Governo, dalle stalle allo stallatico

Con l’avvio del governo Salvini-Di Maio una nuova tragedia si sta abbattendo sul Paese.


Governo, dalle stalle allo stallatico Credits: giornalettismo

Ѐ ormai acclarato. Si profila il “governo più a destra della storia della Repubblica. La Lega si mangerà i 5 stelle. Serve un’opposizione militante… I soldi per le promesse non ci sono. Faranno scelte simboliche a costo zero: liberalizzazione delle armi, stretta su immigrati e richiedenti asilo. Cambieranno la nostra antropologia” (Il Manifesto- Domenico De Masi). Ci sarà un ibrido binomio al governo, a firma Salvini-Di Maio, derivato da un astruso contratto, che sarebbe un fake considerare un programma di governo, elaborato dai due leader e il loro staff. Politici che hanno sempre giurato di odiarsi proprio per le diversità del loro programma di partito e per la visione della società e delle leggi. Ѐ la prima e fondamentale contraddizione dei due capetti, troppo evidente per essere ignorata. Ora forzatamente uniti per l’occasione controversa del risultato elettorale che li ha resi entrambi orfani della carica a premier, che nessuno dei due ha voluto cedere all’altro, ma ha fornito ad entrambi l’occasione, con il magheggio del contratto, di occupare le poltrone degli agognati ministeri.

Probabilmente, ma è quasi certo, a Salvini andranno gli Interni (così sistema una volta per tutte i migranti rispedendoli al mittente e conclama finalmente lo Stato di polizia) e Lavoro e Sviluppo economico a Di Maio (così finalmente smentirà a modo suo tutto quello che ha promesso riguardo il reddito di cittadinanza e sull’incremento vaneggiato dei posti di lavoro). Nel contratto, che non è altro che un accordicchio fittizio fra i due per poter assaltare il governo, raffazzonato in extremis quando ormai si preparavano nuovamente le urne, si comprende soprattutto il tradimento verso gli elettori che il 4 marzo li hanno votati. Alla voce “diritti del lavoro” si evince chiaramente che “Tutte le leggi fatte dal centrodestra Berlusconi/Bossi Salvini , che riguardano la precarietà del lavoro a partire dalla legge Biagi restano con molte forme di lavoro sempre più precario; restano anche le leggi fatte dal governo Renzi a partire dal Jobs Act e l’abolizione dell’art. 18”.

Come nasce un fattaccio

I media per una settimana hanno acceso i fari su una saletta studio, stile minimal, dove intorno ad un tavolo alcuni personaggi della politica di nota provenienza destroide (ndr, inquietante la presenza di Calderoli e del Casalino prima versione del big brother nostrano), oltre ai due del famoso bacio, caricatura profetica dell’alleanza. Il leader della Lega Salvini e il giovane pentastellato Di Maio, perennemente sorridente per circostanza, affaccendati 24 ore su 24 a fare il colpo in fretta e in furia con accordi fittizi, impossibili e improbabili da mantenere, dimenticavano che dovranno far i conti con le promesse fatte ai loro elettori e, soprattutto, con l’Europa. Una settimana di passione italiana con la stampa a vigilare le entrate e le uscite dei due leader che spammando sorrisi alla stampa mainstream in loco, per l’occasione trasferita, dichiaravano a fasi alterne e contraddittorie anch’esse “è quasi fatta…. siamo alle virgole… no, occorre altro tempo”. Quel contratto dovrebbe contenere il cambiamento per la vita degli Italiani, una nuova possibilità per dare vita ai diritti costituzionali smantellati dalle politiche liberiste.

Si profila invece, ad accordo ormai concluso, il peggior governo liberista e fascio-leghista-stellato che nessun elettore, animato da speranze di cambiamento e fiducia (incomprensibile) nei 5 stelle, il partito di maggioranza, avrebbe mai immaginato. Meno sorprendente il risultato per l’elettore della Lega che sapeva sicuramente con chi aveva a che fare, ma anch’esso tradito dall’accordo, in quanto dovrà adeguarsi alle infiltrazioni pentastellate, che mai avrebbe votato. In realtà non si può neanche parlare di programma, ma di accordo fra due compari che se la sono aggiustata tirando a volte al rialzo, a volte al ribasso per avere assicurata la fetta di potere più alta possibile. Ne dovranno, certamente, rispondere ai loro rispettivi elettori che hanno entrambi già tradito per essersi uniti in un’alleanza e una complicità spuria e fittizia.

