Corbyn, la guerra e il sindacato

Il Partito Laburista inglese ha scelto di non opporsi al programma nucleare Trident nonostante la linea pacifista del nuovo leader Corbyn.


Corbyn, la guerra e il sindacato Credits: foto di 70023venus2009 (https://www.flickr.com/photos/70023venus2009)

Il Partito Laburista inglese ha scelto di non opporsi al programma nucleare Trident nonostante la linea pacifista del nuovo leader Corbyn. Il sindacato UNITE si schiera a favore del programma. È solo la prima di una lunga file di contraddizioni per un leader di sinistra alla guida di un partito centrista.

di Paolo Rizzi

La Conferenza Annuale del Partito Laburista inglese, finita il 30 settembre, ha deciso di non discutere l’appoggio al Programma Trident, il programma di armamenti nucleari del Regno Unito. Il programma include la produzione delle bombe atomiche e tutto l’apparato militare necessario al mantenimento delle testate. Il Programma è stato contestato sia in senso generale dai pacifisti, che chiedono il disarmo del Regno Unito, sia negli ultimi anni da molti che considerano i miliardi di sterline spesi per il mantenimento e il rinnovamento di Trident un costo troppo alto per un periodo di crisi e austerità.

Il sindacato e la guerra

Tra gli oppositori del programma nucleare non c’è UNITE, la confederazione sindacale che ha dato un contributo decisivo all’elezione di Jeremy Corbyn a capo del Partito Laburista. Per Len McCuskley, segretario di UNITE, “tutti quanti vorremmo che il mondo intero si liberasse delle armi nucleari, comprendiamo le questioni morali e le questioni di costi in questi tempi di austerità. In ogni caso per noi la cosa più importante è proteggere i posti di lavoro. In assenza di un progetto alternativo credibile per la protezione dei posti di lavoro e delle competenze, voteremo contro qualunque risoluzione anti-Trident”.

A prima vista la posizione del leader sindacale sembra una difesa a qualunque costo di posti di lavoro, criticabile nella misura in cui non prende in considerazione la questione della politica militarista che potrebbe causare una guerra che distruggerebbe molti più posti di lavoro di quanti ne sacrificherebbe l’interruzione del programma Trident. Considerando con maggiore attenzione la sua presa di posizione, si nota che McCuskley si schiera anche sulla questione del disarmo. Durante gli anni dell’opposizione alla Thatcher i laburisti avevano sostenuto il disarmo unilaterale del paese, salvo poi diventare sostenitori di un disarmo negoziato in maniera multilaterale una volta arrivati al governo con Tony Blair. Per McCuskley il disarmo nucleare è da rimandarsi a quando sarà “il mondo intero” a liberarsi delle armi atomiche.

Nell’organizzazione interna al Labour, i sindacati eleggono direttamente tra le propria fila il 40% dei delegati alla Conferenza Nazionale e UNITE è di gran lunga l’organizzazione sindacale maggiore tra quelle ufficialmente collegate ai laburisti.

Corbyn e la guerra

Il nuovo capo del partito Jeremy Corbyn ha deciso comunque di porre la questione del programma Trident alla Conferenza Nazionale, perdendo. Nella sua relazione alla Conferenza, Corbyn ha ribadito la sua opzione pacifista, ha schierato il partito all’opposizione dei nuovi piani di guerra sulla Siria e ha detto che se fosse al governo e si trovasse di fronte alla decisione estrema dell’impiego delle armi nucleari per difendere il paese, si rifiuterebbe di usarle. Ha inoltre provato a far entrare il programma Trident tra i punti di dibattito su cui il partito avrebbe dovuto elaborare una nuova linea. La sconfitta per Corbyn è stata pesante, solo il 7,1% dei delegati ha votato per ridiscutere il programma nucleare, appena lo 0,16% tra i delegati provenienti dal sindacato.

Durante la prossima primavera il parlamento inglese dovrà votare per il rinnovo di Trident e per finanziare il nuovo sistema di sottomarini che porteranno le testate atomiche. Il rifiuto da parte della Conferenza di ridiscutere la questione significa che i deputati laburisti avranno “libertà di coscienza” sul voto e che la maggioranza del gruppo parlamentare, saldamente in mano ai centristi e ai “moderati”, voterà insieme al governo di destra per il sistema di guerra.

Le decisioni dei laburisti sono state, ovviamente, criticare dagli attivisti anti nuclearisti. Kate Hudson, segretaria della Campagna per il Disarmo Nucleare, ha detto al quotidiano comunista Morning Star che la notizia era “amara e deludente, non solo per i delegati laburisti e i membri del partito che volevano che il dibattito avesse luogo ma anche per i molti, molti, in tutto il paese che volevano vedere il Labour opporsi senza ambiguità alla volontà del governo di riarmare il paese con ordigni nucleari”. In ogni caso, per gli anti nuclearisti i posti di lavoro creati dall’apparato bellico potrebbero essere facilmente riconvertiti in impieghi civili e utili a rilanciare i servizi pubblici.

L’opposizione a Trident investe particolarmente la Scozia, dove hanno base la maggior parte degli ordigni. La posizione immutata dei laburisti è vento nelle vele della sinistra indipendentista scozzese, in particolare per il Partito Nazionale Scozzese (SNP) che contende al Labour lo stesso tipo di elettorato socialdemocratico. L’SNP ora è già il primo partito nel parlamento scozzese mentre i laburisti sono secondi, alle elezioni del prossimo maggio gli indipendentisti contano di rafforzare ulteriormente la loro posizione a scapito del partito laburista accusano di non portare veramente a fondo la svolta a sinistra.

Per Jeremy Corbyn, prima ancora di un possibile governo del paese, la vera sfida è questa: il Labour ha un capo di sinistra e un gran numero di nuovi militanti di base di sinistra, i corpi intermedi e il gruppo parlamentare restano moderati. Si logorerà prima il leader o il gruppo parlamentare?

16/10/2015 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.
Credits: foto di 70023venus2009 (https://www.flickr.com/photos/70023venus2009)

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L'Autore

Paolo Rizzi

La città futura

“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

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