Potere al “Garantismo”. No alle mafie

Intervista a Giovanni Russo Spena sulla riscrittura di un nuovo sistema giudiziario contemplato nel programma elettorale di Potere al Popolo.


Potere al “Garantismo”. No alle mafie Credits: Wikipedia

Siamo il Popolo ribelle. Vogliamo riprenderci il presente e il futuro”. Si legge nell’incipit del programma della lista Potere al Popolo. Determinazione e entusiasmo. Dritti e diritti alla meta, il cui obiettivo supera il 4 marzo, ma va oltre per radicarsi nelle lotte, per contrastare definitivamente “la barbarie che oggi ha mille volti”. Sono 15 i punti fondamentali. Fra cui il tema della giustizia che nel programma tocca diversi aspetti e si pone importanti obiettivi da raggiungere. “La rivendicazione di una nuova legislazione più attenta ai bisogni delle fasce economicamente più deboli della società sarebbe inutile senza un sistema giudiziario che ne possa garantire il rispetto… anche la giustizia è un bene comune…” recita la prefazione della sezione giustizia. Ma il punto che necessita particolare attenzione sulla questione carceraria è il tema dell’abolizione del 41 bis, riconosciuto come forma di tortura dall’Onu, “e della sua riscrittura nel quadro della lotta alle mafie”. Giovanni Russo Spena, ex parlamentare e dirigente nazionale del Prc (Area democrazia, diritti e istituzioni) ci offre la sua lunga esperienza di giurista in Commissione antimafia.


D: Giovanni Russo Spena, entriamo subito nel cuore della questione. Come viene posto dal programma elettorale di Potere al Popolo il tema del 41 bis nell’ottica della lotta alle mafie?

R: Noi (giuristi che abbiamo aderito a Potere al Popolo) poniamo il tema del 41 bis  e della sua riscrittura nel quadro della lotta alle mafie, obiettivo prioritario. Ne abbiamo specificato aspetti culturali, sociali, normativi. Qual è il punto che giuristi e strutture democratiche pongono? Specie dopo la riforma introdotta con legge 94/2009 (che ha introdotto ulteriori limitazioni alla condizione carceraria dopo la legge del 2002, rispetto alla quale il PRC si astenne in Parlamento con una mia dichiarazione di voto), il piano della sicurezza e della non comunicazione dei capimafia con l'esterno, per noi  indispensabile, viene progressivamente a distaccarsi da misure di afflittività incongruenti, inutili, puramente vendicative. Nei confronti di questa norma è intervenuta anche, in termini di censura, la Corte Costituzionale per limitazioni perfino al diritto di difesa e per "trattamenti contrari al senso di umanità". Solo cambiando, quindi, radicalmente l'impianto normativo, possiamo scrivere una legge che rafforzi gli scopi di prevenzione e sicurezza senza ledere i principi dell' art. 27 della Costituzione.

D: Sembra una sfida storica questa che mette in atto Potere al Popolo, una sfida che non manca certo di coraggio, avallata anche da Laura Longo, ex magistrato, attualmente candidata in questa lista.

