Europa sotto attacco, Europa fallita

Gli attentati di Bruxelles del 22 marzo scorso evidenziano le divisioni in Belgio, in Europa e a livello internazionale.


Europa sotto attacco, Europa fallita Credits: @zak_says

Gli attentati all'aereoporto e alla metropolitana di Bruxelles del 22 marzo scorso evidenziano le divisioni in Belgio, in Europa e a livello internazionale, mentre i governi nazionali del “Vecchio Continente” e l'Unione Europea rimangono confinati a risposte di tipo militare a scapito di soluzioni politiche che tengano conto del fatto determinante che la cosiddetta “guerra di religione” interessa minoranze violente, ma pur sempre solo minoranze.

di Guido Capizzi

In viaggio verso Bruxelles si rincorrono e continuamente emergono nella mente la frase di Khalil Gibran - “Per noi, viandanti eternamente alla ricerca della via più solitaria, non inizia il giorno dove un altro giorno finisce e nessuna aurora ci trova dove ci ha lasciato il tramonto. Anche quando dorma la terra, noi procediamo nel viaggio” – e la frase di una canzone di De André – “Ho veduto nascere il sole dai ghiacci di Thule. Ho veduto i riflessi dorati delle moschee. Le onde adulte della Guascogna, gli squali bianchi. I tukul, le case dei ricchi. E ho pianto”.

BRUXELLES. Un caro collega, per molti anni giornalista alla Commissione Europea, ha ancora casa nella “capitale d’Europa”, dove gli attentati di martedì 22 marzo 2016 hanno colpito con stupore e paura. Il bilancio di morti e feriti della strage mostruosa accompagna la condanna per questi attacchi come per quelli perpetrati in Francia, Medio Oriente, Maghreb e Africa anche nel corso degli ultimi mesi con l'obiettivo di mantenere situazioni di violenza, guerra e destabilizzazione.

L’Europa sotto attacco? L'obiettivo potrebbe apparire chiaro: la strategia del terrore cieco e inumano evidenzia le divisioni in Belgio, in Europa e a livello internazionale. In altre parole, mentre l’acido profumo della paura si “sente” nelle strade, quest’ultima tragedia richiama con forza a più solidarietà e volontà politica per trovare e arrestare gli assassini, ma anche a risposte politiche riguardo ciò che alimenta le reti criminali che vogliono importare un clima di guerra in Europa e altrove.

L’Europa che è fallita: la responsabilità dei governi nazionali – e in alcuni casi sempre più nazionalisti - e dell'Unione Europea rifiuta questa logica e la politica internazionale rimane confinata a risposte militari a scapito di soluzioni politiche. Il lavoro della polizia e della giustizia per smantellare le reti terroristiche e i loro canali, per fermare l’ISIS, va sostenuto, ma è e sarà fondamentale che questo impegno sia condotto nel pieno rispetto dei diritti e delle libertà, individuali e collettivi, fondamentali. Stanno aumentando coloro che dagli Stati europei e dalla Commissione Europea, mentre scoppiavano le bombe, erano a stringere le mani degli sponsor degli attentati, di capi di governi intenti a destabilizzare.

La città continua a essere protetta dai militari. Si incrociano persone che abitano e lavorano qui che non hanno voglia di parlare, eppure siamo anche sotto il bombardamento delle informazioni e si continua a respirare un misto di angoscia, tristezza e paura.

Camminando per il quartiere di Molembeek, a prevalenza abitativa di popolazione araba e musulmana, si è accompagnati da un po’ di timore, ma soprattutto dalla malinconia. Come percorrendo le strade di un altro quartiere della capitale belga, Schaerbeek, il primo a essere “colonizzato” da marocchini e nord africani arrivati a Bruxelles quando si costruì, decenni fa, la metropolitana. Erano loro gli operai che scendevano sottoterra, con gli immigrati congolesi, perché gli italiani che anni prima migrarono in Belgio per fare i minatori in Vallonia non si trasferirono nella capitale.

Andrebbe ricordato che la penetrazione in Europa, oltre che i movimenti migratori da altri Paesi europei, è datata dall’inizio del secolo scorso e che Bruxelles è stata la terza capitale a vedere gli arrivi. La prima città fu Londra con indiani e pakistani che si insediarono a Nottinghill Gate, dove immediata fu la svalutazione degli immobili, come è successo al quartiere prima benestante di Schaerbeek a Bruxelles. Prima della capitale belga, forti flussi migratori coinvolsero Parigi, con l’arrivo di algerini. Quindi, l’analisi geopolitica è più complessa di quanto non si racconta in queste drammatiche ore. Probabilmente la “guerra” di religione interessa minoranze, violente, ma minoranze. E rispondere con la “guerra” di difesa qui nelle città europee e con la “guerra” di offesa contro popoli e nazioni altrove è una risposta da considerare con molta attenzione. L’Unione Europea è fallita, questo è evidente. E lo si percepisce qui a Bruxelles, sede delle istituzioni svuotate di sostanza politica.

Appendice sulle istituzioni dell'UE

Rammentiamo ai lettori di cosa scriviamo:

Parlamento europeo: organo legislativo dell’UE eletto a suffragio universale con competenze di vigilanza e di bilancio, 751 deputati, Presidente Martin Schulz. Il Parlamento europeo è l'organo legislativo dell'UE, eletto direttamente dai cittadini dell'Unione ogni cinque anni. Le ultime elezioni si sono svolte nel maggio 2014.

Consiglio europeo: definisce l’orientamento politico generale e le priorità dell’Unione europea. I suoi componenti sono i capi di Stato o di governo dei Paesi comunitari, il presidente della Commissione europea, l’Alto rappresentante per gli affari esteri e la politica di sicurezza.

Consiglio dell'Unione europea: voce dei governi dei paesi dell’UE, adotta gli atti normativi dell’UE e ne coordina le politiche, ciascun paese dell’Unione europea esercita la presidenza, a rotazione, per un periodo di 6 mesi.

Commissione europea: promuove l’interesse generale dell’UE proponendo la legislazione e assicurandone il rispetto e attuando le politiche e il bilancio dell’UE, il Presidente è Jean Claude Juncker.

23/03/2016 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.
Credits: @zak_says

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L'Autore

Guido Capizzi

La città futura

“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

Antonio Gramsci

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