Ne è uscito fuori un papier ibrido fascio-stellato della peggior specie pronto e impacchettato da consegnare al silente e paziente capo dello Stato,Mattarella che, piuttosto che dare il via ad un governo neutrale(?) o riandare a elezioni e gravare di nuovo sull’economia già provata del Paese e soprattutto degli elettori, ha offerto ai due pseudo vincenti l’ultima chance per formare un governo. E infine Giuseppe Conte, il premier incaricato, uscito da dietro le quinte e per nulla avvezzo alle aule parlamentari e al suo maestoso battesimo in politica, si presenterà, con il pesante fardello del contratto e i ministri designati, alla fiducia delle Camere. Berlusconi, il padrino, che ha dato il beneplacito al suo figlioccio Matteo si asterrà dalla fiducia (?), ma il binomio costruito in laboratorio ha già vinto perché ha i numeri.

Il via al malgoverno

Ai loro elettori l’ambizioso duo dovrà dar conto delle loro promesse sulle pensioni, sul reddito di cittadinanza (ndr,promessa da marinaio e specchietto per le allodole accaparra elettore), sul lavoro, la scuola, la giustizia, i migranti. Roba da lavorarci su mesi quando si ha lo stesso intento e la stessa visione della società e della politica. Si dà invece il caso, com’è noto, che i due, oltre a voler governare entrambi, non abbiano affatto un visione comune su come governare il Paese e che, in fase pre-elettorale, ma anche post, abbiano entrambi giurato di non voler in alcun modo aver a che fare con l’altro. Lanciandosi invettive e anatemi dai monitor e dalla carta stampata. La domanda sorge spontanea. Che accordi hanno tramato per governare?

Forse solo un accordicchio che li porterà a coprire la carica dei peggiori ministri della storia delle legislature. Il loro auspicato golpe alla carica di premier, per ovvie ragioni, sembra sfumato. E quindi un terzo capitato lì per caso, il premier appena incaricato Giuseppe Conte, “ il maggiordomo” dei due (ndr, per dire astuto è ancora presto) si troverà in mano un programma da dover realizzare e sembra che mai, nonostante la presenza nella saletta ci abbia potuto mettere mano. Ridicolo e illegale l’accordo che i due hanno stilato e consegnato al capo dello Stato, nel voluto oblio delle loro diversità e nell’astio reciproco e represso per l’occasione (ndr, ma che non tarderanno ad esprimere) e nella piena illusione che il governo da loro fortemente voluto sia duraturo per il prossimo quinquennio. Vivranno i due da separati in casa, una realtà che li vedrà protagonisti/antagonisti in una situazione nazionale complessa su cui gravano l’Europa e i Trattati.

L’amara verità è che una nuova tragedia si sta abbattendo sul Paese, saranno ulteriormente colpite le persone a rischio per il lavoro precario e il basso reddito. Con l’introduzione della flat tax , che è la misura più grave dell’accordo, verranno avvantaggiati solo i ricchi. Fra questi chi percepisce oltre gli 80mila euro l’anno avrà una riduzione fino al 60%. Non verrà applicata nessuna tassa sui grandi patrimoni, né sui redditi da speculazione finanziaria. Si aprirà una nuova voragine nei conti pubblici a discapito dei servizi sociali e dei servizi pubblici, come la scuola e la sanità. Poca chiarezza sull’abolizione della Fornero e sul reddito di cittadinanza, visto e rivisto, contraddetto e più volte postulato. Proposta di reintrodurre i voucher per i compensi ai lavoratori, aumentando a dismisura la precarietà del lavoro.

Per la legalità, secondo Salvini, verrà dato il porto d’armi e concessa l’autorizzazione a sparare al ladro, senza alcuna espiazione del reato che verrà considerato sempre legittima difesa. Carcere anche per i minori e espulsione dei migranti e blocco del flusso migratorio. Sceriffi al governo. Non è cambiamento, è storia vecchia, fatta di soprusi e di prepotenze sui deboli. Tentare di costruire un’opposizione a questo sistema corrotto e marcio è opera nostra. Ѐ la sfida più importante che ci dobbiamo prefiggere. Partiamo da noi, partiamo dal popolo, partiamo da chi ha ragione. Ribelliamoci costruendo un fronte anticapitalista che sappia ribaltare i tavoli di governo e sindacati e gli accordicchi. Potere al Popolo

26/05/2018 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.
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L'Autore

Alba Vastano

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