Kobane liberata dallo Stato Islamico

La guerriglia del Kurdistan ha annunciato che lo Stato Islamico (IS) è stato sconfitto a Kobane. Dopo quattro mesi di combattimenti, il popolo del Kurdistan festeggia un trionfo che, dichiarano, consolida una rivoluzione in marcia. Ora si tratta di impedire il ritorno dell’IS e ridare vita ad una città piegata dai combattimenti.


Kobane liberata dallo Stato Islamico

La guerriglia del Kurdistan ha annunciato che lo Stato Islamico (IS) è stato sconfitto a Kobane. Dopo quattro mesi di combattimenti, il popolo del Kurdistan festeggia un trionfo che, dichiarano, consolida una rivoluzione in marcia. Ora si tratta di impedire il ritorno dell’IS e ridare vita ad una città piegata dai combattimenti.

Sono stati 134 giorni di duri combattimenti contro lo Stato Islamico, una macchina militare finanziata dal Qatar e dall’Arabia Saudita, e supportata apertamente dalla Turchia. 134 giorni in cui i guerriglieri e le guerrigliere delle milizie dell’YPG/YPJ hanno difeso casa per casa la città di Kobane, ubicata nel nord della Siria, zona che storicamente appartiene al Kurdistan.

Sono stati quattro mesi in cui i poco più di 2.000 civili che sono rimasti nella principale città della regione di Rojava (Occidente, in curdo) hanno resistito, insieme alla guerriglia, agli attacchi dell’IS e alla “cattiva mira” della Coalizione Internazionale (guidata dagli Stati Uniti) che ha fatto cadere i suoi missili su una località nella quale le infrastrutture erano già devastate ed i feriti sono curati appena da quattro medici e due infermiere.

Dopo 134 giorni si sono cominciati a sentire ed a vedere i primi fuochi d’artificio in una città che si è trasformata in simbolo della resistenza per il popolo curdo. Col passare delle ore, anche i festeggiamenti si sono moltiplicati in lungo e in largo nei 18.300 chilometri quadrati del Rojava, regione confinante con la Turchia, nella quale il popolo insieme alle milizie guerrigliere si autogoverna da più di due anni, da quando l’Esercito siriano si è allontanato ed il vecchio anelito dell’autonomia per la popolazione curda ha cominciato a crescere dal profondo della Mesopotamia, non lasciando lo spazio ai ribelli antigovernativi.

Vittoria e libertà. Dopo poco tempo che la notizia della liberazione ha cominciato a diffondersi, dal Comando Generale delle YPG è stato emesso un comunicato nel quale si afferma che “questa è la vittoria della libertà sull’oscurantismo” dello Stato Islamico. “Le nostre forze non hanno deluso le aspettative del nostro popolo e dell’umanità intera”, hanno dichiarato le milizie curde ed hanno aggiunto che la sconfitta dei terroristi è stata possibile grazie al “dispiegarsi di una lotta epica”. “Questa vittoria è il risultato della rivoluzione del Rojava”, hanno rimarcato dal Comando Generale.

Da parte sua, l’Osservatorio Siriano di Diritti umani (OSDH), organismo oppositore del governo di Bashar Al Assad e con sede a Londra, ha ammesso che le YPG “hanno il controllo di quasi tutta Kobane dopo aver cacciato i combattenti dell’ISIS”.

Le YPG hanno dichiarato che la vera battaglia non è stata contro l’IS, ma “è stata la battaglia tra l’umanità e la barbarie, tra la libertà e la crudeltà, e tra i valori comuni dell’umanità ed i nemici dell’umanità”. A sua volta, hanno sottolineato come la sconfitta dello Stato Islamico a Kobane è “il principio della fine” per quel gruppo terroristico.

Il territorio che abbraccia Rojava non solo è ricco di petrolio, ma col correre dei giorni si è trasformato anche in un riferimento per il popolo del Kurdistan e per la sua lotta d’indipendenza. A dispetto della situazione di guerra permanente, in tutti gli angoli di questa regione è cominciato un processo di autogoverno, orientato dal PYD (il partito maggioritario nella zona e vicino al PKK, il Partito dei Lavoratori del Kurdistan). Assemblee popolari, nuovi organismi amministrativi, il tentativo di costruire un’economia alternativa al capitalismo ed il ruolo fondamentale delle donne tanto nei combattimenti come negli spazi civili, hanno portato Rojava all’attenzione di tutti.

Gli ultimi giorni. Nelle ultime settimane, i mercenari dell’IS si sentivano protetti nelle colline di Mistenur, ma il 19 gennaio si è diffusa la notizia che le milizie guerrigliere avevano conquistato la zona. Come ha raccontato a Marcha, una appartenente delle brigate internazionali che si trovano a Kobane, “in appena dieci minuti gli Stati Uniti avrebbero potuto spazzare via coi loro bombardamenti lo Stato Islamico da quelle colline”. Siccome questo non è successo, e non avendo la guerriglia una potenza di fuoco sufficiente per arrivare fino alla collina, sono stati gli attacchi delle milizie a far ritirare l’IS, lasciando sul campo 40 mercenari morti e tre prigionieri.

Abdullah Asya, co-presidente del PYD, ha dichiarato alla stampa che le unità delle YPG/YPJ continuano con alcuni operazioni militari contro i mercenari “nei quartieri periferici” di Kobane. Anche un luogotenente dei peshmerga, Raed Hassan, ha confermato che “Kobane ora è sotto il controllo curdo”. I peshmerga sono le forze di sicurezza sotto il controllo dal governo autonomo del Kurdistan iracheno, amministrato dal presidente Masoud Barzani, alleato di Stati Uniti e Turchia. Solo a causa della pressione popolare in quella regione, è stato costretto ad inviare alcuni mesi fa circa mille soldati peshmerga a Kobane per combattere accanto alla guerriglia.

L’assedio di Kobane da parte dell’IS e della Turchia, il cui governo permette il passaggio di mercenari dalla sua frontiera nel nord della Siria, ha provocato un esodo di quasi 200.000 persone, molti dei quali rifugiati nella città curda di Suruç, in territorio turco.

Da 24 ore, nella città di Kobane sventolano le bandiere gialle con una stella rossa, simbolo della guerriglia, sulle colline e per le strade. Ora in questa regione del Kurdistan si aprono nuove incognite dopo l’uscita dell’IS. La posizione che prenderà la Turchia di fronte all’effervescenza del popolo curdo, soffocato per decadi da questo Stato; il possibile spostamento delle rappresaglie dell’IS nelle zone di Efrin e Cezire; le decisioni che prenderà la Casa Bianca con suoi alleati di fronte a questa nuova realtà, e la posizione che il governo siriano prenderà ufficialmente (se permettere lo sviluppo dell’autonomia di Kobane o reprimerla) sono alcuni degli interrogativi che sorgono dalle notizie frenetiche che arrivano dal Kurdistan. Interrogativi che per oggi saranno lasciati in secondo piano per sentire i fuochi d’artificio e le grida di vittoria della popolazione di Kobane e di tutto il Kurdistan.

 

[Diariodeurgencia] Resumen Latinoamericano

31/01/2015 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.

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L'Autore

Leandro Albani

La città futura

“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

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