Donne in politica - quarta parte

Interventi di Angelica Lepori, Consigliera municipale del Movimento per il Socialismo a Bellinzona e Anita Sonego, già Consigliera comunale e Presidente Commissione Pari Opportunità del Comune di Milano, al convegno internazionale “Buone pratiche nel governo delle città: quale cambiamento?”


Donne in politica - quarta parte

Segue dalla terza parte

Dopo la panoramica sulle esperienze di Neomunicipalismo portate dalle compagne femministe spagnole Eva Alfama e Lorena Garron, nel corso del convegno del 30 Novembre alla Casa delle Donne di Milano sono intervenute Angelica Lepori, Consigliera municipale eletta in quota MPS - Movimento per il Socialismo a Bellinzona - che ha parlato del Ticino e Anita Sonego, già Consigliera comunale e Presidente Commissione Pari Opportunità del Comune di Milano, che ha illustrato il portato della sua personale esperienza politica durante la Giunta Pisapia a Milano.

Angelica Lepori è un’attivista del movimento femminista Io l’8 ogni giorno ed è stata eletta prima consigliera Cantonale in Ticino e recentemente consigliera comunale nella città di Bellinzona per il MPS - Movimento per il Socialismo, partito della Sinistra radicale fondato nel 2002 e attivo in diversi cantoni della Confederazione Elvetica. Il senso della sua elezione intercettava l’esigenza di dare visibilità al movimento femminista e al partito in cui è attiva e di essere megafono delle proteste popolari che ci sono state in questi anni in Ticino. La Svizzera è un un paese dove la politica è da sempre concertativa e il Governo nazionale della Confederazione elvetica è una “Formula magica” in cui tutti i partiti governano un po’: in Svizzera c’e la cosiddetta “pace del Lavoro” e anche la “Pace sociale” e sembra che non ci siano veri problemi, soprattutto da che la formula del neoliberismo la fa da padrone, dove le imprese sono state pesantemente defiscalizzate e la privatizzazione galoppa in tutti i settori. Del resto se non si facesse così la Svizzera esploderebbe, con quelle 4 lingue nazionali che generano necessariamente frammentazione sociale e politica. Il Ticino con i suoi 300.000 abitanti, un paio di Università, due Televisioni e tre testate giornalistiche fra tutti i cantoni svizzeri è “la cenerentola”: meno ricco economicamente, con parecchia immigrazione per lavoro di italiani ed extraeuropei e senza grandi città come Ginevra o Zurigo. Il lavoro è in crisi anche qui, con sussulti sovranisti della Lega Ticinese che cavalca l’argomento soprattutto a danno degli Italiani transfrontalieri.

Nominalmente in Svizzera c’è la parità fra uomo e donna, ma il diritto di voto politico le donne l’hanno ottenuto solo nel 1971 dopo una estenuante battaglia per convincere gli uomini a darglielo (visto che in Parlamento sedevano solo uomini). Poi sono anche state varate leggi paritarie, ma restavano sulla carta e a distanza di 20 anni nel ‘91 le donne sono scese in piazza per rivendicare l’effettiva parità. Recentemente l’acuirsi dei problemi sociali legati al lavoro e alla pesante politica di privatizzazioni portata avanti anche nel cantone di lingua italiana ha convinto le donne Ticinesi ad aderire allo sciopero che si è svolto in tutta la Confederazione il 14 giugno 2019. Sindacati e partiti di Sinistra come MPS e il Partito Comunista svizzero e molti collettivi di donne si sono impegnati per il successo della mobilitazione femminista che anche in Svizzera è stata diversificata, coloratissima e creativa. Le richieste delle scioperanti erano lo stop alle discriminazioni sulle donne, reale parità salariale e salari decenti, pensioni dignitose, conciliazione fra tempi di lavoro e di cura, rispetto dei tempi delle donne e delle famiglie e naturalmente lotta senza quartiere alle molestie sessuali.

Uno sciopero generalizzato importante di 34 giorni che aveva paralizzato la Svizzera e coinvolto anche il Ticino c’era stato nel 2008, al culmine di una campagna politica contro la privatizzazione delle Officine delle Ferrovie Federali (Un’istituzione per la Svizzera): la protesta popolare andò a segno e il piano di ristrutturazione fu ritirato dalle Ferrovie Svizzere.

