Venezuela: panoramica delle sanzioni statunitensi

Quali sono, quante sono, a cosa servono e chi ha deciso le sanzioni statunitensi nei confronti del Venezuela bolivariano?


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Le sanzioni economiche contro il Venezuela sono, come nel caso di Cuba, stabilite unilateralmente dai governi degli Stati Uniti d’America senza nessuna legittimità internazionale (nessun voto in seno al consiglio di sicurezza dell’Onu). A vararle sono state sia i repubblicani (governi Bush Jr. e Trump) sia i democratici (governi Obama) che, prendendo a pretesto il narcotraffico, il terrorismo, la tratta di persone, le azioni antidemocratiche e di violazione dei diritti umani, la corruzione quando in realtà intendono colpire un sistema socio-economico e politico che non solo non si allinea ai diktat della potenza egemone ma addirittura mira a superare il modo di produzione capitalistico tout court.

Le sanzioni non sono rivolte esclusivamente contro le imprese e i cittadini venezuelani. Esse colpiscono anche i cittadini e le imprese statunitensi o di altri paesi (che devono sottostarvi se non vogliono veder compromessi i propri interessi economici negli Usa) che intrattengono affari con la repubblica bolivariana. Ma risparmiano, nei settori colpiti, le persone fisiche e giuridiche che servono gli interessi degli Stati Uniti o che, se venissero colpiti, genererebbero un danno all’economia a stelle e strisce troppo elevato. Tra i primi ci sono le persone e le imprese impegnate nella carovana di pseudo aiuti umanitari che doveva entrare in Venezuela venerdì sera, le cui attività sono state escluse dal regime sanzionatorio per volere di Donald Trump; tra i secondi si trovano quelle le imprese e banche (in primis Goldman Sachs) che fanno affari con la compagnia petrolifera statale venezuelana PDVSA e la sua controllata Citgo, una impresa di diritto nordamericano che gestisce tre raffinerie di petrolio, tre oleodotti e numerosi terminali di prodotti petroliferi sul suolo nordamericano.

George W. Bush Jr.: sanzioni legate al narcotraffico e al terrorismo

Il raffreddamento della cooperazione tra Usa e Venezuela in tema di narcotraffico risale al 2005, quando la repubblica bolivariana ha cacciato i funzionari dell’amministrazione statunitense preposta alla lotta al narcotraffico (la Drug Enforcement Administration, DEA). Per gli Stati Uniti, invece, la pietra dello scandalo sarebbe la mancata firma di Chávez all’addendum al Memorandum of Understanding bilaterale del 1978 di lotta al narcotraffico. Un addendum che fornendo fondi per progetti congiunti di lotta al narcotraffico e istituendo programmi di formazione anti-riciclaggio renderebbe maggiormente permeabile la struttura di governo bolivariana (non certo immune dalla piaga della corruzione) ai voleri di Washington. La mancata firma, inoltre, si inserisce nella contestuale espulsione dei funzionari della Dea che erano dediti alle attività di spionaggio, sabotaggio, traffico di droga, infiltrazioni e violazioni della legge per screditare il Venezuela nella lotta al narcotraffico. Accuse confermate da ex esponenti della Dea.

Ciononostante, secondo il governo Bush, il Venezuela avrebbe mancato di adempiere ai propri obblighi derivanti dagli accordi internazionali sui narcotici malgrado i due paesi abbiano continuato ad esercitare un accordo bilaterale marittimo del 1991 che consente a ciascun paese di arrembare, in acque internazionali e col reciproco consenso, navi battenti bandiera opposta qualora siano sospettate di traffico illecito di stupefacenti. Trump, nel rinnovare a settembre 2018 le sanzioni ha però rinunciato a rinnovare le restrizioni che colpivano l'assistenza straniera ai programmi che sostengono la promozione della democrazia in Venezuela, con l’ovvio intento di utilizzare questi aiuti come cavallo di Troia per finanziare il cambio di regime.

Oggi si contano almeno 22 individui e 27 aziende, tutti designati come trafficanti di narcotici ai sensi della legge statunitense. Tra gli individui designati vi sono alcuni funzionari (o ex-funzionari) venezuelani: nel 2008 (governo Bush) sono stati colpiti il generale Hugo Armando Carvajal Barrios (ex capo dell'intelligence militare), il generale Henry de Jesús Rangel Silva (ex ministro della difesa e governatore dello Stato di Trujillo) e Ramón Emilio Rodríguez Chacín (ex-ministro dell'interno ed ex-governatore di Guárico).

