America Latina 2017. L’anno della violenza?

Venezuela, Ecuador, Paraguay. Nella crisi economica e politica torna la violenza.


America Latina 2017. L’anno della violenza? Credits: https://www.flickr.com/photos/juliocesarmesa

Venezuela, Ecuador, Paraguay. L’America Latina torna prepotentemente in cima alla cronaca. I giornali borghesi parlano di golpe e autoritarismo da parte dei governi bolivariana mentre ignorano i tentativi di golpe reali e la violenza da parte della destra.

Venezuela, il conflitto tra i poteri bolivariani

I principali giornali italiani hanno gridato al colpo di stato quando quando il Tribunale Supremo di Giustizia (TSJ) di Caracas ha emesso una sentenza nei confronti dell’Assemblea Nazionale. Secondo i grandi media, Maduro avrebbe assunto pieni poteri.

La realtà è diversa.

Fin dalle elezioni del dicembre 2015, si è creata una coabitazione: il potere esecutivo al presidente chavista Maduro, il potere legislativo alla coalizione anti chavista MUD. Una coabitazione in cui entrambi gli inquilini cercano di eliminarsi a vicenda. La MUD ha provato a convocare un referendum di metà mandato su Maduro – come quello stravinto da Chavez nel 2004 – senza però riuscirci. Secondo le autorità, sui quasi due milioni di firme raccolte, almeno 600mila sarebbero state irregolari. Diecimila sarebbero appartenute a morti.

Quello che i media occidentali evitano di raccontare ai loro lettori è che fin dall’insediamento della nuova Assemblea Nazionale è partito un conflitto sulla legittimità di alcuni deputati [1]. Per la precisione, 4 deputati eletti in Amazzonia, due anti chavisti, un chavista e un indigeno alleato con gli anti chavisti. Mentre il chavista ha rispettato le decisioni degli organi di giustizia, gli anti chavisti hanno continuato a prendere parte ai lavori del parlamento, ormai boicottati dai filo governativi. E qui arriviamo a quello che viene venduto in occidente come “golpe”: il 29 marzo il TSJ emette l’ennesima sentenza sulla situazione. Una filiale dell’industria petrolifera di stato fa ricorso chiedendo se l’attuale Assemblea Nazionale, compresi i deputati considerati illegittimi, può bloccare una atto del Presidente Maduro sul settore petrolifero. Per l’ennesima volta il TSJ dichiara che l’Assemblea Nazionale non può sostituirsi al governo. Ma fa un passo di più, questa volta il TSJ dice che sulla questione specifica assume i poteri del parlamento.

Quindi, il TSJ non ha sciolto il parlamento, Maduro non ha assunto pieni poteri, a differenza di quanto hanno titolato i giornali italiani. Certamente, la mossa del Tribunale è una novità assoluta e interpreta molto largamente l’articolo della Costituzione che gli assegna il potere di “misure correttive” contro gli organi dello stato che assumano posizioni anticostituzionali. Una forzatura, una forzatura molto grande che altera l’equilibrio dei poteri, ma lo scarto tra la realtà e i proclami sul presunto golpe è davvero troppo ampio per non essere denunciato come malafede.

Ecuador, contro Lenin

E non è un caso che chi si scandalizza per il presunto golpe a Caracas non trovi nessuno spazio per piangere i feriti e i morti in Ecuador.

Il ballottaggio presidenziale del 2 aprile ha decretato la vittoria di Lenin Moreno, successore di Rafael Correa alla guida dell’Alleanza PAIS. Lenin Moreno ha ottenuto il 51% dei voti, duecentomila in più rispetto al candidato liberale Guillermo Lasso. Insieme al primo turno delle presidenziali si sono svolte anche le elezioni legislative in cui Alleanza PAIS ha ottenuto 74 seggi su 137. Pur mantenendo la maggioranza assoluta all’Assemblea Nazionale, è un grande passo indietro per Correa e Moreno, che alle precedenti elezioni potevano contare su 100 deputati.

Dopo giorni di proteste violente, i partiti di maggioranza e opposizione hanno raggiunto un accordo per il riconteggio dei voti. Secondo Lenin Moreno si tratta di una maniera per smentire una volta per tutte le accuse di brogli. Gli osservatori inviati dall’Organizzazione degli Stati Americani – storicamente non tenera con i governi di sinistra – avevano già espresso un parere positivo sulla regolarità delle elezioni.

Paraguay

Infine il caso del Paraguay. Il Partito Colorado presenta una riforma della Costituzione per estendere i possibili mandati presidenziali, la proposta viene accolta dall’opposizione come un golpe istituzionale. Si oppongono sia il Fronte Guasù sia il Partito Liberale Radicale, rispettivamente l’ala sinistra e l’ala moderata del fronte che sostenne il Presidente Lugo dal 2008 al 2012. Le proteste diventano scontri violenti e si arriva fino al tentativo di assalto e incendio al Parlamento. Decine di feriti e un morto portano al licenziamento del ministro dell’interno e di vari funzionari della polizia. Tutt’ora, mentre chiudo l’articolo, rimane intatta la proposta di ampliare i mandati.

L’America Latina e noi

Parlare di America Latina in Italia non è facile, la maggior parte dei grandi media sono schierati contro qualunque cosa si muova a sinistra: da Castro a Kirchner passando per Maduro e Dilma Roussef, tutto viene affogato in una specie di farsa in cui gli eroici democratici (liberali) si oppongo alla dittatura più o meno strisciante di caudilli e presidenti da repubblica delle banane (ovviamente, perfidi socialisti). Un quadro in cui spesso sono caduti anche media “alternativi”, come Liberazione in anni passati o Internazionale in anni più recenti.

Per questo non si può non prendere una posizione: a La Città Futura stiamo con le sinistre latino americane, con i fronti che hanno cercato di portare le masse nella vita politica del continente, che hanno cercato di portare a termine un progetto di indipendenza dall’impero statunitense e di dignità. Sappiamo distinguere i veri golpisti da quelli proclamati dai media borghesi.

Altrettanto, pensiamo che non si debba far finta di nulla di fronte ai problemi. Non ci si può stupire di fronte al ritorno della violenza, la violenza è rimasta un male endemico dei paesi latino americani, sia quella criminale sia quella politica. Forse troppo spesso la sinistra e i comunisti in Italia si sono adagiati sull’idea che i nostri compagni sudamericani avessero trovato il Sacro Graal per tenere insieme la democrazia multipartitica e la rivoluzione sociale.

Non possiamo ignorare le contraddizioni, tanto più forti quanto più si è provato a portare il progetto verso la rottura rivoluzionaria. In Venezuela oggi lo stesso Tribunale Supremo di Giustizia rischia di mettere fuori legge il Partito Comunista Venezuelano, seconda forza del fronte chavista dopo il colosso del Partito Socialista Unitario del Venezuela.

Possiamo dire questo: abbiamo tanto da imparare, ma sappiamo da che parte stare. Ai nostri lettori possiamo promettere che continueremo il nostro lavoro con la massima onestà.

NOTE

[1] Mi baso principalmente sulla ricostruzione pubblicata da venezulanalysis.com

08/04/2017 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.
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L'Autore

Paolo Rizzi

La città futura

“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

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