Le posizioni del Gruppo Gue/NGL al Parlamento europeo sulla guerra in Ucraina e la criminalizzazione della Russia

Riflessioni a freddo su una risoluzione scandalosa approvata a grande maggioranza dal parlamento europeo sulla guerra in Ucraina e una significativa mozione di opposizione votata in blocco dal Gruppo Gue/NGL, che poi però si divide sugli emendamenti volti a far recepire nella mozione di maggioranza le posizioni della minoranza.


Le posizioni del Gruppo Gue/NGL al Parlamento europeo sulla guerra in Ucraina e la criminalizzazione della Russia Credits: @zak_says

Riflessioni a freddo su una risoluzione scandalosa approvata a grande maggioranza dal parlamento europeo sulla guerra in Ucraina e una significativa mozione di opposizione votata in blocco dal Gruppo Gue/NGL, che poi però si divide sugli emendamenti volti a far recepire nella mozione di maggioranza le posizioni della minoranza. 

di Laura Scappaticci 

Il fatto: il parlamento Europeo, nella seduta del 15 gennaio 2015 approva a larga maggioranza una risoluzione vergognosa sulla situazione in Ucraina. Vergogna che già nasce dalle considerazioni che vengono esplicitate e che saranno, pertanto, il fulcro e la giustificazione vera della risoluzione: annessione dell’Ucraina, governo amico, attacco alla Russia come Stato aggressore, accordi di scambio e commercio globale già in piedi e campagna anticomunista. (Successivamente, il 29 gennaio, il parlamento ucraino dichiarerà la Repubblica di Donetsk e la Repubblica popolare di Luchans’k, colpevoli di terrorismo internazionale e la Russia, Stato aggressore). La risoluzione dunque nasce, più che dalla reale situazione in Ucraina, come il titolo della stessa potrebbe far credere, dalla convenienza di parte. 

Il Gruppo Gue/NGL presenta una mozione d’opposizione (B8-0027/2015) [1] e una serie di emendamenti. Il documento del GUE/NGL e gli emendamenti verranno respinti. Ma sugli emendamenti nascono i problemi. Mentre la risoluzione comune riceve il voto compatto da parte di tutti i parlamentari del Gue/GNL presenti, gli emendamenti vedono, di volta in volta, divisioni e differenze tra le varie realtà del gruppo parlamentare che si trova spaccato al proprio interno e vota in modo spesso disomogeneo. Pur comprendendo il fatto che chiamati al voto ci si possa anche non trovare d’accordo con il proprio gruppo, composto di sensibilità e partiti differenti, capire quali siano stati i reali nodi di disaccordo può essere utile alla conoscenza delle realtà presenti nel GUE e a ragionare su eventuali limiti o potenzialità delle stesse. Che il PCP non sia identico alla Linke è palese. Altrettanto palese per noi, ma forse non così pacifico e normale, il caso italiano, dove tre parlamentari, eletti nella stessa lista, rappresentanti della stessa “sinistra d’alternativa” ed eletti sulla base di un programma comune, si trovino a votare spesso in tre modi differenti, che riflettono concezioni sostanzialmente divergenti l’una dall’altra. 

Come è consuetudine nella comunicazione militante/alternativa/comunista, più o meno istituzionalizzata, esplode la bagarre informativa con lanci, inesattezze, dichiarazioni, rettifiche, puntualizzazioni. A distanza di qualche settimana e, quindi, in una posizione molto più comoda (buona parte delle fonti è già in rete) [2] cerchiamo di tirare i fili della questione, tentando di far capire, in modo semplice, sia cosa dicano le risoluzioni, quella approvata e la mozione d’opposizione, sia quali emendamenti abbiano diviso i parlamentari del Gue/NGL. 