Sotto il governo Obama nel 2011 sono stati colpiti, Freddy Alirio Bernal Rosales e Amilicar Jesús Figueroa Salazar (esponente del Partito socialista unito del Venezuela), il generale maggiore Cliver Antonio Alcalá Cordones e Ramón Isidro Madriz Moreno (un ufficiale dei servizi segreti venezuelani). Donald Trump, dal canto suo, per gli stessi motivi ha esteso, nel 2017, le sanzioni economiche all'allora vicepresidente Tareck Zaidan El Aissami Maddah e nel maggio 2018 a Pedro Luis Martin Olivares (ex-funzionario senior dell'intelligence) e due persone a lui associate. Tra gli altri designati figurano Walid Makled, accusato di traffico di droga, tre cittadini libanesi-venezuelani e diversi (presunti) trafficanti di droga colombiani con attività in Venezuela.

Le sanzioni legate al terrorismo vengono istituite nel 2006 con il pretesto delle relazioni bilaterali che il Venezuela intratteneva (e intrattiene) con Cuba e l’Iran, noti stati-canaglia, e per non meglio specificate preoccupazioni riguardanti la mancanza di cooperazione negli sforzi anti-terrorismo degli Stati Uniti. Da allora gli Usa hanno stabilito che la repubblica bolivariana non sta “cooperando pienamente con gli sforzi anti-terrorismo degli Stati Uniti”. Ovviamente ai sensi della legge statunitense. Tale decisione è stata reiterata tutti gli anni e la principale conseguenza consiste nel divieto di vendita e trasferimento di armi commerciali da parte di imprese domiciliate negli Usa. Due anni dopo, nel 2008, il governo Bush ha imposto sanzioni (congelamento dei beni e divieti sulle transazioni) a due individui e due agenzie di viaggio in Venezuela perché forniscono sostegno finanziario ad Hezbollah. L'azione è stata intrapresa ai sensi dell'ordine esecutivo (E.O.) 13224 finalizzato a impedire il finanziamento del terrorismo.

Barack Obama: sanzioni contro la tratta di persone, le azioni antidemocratiche, le violazioni dei diritti umani e la corruzione

Dal giugno 2014, a sostegno delle azioni dei guarimberos che da febbraio mettevano a ferro e fuoco le città venezuelane nella speranza di far cadere il governo Maduro, nella sua relazione annuale sul traffico di persone il Dipartimento di Stato ha posto la repubblica bolivariana tra i paesi di livello 3, quelli con i governi che non rispettano pienamente gli standard minimi della legge, ovviamente statunitense, sulla protezione delle vittime di tratta e che non stanno compiendo sforzi significativi per farlo. I paesi di livello 3 sono soggetti a una serie di restrizioni degli aiuti provenienti dagli Stati Uniti, sebbene, anche in questo ambito, il presidente possa fermare le sanzioni per motivi di interesse nazionale. Ed infatti, a settembre 2017, Trump ha rimosso le sanzioni che colpivano l'assistenza sanitaria e la promozione della democrazia in Venezuela al fine di utilizzare queste attività come cavallo di Troia per provocare la caduta di Maduro.

A fine 2014, il congresso Usa promulga la “Legge sulla difesa dei diritti dell'uomo e della società civile in Venezuela” (Venezuela Defense of Human Rights and Civil Society Act). Tra le varie disposizioni, la legge impone sanzioni (blocco delle attività negli Usa e restrizioni sui visti) contro coloro che il presidente statunitense giudica responsabili di atti di violenza significativi o gravi violazioni dei diritti umani o, più in generale, contro chiunque ha diretto o ordinato l'arresto o il perseguimento di una persona principalmente a causa dell’esercizio della libertà di espressione o di riunione. A luglio 2016, il Congresso ha esteso l'atto del 2014 fino al 2019.

