Democrazia reale: il caso Israele

Proseguendo nelle nostre ricerche sulla “liberal-democrazia reale”, necessarie per arrivare a un bilancio comparativo con il socialismo reale, analizziamo un altro caso emblematico: quello dell’unica democrazia del Medio Oriente


Democrazia reale: il caso Israele Credits: http://www.infopal.it/catena-bombardamenti-israeliani-sulla-striscia-gaza-diversi-feriti/

Le minacce di nuove guerre all’orizzonte sono giustificate dalle potenze imperialiste con la presenza di armi di distruzione di massa o con la volontà di dotarsene da parte di paesi come l’Iran e la Repubblica democratica di Corea. La stessa accusa ha più volte rischiato di provocare una escalation della guerra in Siria. L’Iraq è stato devastato da una spaventosa aggressione imperialista, con bombardamenti terroristici, perché accusata di possedere armi di distruzione di massa. Come è stato ampiamente dimostrato, le giustificazioni per questa aggressione erano state manipolate dai governi degli Usa e della Gran Bretagna. L’Afghanistan è ancora occupato dalle truppe della Nato, dopo quasi venti anni dalla aggressione imperialistica, in quanto dal suo territorio sono stati rivendicati gli attacchi terroristici che hanno colpito gli Stati Uniti il fatidico 11 settembre. La Libia è stata devastata e vive in una situazione di perpetua guerra civile in quanto aveva deciso di accettare il diktat delle potenze imperialiste, eliminando le armi di distruzione di massa di cui si era dotata. La Federazione di Jugoslavia è stata devastata da un’aggressione imperialista giustificata con le presunte operazioni di pulizia etnica condotte ai danni di bosniaci e kosovari. Chiudiamo qui, per limitarci alle guerre e alle minacce di guerra più recenti.

Ora vi è uno Stato proprio in Medioriente che non ha firmato i trattati internazionali per la non proliferazione delle armi di distruzione di massa, in primo luogo atomiche, in quanto ne possiede già un discreto arsenale. Circostanza che i governanti di questo paese non hanno mai smentito e, anzi, non hanno esitato a far rapire nel nostro paese e condannare a una lunghissima pena detentiva il tecnico specializzato che lavorava alla costruzione delle bombe atomiche e che ha denunciato e documentato il misfatto. Inoltre questo paese occupa dalla sua nascita territori palestinesi in cui sono state compiute diverse operazioni di pulizia etnica denunciate e documentate anche da esimi storici israeliani. Inoltre, uno dei giornali più importanti israeliani, in una recente inchiesta, ha denunciato come il suo Stato da anni stia portando avanti una segreta operazione per cancellare dagli archivi, anche privati, tutti i documenti che hanno documentato le operazioni di pulizia etnica. Infine questo Stato compie costantemente, senza mai smentirlo, bombardamenti terroristici (senza nemmeno una dichiarazione di guerra) e attentati nei territori degli Stati arabi accusati di appoggiare, in un modo o nell’altro, la causa della liberazione della Palestina. Senza dimenticare l’appoggio che dà a livello Internazionale a Stati che si sono macchiati di crimini contro l’umanità, a cominciare dal Sud Africa razzista.

Ciò nonostante è uno stretto alleato delle potenze occidentali, che lo riforniscono in continuazione di armi, per altro atte a veicolare l’arsenale atomico nascosto. Tutte le sue costanti e continue violazione delle leggi internazionali e delle risoluzioni delle Nazioni Unite, proseguendo nell’occupazione e nella colonizzazione dei territori arabi occupati e nell’attacco terroristico verso diversi paesi a maggioranza musulmana, sono costantemente giustificati – proprio dai paesi che hanno aggredito per colpe molto minori diversi altri Stati – con l’asserzione che Israele sarebbe l’unico paese democratico della regione. Un paese talmente democratico da definirsi Stato ebraico, condannando a uno stato di sostanziale apartheid la crescente minoranza di nativi, sopravvissuti alle operazioni di pulizia etnica. Tanto che qualsiasi cittadino ebreo di un altro Stato nel mondo ha diritto di trasferirsi e avere immediatamente la cittadinanza israeliana e, volendo, un’abitazione e generalmente un’occupazione nelle colonie costruite contro ogni legge internazionale nei territori arabi occupati. Nonostante ciò Israele è stato nei fatti integrato nella Nato, con cui compie costantemente addestramenti militari congiunti.

