Donne in politica - terza parte

L’intervento di Lorena Garrón di Cadice al convegno internazionale “Buone pratiche nel governo delle città: quale cambiamento?”


Donne in politica - terza parte

Segue dalla seconda parte.

Lorena Garrón, assistente all’assessorato al Femminismo e LGBTI ha raccontato l’esperienza di neo-municipalismo a Cadice, isola-città dell’Andalusia affacciata sull’Atlantico: già porto commerciale fenicio, Ia città antica barocca e neoclassica ha gravi problemi di conservazione urbanistica, una popolazione di circa 120.000 abitanti, con tassi altissimi di disoccupazione (40%) e un segmento di lavoro nero enorme, soprattutto stagionale legato al turismo, forte emigrazione dei giovani in cerca di lavoro verso altre regioni con economia più florida. Dopo l’elezione di alcuni consiglieri attinti dall’area movimentista nella tornata del 2015 che hanno portato avanti un duro lavoro per tamponare le falle sociali generate da un indebitamento colossale di privati e istituzioni, nelle recenti Elezioni comunali del 2019 con l’accordo fra Podemos, Izquierda Unida e i collettivi della città raccolti in un coordinamento della Sinistra unita, la lista elettorale Adelante Cadiz è stata premiata con 13 consiglieri, quasi la maggioranza assoluta, aumentando – caso unico in Spagna – la rappresentanza politica progressista alla guida del comune. Tra l’altro l’azione amministrativa si è concentrata sul Femminismo amministrativo, che ha una sua storicità in città fin dal 1999 ad esempio con la Fundación Municipal de la Mujer, che persegue scopi paritari, antidiscriminatori e di promozione sociale delle donne.

Altra grande priorità è l’organizzazione cooperativa del lavoro: una sfida al lavoro nero, creare lavoro sostenibile in città con lo strumento della cooperativa. Per questo si sta cercando di recuperare risorse, un grande tema per Cadice, dato che nel passato erano state molto privatizzate e burocratizzate. Vari ambiti offrono opportunità per questa azione facilitatoria del Comune nei confronti del rilancio del lavoro: i servizi per le spiagge e turistici e i servizi e la pulizia degli edifici pubblici, delle scuole, le mense.

Ma è la sburocratizzazione il fronte di impegno più difficile, che richiede un grande cambio culturale e di mentalità nell’approccio amministrativo e nel lavoro dentro le istituzioni: qui l’assetto patriarcale assume da sempre la forma gerarchica e burocratica, nel mantenimento di verticismi e distanza fra il vissuto e i bisogni delle persone e le dinamiche amministrative. Ma le politiche neomunicipaliste stanno facendo “scendere” la politica a livello della gente e dei loro bisogni.

Dunque ancora negli ultimi anni di crisi strisciante e dei cortocircuiti indipendentisti che rischiano di fare esplodere in schegge lo stato spagnolo, sembrano mantenere consenso e successo pratiche innovative di democrazia diretta influenzate anche dall’attivismo di stampo femminista in molte città dello stato spagnolo, favorite in questo anche dalla notevole autonomia politica rispetto allo Stato centrale che godono le Municipalidad: è il caso di Madrid, Coruna Cadice e Barcellona: tutte hanno eletto nelle due tornate elettorali nel 2015 e 2019 una nuova generazione di consigliere e consiglieri comunali, di amministratori e amministratrici che vengono dai movimenti e stanno sperimentando proposte e pratiche di grande cambiamento nel governo delle comunità locali.

Rafforzato da queste esperienze positive in diverse Municipalidad ma anche nelle Province e nei governi delle 17 Comunità autonome, anche il movimento femminista ha ripreso parola, è riuscito a scendere nelle strade ed ora è divenuto abbastanza mainstream, al punto che le donne riescono a fare pressioni positive sulle linee della politica nazionale che presentano risvolti di genere. Per esempio su questioni legislative che toccano i loro diritti e, dal rapporto dialettico tra le istanze e i bisogni reali che si esprimono nei movimenti femministi come Yo Decido, è partito il coinvolgimento delle piazze delle donne spagnole che hanno costretto nel settembre 2014 il Primo Ministro del governo nazionale Rajoy al ritiro definitivo del progetto di riforma della legge sull’aborto sostenuto dalla compagine governativa e presentato dal Ministro della Giustizia Gallardón. Il ministro Gallardon aveva ereditato la sua “ossessione” per l’aborto dal padre, José Maria, il politico del Partito Popolare che aveva dato battaglia ai socialisti del premier Felipe Gonzáles quando questi liberalizzò l’aborto nel 1985.

La riforma Gallardón, sostenuta da gruppi pro life come Derecho a Vivir e che riproponeva per l’aborto la definizione giuridica di “delitto” conteneva anche il divieto di aborto in caso di anomalie fetali e di violenza sessuale e rappresentava per le donne spagnole un salto indietro nel buio, alla situazione di 28 anni fa. Dopo la grande battaglia politica delle femministe, addirittura Gallardón - “el hombre del Opus Dei” nel Partito Popolare - che su quella riforma sulla pelle delle donne aveva investito un patrimonio ultratrentennale di credibilità politica, divenuto agli occhi del suo partito non più spendibile a causa della sua eccessiva ostinazione, fu dai suoi addirittura costretto alle dimissioni e al ritiro dalla vita politica.

