranno essere commisurati alla natura dello shock simmetrico causato dal COVID-19 e proporzionato alle caratteristiche e all'utilizzo del sostegno alla crisi pandemica, in linea con il quadro dell'UE [1] e le pertinenti Linee guida del MES. Accogliamo con favore l'intenzione della Commissione di applicare un quadro di monitoraggio semplificato, limitato agli impegni esposti nel piano di risposta alla pandemia, come indicato nella lettera del vicepresidente esecutivo Valdis Dombrovskis e del commissario Paolo Gentiloni del 7 maggio rivolta al presidente dell'Eurogruppo. Il MES implementerà anche il suo Sistema di allarme rapido per garantire il rimborso tempestivo del sostegno erogato contro la crisi pandemica.

6. Concordiamo con la proposta del MES riguardante i termini e le condizioni finanziarie comuni applicabili a qualsiasi struttura concessa ai sensi delle regole che stabiliscono il supporto contro la crisi pandemica. Ciò include una scadenza media massima di 10 anni per i prestiti e modalità di prezzo favorevoli adattato alla natura eccezionale di questa crisi [2].

7. L'Eurogruppo conferma che il sostegno alla crisi pandemica è unico, dato l'impatto diffuso della crisi COVID-19 su tutti i membri del MES. Le richieste di sostegno alla crisi pandemica possono essere presentate fino al 31 dicembre 2022. Su proposta dell'amministratore delegato del MES, il consiglio di amministrazione del MES può decidere di modificare tale termine. La proposta dell'amministratore delegato si baserà su prove oggettive maturate nel corso della crisi. Successivamente, saranno gli stati membri dell'area dell'Euro ad impegnarsi a rafforzare i fondamentali economici e finanziari, in linea con il coordinamento economico e fiscale dell'UE e dei quadri di sorveglianza, compresa l'eventuale flessibilità applicata dalle competenti istituzioni dell'UE.

8. Il periodo di disponibilità iniziale per ciascun prestito concesso nell'ambito del sostegno contro la crisi pandemica sarà di 12 mesi, che potrebbe essere prorogato due volte per 6 mesi, conformemente al quadro del MES per gli strumenti precauzionali.

9. A seguito di una richiesta nell'ambito del sostegno contro la crisi pandemica, gli stati dovranno confermare le proprie previsioni al più presto, e preparare, insieme alle autorità, il proprio piano di risposta pandemica, sulla base del modello di accordo.

10. Fatte salve le procedure nazionali relative a ciascuna richiesta, gli organi direttivi del MES approveranno i piani individuali di risposta alla pandemia, le decisioni individuali per la concessione di assistenza finanziaria e gli accordi di assistenza finanziaria, conformemente all'articolo 13 del trattato MES.

Note:

[1] Con particolare considerazione alla premessa 4 del regolamento (UE) n. 472/2013: "l'intensità della sorveglianza economica e di bilancio dovrà essere commisurata e proporzionata alla gravità delle difficoltà finanziarie incontrate e dovrà tenere debitamente conto della natura dell'assistenza finanziaria ricevuta."

[2] Come previsto da tutti gli strumenti del MES, la struttura dei tassi nell'ambito del sostegno alla crisi pandemica comprenderà un tasso base e una commissione di impegno, che rifletta il livello del costo del finanziamento del MES, nonché le commissioni di servizio per coprire i costi operativi e avere un margine appropriato. Il margine addebitato per i prestiti erogati nell'ambito dello strumento sarà di 10 punti base all'anno, la commissione di servizio di entrata sarà di 25 punti base e la commissione di servizio annuale sarà di 0,5 punti base.

17/05/2020 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.

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L'Autore

Daniel Cavasino

La città futura

“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

Antonio Gramsci

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