Tornando alla risoluzione approvata [3] e, quindi, ufficiale la premessa manifesta già tutto il vigore “democratico” della mozione: una vera e propria dichiarazione di guerra alla Russia e un costante stravolgimento ideologico della realtà. Dopo una serie di considerazioni si prende atto (o meglio si decide aldilà dei fatti) che: 1) le elezioni in Ucraina si sarebbero svolte in modo pacifico e nel rispetto delle libertà fondamentali, nonostante il conflitto in corso nelle regioni orientali e l’annessione illegale della Crimea da parte della Russia; 2) il governo in carica è filoeuropeo e ha già accordato la disponibilità ad attuare le riforme richieste dall’Europa per il bene dell’Ucraina, nonché a elaborare le riforme costituzionali proposte dal piano di pace di Porošenko. La risoluzione approvata, inoltre, ritiene che, al contrario, le elezioni che si sono svolte a Donec’k e Luhans’k il 2 novembre sono da considerare non valide, dal momento che lo svolgimento di dette elezioni ha provocato problemi al processo di pace e di riconciliazione. Il classico sassolino nell’ingranaggio. O meglio, ricordiamo, più di 4 milioni di sassolini depositati nelle urne, da elettori rimasti in fila ai seggi per ore [4]. Se le premesse sono queste. (tralasciando tutte le prese d’atto sui sostentamenti militari o i feriti civili, ovviamente tutti messi sul conto dei separatisti), la risoluzione da sostenere in sede europea è già scritta. Solidarietà all’Ucraina, la condanna al comportamento criminale e alla fornitura di armi e sostegno ai separatisti, specificando poi, al paragrafo 14, che invece nulla osta alla fornitura di armi da parte degli stati membri dell’UE all’Ucraina. Si accoglie con positività la vittoria della Verkhovna Rada (il parlamento ucraino) anche se, si aggiunge, si è costernati e si deplora (i termini sono originali) il fatto che non tutte le zone siano da essa governate, ci si compiace dell’impegno politico del presidente del governo, del primo ministro e del Presidente del Parlamento “volto a cooperare e a rafforzare il RIGOROSO processo di riforma e si incoraggia vivamente il nuovo governo e il nuovo parlamento dell’Ucraina ad adottare e attuare senza indugio le tanto necessarie riforme politiche e socio economiche per costruire uno stato democratico e prospero fondato sullo stato di diritto”. 

Questi gli applausi e le lodi rivolte al governo, dall’altra parte una vera e propria mannaia sulla Russia, colpevole di politica aggressiva, espansionistica, ricattatoria sul piano energetico, di destabilizzazione diplomatica e politica, fautrice di cyberguerre ecc., con l’esortazione (o il ricatto) che o tale atteggiamento si interrompa attraverso un cessate il fuoco, il ritiro incondizionato, la liberazione dei prigionieri, la cessione di tutto il territorio al controllo dell’Ucraina oppure si “invita il Consiglio Europeo ad adottare misure restrittive aggiuntive e ad ampliarne la portata, includendo il settore nucleare” e limitando le possibilità delle transazioni finanziarie. Augurandosi, tra l’altro, che l’approccio sanzionatorio nonché di contrasto a pressioni esterne sulla sicurezza energetica dell’unione europea venga accresciuta in modo radicale. Non si riconosce l’annessione alla Russia della Crimea e si prende atto con favore degli scambi economico commerciali della stessa con Sebastopoli, sottolineando che “l’attuazione dell’accordo di associazione/accordo di libero scambio globale ed approfondito, dovrebbe essere la tabella di marcia per un’adozione rapida delle riforme da realizzare con urgenza”. 

L’Unione europea venderà tale mozione al resto del mondo, tramite i canali informativi che controlla, come una risoluzione super partes, motivata dalla volontà di esportare la democrazia, per il bene dei civili, senza conflitti d’interessi e, soprattutto, senza secondi fini economici. 

Fino a qui la sintesi di quanto deciso e approvato dalla maggioranza, sulla falsariga della risoluzione comune RC-B8-0008/2015 [5], presentata riunendo le mozioni dei gruppi PPE, S&D, ECR, ALDE alla discussione parlamentare e votata dagli stessi, mentre, come già detto, il Gue/NGL, composto da 52 parlamentari, presenta e vota, in modo compatto, una mozione contraria e su una linea diametralmente opposta. In breve, nella risoluzione B8-0027/2015 [6] si contesta la regolarità delle elezioni, si denuncia la corruzione, i brogli, i voti di scambio e le violenze, la totale sfiducia del popolo ucraino verso il governo, la condizione socio-economica del paese, l’alta disoccupazione e il rischio di default, i tagli indiscriminati con aumento di prezzi e tariffe in un paese già allo stremo. Si sottolinea e denuncia la presenza di forze paramilitari e di destra, ancora esistenti sul territorio ucraino e non ancora sciolte ma sostenute, con armi e carrarmati dal ministro dell’interno Arsen Avakov. Si denuncia, inoltre, che le sanzioni hanno provocato un declino finanziario ed economico della Russia e che la decisione del Parlamento ucraino dell’annessione alla NATO senza un referendum consultivo, costituisce un’espansione ad est della NATO e, dunque, una “minaccia all’equilibrio militare e strategico tra la Russia e la NATO”. 