A partire da questa legge, a marzo 2015 Obama emette l’ordine esecutivo 13692 con cui vengono colpiti sei membri delle forze di sicurezza e un pubblico ministero che avevano contribuito a fermare la guerriglia l’anno prima. Ma la cosa più importante è che da allora il Venezuela “costituisce una minaccia insolita e straordinaria per la sicurezza nazionale e la politica estera degli Stati Uniti” e per tanto Obama dichiara “l'emergenza nazionale per far fronte a tale minaccia”. Ad oggi, risultano colpiti 65 venezuelani, per lo più membri di partito e funzionari statali, giudicati coinvolti in azioni o politiche che indeboliscono i processi o le istituzioni democratiche; in atti di violenza o di condotta che costituiscono un grave abuso dei diritti umani; in azioni che proibiscono, limitano o penalizzano l'esercizio della libertà di espressione o riunione pacifica.

Ai sette cittadini sanzionati dal governo Obama se ne sono aggiunti altri 58 colpiti da Trump: nel maggio 2017, 8 membri della Corte Suprema; a luglio 2017, il presidente Nicolás Maduro in persona e 13 funzionari governativi, tra cui il presidente del Consiglio nazionale elettorale (CNE) Tibisay Lucena Ramírez; il Difensore civico per i diritti umani (nonché poeta) Tarek William Saab Halabi; il Ministro dell'Interno, della Giustizia e della Pace, Néstor Luis Reverol Torres; e i capi dell'esercito venezuelano, della guardia nazionale e della polizia nazionale; nell'agosto 2017, 8 funzionari, molti del CNE; nel novembre 2017, 10 funzionari governativi, tra cui diversi membri del CNE e dell'Assemblea nazionale costituente (ANC); nel gennaio 2018, 4 alti funzionari governativi e militari; tra marzo e maggio 2018, 8 funzionari, tra cui il primo vicepresidente del PSUV Diosdado Cabello Rondón, il fratello, la moglie e il suo portavoce; e nel settembre 2018, 4 membri molto vicini al presidente Maduro, tra cui la moglie Cilia Adela Gavidia Flores, il vicepresidente esecutivo Delcy Eloína Rodríguez Gómez e altri due collaboratori di Diosdado Cabello.

Donald Trump: sanzioni economiche

Oltre a rinnovare ed estendere le sanzioni varate dai governi precedenti, con la scusa dell’emergenza nazionale dichiarata da Obama, Trump ha imposto al Venezuela sanzioni economiche più ampie e più dure.

A causa degli immancabili “abusi dei diritti umani e delle libertà fondamentali; della responsabilità [del governo venezuelano] per l'approfondimento della crisi umanitaria; dell'istituzione di un'assemblea costituente illegittima, che ha usurpato il potere dell'Assemblea nazionale democraticamente eletta e di altri rami del governo del Venezuela; della corruzione pubblica dilagante; della repressione e persecuzione in corso, e della violenza verso l'opposizione politica” nell'agosto 2017 Trump emette l’ordine esecutivo 13808, che limita fortemente l'accesso ai mercati finanziari statunitensi da parte del governo venezuelano, compresa la compagnia petrolifera statale del Venezuela (PDVSA), con alcune limitazioni ed eccezioni per ridurre al minimo l'impatto sugli interessi economici degli Stati Uniti.

Sebbene sia “vietato partecipare a qualsiasi tipo di finanziamento a istituzioni venezuelane, la cui durata sia superiore a 30 giorni”, per gli affari con la PDVSA il limite è di 90 giorni. Tra le eccezioni, invece, ci sono le transazioni per nuovo debito da parte di Citgo (che è di proprietà di PDVSA); le transazioni da parte di proprietari statunitensi di obbligazioni venezuelane/PDVSA su mercati secondari; il finanziamento per le esportazioni agricole e mediche e finanziamenti a breve termine per facilitare gli scambi commerciali. In ogni caso, con questo ordine esecutivo, Trump non si limita a colpire il Venezuela, ma qualsiasi persona (statunitense o avente interessi economici negli Stati Uniti) che possa negoziare con un'istituzione pubblica venezuelana. Dunque ad essere colpiti sono anche i partner latinoamericani di Petrocaribe, l’accordo di cooperazione energetica avviato da Chávez nel 2005 per fornire, ai paesi aderenti, condizioni di acquisto e pagamento del petrolio preferenziali, dato che, per non incorrere in violazioni che pregiudicherebbero i loro interessi negli Usa, i partner del Venezuela devono eseguire i pagamenti non finanziati dall’accordo (il 50% del totale acquistato) entro i suddetti 90 giorni.

