La specificità della sinistra di classe in Francia

Se è evidente a tutti che l’ascesa del Nupes è il prodotto di un lungo ciclo di lotte in Francia e che la stessa rappresentanza politica favorisce essa stessa un’accelerazione dell’organizzazione sociale della conflittualità dei ceti subalterni, l’elemento su cui potremmo interrogarci è la ragione storica di quest’evoluzione, il perché in Francia.


La specificità della sinistra di classe in Francia

Le elezioni presidenziali e il secondo turno delle elezioni legislative in Francia hanno rappresentato un vero e proprio terremoto per la stabilità del gruppo dirigente al potere e un netto successo della coalizione della sinistra di classe, la Nouvelle Union Populaire et Social (Nupes) guidata da Mélenchon. Il dato che colpisce universalmente è la peculiarità di una coalizione di sinistra con posizioni radicalmente antiliberiste, nettamente critica rispetto all’impianto generale ordoliberista dell’Unione Europea, con accenti anche antimperialisti. Si tratta di un risultato che segue l’onda lunga delle elezioni del 2017 (in cui Mélenchon aveva preso il 13%) e che si accompagna a un lungo ciclo di lotte che era cominciato con i gilet gialli e con scioperi generali con amplissima partecipazione. Non è un caso che, di fronte al timore di una crescita duratura ed esponenziale di una coalizione decisamente antiliberista e di sinistra che, con tutte le sue contraddizioni, è riuscita in un processo aggregativo a dare visibilità e prospettiva al conflitto sociale, il sistema dei media mainstream e i liberali in Italia (Pd e affiliati) abbiano concentrato completamente l’attenzione sul fatto che l’estrema destra filo-atlantista e razzista di Marine Le Pen abbia ottenuto un discreto risultato (89 seggi contro gli oltre 130 della Nup) prendendo in seria considerazione l’ipotesi di difendere il liberismo in economia, riabilitando politicamente e inquadrando nei governi le forze di estrema destra.

Se è evidente a tutti che l’ascesa del Nupes è il prodotto di un lungo ciclo di lotte in Francia e che la stessa rappresentanza politica favorisce essa stessa un accelerazione dell’organizzazione sociale della conflittualità dei ceti subalterni, l’elemento su cui potremmo interrogarci è la ragione storica di quest’evoluzione, il perché in Francia – che era destinata sino a qualche anno fa a un sistema bipolare che favoriva esclusivamente i ceti dominanti – e non in altri paesi europei, avvenga un processo di aggregazione politica e sociale alternativa ai due partiti ordoliberisti di destra e centro-sinistra. Non siamo in grado, con gli elementi che abbiamo ora, di ricostruire e comprendere l’evoluzione politica e sociale della Francia in questi ultimi decenni. Si tratta di un elemento su cui, indubbiamente, dobbiamo riflettere, a partire dai prossimi mesi, osservando anche l’evoluzione del conflitto di classe in quest’importantissimo paese dell’Europa; il punto da cui possiamo partire, tuttavia, è un’analisi della crisi del colonialismo francese, la sua perdita di potere relativo in ambito internazionale, soprattutto nelle regioni dell’Africa in cui l’imperialismo francese è più predatorio. La classe dirigente francese, priva della sua storica collocazione e del suo sogno da grande potenza, ha sempre più difficoltà nel mantenere la sua posizione coloniale, il suo primato europeo di potenza imperialista, su cui aveva stabilito un asse di ferro con la Germania per garantirsi un primato all’interno dell’Ue. Schiacciata dall’imperialismo Usa che ha un’influenza sempre più forte nell’Europa dell’est, dalla Germania, dalla penetrazione della Cina in Africa, la crisi istituzionale francese è sempre più profonda, le masse, anche più consapevoli della sovranità francese all’interno della quale si svolge concretamente il conflitto di classe, sono sempre meno disposte a subire l’erosione dei salari e dei diritti sociali imposte da uno Stato che tende a scaricare sui lavoratori il peso crescente dell’annessione all’Europa e sono in grado di sviluppare un conflitto sociale ben più netto e radicale rispetto agli altri paesi dell’Ue. 

Le classi dominanti utilizzeranno sempre di più la destra sciovinista e razzista della Le Pen per mantenere il dominio sulle classi subalterne accentuando gli elementi imperialisti presenti nello Stato francese. Sarà in grado la sinistra radicale di rompere con questa logica imperialista ed avviare un processo di ricomposizione di tutte le forze antimperialiste in Europa? Saremo in grado di fare tesoro di quest’importantissima esperienza e di cambiare i rapporti di forza in un paese molto più frammentato, subalterno alle logiche dell’Ue e impoverito qual è l’Italia? Dalla Francia si apre una partita importantissima per le classi subalterne in Europa. Osserviamola anche per capire meglio la nostra peculiarità ma anche per individuare delle tendenze che, probabilmente, con le storiche specificità si potrebbero presentare anche da noi.

24/06/2022 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.

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L'Autore

Francesco Cori

La città futura

“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

Antonio Gramsci

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