Elezioni in Brasile, quali prospettive per i comunisti?

A pochi giorni dalle elezioni intervistiamo il professore Marcos del Roio, importante intellettuale brasiliano.


Elezioni in Brasile, quali prospettive per i comunisti? Credits: https://www.revistaforum.com.br/milhares-ja-confirmam-presenca-no-ato-mulheres-contra-bolsonaro-em-sao-paulo/

Per analizzare le prossime elezioni presidenziali in Brasile, il cui primo turno si svolgerà il 7 ottobre, abbiamo deciso di intervistare Marcos del Roio, professore titolare della cattedra di Ciências Políticas e Econômicas presso la UNESP di Marilia, nello Stato di San Paolo, autore di diversi libri sul Brasile e su Gramsci, alcuni tradotti anche in italiano, e attuale presidente della sezione brasiliana dell'International Gramsci Society.

LCF: Domenica 7 ottobre si svolgeranno le elezioni presidenziali, per il rinnovo del Parlamento, di parte dei senatori e dei governatori e deputati degli Stati brasiliani. Come arriva il paese a queste elezioni, che sono le prime a svolgersi dopo il golpe contro la presidente Dilma Rousseff nel 2016?

MdR: La gravissima crisi economica comincia perlomeno nel 2015 e rende difficile lo sviluppo di progetti politici capaci di affrontare la crisi con l'appoggio dei settori sociali egemonici. Le forze della borghesia sono divise, ma è palese il dominio della grande finanza e dei grandi proprietari terrieri, esattamente quelli che sono più in relazione con l'imperialismo e la finanza internazionale. Il problema è che non riescono ad esprimersi in un progetto politico di coalizione unica. In questo modo favoriscono l'emergere della candidatura reazionaria dell'ex capitano dell'esercito Jair Bolsonaro che capitalizza il risentimento contro il proletariato in campagna e in città.

Il programma ultraliberale, con la barbarie sociale che lo accompagna, è sconfitto a livello nazionale (sebbene si sviluppi in alcuni Stati come quello di San Paolo). È una variabile liberal-fascista, perché vuole risolvere la crisi economica con la repressione. Forse potrebbe essere la candidatura Ciro Gomes, del PDT, ad essere la candidatura che più difende un progetto nazional-borghese di sviluppo, ma non avrà successo. La cosa più probabile è la vittoria del candidato del PT, Fernando Haddad, scelto personalmente da Lula, prigioniero e impossibilitato a candidarsi. Va però considerato che la maggioranza dei deputati e dei governatori sarà con ogni probabilità più conservatrice di quella che finisce il suo mandato quest'anno. In questo modo, un futuro governo del PT sarà opportunista quanto o più dei governi passati, essendo obbligato a fare alleanze con partiti che contribuirono direttamente alla deposizione di Dilma Rousseff nel 2016.

È necessario chiedersi se un programma ultra-moderato, nell'ambito della cosiddetta onda rosa, sia possibile in una fase di crisi internazionale e di approfondimento della lotta di classe, con il proletariato fortemente disarticolato e con le contraddizioni in seno al popolo che si esprimono attraverso la guerra ai poveri.

LCF: Possiamo considerare il processo contro Lula, la sua condanna e relativa esclusione dalla corsa alle presidenziali come facente parte dell'onda lunga del golpe e/o parte della strategia nordamericana di utilizzare lo strumento giudiziario contro leader progressisti in Sudamerica come sta avvenendo nella vicina Argentina contro Cristina Kirchner?

MdR: La deposizione di Dilma e la prigionia di Lula sono il successo (relativo), dell'imperialismo, di impedire lo sviluppo di governi avversi attraverso lo strumento giudiziario. L'esperimento cominciò in Paraguay e in Honduras, ma l'obiettivo furono sempre il Brasile e l'Argentina. La distruzione di governi progressisti doveva essere seguita da governi ultra-liberali fortemente repressivi, cosa avvenuta in Brasile e Argentina, ma anche in Cile, Colombia e in Perù. È avvenuta di fatto un rovesciamento della situazione determinatasi nei primi anni 2000. Ma tutto lascia pensare che il golpe e la prigione di Lula non impediranno al PT di tornare al governo. La questione è come si comporterà di fronte a una congiuntura molto differente da quella in cui assunse la prima volta nel 2003.