Nel 2015 MPS si è presentato alle elezioni per il Governo in Canton Ticino, per ottenere visibilità come movimento politico: ha avuto un eletto che per 4 anni ha condotto una opposizione continua nel Parlamento ticinese in cui siedono ben 90 rappresentanti: una mosca nel latte. Nella tornata per il rinnovo nel 2019, gli eletti MPS sono stati 3 sull’onda del successo dello sciopero delle donne del 14 giugno e Angelica Lepori era fra le elette. Recentemente Angelica Lepori è stata eletta anche consigliera comunale a Bellinzona sempre con MPS: dei sette candidati del suo partito, 2 erano maschi e 5 femmine, e risultarono eletti i due uomini, che per varie ragioni hanno però ceduto il posto a due colleghe. Ma una forte opposizione di stampo maschilista è stata fatta dai consiglieri degli altri partiti per non riconoscere la legalità di questo avvicendamento fra gli MPS eletti. Altra nota peculiare del machismo di chi siede negli scranni del Consiglio comunale a Bellinzona è il fatto che le due neoelette non vengono mai chiamate per nome, e questo Angelica riconosce che può dipendere dall’atteggiamento suo e della collega che non si atteggiano a “politiche dell’opposizione” ma piuttosto a portavoce dei movimenti, e questo risulta molto spiazzante per chi fa della propria rappresentatività politica uno status sociale, come avviene mediamente agli eletti in Ticino. Per rimarcare la loro “alterità” come femministe e il rifiuto della metafora romantica anche in politica, appena elette al parlamento Cantonale, Angelica e la collega MPS non hanno accettato le tradizionali “rose alle donne” donate loro a nome dei consiglieri comunali uomini, non hanno neppure applaudito al momento dell’elezione del Presidente del Cantone e si rifiutano a ogni invito ad aperitivi o cene istituzionali. Organica al sistema politico ticinese Angelica Lepori non si sente per niente, ma se la rappresentanza politica le va stretta, non ritiene neppure di essere una “rappresentante del movimento femminista”, semplicemente perché il Femminismo non è rappresentabile in sé politicamente dentro istituzioni pensate da uomini per uomini.

La presenza di donne a livello istituzionale resta sempre una “approssimazione per difetto”, una opportunità da cogliere per portare avanti alcune azioni, come cercare di aumentare le risorse per l’area delle donne e del sociale, fare battaglie di parità salariale, occuparsi di educazione di genere nelle scuole, dare visibilità ai temi del movimento. Angelica non si candiderà al Parlamento nazionale “per non accumulare cariche” e rimarcare che si può costruire e fare molta politica fuori dalle istituzioni.

Anita Sonego è stata Consigliera Comunale a Milano nella tornata 2011-2016 del Sindaco di sinistra e indipendente Giuliano Pisapia e a lei era stata affidata la presidenza della Commissione Pari Opportunità. Anita è una militante femminista storica, dell’ondata italiana degli anni Sessanta, partecipando al movimento del Sessantotto in Università Cattolica. A metà degli anni ’70, come molte compagne, esce dal gruppo politico del Manifesto per impegnarsi nel movimento delle donne. Nel 1987, assieme ad altre, fonda LUD, Libera Università delle Donne – di cui è presidente per un ventennio, promuovendo a Milano vari progetti tra cui il gruppo Soggettività Lesbica. Intorno al 2010 la rilettura di un articolo di Rossana Rossanda che ricordava come il più bel periodo della sua vita fosse stato quello trascorso come amministratrice a Milano, e le sollecitazioni di tanti compagni e compagne femministe impegnati come lei a vario livello nei movimenti di Milano, persuadono Anita a candidarsi per il Comune. Sotto la sua guida la Commissione Pari Opportunità ha promosso le assemblee delle donne in Sala Alessi di Palazzo Marino, sede del Comune, e a fine 2011 la nascita dei “tavoli delle donne” su lavoro, salute, spazi delle donne nella città. Anita Sonego si è molto impegnata attraverso i “tavoli” perché l’istituzione Comune si aprisse anche in luoghi riconoscibili e fisicamente frequentabili ai vari movimenti della cittadinanza attiva. Tra i suoi progetti amministrativi c’è anche la realizzazione del Registro delle Unioni Civili a Milano. In quegli anni Anita si candida anche al direttivo della Casa delle Donne per proseguire l’impegno di Francesca Amoni nei confronti delle donne di culture diverse, per una convivenza più umana che consideri le differenze una ricchezza da coltivare.