Nel marzo 2018, in risposta all’annuncio dell’entrata nella fase operativa della criptovaluta Petro fatta da Maduro il mese prima, Trump emette l’ordine esecutivo 13827, che proibisce le transazioni relative all'emissione e all’uso della moneta digitale considerata uno strumento che il governo statunitense giudica utile ad eludere le sanzioni (e potenzialmente in grado di destabilizzare l’egemonia del dollaro se fosse adottato in seno all’Opec di cui il Venezuela quest’anno ha la presidenza).

Nel maggio 2018 con l’ordine esecutivo 13835 e la motivazione della “endemica corruzione e malagestione economica a spese del popolo venezuelano e della sua prosperità; la repressione in corso dell'opposizione politica; i tentativi di indebolire l'ordine democratico tenendo elezioni improvvise che non sono né libere né giuste; e la responsabilità del regime per l'approfondimento della crisi umanitaria e della sanità pubblica in Venezuela” the Donald rafforza le sanzioni economiche emesse nell’agosto precedente vietando le le transazioni relative all'acquisto del debito venezuelano, compresi i crediti, e di qualsiasi debito verso il Venezuela impegnato come collaterale. Dove per Venezuela si intende qualunque entità pubblica o controllata da pubblici poteri.

Il 1° novembre 2018, con l’ordine esecutivo 13850, si stabilisce un quadro per congelare negli Usa il patrimonio di (e proibire alcune transazioni con) qualsiasi persona che operi nel settore dell'oro (o in qualsiasi altro settore dell'economia a discrezione del Segretario del Tesoro) o che sia responsabile o complice nelle transazioni che implicano pratiche ingannevoli o corruzione. La prima applicazione di questo ordine esecutivo si è avuta il 28 gennaio 2019 quando è stata colpita la PDVSA.

Il segretario al Tesoro Steven Mnuchin ha detto che le sanzioni a PDVSA "aiuteranno a prevenire ulteriori deviazioni del patrimonio venezuelano da parte di Maduro e preserveranno questi beni per il popolo del Venezuela. Il percorso verso il rilascio delle sanzioni per PDVSA è soggetta al rapido trasferimento del controllo al Presidente ad interim (Juan Guaidó) o a un successivo governo democraticamente eletto”. Queste sanzioni comportano che tutti i beni e gli interessi di proprietà di PDVSA soggetti alla giurisdizione degli Stati Uniti sono bloccati e ai soggetti residenti negli Stati Uniti è generalmente vietato effettuare transazioni con loro. Mnuchin ha dichiarato che i beni negli Stati Uniti di Citgo Petroleum Corporation, la principale controllata statunitense di PDVSA, saranno autorizzati a continuare a operare, a condizione che tutti i fondi che altrimenti andrebbero a PDVSA vengano conservati in un conto bloccato negli Stati Uniti.

Intanto, Idriss Jazairy, relatore speciale delle Nazioni Unite sull'impatto negativo delle misure coercitive unilaterali sul godimento dei diritti umani, rileva che le sanzioni a PDVSA “possono portare alla fame e alle carenze mediche e non sono la risposta alla crisi del venezuela”. L’alto funzionario Onu, inoltre, aggiunge di essere “particolarmente preoccupato di sentire rapporti secondo cui queste sanzioni mirano a cambiare il governo del Venezuela” in quanto tale “coercizione” da parte di potenze straniere “è una violazione di tutte le norme del diritto internazionale”. Jazairy, infine, ha esortato tutti i paesi ad evitare di applicare sanzioni a meno che non siano stati approvati dal Consiglio di sicurezza, come richiesto dalla Carta delle Nazioni Unite. Un appello a cui i democratici nostrani non sembrano voler dare ascolto.


Fonti

Oltre ai links nel testo si veda
Congressional research service. Venezuela: overview of US sanctions
Revista CuatroF no. 196. Petrocaribe: El blanco de las sanciones
Ordini esecutivi e degli altri provvedimenti presi dal dipartimento del tesoro degli Stati Uniti contro il venezuela (qui).

09/02/2019 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.
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