Economia e Lavoro

Nonostante il clima di ricatti del modello Marchionne i primi risultati delle elezioni per il rinnovo di Rsu e Rls nelle fabbriche italiane dimostrano che il conflitto non è stato soffocato. I risultati fin qui ottenuti dalla Fiom dimostrano come, nonostante la situazione di crisi, il Jobs act, la riduzione dei diritti, la pressione padronale sui lavoratori e le politiche di austerità di Renzi, gli operai non sono rimasti passivi.

Il tema della precarietà e della solitudine del lavoratore precario andrebbe approfondito e tenuto in debita considerazione, affinché si possa adeguatamente organizzare la lotta. La lotta, sì, perché, per dirla con Gallino, è necessario “modificare il modello produttivo al presente dominante”. 

Il 5 Luglio scorso si è svolta l’assemblea nazionale annuale della Coalizione per lo sciopero sociale. Tanti i soggetti politici e sociali coinvolti, compresa la FIOM e il sindacalismo di base. Tutti gli attori presenti stanno lavorando a uno spazio pubblico di discussione capace di innescare un conflitto che possa coinvolgere tutti i settori sociali colpiti dalle politiche di austerity

L’attuale tracollo dell’Unione Europea dell’austerity è un fatto che poteva essere preveduto (ed, in effetti, lo è stato) da più parti già da qualche anno a questa parte. E la causa non consiste certo nel fatto che gli “spendaccioni” di periferia non riescono a rendersi virtuosi. Ancora una volta, è la lente della lotta di classe a spiegare compiutamente i fenomeni. E ad indicare la via d’uscita.

L’unico accordo possibile all’interno dell’Ue non può che riflettere i rapporti di forza tra le classi, che oggi significa compromettere le condizioni di vita della grande massa della popolazione greca, isolata e dunque incapace ad affrontare le sfide e le conseguenze derivanti dall’abbandono dell’Unione o anche solo della sua moneta.

Si è conclusa dopo una settimana di sit in sui tetti degli stabilimenti Marcegaglia di Milano la protesta dei sette operai contro il loro trasferimento coatto in uno stabilimento del Piemonte. Ma la mobilitazione continua.

“Il nemico marcia sempre alla tua testa”, questa la considerazione che viene in mente leggendo le grida di giubilo dei sindacati dopo l’accordo che hanno siglato il 2 luglio con la multinazionale d’oltreoceano per risolvere la vertenza che va avanti da oltre 5 mesi. I lavoratori e le lavoratrici hanno avviato con la lotta una trattativa che poteva portare risultati importanti. I sindacati, invece di portare la lotta fino in fondo, l’hanno deviata chiudendo un accordo su una mediazione estremamente al ribasso e senza prospettive. L'ultima parola adesso agli operai con il referendum.

A diversi mesi dall’entrata in vigore dell’ennesima riforma del mercato del lavoro, i dati mostrano chiaramente la mistificazione dei proclami governativi. L’occupazione non cresce affatto, si trasformano soltanto i contratti che mantengono sostanzialmente invariata la precarietà dei rapporti di lavoro, in ossequio ai desiderata del padronato nazionale e della sua strategia di uscita capitalistica della crisi.

Ieri mattina un gruppo di operai della Marcegaglia hanno deciso di salire sul tetto, e di rimanervi ad oltranza, per protestare contro la chiusura dello stabilimento. I 7 lavoratori che sono in lotta contro l’azienda, tutti e 7 aderenti al comitato di lotta che lo scorso hanno ha tentato con le unghie e i denti di difendere invano lo stabilimento dalla deportazione.

La lotta per la difesa della democrazia richiede necessariamente l’unità dei lavoratori e dei sinceri democratici contro il governo. Tale unità ha bisogno di un programma minimo da rendere credibile attraverso la costruzione di uno sciopero generale contro la “Buona scuola”, il Jobs act, l’Italicum e la Fornero.

Mentre il continente europeo appare sempre più involto nelle contraddizioni del sistema capitalistico, con afflussi migratori in aumento, proliferare di guerre ai suoi confini, indebitamento e pauperizzazione crescenti, la nuova enciclica papale del gesuita Francesco appare nient’altro che un “restyling” della dottrina sociale della chiesa cattolica risalente alla Rerum Novarum di Leone XIII, continuando a disconoscere le contraddizioni del modo di produzione capitalistico e a capovolgere le cause con gli effetti.

La disuguaglianza dei redditi aumenta sia durante le fasi di crescita economica sia durante le fasi di crisi. Nella maggior parte dei paesi la forbice tra ricchi e poveri è la più alta da 30 anni a questa parte. La causa? Le riforme del mercato del lavoro.

Sindacati e lavoratori esprimono grande soddisfazione dopo l’incontro al MISE dello scorso 17 Giugno in cui i vertici Whirlpool hanno annunciato che gli stabilimenti di Carinaro e None non saranno chiusi e non ci saranno esuberi strutturali. Questo risultato è il frutto della lotta che le lavoratrici e i lavoratori ex Indesit portano avanti da anni e della grande manifestazione dello scorso 12 Giugno. Più cauto resta l’ottimismo di alcune avanguardie che scottate da molte promesse mai mantenute chiedevano lo stralcio totale del piano. La nuova proposta sarà nota nei dettagli il prossimo 23 Giugno al Mise.

I plurimi attacchi del governo Renzi al mondo del lavoro approfondiscono una lacerante crisi del sindacato, in particolare della Cgil, e del movimento operaio in Italia. Ma oggi più che mai si avverte l’esigenza di ricostruire un sindacato autonomo, di massa, democratico e di classe.