Fin dall’inizio il Tavolo “Spazi” raccoglie l’esigenza di avere, in città, una Casa delle Donne, sull’esempio di esperienze in altre città italiane ed estere. Partendo innanzitutto dai propri desideri e attraverso un lungo confronto vivace, le donne del tavolo “Spazi” strutturano l’idea di una “Casa” che guardi non solo alle aspirazioni di ciascuna, ma soprattutto alle esigenze delle diverse donne che abitano la grande città.

Per partecipare al bando indetto dal Comune di Milano per l’assegnazione del luogo fisico, il 24 settembre 2012 il nuovo soggetto di cittadinanza attiva si dota di uno Statuto e si costituisce nella Associazione di promozione sociale “Casa delle Donne di Milano”, nominando il primo Consiglio Direttivo formato da 11 donne con età, storie ed esperienze molto diverse. In poco tempo si iscrivono più di 350 socie, con l’appoggio di oltre 60 Associazioni di Milano. Nel giugno 2013 il progetto elaborato dall’associazione vince il bando comunale e a dicembre viene firmato il contratto con il Comune per la concessione dei locali dell’ex scuola di via Marsala 8.

La Casa delle donne di Milano è stata inaugurata e ha aperto i battenti nella data simbolica dell’ 8 Marzo 2014 e dopo un solo anno di lavoro le socie erano già diventate oltre 1.600. Oggi è un punto di riferimento ben riconosciuto per le donne non solo di Milano, ma dall’hinterland milanese e da altre città della Lombardia. Molte donne la frequentano impegnandosi nei 17 gruppi che lavorano attorno ai temi del Femminismo, dei diritti, della salute e della cultura essenziali per la vita e la filosofia della Casa. Il gruppo “Le Giardiniere”, ad esempio, continua ad essere vivo e vegeto da ben 11 anni. Alla Casa tutti i giorni dell’anno compresi i fine settimana si svolgono decine di incontri, mostre d’arte, fotografia, performance artistiche, corsi, percorsi filosofici e sul femminismo, convegni di cultura e politica, presentazione di libri, dibattiti che riescono sempre a coinvolgere centinaia di donne. C’è una convenzione dedicata alle Università milanesi e alle associazioni. Grazie a un bando Cariplo e al finanziamento diffuso si è realizzato un grande spazio con caffetteria e angolo cucina e una biblio-mediateca frequentabile quotidianamente.

Dal lavoro volontario di molte e dall’impegno nelle istituzioni di Anita Sonego è nato un bel frutto cittadino, e speriamo che la convenzione con il Comune di Milano in scadenza il 20 Dicembre di quest’anno degli spazi di Via Marsala possa essere felicemente rinnovata alla Casa delle Donne.

La Parentesi istituzionale nella storia politica di Anita – venuta per sua stessa ammissione anche dai soliti giochi e opportunismi del potere maschile all’interno dei partiti - rappresenta per lei dunque una fase soltanto della sua militanza nel movimento delle donne e delle soggettività LGBTQI+ di Milano, un’esperienza preziosa ma non esaustiva del suo impegno come donna, come soggettività lesbica e femminista consapevole che nel sistema di potere maschile istituzionale e patriarcale non sei mai “prevista”, e dunque nel tuo creare conflitto con lo stile e le prassi delle istituzioni, ribadisce Anita Sonego “puoi resistere e darti senso solo con la consapevolezza che stai facendo la tua parte in un movimento collettivo che vuole cambiare la Storia”.

Alla Casa delle donne di Milano il prossimo appuntamento con le amministratrici locali europee sarà nei prossimi mesi con un invito rivolto alle esponenti politiche del Nord Europa provenienti da Islanda, Svezia, Norvegia e Finlandia.

(fine)

28/12/2019 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.

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“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

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