Economia e Lavoro

A gennaio i dati sulla disoccupazione erano ancora al 12,6% con oltre 3.200.000 persone. Un dato che, oltre tutto, è falsato al ribasso dal sistema di calcolo adottato nel nostro paese (nelle statistiche rientrano tra i “disoccupati” solo quelli che dichiarano di aver cercato attivamente lavoro nell’ultimo mese) e che se invece viene parametrato a quello degli altri paesi europei in realtà sarebbe oltre il 20%. E la cancellazione di fatto dell’articolo 18 da parte del governo Renzi, che concede così la libertà di licenziamento tanto agognata da Confindustria...

Nel tentativo di rilanciare un percorso di lotta e organizzazione capace di riunificare una classe lavoratrice frantumata, sia sul piano contrattuale che politico e sindacale, la questione salariale, legata strettamente a quella dell’orario di lavoro, è un fattore determinante nella costruzione di una piattaforma in grado di rappresentare le istanze di tutte le lavoratrici e tutti i lavoratori subordinati (dipendenti o precari che siano).

In tre ore di audizione davanti alla commissione Affari economici e monetari del Parlamento europeo, il Presidente della Banca Centrale Europea (Bce) Mario Draghi ha sciorinato ottimismo sugli effetti del Quantitative easing (Qe) da poco introdotto e che, con Pasquale Vecchiarelli, abbiamo esaminato su questo periodico. A quell'articolo rimandiamo per i rilievi critici sullo strumento.

Dopo l’apertura del dibattito pubblico sulla “coalizione sociale”, la FIOM fa appello a scendere in piazza sabato 28 marzo a Roma. Una manifestazione che si rivolge a tutti i movimenti e settori in lotta contro le politiche del governo Renzi e della Confindustria, per la tutela dei diritti dei lavoratori salariati e per la loro universalizzazione a tutte le figure lavorative precarie. Riportiamo il lancio della manifestazione da Controlacrisi.

Prima ancora che il quantitative easing (QE) inondi di liquidità l'Eurozona, siamo stati sottoposti a un'altra inondazione: i commenti entusiasti della stampa compiacente su questo “bazooka” che finalmente invertirà le politiche restrittive e permetterà il rilancio dell'economia. 

In un precedente articolo confrontavo la produttività fra agricoltura convenzionale e biologica. Diciamo subito che mettendo questa volta a confronto la produttività dell’allevamento convenzionale con quella del biologico, non si è in grado, a causa della loro assenza, di fare ricorso a delle meta-analisi, cioè ad analisi statistiche che integrino i risultati di diversi studi dedicati all’oggetto della nostra riflessione.

Parte VI. Escursione a tappe tra le lacune dell'economia politica. Neoliberisti. b) La teoria

Sul conto di questo trattato euro-atlantico, in realtà, il grande pubblico sa ben poco. I negoziati tra Commissione Europea e governo USA sono segreti e, a parte le équipes di tecnici addetti ai lavori, nessuno può mettervi becco; nemmeno i governi nazionali degli Stati che saranno coinvolti, vale a dire 28 Paesi UE oltre ai singoli Stati a stelle e strisce.

Per alcuni decenni del secondo dopoguerra, la teoria e le politiche keynesiane avevano conquistato una certa egemonia in ambito accademico e politico. Tuttavia l'accumulazione di capitale e l'avanzata della classe lavoratrice degli anni 60 e 70 del secolo scorso avevano determinato una caduta del saggio del profitto. L'imperativo perciò divenne restaurare il dominio del capitale e ripristinarne la profittabilità.

I media, Renzi e il suo ministro del lavoro Poletti si attaccano allo 0,1 per cento in meno di disoccupazione registrato tra la fine del 2014 e l'inizio del nuovo anno, ma non commentano l'aumento del debito pubblico sino alla soglia del 132,1 per cento e il calo dello 0,4 del Pil. Anche Marchionne si avventura a preventivare più assunzioni a Melfi, tanto per ora non deve pagare. Nella rinuncia a qualsiasi politica industriale si opta per l'ottimismo forsennato, sperando che questo serva a far riprendere gli investimenti.

Quarta parte dell’escursione a tappe tra le lacune dell’economia politica. Keynes.

Archiviato lo sciopero, il maggiore sindacato italiano è scomparso da tutti i conflitti nel paese. Questa Cgil soffre la stessa sostanziale impotenza della minoranza Pd nei confronti di Renzi. Dilaniata tra il voler contrastare il governo e l'incapacità di farlo davvero, la Cgil archivia lo sciopero generale e torna all'abulia confusa.

Terza parte dell’escursione a tappe tra le lacune dell’economia politica. Marx e le cause della crisi.

Le politiche di austerità nascono in Europa ma si concretizzano nei nostri luoghi di lavoro, nei nostri spazi sociali. Proprio nei comuni, dove si tocca con mano la dura realtà dei tagli, esse appaiono in tutta la loro efferatezza antisociale e antioperaia. Dunque bisogna evitare di proseguire oltre nella contraddizione causata dall'essere contro le politiche di austerità in Europa e al contempo pensare di governarle sui territori.

 

L'attacco più radicale e coerente ai negazionisti proviene da Marx il quale ha dimostrato sia la possibilità della crisi, confutando la legge degli sbocchi, sia le cause che rendono concreta ed effettuale questa astratta possibilità.

 

Il 9 luglio 2014 Massimo De Felice, Presidente dell’INAIL, legge in Parlamento - come atto dovuto - la relazione annuale relativa all’andamento della vita dell’Istituto nell’esercizio finanziario 2013. Vengono presentati tre aspetti: i dati sugli infortuni e le malattie professionali (open data), la sintesi di bilancio e le prospettive. Quanto a queste ultime, si precisa che la nuova vocazione dell’INAIL non è più solo assicurativa, ma dedicata all’evoluzione verso la consulenza e la prevenzione del controllo sulle aziende (87% in posizione irregolare), con una prospettiva di “premialità” per quelle virtuose, o per quelle che decidono di ordinare la propria posizione.

“Il quantitative easing contribuirà ad aumentare ancora di più la forbice tra ricchi e poveri. Andrà a beneficio dei proprietari mentre i salari continueranno a rimanere sotto pressione per la disoccupazione e la concorrenza tra i lavoratori”.

Escursione a tappe tra le lacune dell’economia politica. Prima parte, i negazionisti: questa crisi mondiale del capitalismo non ci sarebbe dovuta essere.

L’Expo 2015 sarà una spesa enorme per la collettività e una vetrina a disposizione di politici e imprenditori in un evento che ha già ricoperto con colate di cemento, lavoro precario e gratuito, e mazzette per gli appalti, la bella immagine pubblica che voleva darsi. Le reti di attivisti NoExpo, i laboratori dello sciopero sociale e i sindacati conflittuali si mobilitano in continuità con gli scioperi e le manifestazioni di novembre e dicembre scorsi.

Era lecito domandarsi a che servisse togliere la tutela dell'articolo 18 quando non si creano nuovi posti di lavoro e la disoccupazione aumenta. Il decreto natalizio del governo Renzi supera questa contraddizione.

Pagina 17 di 19

La città futura

“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

Antonio Gramsci

APPUNTAMENTI

Newsletter

Iscrivi alla nostra newsletter per essere sempre aggiornato sulle notizie.

Contattaci: