“In Donbass… no pasaran!”

In questi giorni gli eventi in Donbass sono nuovamente precipitati. Bombardamenti dell’esercito ucraino con molte vittime civili e minacce di intervento militare da parte dell’amministrazione USA e degli inviati della UE. Il 9 maggio prossimo partirà la seconda carovana antifascista per portare solidarietà ed aiuti al popolo del Donbass che resiste. Abbiamo chiesto alla Banda Bassotti, che erano tra i promotori anche della prima carovana, di spiegarci questa iniziativa.


“In Donbass… no pasaran!”

In questi giorni gli eventi in Donbass sono nuovamente precipitati. Bombardamenti dell’esercito ucraino con molte vittime civili e minacce di intervento militare da parte dell’amministrazione USA e degli inviati della UE. Il 9 maggio prossimo partirà la seconda carovana antifascista per portare solidarietà ed aiuti al popolo del Donbass che resiste. Abbiamo chiesto alla Banda Bassotti, tra i promotori anche della prima carovana, di spiegarci questa iniziativa.

Redazione LCF

L’Ucraina occupa una posizione centrale strategica per le comunicazioni commerciali fra Europa occidentale e territori russi ed asiatici: oggi nel suo territorio passano i gasdotti che trasportano il gas fino al cuore del vecchio continente. Lo sbocco sul Mar Nero è una via di collegamento con il Mediterraneo oltre ad essere importantissimo per la Russia. Se a questo si aggiungono le risorse minerarie ed agricole – l’Ucraina e la Crimea erano definite “granaio dell’impero” – è facile capire perché questa repubblica sia oggi teatro di guerra e di rivendicazioni e perché vi si concentrino gli interessi dell’Unione Europea e degli Stati Uniti.

L’Ucraina, indipendente dal 1991, ha avuto ed ha stretti rapporti prima con Mosca, dovuti a motivi culturali (dalla conquista di Kiev nacque la Russia), militari (la base navale russa di Sebastopoli sul Mar Nero), commerciali, finanziari ed energetici (il gas e gli aiuti economici russi) Contemporaneamente però guarda all’Europa: nel 2002 Kiev avvia un ‘Dialogo intensificato’ con la Nato, in vista di un futuro ingresso del paese nell’organizzazione. Dal punto di vista politico il paese è diviso in due: le regioni meridionali ed orientali di lingua russa, sostengono candidati filorussi, a differenza delle regioni settentrionali ed occidentali di lingua ucraina che sostengono posizioni nazionalistiche e filooccidentali.

Nel 2010 il candidato filorusso Yanukovich viene eletto presidente e se da un lato riallaccia e consolida il legame con Mosca che promette aiuti economici e liquidità, dall’altro guarda alla UE come ha fatto il suo predecessore e come chiede una parte economicamente importante del paese e del governo. Nel novembre del 2013 la goccia che fa traboccare il vaso è la mancata firma dell’accordo commerciale con la UE e si scatena una nuova protesta con scontri e violenze. Yanukovich è costretto a scappare nel febbraio 2014 e viene nominato primo ministro Yatsenyuk, leader del partito nazionalista Patria, lo stesso della Tymošenko.

La piazza che si solleva è apertamente solleticata dalle potenze occidentali (UE e USA in testa) e non a caso assume il nome di Euromajdan (europiazza). L’opposizione che rovescia il governo è sostenuta dall’estero attraverso la Fondazione Ucraina e all’interno dal Partito neo-nazista di Pravyi Sektor (Settore Destro) che si è macchiato della cosiddetta Strage di Odessa il 2 maggio 2014, a quanto pare, anche con la partecipazione diretta di neo-fascisti italiani.

Il nuovo governo, sostenuto da queste forze neo-naziste, oltre alle misure per annettere l’Ucraina alla sfera di influenza della UE e della NATO, ha subito palesato infatti un carattere anticomunista avviando le procedure per la messa fuorilegge del Partito Comunista locale e successivamente anche un disegno di legge per vietare la propaganda comunista.

Se le regioni russofone hanno visto questo cambio di governo come un golpe e non hanno approvato le posizioni nazionaliste del nuovo esecutivo, Putin non poteva certo permettersi di cedere il controllo di un’area così ricca di risorse e strategicamente importante, a partire dalla Crimea che, nella primavera del 2014 in seguito ad un referendum, viene annessa alla Federazione Russa. Nell’aprile dello stesso anno cominciano le proteste nella regione del Donbass con la successiva proclamazione della Repubblica Popolare di Donetsk, della Repubblica Popolare di Kharkiv e della Repubblica Popolare di Lugansk.

La guerra economica fra Federazione Russa e Ucraina (sostenuta dalla UE e dal consenso degli Stati Uniti), si combatte ancora oggi nel Donbass e si combatte con le armi. La regione è teatro di scontri da circa un anno con molti morti, sfollati, impoverimento crescente della popolazione, emergenza umanitaria.

Proprio in questi giorni gli eventi sono precipitati nuovamente con un susseguirsi di pesanti bombardamenti nel Donbass da parte dell’Ucraina (con molte vittime tra la popolazione civile), minacce di intervento militare da parte dell’amministrazione USA e la missione Merkel-Hollande che, dopo aver proposto un irrigidimento delle sanzioni verso la Russia, si sono allineati a questi venti di guerra. USA e UE sembrano voler alimentare da mesi un clima di una nuova guerra fredda che ora rischia pericolosamente di sfociare in un conflitto militare diretto, come testimoniano anche le manovre della NATO ai confini orientali dell’Europa che coinvolgono direttamente anche il nostro esercito.