Ora lasciamo pure da parte gli innumerevoli atti antidemocratici del passato, anche perché da questo punto di vista ne hanno fatti altrettanti e, in alcuni casi, ben più gravi (pensiamo, per limitarci ai casi più eclatanti, alla Germania, agli Usa, al Regno unito e alla Francia), proprio le potenze occidentali che non a caso ancora oggi sostengono a spada tratta lo Stato ebraico. Limitiamoci, dunque, esclusivamente alle vicende più recenti, di cui siamo venuti a conoscenza e che ci sembrano un ulteriore ottimo esempio della “democrazia reale” da sempre contrapposta come modello dall’ideologia dominante al “socialismo reale”.

Anche in questo caso non abbiamo che l’imbarazzo della scelta in quanto, nonostante tutta la censura, praticamente ogni giorno è possibile leggere anche solo nei quotidiani in edicola nel nostro paese notizie che potrebbero svelare la realtà rispetto all’unica democrazia del Medio Oriente. Per evidenti motivi di spazio e perché vi sono molte altre “democrazie reali” in giro per il mondo che andrebbero denunciate (a cominciare dalla nostra), ci limiteremo a due recenti casi esemplari.

Poco tempo fa sui giornali israeliani, citati anche da almeno un quotidiano italiano, era possibile leggere la dichiarazione di un funzionario del governo israeliano che quantificava in ben 35 mila gli abitanti della Striscia di Gaza (abitata da un milione settecentomila palestinesi di cui ben un milione e duecentomila profughi rifugiati) che hanno abbandonato, senza farvi ritorno, la loro terra. Il medesimo funzionario non si è fatto scrupolo di aggiungere che naturalmente lo Stato ebraico “incoraggia” attivamente i palestinesi che si sono fatti convincere ad abbandonare la propria terra natia. Come è noto, la Striscia di Gaza, dopo essere stato per diversi anni uno dei territori occupati dagli Israeliani, dopo il ritiro dei coloni, è divenuta la maggiore prigione a cielo aperto del mondo, completamente accerchiata e condannata al blocco economico dal suo potentissimo vicino nemico. Il suo completo isolamento a livello internazionale, sempre a proposito di democrazia reale, è giustificato dalle potenze occidentali con il fatto che i suoi abitanti avrebbero sprecato l’occasione dello svolgimento di elezioni democratiche, non votando per il partito, nei fatti, divenuto collaborazionista degli occupanti, ma per un altro partito, peraltro decisamente conservatore che, però, a parole si dichiara contro l’occupazione.

Tornando al funzionario israeliano citato dai giornali del suo paese, costui ha reso noto che il suo governo avrebbe chiesto ad altri Stati di accogliere i palestinesi intenzionati a lasciare le proprie case e le proprie terre – a causa essenzialmente del blocco israeliano con la piena complicità dei paesi occidentali – e sarebbe disponibile a mettere a disposizione un proprio aeroporto per chi intendesse seguire i propri connazionali che hanno finito per cedere e andare a vivere in esilio all’estero. Del resto la stessa Onu ha previsto per il 2020 l’invivibilità nella Striscia di Gaza. Molti palestinesi trovano rifugio in quei, sempre meno, paesi europei disposti ad accogliere rifugiati politici dal sud del mondo. D’altra parte, per vedersi riconosciuto questo Status – a proposito della attiva complicità delle democrazie reali occidentali – i palestinesi debbono necessariamente asserire di essere perseguitati dal governo democraticamente eletto nella Striscia, in quanto l’occupazione e il blocco israeliano che li costringe a vivere in una prigione a cielo aperto non sono riconosciuti motivi sufficienti per essere accolti nella civile Europa. Del resto sino alla fine della guerra fredda, anche nel nostro paese veniva riconosciuto lo Status di rifugiato politico, nei fatti, esclusivamente a chi abbandonava i paesi socialisti, mentre non era riconosciuto nemmeno ai sudafricani perseguitati in quanto si opponevano al regime di apartheid. Del resto, ancora oggi, lo status di rifugiato è riconosciuto essenzialmente per motivi ideologici reazionari, ad esempio è piuttosto semplice ottenerlo per un “escualido”, ossia per un venezuelano abbiente che si oppone al governo democraticamente eletto nel suo paese.

