Quei cattivi ragazzi là fuori…o quel rozzo President là dentro?

Il Presidente figlio di immigrati chiude i confini. Come contrastarlo efficacemente.


Quei cattivi ragazzi là fuori…o quel rozzo President là dentro? Credits: dagospia

Trump,figlio di immigrati in Usa, pensandosi americano da sette generazioni lascia fuori dagli States “quei cattivi ragazzi” e trincera i confini, mostrando verso il suo popolo una falsa Protezione, mirata solo ad esercitare in toto il suo potere. Come contrastarlo efficacemente è la sfida irrinunciabile a cui il mondo deve mirare.

La notizia è l’ultima nefandezza di un uomo su cui, se non fosse il depositario di un potere inquietante da cui è necessario tutelarsi mettendo in atto politiche di contropotere che solo il risveglio di una sinistra, da troppo latitante, possono attuare, sarebbe il caso di stendere un velo “impietoso”. Trattasi delle nuove misure a firma Donald Trump contro i rifugiati e gli immigrati da sette nazioni a maggioranza musulmana in Medio Oriente e Nordafrica”. Una misura che la dice lunga e sul personaggio Trump e sulla linea politica, di chiaro stampo fascistoide, che frettolosamente il 45esimo presidente Usa si è adoperato a far conoscere alla sua America e al mondo su cui estende la sua rozza mano di tycoon e dittatore, trovando nelle forze politiche di destra, anche nostrane quindi, consensi e ammirazione.

Esultano Salvini e company. Esulta anche quell’area ibrida dei 5s, ondivaga fra Farage e fittizie politiche di sinistra. Con l’ultimo provvedimento trumpista che un giudice federale di New York ha tempestivamente dichiarato illegale ordinandone la “sospensione d’emergenza “, Iran, Iraq, Libia, Somalia, Sudan , Siria e Yemen, Paesi di maggioranza islamica, sono fuori dagli Usa per quattro mesi. La motivazione “Protezione della Nazione dall’ingresso di terroristi stranieri”.L’out si estende anche ai possessori della Green card, ovvero a coloro che hanno già in essere un permesso di residenza di lungo termine. Allo sbando le compagnie aeree, per prime la Klm e EgyptAir che hanno dovuto bloccare i passeggeri all’imbarco.

Intere famiglie, comprensive di prole, e di professionisti che lavorano da tempo negli States. Tutto il mondo dei diritti umani si solleva contro il Magnate, ufficializzato Presidente Usa da manovre elettorali utilizzando il potere dei social network. Una campagna elettorale ultra mediatica, condotta a suon di slogan populisti. E che, da scaltro imprenditore qual è, gli ha anche permesso di non alleggerire pesantemente, com’è invece stato per la Clinton, le sue pingui casse Quanto costa diventare presidente degli Stati Uniti? Trump ha speso 4 dollari per elettore.

E dal 20 gennaio, giorno del suo insediamento, si siede nello Studio Ovale della Casa Bianca a firmare, a mo’ di elettrocardiogramma, provvedimenti anti democratici, proclamando iniziata l’era di un rinnovato proibizionismo e del nazionalismo più efferati. In primis riduce gli effetti della Obamacare , riforma sanitaria del 25 marzo 2010 che prevedeva incentivi fiscali per il cittadino al fine di stipulare una polizza sanitaria. Obbligo per i datori di lavoro di imprese con più di 50 dipendenti di contribuire alle spese per l'acquisto di tali polizze per i propri prestatori di lavoro. Ampliamento dei soggetti coperti dalla tutela di Medicaid. La possibilità per i giovani a carico della famiglia di utilizzare l’assicurazione sanitaria dei genitori.

È il primo atto formale di disconoscimento verso il suo predecessore. Trump blocca il programma di assistenza sanitaria, che aveva da tempo nella sua colt, da sceriffo alla Mezzogiorno di fuoco. In piena soddisfazione e compiacimento cinico, mostra al mondo la sua astrusa firma che congela i diritti alla tutela della salute dei cittadini americani. Diritto di cui ben 20 milioni di cittadini si avvantaggiano. La motivazione la riconduce ad un “alleggerimento dei costi per lo Stato”., accusando la riforma di Obama come “un costoso disastro per l’economia”.

Al grido di America first a cui segue . «Comprare americano, assumere americani», e “Dobbiamo smettere di arricchire aziende straniere a spese nostre e gli eserciti altrui a spese dei nostri” lancia il messaggio inequivocabile al mondo di una nuova America blindata e nazionalista fino all’osso. Trump, nel giorno del suo insediamento, tenta di fidelizzarsi un popolo già contro, infarcendo il suo discorso inaugurale di una penosa rassicurazione “La Protezione porterà grande prosperità e forza”. Ignorando ad hoc le proteste in contemporanea di un popolo, che vorrebbe comprarsi con promesse populiste. Cittadini che reclamano invece diritti umani e sociali, disconoscendolo come il loro President.