R: Ѐ una sfida storica che coraggiosamente Potere al Popolo riprende e rilancia in un contesto in cui è difficile, ma necessario, il bilanciamento tra la salvaguardia della sicurezza dei cittadini e la tutela dei diritti inviolabili delle persone recluse, qualunque siano i reati commessi. L'art. 27 della Cost. e l'art. 3 della Convenzione Europea dei Diritti dell'Uomo non consentono trattamenti penitenziari disumani e degradanti. Riprendo letteralmente una cartella di un più ampio lavoro della dott.ssa Laura Longo, candidata di Potere al Popolo, che è stata stimatissima magistrato di sorveglianza per oltre 20 anni e che ha maturato sofferte convinzioni per diretta cognizione di causa professionale: "Terremo conto dei numerosi rilievi formulati dal Comitato per la prevenzione della tortura del Consiglio d'Europa. Tra gli altri : 1) l'eccessività del tempo minimo di sottoposizione al regime derogatorio (4 anni a cui si aggiungono le proroghe); 2) la previsione di appositi istituti esclusivamente destinati ai sottoposti al regime di 41 bis; 3) la riduzione a 4 dei componenti dei gruppi di socialità interna; 4) la riduzione del numero dei colloqui e delle ore d'aria; 5) divieto di cottura dei cibi. L'auspicata innovazione legislativa dovrà inoltre vietare espressamente le cosiddette "aree riservate", luoghi di sepoltura da vivi, sulla cui legittimità ha sollevato dubbi in più di un'occasione anche il Comitato europeo per la prevenzione della tortura. Tali aree, non previste dall'art. 41 bis, sono state istituite sulla base di una interpretazione, tutt'altro che condivisibile, di una norma di rango secondario che è l'art. 32 del regolamento di esecuzione dell'ordinamento penitenziario. La mancanza  di luce naturale e di aria, le anguste aree di passeggio spesso coperte da fitte reti, l'ulteriore riduzione della possibilità di relazione umana con altri  detenuti - già molto ristretta nel regime di art. 41 bis ‘ordinario’ - comportano, per questi 41 bis ‘speciali’, patologie organiche e provocano pesantissime e gravi ricadute  sull'equilibrio  psico-fisico dei ristretti. È una condizione di spietato isolamento insostenibile per l'essere umano, specie se protratta per anni. È un sistema che genera dunque una sofferenza aggiuntiva  che va ben al di là di quella fisiologicamente connessa alla condizione di reclusività. La nuova legge dovrà stabilire un limite massimo di durata delle misure restrittive, in linea con la recente scelta operata dal legislatore con la legge n.81 del 2014 per le misure di sicurezza detentive (ospedale psichiatrico giudiziario e casa di lavoro). Scelta dettata dalla consapevolezza che l'eccessivo prolungamento di condizioni fortemente coercitive si risolvono in uno sterile irrigidimento sanzionatorio fatalmente pervenendo al completo dissolvimento dell'identità dell'individuo. Sono queste le ragioni per le quali il nuovo Movimento, fortemente ispirato ai valori costituzionali, ha indicato con coraggio, tra i punti di programma, la sostituzione dell'art.41 bis con misure congrue, di carattere esclusivamente  preventivo e non afflittivo, che garantiscano ai detenuti una sopravvivenza  compatibile  con il rispetto del diritto all'integrità psicofisica e della dignità umana”.

D: Alcuni possibili elettori di Potere al Popolo, in occasione della raccolta firme, ma anche da commenti raccolti sulla rete, hanno sollevato delle perplessità sul punto dell’articolo 15 del programma che riguarda l’eliminazione del 41 bis introdotto dalle legge 356 che convertiva il decreto 306/1992 (art. 19), ma anche dell’ergastolo. È chiaro, come ha appena descritto, che si tratta di creare condizioni carcerarie più umane. Quali soggetti giuridici hanno vagliato la questione e si dispongono alla riscrittura delle leggi carcerarie vigenti?

R: Le proposte sulla giustizia sono state considerate dai magistrati democratici, dai giuristi democratici, dall'Unione Camera Penale, da Antigone e da tutte le associazioni che si interessano di diritto, l'unica piattaforma colta e garantista, capace di coniugare sicurezza sociale e umanità. Come ci obbligano a fare l'art. 27 della Costituzione, voluto da Terracini, Togliatti, Aldo Moro, le agenzie internazionali delle Nazioni Unite, la Corte di Giustizia di Strasburgo. Vi è stato chi ha sollevato dubbi con motivazioni dettate dal giustizialismo reazionario e fascistoide del secolo scorso, che prende piede all'interno della percezione di insicurezza, spontanea e anche organizzata dalle organizzazioni fasciste, dal razzismo, dalla xenofobia.

D: Potere al Popolo, su questo punto, ha scelto la propaganda elettorale più difficile da argomentare, ma anche una buona dose di coraggio nell’andare in direzione contraria ai populismi dominanti, contrari alla riforma carceraria. In realtà Potere al Popolo sta perorando i principi garantisti di uno Stato di diritto. Sembra difficile far penetrare questo concetto nelle masse. Lei che ne pensa?

R: Potere al Popolo sa benissimo che è più facile fare propaganda dicendo tutti in carcere e buttiamo la chiave. Anzi, pena di morte. Ma comunisti e democratici sanno che, nelle fasi storiche in cui il capitale governa anche attraverso l'emergenzialismo e lo Stato penale globale, occorre osare andare controcorrente, per non avallare le forme fascistiche. Si pensi  alla concezione del centrodestra su possesso delle armi, legittima difesa, grande internamento carcerario di criminali, ma anche migranti cosiddetti irregolari, ma anche oppositori, occupanti di case, di immobili pubblici a fini sociali, ecc.  Non si vendono, tanto più in momenti storici di disorientamento di massa, i principi garantisti, che coniugano fermezza della giustizia, pena certa, rispetto dei diritti del detenuto, qualsiasi delitto abbia commesso. Lo Stato di diritto è questo. Il resto è ipocrisia, negazione dei valori costituzionali

D: Considerando la giustizia un bene comune, è coerente, quindi, che nel programma elettorale di Potere al popolo, al punto 15 si prospetti “la rivendicazione di una nuova legislazione più attenta ai bisogni delle fasce economicamente più deboli e un sistema giudiziario che ne possa garantire il rispetto con celerità”?