Il Gue/NGL chiede pertanto al parlamento europeo di votare un documento che si pronunci per una soluzione pacifica, di dialogo e diplomatica, volta alla salvaguardia del popolo ucraino, che esorti tutte le parti al cessate il fuoco, invitando USA, Canada, Stati membri dell’UE e la Russia “ad imporre un embargo sulle armi a tutte le parti del conflitto”, ricostruire il dialogo ed il rapporto di fiducia tra UE e Russia, ponendo fine alle politiche sanzionatorie. Prendendo atto dei risultati delle votazioni in Ucraina, la mozione presentata dal Gue denuncia il processo e la politica di aggressione e violenza verso il Partito Comunista. Si invita il governo ucraino a rivedere le politiche di austerità, “in particolare in materia di riscaldamento, forniture energetiche e assistenza sanitaria”. Si chiede al governo ucraino di attuare profonde riforme in materia di corruzione, stato di diritto, partecipazione democratica, diritti dell’uomo, fra cui i diritti linguistici, lo scioglimento e il disarmo delle unità paramilitari e un controllo sulle forze di sicurezza del paese. La mozione votata dal Gue esprime preoccupazione per la sottovalutazione e cooperazione da parte di politici e autorità dell’Ucraina, delle forze di destra e neonaziste. La mozione si conclude esortando l’UE a subordinare all’attuazione dell’agenda di riforme democratiche “l’ulteriore assistenza economica e finanziaria dell’Ucraina”. Questa risoluzione, come abbiamo detto, viene votata compattamente da tutto il gruppo GUE/GNL, come puntualizzato dalle dichiarazioni dell’On. Barbara Spinelli [7], ma è respinta a maggioranza. Si prova a far entrare i singoli punti della mozione di minoranza in quella di maggioranza, ripresentandoli come emendamenti, i quali però trovano resistenze interne esplicitate attraverso il voto contrario o l’astensione. Diversi parlamentari del Gue finiscono così per votare contro gli stessi punti e concetti sostenuti compattamente nel documento. A questa spinosa questione bisognerà trovare una soluzione interrogandosi su quali siano le effettive differenze e le contrapposizioni politiche, quali i percorsi attuabili e quale l’orizzonte comune, attraverso analisi approfondite a tutti i livelli. Soprattutto per il caso italiano, in cui tre rappresentanti di una stessa lista, di uno stesso programmo e di uno stesso progetto di riaggregazione della sinistra radicale, si sono espressi in tre modi contrapposti su diversi emendamenti. Sintomo di tre concezioni e approcci differenti se non contrastanti sulla questione ucraina. Che si attui la filosofia del “camminare domandando”, quella del “veniamo da lontano ma sappiamo dove andare”, quella del “si parte e si torna insieme”, davanti alle grandi questioni della politica internazionale una direzione comune andrebbe comunque ricercata. 

Per una puntuale comprensione delle diverse posizioni espresse, si riportano nella seguente tabella il voto dei parlamentari del gruppo Gue sugli emendamenti maggiormente controversi: 

 

[1] http://www.europarl.europa.eu/sides/getDoc.do?pubRef=-//EP//TEXT+MOTION+B8-2015- 0027+0+DOC+XML+V0//IT
[2] https://voltideldonbass.wordpress.com/    http://www.marx21.it/ ---
[3] http://www.europarl.europa.eu/sides/getDoc.do?pubRef=-//EP//TEXT+TA+P8-TA-2015- 0011+0+DOC+XML+V0//IT
[4] Video: https://www.youtube.com/watch?v=xAQzES33XYc   https://www.youtube.com/watch?v=U2azfxolXKo
[5] RC-B8-0008/2015
[6] B8-0027/2015
[7] http://www.rifondazione.it/primapagina/?p=16364
[8] http://www.votewatch.eu/en/term8-situation-in-ukraine-joint-motion-for-resolution-after- paragraph-1-amendment-7.html
[9] http://www.votewatch.eu/en/term8-situation-in-ukraine-joint-motion-for-resolution-after-paragraph-1-amendment-8.html#/##vote-tabs-list-2
[10] http://www.votewatch.eu/en/term8-situation-in-ukraine-joint-motion-for-resolution-after- paragraph-1-amendment-9.html#/##vote-tabs-list-2
[11] http://www.votewatch.eu/en/term8-situation-in-ukraine-joint-motion-for-resolution-after- paragraph-1-amendment-10.html#/##vote-tabs-list-2
[12] http://www.votewatch.eu/en/term8-situation-in-ukraine-joint-motion-for-resolution-after- paragraph-1-amendment-12.html#/##vote-tabs-list-2 

 

07/02/2015 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.
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“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

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