C’è stata l’elezione di consigliere e consiglieri dall’area movimentista nella tornata del 2015 quando fu eletto sindaco José María González “Kichi”, attivista anticapitalista della Marea Verde con la coalizione animata da Por Cádiz Sí Se Puede, filiazione di Podemos: essendo stato riconfermato sindaco anche nel 2019 “Kichi” e la sua giunta hanno portato avanti un duro lavoro in città per tamponare le falle sociali generate da un indebitamento colossale di privati e istituzioni, da una politica sconsiderata di privatizzazione e esternalizzazione di servizi pubblici perseguita negli anni dei governi popolari e socialisti. Nonostante l’ostruzionismo della stampa In un clima dove i poteri legati al vecchio regime si attivavano in una campagna mediatica anti-ripubblicizzazione che ha avuto per complici le aziende private e la stampa padronale, a partire dal 2015 si è proceduto alla rimunicipalizzazione dei servizi di pulizia delle sabbie, montaggio infrastrutture e moduli installati sulla costa e sulle spiagge, assistenza sanitaria e soccorso. Così le società municipali Cadiz 2000 e Aguas de Cádiz hanno potuto assumere circa 180 persone. Alla festa per l’apertura della stagione turistica della primavera estate 2015 l’alcade “Kichi” commentò: “Oggi siamo un po’ più vicini a porre fine al modello di privatizzazioni del Psoe e del Partito Popolare. Il modello di Felipe Gonzales e di Aznar”, un modello basato su taglio dei servizi pubblici e successiva svendita alle imprese amiche, che per il profitto hanno distrutto la qualità del servizio e devastato le condizioni di lavoro. La filosofia era già chiara: recuperare nel controllo del settore pubblico i servizi di base Non per ideologia o partito preso ma per il bene comune. La gestione pubblica degli elementi fondamentali per la convivenza è fondamentale, se vogliamo che queste siano soddisfatte con la logica di migliorare la loro qualità, e non con gli occhiali dell’accumulo di profitti socialmente sterili. L’assunzione di lavoratori e lavoratrici, prima impiegati nelle aziende private, nella nuova gestione municipale ha migliorato le condizioni economiche, assicurative e di lavoro dei dipendenti, con garanzia di turni di riposo e pause nella giornata lavorativa.

Nella stessa ottica sono stati varati bonus sociali per la fruizione di servizi alla cittadinanza e beni comuni che erano stati privatizzati e divenuti costosissimi, beni elementari e inalienabili per la vita delle persone come l’acqua: per garantire l’approvvigionamento minimo nell’ottica del diritto universale all’accesso alle risorse idriche. Sul versante donne si sta lavorando per garantire spazi di accudimento e allattamento dei bambini: si terrà presto una “giornata dell’allattamento” e un coordinamento delle donne casalinghe e delle donne sole o vedove che se ne stavano prima tutto il giorno in casa: è indispensabile che le donne di ogni età trovino spazi di risocializzazione attraverso la cultura, l’arte, la musica e lo stare insieme in un progetto condiviso.

“Lore” Garron ha ricordato come le innovazioni amministrative introdotte siano anche il frutto del laboratorio collettivo nella Rete delle città e province spagnole che stanno sperimentando il neomunicipalismo in dialettica costante con i collettivi spontanei, liste e partiti movimentisti come appunto Por Cádiz si se puede, Participa Sevilla, Ecija Puede, Plataforma 8 de Marzo Écija, Ganemos el Coronil, Juntos por Castilleja, Anticapitalistas Andalucia, Adelante Andalucia. Una rete di comunicazione capillare e alternativa, radio ed emittenti libere supportano l’attività dei collettivi e dei movimenti e danno ulteriore forza alle azioni delle amministratrici.

Lorena Garron ammette però che nonostante la positività dell’esperienza che sta vivendo nella istituzione, le istanze e giuste rivendicazioni femministe fanno fatica ad essere recepite nella pratica del comune: “Però restiamo in ascolto dialettico del Movimento, grazie alla nostra stretta relazione con le compagne ed attiviste che ne fanno parte, e di cui anche noi, amministratrici pro tempore, restiamo parte, e ci sforziamo di utilizzare il livello istituzionale per accompagnare il movimento durante le azioni concrete nella città”. Del resto, Garron ricorda come le donne e le femministe elette stiano operando in istituzioni progettate nella dimensione del Patriarcato, da uomini per gli uomini: “Non siamo all’interno di nostre istituzioni, che abbiamo progettato a nostra misura ed è giusto che continuiamo a sentire questo disagio e questa distanza, perché ci permette di colmare con l’azione amministrativa questa distanza sforzandoci di riorientare i meccanismi dell’istituzione sulla misura e sui bisogni delle donne. Non dobbiamo vivere la difficoltà e la distanza dagli obiettivi come una frustrazione o uno scacco, ma piuttosto cercare di trarre il massimo dall’opportunità politica che ci è data e da cui anche i nostri movimenti, in un circuito dialettico virtuoso, possono trarre forza, energia e visibilità per le battaglie che stanno conducendo”.

21/12/2019 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.

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“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

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