R: La giustizia è bene comune. Siamo, oggi, molto spesso di fronte ad una denegata giustizia per il popolo, per coloro che non sono "colletti bianchi" ( che, per quanto siano i veri mafiosi, quasi mai vediamo in carcere). Come scrive il programma della lista, la giurisdizione del lavoro quasi non esiste più, perché troppo spesso condannava i padroni; la giustizia amministrativa viene attaccata e resa subalterna dal potere, che non ammette che venga contestata la violazione della legge e l'eccesso di potere. La giustizia penale è, troppo spesso, giustizia classista, legata al censo. Come acutamente scrive Patrizio Gonnella nel suo recente libro "Il diritto (non) ci salverà”, l'uso strategico della giustizia, quale strumento di promozione di una cultura fondata  sul rispetto dei diritti civili, politici, culturali, economici e sociali, richiede tempo, educazione di massa, alleanze fuori dai tribunali. La giustizia è un sistema costituzionale e sociale. In Italia sta diventando solo carcere, vendetta statuale, in un percorso di "americanizzazione", caratterizzato da un esteso internamento carcerario dei problemi sociali, come scrive la migliore sociologia democratica statunitense e canadese.  Basti pensare al percorso, pessimo, della proposta di legge contro la tortura.

D: Ed è proprio nel varo recente di questa legge che, dopo un ventennio di attesa, si rispecchia l’inefficienza della macchina legislativa. Lei pensa che sia stata ben formulata e che nei termini con cui è scritta, e quindi sarà applicata, possa modificare l’attuale stato di repressione e torture nelle carceri italiane e che in molti casi mettono in atto le Forze dell’ordine anche sui liberi cittadini che manifestano per i diritti civili? O è una legge incompiuta ancora molto difettosa?

R: Dopo 20 anni di discussioni, anche parlamentari, è stata varata una legge sulla tortura che non rispetta la convenzione ONU, pur dall'Italia firmata, che non riconosce nemmeno la tortura come reato specifico dei pubblici funzionari, che prevede che è reato solo se è reiterato il comportamento delittuoso, e altre brutture simili tese a ribadire l'impunità e l'immunità  dei poteri militari. Una legge che non sarebbe applicabile ai delitti compiuti dalle cosiddette forze dell'ordine alla Diaz e a Bolzaneto contro i movimenti altermondialisti.   

D:Infine, Russo Spena, perché sì all’abolizione del 41 bis e alla sua riscrittura, dell’ergastolo e allo smantellamento dell’attuale sistema carcerario che dal 2009 ha mietuto più di 3.000 vittime, fra cui molti suicidi? E a suo parere, le nuove severissime norme sul 41 bis darebbero realmente un apporto alla magistratura per contrastare la mafia?

R: Sull'abolizione dell'ergastolo e sul regime dell'art. 41 bis, ordinamento penitenziario, abbiamo voluto riaffermare la incompatibilità con l'art. 27 della Costituzione. Abolire l'attuale 41 bis e scrivere nuove norme severissime sulla detenzione dei mafiosi è il valore che ci viene dalla migliore antimafia. D'altro canto, basti osservare che in Potere al Popolo vi sono alcuni  dei magistrati palermitani e funzionari dello Stato e studiosi del fenomeno mafioso che la lotta ai mafiosi l’hanno fatta sul serio e non a chiacchiere. Mi è capitato, nella mia lunga esperienza in Commissione Antimafia, mentre indagavo sul dossier dell'assassinio di Peppino Impastato, interrogare funzionari che avevano depistato la verità, sostenendo che Peppino fosse un terrorista saltato sulla propria bomba e non una vittima politica della mafia,che inneggiavano al 41 bis. Lo fanno tuttora alcuni candidati, anche di liste che si dicono di sinistra, che vogliono coprire la loro ignoranza sul fatto che le mafie non sono più i proprietari terrieri con la coppola, il fucile, i pizzini,  (questa è solo la struttura militare di comando sul territorio, che va combattuta con polizia, magistratura, repressione e, soprattutto con scuola di massa seria, educazione alla legalità, stato sociale) ma, come ci diceva spesso Pio La Torre, per questo ucciso, ricchezza, beni, valorizzazione del capitale. Non c'è mafia. oggi, se non c'è rapporto con finanza, amministrazione, politica. Ѐ borghesia mafiosa. E quella, purtroppo, in carcere non va , perché è parte del potere.

17/02/2018 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.
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Alba Vastano

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