La vita di un uomo che ha creduto nella centralità dei lavoratori e delle lavoratrici nei posti di lavoro. L’inchiesta come “cassetta degli attrezzi “ per analizzare il vissuto quotidiano e per combattere la precarietà del lavoro. L’Inchiesta come strumento di democrazia. Alla Bibliogramsci un evento per ricordare Vittorio e per far ripartire l’inchiesta sul territorio, dalle scuole ai centri commerciali.

La multinazionale svedese minaccia di disdettare unilateralmente il contratto ai dipendenti entro il 1 Settembre. Ma loro non ci stanno. E per lo sciopero nazionale del gruppo è stato boom di adesioni.

Per capire da dove prende le mosse lo storico accordo del maggio 2015 tra Cina e Russia per la fornitura di gas, bisogna muoversi tra i dati relativi all’ultimo decennio , periodo in cui il Regno di Mezzo cominciò a rivedere le sue politiche energetiche anche alla luce di problemi ambientali e di salute sociale, e mise le basi per il futuro accordo venuto a conclusione il mese scorso. 

Dopo il nulla di fatto dell’incontro al MISE dello scorso 12 Giugno, oltre duemila lavoratori della Indesit hanno scioperato , manifestando il loro dissenso rispetto al piano dei tagli previsti dalla Whirlpool con un corteo che è giunto a Comerio, in provincia di Varese, dove risiede il quartier generale della multinazionale americana. Il Ministro Poletti si dice preoccupato per l’andamento della trattativa ma sul tavolo non ci sono proposte reali per salvare i posti di lavoro. Ulteriori novità potranno emergere nel corso del prossimo incontro convocato al MISE per il 17 Giugno.

L'incertezza dei risultati del confronto tra Grecia e troika impone di tenere aperta la via dell'uscita dall'euro. I motivi della rigidità delle istituzioni europee, che potrebbero essere irriformabili. Il ruolo dei comunisti.

Il sistema economico-sociale dominante nell’occidente del pianeta, si avvale ultimamente di forme governative “democratiche”, le cui forme in continua evoluzione, sono da adattare alle esigenze dei mutamenti produttivi. Sotto le apparenze di questa formula istituzionale, politica e ideologica si nasconde il comando sul lavoro altrui.

La resistibile riduzione del proletariato a plebe moderna attraverso una “buona scuola” volta alla formazione di una forza lavoro flessibile e soggetta al modello dei lavoretti imposto dal Jobs act. A tale inquietante scenario – reso sempre più realistico dalla passività e dalla inconsapevolezza dei subalterni – sarà possibile reagire nel momento in cui anche gli odierni umiliati e offesi comprenderanno che ognuno non può che essere l’artefice del proprio destino.

Il tema dell’organizzazione dei lavoratori sui luoghi di lavoro è uno dei temi cruciali di questa fase storica. E’ il caso di pensare a nuove forme di rappresentanza che assumano connotati anche autonomi rispetto al sindacato e che tengano conto delle nuove modalità di organizzazione del lavoro. 

Qualche hanno fa con indubbio coraggio autocritico il segretario della Fiom Landini dal palco di San Giovanni, di fronte a decine di migliaia di metalmeccanici ammise che sulla controriforma Fornero aveva sbagliato a non proclamare lo sciopero generale della categoria.

Un progetto di fabbrica autogestita, riconvertita in chiave ecologica, ispirata da chi prima di noi ha aperto questa strada come le fabbriche recuperate argentine, che rivendica innanzitutto la legittimità dell'occupazione come “risarcimento sociale” per lo sfruttamento e l'espulsione dei lavoratori e delle lavoratrici dal mondo del lavoro. 

A luglio si eleggeranno i Rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza (Rls) nel gruppo Fca- Cnh, ma per Marchionne la salute dei lavoratori è un costo e sperimenta nuove forme di sfruttamento. 

La storia di Francesca, addetta alla pulizie in una sede ministeriale di Roma, che rischia il licenziamento perché deve curarsi dal cancro. Una storia che ha dell’incredibile e che rivela tutta la drammaticità del momento storico che stiamo vivendo. 

Roma, Eur Torrino, un quartiere per ricchi, un ristorante argentino con un menù non certo popolare, frequentato nientepopodimeno che dai giocatori della Roma, sempre pieno, con ottimi incassi. Eppure, molti suoi dipendenti pregherebbero per lavorare in una trattoria popolare, magari meno blasonata, ma gestita da gente perbene, che a fine mese paga il dovuto.

Matteo Renzi, commentando i dati Inps, dice una bufala e una verità. L’Inps diffondendo i dati periodici dell’Osservatorio sul precariato, fa notare che “nel primo trimestre 2015 aumentano, rispetto al corrispondente periodo del 2014, le assunzioni a tempo indeterminato (+91.277), mentre diminuiscono i contratti a termine (-32.117)” e il presidente del Consiglio maschera i nuovi rapporti di lavoro come se fosse nuova occupazione

Con il ritorno della primavera, politici e giornalisti annunciano che finalmente siamo “in ripresa”. Renzi già a metà marzo ci dava nientepopòdimenoche “fuori dalla crisi economica”.Così lorsignori e i relativi pennivendoli chiamano lo 0,6% di crescita del Pil ...

Molte considerazioni politiche, e più o meno emotive, sono state già effettuate a favore o contro l’esodo di masse disgraziate verso i paesi “ricchi” dell’Europa. Il numero dei morti scandalizza più delle cause e delle sofferenze di queste morti, e nella conta – spesso impossibile – dei cadaveri, si evidenziano le paure, con reazioni difensive del “diritto” al privilegio del vivere “civile” o, all’opposto, le forme della solidarietà dell’accoglienza umana. 

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La città futura

“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

Antonio Gramsci

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