Tornando all’altra delle più recenti esemplari prodezze dell’unica “democrazia reale” del Medio Oriente, ci sembra necessario ricordare le ripetute aggressioni militari contro paesi a maggioranza musulmana compiute recentemente. Con le micidiali armi di aggressione fornitegli dalle potenze occidentali, l’aviazione israeliana ha compiuto, solo negli ultimi giorni, ripetuti bombardamenti nei fatti terroristici, in quanto senza, non dico il via libera delle Nazioni unite, ma una dichiarazione di guerre. I bombardamenti hanno colpito, non solo come è ormai d’abitudine, la Palestina e la Siria, ma hanno aggredito anche l’Iraq colpendo le milizie sciite che hanno sconfitto lo Stato islamico (Isis), hanno colpito le forze della resistenza libanese, hanno colpito ancora una volta numerosi obiettivi iraniani, impegnati in questi paesi contro il terrorismo islamico, spingendosi a colpire la stessa resistenza yemenita, già sotto aggressione da parte delle tiranniche petromonarchie del Golfo, da sempre strette alleate delle democrazie occidentali e recentemente sempre più vicine a Israele.

Tutte queste aggressioni – per altro intensificate per far fallire i tentativi di trovare un accordo per evitare la guerra fra le potenze occidentali e l’Iran – non hanno suscitato significative reazioni da parte della sedicente “comunità internazionale”, anzi sono sostanzialmente passate sotto silenzio. Salvo che, persino la più aggressiva potenza imperialista, ovvero gli Usa hanno dietro le quinte protestato verso il loro alleato di ferro israeliano, in quanto operando in questo modo stava mettendo in discussione il monopolio del privilegio, conquistatosi dagli Stati Uniti dopo la vittoria della guerra fredda, di poter colpire impunemente e in modo arbitrario paesi stranieri senza neanche  l’imprescindibile gesto formale di un ultimatum seguito, in caso di mancata esecuzione, da una formale dichiarazione di guerra, che almeno riconosce lo Stato nemico aggredito.

Queste aggressioni sono una inaccettabile violazione di ogni norma del diritto internazionale che si fonda sul mancato riconoscimento del paese aggredito. Mancato riconoscimento che è tipico della mentalità razzista della tradizione coloniale e imperialista. Per cui i nemici sono sistematicamente disumanizzati, ridotti a “Untermenschen”, ossia letteralmente a sotto-uomini, come gli schiavi che erano considerati subumani. La cosa gravissima è che anche l’opinione pubblica occidentale progressista è talmente assuefatta ed egemonizzata da questa ormai antica e radicata mentalità colonialista, imperialista e razzista da non scandalizzarsi minimamente dinanzi a questa sfacciata violazione del più basilare diritto internazionale.

Per renderci veramente conto di quanto l’opinione pubblica occidentale e filo-occidentale possa essersi assuefatta a questo rapporto servo-padrone imposto ai paesi prima colonizzati e poi dominanti dall’imperialismo, basta domandarsi cosa sarebbe successo se uno di questi paesi aggrediti avesse osato compiere un’aggressione del genere contro un paese occidentale.

Anzi, pensiamo come avrebbe reagito l’opinione pubblica occidentale se fosse avvenuto il contrario, ossia se uno di questi Stati a maggioranza islamica avesse bombardato, a tradimento, senza dichiarazione di guerra, Israele. Per limitarci a un esempio emblematico, i fondatori e allora dirigenti dell’unico quotidiano italiano che si autodefinisce comunista, qualche anno fa – per altro a seguito di una aggressione di alcuni membri della comunità ebraica, che gli avevano impedito a partecipare a una iniziativa cui erano stati invitati nell’ex ghetto ebraico – hanno scritto in un editoriale del loro giornale che sarebbero stati disposti (benché molto avanti con l’età) a imbracciare le armi per difendere Israele, se mai fosse stato aggredito. Naturalmente nessun giornalista del medesimo giornale si è mai sognato di dire qualcosa del genere in questi anni, quando Israele ha aggredito i palestinesi o paesi a maggioranza islamica o quando le potenze imperialiste, compresa l’Italia, ha aggredito altri paesi. Anche questa mentalità inconsapevolmente razzista decisamente egemone nelle opinioni pubbliche occidentali, andrebbero tenuta in debito conto quando ci si deciderà finalmente a fare un bilancio storico comparativo del “socialismo reale” e della “liberal-democrazia reale”. Bilanci comparativo essenziale anche per comprendere quali di queste due tradizioni abbia assunto più spesso posizioni totalitarie.

13/10/2019 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.
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L'Autore

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“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

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