Il 9 maggio partirà la seconda carovana antifascista per portare solidarietà ed aiuti ai al popolo del Donbass che resiste. Abbiamo chiesto alla Banda Bassotti, che erano tra i promotori anche della prima carovana, di spiegarci questa iniziativa

 

State preparando la seconda carovana di solidarietà antifascista che partirà per il Donbass il prossimo 9 maggio dopo quella che è già stata sul posto lo scorso settembre. Potete spiegare in poche parole perché è importante la solidarietà alla resistenza nel Donbass?

BANDA BASSOTTI: Intanto dopo la strage di Odessa del 2 maggio dello scorso anno pensiamo che anche gli indecisi abbiano capito il ruolo criminale di UE, USA e nazisti in questo conflitto. L’assassinio impunito di un numero ancora incerto tra 50 e 100 compagni parla chiaro circa le responsabilità delle forze in campo. Da lì in poi si è capito che c'era un punto di non ritorno. La nazione Ucraina, per come è stata concepita, non potrà esistere più. Al di là di questo per noi è importante supportare il popolo del Donbass, i comunisti messi ormai fuorilegge e tutte quelle realtà che combattono muoiono e resistono alla attacco del governo nazista di Kiev.

Ci potete raccontare brevemente dell’esperienza della prima carovana antifascista e quale altro sostegno internazionalista proveniente da altri paesi avete incontrato in Donbass?

BANDA BASSOTTI: Raccontare in poche righe quella esperienza è impossibile. Diciamo che ci siamo resi conto che la popolazione russa di quella regione ci amava per quello che stavamo facendo. Portando quella inaspettata solidarietà nel Donbass dall'Europa dei lavoratori si sono materializzati i valori fondanti della nostra cultura comune, l’internazionalismo e l’anti-fascismo e anti-nazismo. Con noi c'erano italiani, baschi, spagnoli e greci soprattutto. E non è un mistero che all'interno delle milizie popolari ci sia la presenza attiva di anti-nazisti provenienti anche da altre paesi. Per quanto riguarda le popolazioni che vivono nel Donbass, abbiamo constatato che chi è rimasto lo ha fatto aderendo alle Repubbliche Popolari che sono nate nelle regione e che a novembre hanno svolto anche le prime elezioni.

Cosa pensate delle strumentalizzazioni dell’eterogeneità della resistenza in Donbass da parte di alcuni fascisti nel nostro paese, i cosiddetti “rossobruni”, che si sono affrettati a portare lì il loro “appoggio” e qui a cercare di accreditarsi come legittimi sostenitori? Anche lo scrittore, e compagno, Valerio Evangelisti, oltre a molti siti antifascisti italiani, ci hanno messo in guardia dal non confondere le cose e non far passare l’immagine che la resistenza in Donbass sia ambigua o “inquinata”...

BANDA BASSOTTI: I fascisti sono sempre fascisti e hanno il loro consueto ruolo; quando non difendono apertamente le dittature sono comunque portatori infetti di ignoranza e barbarie. Il loro ruolo è proprio: o reprimere o “inquinare” le lotte. Non possiamo cadere in questo tranello. Va detto però che, al di là del tentativo di inquinare l’informazione nei nostri paesi, lì non hanno spazio perché la Costituzione della Novorossjia vieta apertamente il Fascismo (e oltretutto sembrerebbe chiarisca anche la distanza da "Putin e dai suoi alleati oligarchi", ndr). Crediamo che questo dica tutto e non c’è spazio di ambiguità. Non ci interessa nemmeno parlarne. Gli faremmo un favore.

In questa resistenza popolare quanto pesano i comunisti in Donbass e quanto le forze più legate alla Russia. Ossia, dalle impressioni che avete ricavato sul campo, chi ha il “pallino in mano” secondo voi, la prospettiva del socialismo delle Repubbliche Popolari o il nazionalismo russo? Al di là della convergenza tattica per la difesa e la liberazione della regione dalle forze filo-naziste ucraine sostenute da UE e NATO...

BANDA BASSOTTI: Diciamo che la nostra impressione è che come è stato in Italia nel ‘45 che per sconfiggere il nazi-fascismo si è creato un fronte unico, anche nel Donbass per sconfiggere i nazisti si è creato un fronte ampio. Comunisti, ma anche monarchici e nazionalisti su questo terreno devono necessariamente convivere. I Comunisti come al solito si notano sul terreno della prassi, della generosità e del coraggio. Sono quelli sempre in prima fila. La politica invece segue a volte altre logiche ed equilibri. Il futuro si vedrà.

Infine come vi state organizzando per questa nuova carovana che si recherà in Donbass il 9 maggio e quale appello fate per sostenerla?

BANDA BASSOTTI: La nuova Carovana Antifascista è in costruzione. Abbiamo chiesto un aiuto economico a chi ci ha aiutato nella scorsa Carovana. Abbiamo chiesto un aiuto politico a chi ci aveva supportato. Stiamo cercando di portare con noi altre delegazioni da altri Paesi europei.

Cogliamo l’occasione per invitare i compagni di Rifonazione Comunista e di altri Partiti, compagni singoli, antifascisti a venire con noi il 9 maggio. Naturalmente abbiamo bisogno di un aiuto economico, insomma chi vuole aiutarci e soprattutto aiutare il Donbass Antifascista si metta in contatto con noi alla mail:

Esiste anche una campagna di crowdfunding, ossia di raccolta fondi on-line per sostenere la Carovana. Intanto invitiamo tutti al concerto che faremo il 21 febbraio al CSOA LA STRADA, perchè l’intero incasso srà per la Carovana Antifascista. Gridiamolo forte: NO PASARAN!

08/02/2015 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.

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La città futura

“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

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