E per farsi riconoscere come l’uomo solo al potere, da subito, ma anche per togliersi dei sassolini dalle shoes presidenziali, incalza con le riforme che aveva già nel mirino e aveva preannunciato. Chi lo conosce bene, come Kellyanne Conay,, sua consigliera, ha qualcosa da dire in proposito: “ Il presidente è uomo di parola. Promessa fatta, promessa mantenuta. È shock sistemico, ed è solo l’inizio”. E attacca il Messico firmando un provvedimento per alzare un muro di confine con il vicino Stato. La motivazione “Interruzione del flusso di immigrazione clandestina”. Al provvedimento ne sussegue tempestivamente un altro . È il “taglio di fondi alle sanctuary cities”, città che invece accolgono i migranti. Per attuare il progetto “Build the Wall” annunciato già in campagna elettorale occorreranno 8 mld di dollari che T. intende far pagare interamente “al 100% a carico del MessicoQuel muro che Trump vuole al confine con il Messico - USA 2016 ...,

È un ossessione per D.T. quella del terrorismo. Se ne potrebbe addebitare l’illogicità a una sorta di principio di demenza senile che neanche le grazie della giovane e avvenente Melania, la nuova first lady, riescono a mitigare negli effetti. Come se fosse scontato per D. che i terroristi per attaccare l’America facessero un regolare biglietto, si imbarcassero regolarmente presso aeroporti internazionali e, arrivati a al passaggio aeroportuale in terra americana, quasi chiedessero l’autorizzazione alla polizia di frontiera aeroportuale, armata fino ai denti, di poter attaccare l’America. Forse a D. sfugge che qualcosa, nell’organizzazione del terrorismo, che oggi in buona parte è composto dai foreign fighters, è cambiato dall’11 settembre. Ma la firma a elettrodo impazzito continua a “sgorgare” dalle mani del Tycon con ostentazione e protervia, come a dire al mondo “Con me non si scherza, ora cambio l’America a modo mio. Chi è con me si salva, gli altri fuori”.

Invasato dalla foga dei blocchi ed euforizzato dal potere appena acquisito, continua, eccitato dal super mega giocattolo che gli è stato affidato dai Grandi elettori, a firmare provvedimenti su provvedimenti. Non importa che siano illegali. I giudici li sceglie lui e sono per lo più di destra spinta. E ritira gli States dal Trans Pacific Partnership (TPP) .Accordo commerciale firmato con Australia, Brunei, Canada, Cile, Giappone , Malesia, Messico, Nuova Zelanda, Perù, Singapore e Vietnam. Il motivo, “il made in Usa è discriminato all’estero, mentre i prodotti internazionali entrano a porte aperte” e minaccia una “border tax” tassa sull’import, per fermare il mercato globale delle aziende fuori dai confini Usa. “Vogliamo tornare a produrre qui” è il diktat trumpista. Simpatizza inevitabilmente con Theresa May, che segna il primo ingresso di un premier alla Casa Bianca dopo Obama.. La connection con la Brexit è evidente.

S’inimica il resto dell’Ue, tranne i trumpisti. Indignazione anche dai suoi colleghi tycoon con l’ultimo provvedimento, forse il più cinico. La messa al bando dei sette paesi islamici, in un’epoca in cui i Paesi civili stanno lottando per tenere le porte aperte ai rifugiati dei Paesi in guerra, produce un effetto di profondo sdegno contro il presidente statunitense. Deplorazione dalla Francia, dalla Germania, dalla Turchia, dalle agenzie Onu .E dalla Silicon Valley, il cuore californiano della tecnologia mondiale. Location statunitense in cui la metà delle aziende hi tech sono straniere, con prevalenza mediorientale. Il giovane magnate di Facebook, Mark Zuckerberg, rivendica le sue origini di immigrato e la sua appartenenza alla Siria. Lui ebreo di origine, figlio di immigrati lancia un appello contro il trumpismo emergente “Dobbiamo tenere aperta la porta per i profughi e per coloro che chiedono il nostro aiuto… le voci della paura si stanno levando e chiedono muraglie. Ci vuole coraggio per respingerle”.

Linguaggio fra tycoon. Un capitale di 53 miliardi dollari quello del giovane Mark, contro i 3 miliardi dichiarati da Trump. Facebook contro Twitter, il canale preferito dal President per diffondere i suoi 140 caratteri che sono un’ode al populismo. Da lì è partito il twitter ..”quei cattivi ragazzi là fuori”, alludendo agli immigrati che con il suo decreto ha bloccato ai gates aeroportuali . La sua lotta contro l’immigrazione è un paradosso, essendo lui stesso figlio di immigrati Dimentica forse the president che Mary Anne MacLeod, sua madre, lasciò la Scozia, la terra natale, per sbarcare negli States alla ricerca di lavoro. La povera Anne non poteva certo sapere che il suo Donaldino a cui ha trasferito per cromosoma la stessa chioma “a schiaffo” arancionata, diventando il 45esimo presidente americano, avrebbe rinnegato le sue origini. Pensandosi americano da sette generazioni lascia fuori dagli States “quei cattivi ragazzi” e trincera i confini, mostrando verso il suo popolo una falsa Protezione, mirata solo ad esercitare in toto il suo potere. Come contrastarlo efficacemente è la sfida irrinunciabile a cui il mondo deve mirare.

04/02/2017 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.
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Alba Vastano

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