In difesa della Siria e della Rivoluzione nel Rojava

L’invasione turca mostra a tutti che Damasco e Kobane sono più vicine


In difesa della Siria e della Rivoluzione nel Rojava

Nella Siria del nord i carri armati turchi sembra si siano fermati, ma qui ad occidente della battaglia per la vita e la libertà dei popoli della Siria due punti sono ancora da chiarire. Il primo riguarda quel paese nel suo insieme; il secondo l’area specifica e la Rivoluzione che vi si è svolta dal 2011 in poi.

Indipendenza e integrità della Siria

Qualsiasi siano le simpatie per i soggetti politici e sociali che si sono manifestati in questi anni di guerra civile e di aggressione alla Siria, un obiettivo dovrebbe essere comune a tutti i sinceri antimperialisti: la salvaguardia dell’integrità territoriale e dell’indipendenza del paese dalle cupidigie coloniali e neocoloniali che si sono più volte concretizzate in aggressioni di diverso tipo. Basti ricordare i finanziamenti che i jihadisti di ogni tipo hanno ricevuto da potenze occidentali, le incursioni aeree israeliane (che si aggiungono alla perdurante occupazione sionista delle alture del Golan) e, infine, le ripetute e illegali invasioni turche, tra le quali l’ultima in atto in questi giorni.

L’indipendenza siriana non risponde soltanto a un criterio di etica politica che impone che siano i cittadini di un determinato paese a governarsi e non la potenza imperiale di turno, ma anche un equilibrio geopolitico che le potenze occidentali e i loro alleati reazionari nell’area mediorientale (Israele, monarchie del Golfo e Turchia) hanno e stanno provando ancora ad alterare in proprio favore. L’obiettivo è tenere in stato di soggezione i palestinesi, assorbire e sedare gli effetti della Rivoluzione iraniana del ’79, smembrare la Siria, unico paese arabo non ancora disponibile a compromessi con i sionisti e non permeabile alle istanze dell’integralismo islamico finanziato dai petrodollari.

Data la situazione, questa operazione sembrerebbe fallita nella sua versione più radicale, ma si tenta comunque di tenerla in piedi, in questo caso con l’impiego delle forze dell’esercito turco nel nord della Siria per mettere in fuga i curdi e i loro alleati e sostituirli nell’area con popolazioni ostili al governo di Assad e inclini al fondamentalismo sunnita. Per intenderci: Ankara ha in testa la creazione di un enclave di Idlib in versione più estesa, proprio mentre Damasco e Mosca erano in procinto di chiudere la sacca originaria.

Difendere l’esperienza rivoluzionaria della Rojava

Il secondo punto riguarda la difesa dell’esperienza di autogoverno democratico messa in piedi nel nord della Siria dalla Sinistra curda. Si parla di un esperimento che ha obiettivamente messo in moto un processo di emancipazione delle masse femminili, ha inoculato il prezioso virus della democrazia di base a forma consiliare e a prescindere dall’appartenenza etnica e confessionale.

Sgombrando il campo dai fraintendimenti ideologici: non si tratta in alcun modo di socialismo. D’altra parte Ocalan lo chiama confederalismo democratico e una ragione ci sarà se non ha utilizzato il primo termine. Inoltre, si tratta di un esperienza che per difficoltà obiettive è stata esposta all’influenza corruttrice dell’alleanza con gli Usa. Tuttavia, la rivoluzione curda è tra i pochi fenomeni positivi che si sono verificati in quell’area negli ultimi decenni ed è un primario dovere degli antimperialisti difenderla dalla brutale aggressione che ha subito da parte del regime di Erdogan.

L’alleanza stabilita in questi giorni dalla sinistra curda e dal governo di Damasco segna il percorso giusto che in passato si è auspicato proprio da queste pagine. È necessario offrire tutto il nostro appoggio perché il sodalizio sia duraturo e possa dare buoni frutti per i siriani e tutti i popoli del Medio Oriente perché l’ipoteca turco-integralista sulla Siria rimane purtroppo in piedi. E il gioco delle parti di Trump ed Erdogan sul corpo del Paese (con l’apparente passività di Putin), non costituisce una garanzia.

20/10/2019 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.

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L'Autore

Stefano Paterna

La città futura

“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

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