LCF: Come valuti la strategia elettorale del PT e dei suoi alleati in relazione prima alla definizione delle elezioni senza Lula come golpe e poi con la decisione di candidare il suo vice Haddad alla presidenza della Repubblica?

MdR: Tutto lascia pensare che la strategia del PT avrà successo, contro tutte le previsioni. L'idea era riuscire a iscrivere Lula come candidato. Secondo molti dati, Lula avrebbe avuto la maggioranza assoluta dei voti. Quando non fu più possibile, si decise di tenerla in “stand-by” per permettere di trasferire i voti ad un altro candidato, da lui scelto. Va notato che le istanze di partito contarono poco o nulla in questo processo. Fu un errore credere che la prigione di Lula e le accuse di corruzione avrebbero impedito la vittoria del PT alle elezioni. Il PT ha ancora molta forza, principalmente nel Nord-est del paese, e vincerà con ogni probabilità le elezioni presidenziali, ma continuerà a perdere voti nel Sud e nel Sudest del paese, dove le forze conservatrici o chiaramente reazionarie si arrogano il diritto di occupare le strade e le cariche elettive.

LCF: Come valuti il fenomeno Bolsonaro (candidato a destra, il cosiddetto ‘Trump tropicale’, ndr)? C'è il rischio reale di una vittoria della destra ultraconservatrice alle prossime elezioni?

MdR: Oggi sembra che egli otterrà il 25 per cento dei voti. Ciò che di superiore a questa quota otterrà in un eventuale secondo turno sarà dovuto al risentimento contro il PT. Ma inevitabilmente chiama molta attenzione il fatto che un quarto dell'elettorato si esprima di forma così aggressiva, cosa che prima non si vedeva. Come si comporterà questa parte della popolazione di fronte a un nuovo governo del PT?

LCF: Quale tra i progetti in campo ritieni che i comunisti dovrebbero appoggiare? E perché dovrebbero farlo?

MdR: Il ramo dei comunisti brasiliani, che si sviluppa a partire dal 1922 con la fondazione del PCB, si trova oggi, come in molti altri paesi, diviso e frammentato. La sconfitta sociale e ideologica degli anni ‘90 ha colpito tutte le tendenze. La forza maggioritaria oggi tra i comunisti è il PCDOB, nato dalla scissione maoista del PCB negli anni ‘60. La tenuta del PCDOB è legata anche al rapporto stretto con il PT, che inizia già nel 1987. È interessante che con ogni probabilità Manuela d'Avila, attuale segretario del partito, sarà vice-presidente del Brasile, salvo terremoti. Possiamo dire che il PCDOB si legò al PT con il progetto di governare con la borghesia, o meglio, per la borghesia. I comunisti del PCB hanno oggi poca forza, nonostante abbiano un patrimonio di formazione teorica e culturale di critica alla realtà sociale e economica brasiliana. C'è una frazione comunista anche dentro il PSOL, partito nato da una scissione a sinistra dal PT nel 2006, ma è un partito con diverse correnti (trotskisti, cattolici, ecc.)

LCF: Un’ultima domanda: i comunisti dovrebbero praticare qualche forma di desistenza/appoggio nell'eventuale secondo turno di fine ottobre a favore del candidato più moderato presente contro la destra conservatrice o dovrebbero astenersi dalla contesa?

MdR: Suppongo che la coalizione PSOL-PCB, che avrà poca espressione elettorale, possa rimanere neutrale nel secondo turno, nel caso che la vittoria della coalizione del PT dovesse ritenersi certa, ma se la lotta dovesse essere un testa a testa potrebbe prevalere l'ipotesi di appoggiare il candidato opportunista contro quello fascista. La decisione dovrà essere presa anche nel secondo turno per l'elezione dei governatori, analizzando la situazione Stato per Stato, ciò dimostra la complessità della situazione istituzionale brasiliana.

06/10/2018 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.
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L'Autore

Matteo Bifone

La città futura

“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

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